1867-bosch | bosco-dia | diale-gioie | gioje-lungh | luogh-piatt | picco-roton | rotte-strep | stret-zoppo
           grassetto = Testo principale
     Parte grigio = Testo di commento

1 Aut| Sono nato il 30 Settembre 1867 a Milano, nella stessa casa 2 Aut| presto.~Milano il I di Giugno 1914~G. P. LUCINI~Questa autobiografia 3 Aut| Puccini (Lanciano, Carabba, 1917). La sua unica gamba, ingessata 4 | 30 5 | 85 6 | 92 7 III| spiaggia rovente del mare e ti abbacini li occhi al riflesso corrusco 8 VI| un gran cane rosso, coll'abbajare le rincorreva perché andassero 9 IX| fanciulle, derubarle ed abbandonarle poi quando loro ha roso 10 VI| nitrivano: ma lo schianto, l'abbarbaglio dei lampi, facevano un gran 11 II| te, bella, il sermone s'abbella e rifulge, massima alla 12 | abbiano 13 XVIII| hai fatto senza saperlo, abbiti una sua lunga riconoscenza. 14 XX| le imbarcazioni leggiere. Abbondano, invece al cader del sole 15 V| Scegli tu qualcuna in tanta abbondanza?» Io? Mi riposo ed osservo. 16 III| suo gesto impreveduto può, abbracciandoti, farti cadere la testa nella 17 XV| bocca e il seno: baciatemi, abbracciatemi, toccatemi e di frodo e 18 XX| divengono fredde, la mia testa abbrucia. Mi appoggio a Nune, ed 19 I| solo, il destro, rosso ed abbruciacchiato mentre il sinistro è nero 20 XV| Epimachos le sue tavolette di abete cerato colla canzone. Se 21 III| festini, ti si professa il tuo abile proxeneta, ti si fa amico 22 IX| questa corona che le più abili mani di stephanoplaste abbiano 23 VII| bellezza, la grazia e l'abilità; o tanto meno assicurata 24 XVI| dorata delle vergini che abitano le spiaggie del mare 25 XX| che va iscapigliata, in abito dimesso, colli occhi lagrimosi 26 IV| V'aggiunge lo strano e l'abitudine di parole oscure e di superstizioni, 27 VII| a riprendere le antiche abitudini. Non desiderartelo vicino, 28 | accanto 29 XII| E chi mi fa moine e mi accarezza troppo non ascolto perché 30 III| chiama, che si fa volontieri accarezzare e reclina la testa come 31 I| un vecchio fornello, lo accarezzava sulle spalle, gli si faceva 32 XX| che nel tuo pieno stillare accarezzi consentendo a questa mia 33 XVI| gambe si aprono e la testa accenna inchinandosi, e li occhi 34 XIII| tue mani stanno ferme, non accennano, non significano come le 35 XV| schernisce e si difende; accetta doni e non rende mai, fa 36 VIII| fresca, di un bossoletto d'acciughe salate, tutto ciò non è 37 III| fanfaroni, dei neri di Libia accoccolati sui talloni a ruminare come 38 XIII| dimostrarlo: se sei amata accogli freddamente, non cedere 39 VI| mi aprirà le braccia nell'accoglienza; ma la vita futura dopo 40 XIII| folle imaginazione; non accogliere le fantasime che escono 41 VI| onde Amphitrite e che ci accompagnano ridendo e sorridendo sull' 42 XIII| dodici giovanetti o che ti acconci alle saporite voluttà di 43 XV| da cui non appar studio d'acconciatura, coperti da una cuffiettina 44 II| alla vecchiaia.~«Mal mi acconcio a sorreggerti i passi; leggiadra 45 I| lungo e burlesco, finse di acconsentire accontentandolo e gli rispose: « 46 I| burlesco, finse di acconsentire accontentandolo e gli rispose: «E bene, 47 V| passano presso. Altri si accontentano di chi già conosce; al navigante 48 VII| volessi per una volta sola accontentare, ma che tu lo ricusi e fai 49 XX| più povere che coi loro acconti concessi sulla strada terminano 50 XX| senza che un difetto ne accorga lo statuario ed il pittore, 51 XVI| di sabbia, e ch'io vedeva accorrere verso la mia nave se vi 52 XX| il pittore, tra li altri accorsi in sul porto.~Siamo delli 53 IV| innanzi stagione. Tu falla accorta che le poma rigide del seno 54 III| in realtà tu lamenti. Da accorto mercante pescatore alli 55 XV| certa che un chiunque ti si accosta in sulla via e ti sussurri: – 56 XV| cuffiettina decente, ma accresce la prestanza colli alti 57 V| l'ingegnaccio naturale ed accrescendogli l'agilità del corpo colli 58 XIV| olive ti porta tenaci ed acidule,~le spiche del serpillo 59 IV| con qualche arte; che l'acidulità va medicata colla dolcezza 60 XV| vantare~d'aver gustato all'acini maturi~della attorcente 61 IV| in cui le sue avventure acquistavano un non so che di misterioso 62 VI| rossa e quadra a cui avevano adattato la verga; la tela sbatteva 63 V| questi vidi, egregiamente addestrati, fanno l'ufficio di valletti 64 V| sul limite della gettata; addito questa o quella nave che 65 I| assomiglia ad una faunetta male addomesticata; ed è la femina che ti conviene, 66 XX| sera? Barbara! Ma ne ho addomesticate altre e più selvaggie: rifletti!» 67 XX| contro la fatalità che non s'addormenta mai sulle ginocchia di Zeus.~ 68 XII| fianco, figgerti li occhi addosso, dopo la sua omelia, contenta 69 XIV| gemme e de' cattivi poeti ci addottrina.~Ciò non impedisce ch'io 70 XII| le orno, le profumo, le addottrino, non perché mi rimangano 71 XIV| colori~meglio risplenderà aderto al segno:~sotto nel pugno 72 III| peli, tutto lucido e tutto adipe come un topo estratto testé 73 XX| sono li Aloa, e sul biondo Adômus verranno a piangere le donne 74 V| lucerne sull'ara votiva di Adonis.~La sera, come ti ho detto, 75 I| nelle tue conversazioni ed adoperi una ben tornita insolenza, 76 IV| invio, o mia dolce, una adorata rondinella a cui vorrai 77 VII| ed i profumi di cui vado adornandola! E come quell'usurajo che 78 VII| specie di selvaggina; Akkis adornati, sta sera, di festino e 79 XIV| decenza ateniese e molesta;~adorni il catapigio e riabiliti.~ 80 XVIII| i versi di Pindaro, come Adriano di Tiro li sapeva declamare, 81 V| conoscenze e li amici, li adulatori e li invidiosi, con loro 82 | adunque 83 V| indiani, i funamboli, li aedi di piazza che bestemiano 84 IV| la imperturbabile grazia affabile che non si scompone né meno 85 V| Epimachos il dicajodotes affabilmente discorre con tutti; Seso, 86 V| grande alveare di pecchie affaccendate: delle lanterne vagellano 87 XX| all'Akropoli la quale si affaccia dietro un arco di trionfo 88 XX| scomparso per me? Ed era nuda, affamata, gelata, insanguinata ed 89 V| sapienti e parsimoniose. Si affannano tutto il a scorrere il 90 IV| tu, Melissarion, di non affaticare la nuova in sul principio: 91 XIII| vita come ti viene e non affaticarti a correggere il destino 92 III| delle vigne di Biblos, ed affattura con miele rancido e foglie 93 XIX| tutto fasciato di bende, affatturato sarà, immobile come una 94 XII| rammollirla al fuoco de' miei affetti: perché tu sai che cera 95 XX| sono presa di pietà e d'affetto per lei come una sorella, 96 IX| Sei come colui preso d'affezione per una botte perché un 97 V| racchiudono i seni e che si affibbiano colle correggie sul dorso. 98 Aut| altri organi, all'Arte mi affidai come alla sposa ed alla 99 II| verso d'amore, la tua voce s'affioca e s'arrochisce.~«E cessa 100 VI| e per me sopra a tutto? Affiso le nostre ombre; le mie 101 VII| delle sue grazie ch'egli affitta di tanto in tanto ai filosofi 102 XX| Ecate: ed anche le madri affrante a cui di recente l'unico 103 V| pieno di monete e melenso s'aggira in cerca di primizie; Philiscos 104 XII| inselvatichita: onde la vedono aggirarsi come una persona da tragedia 105 IX| piccoli globi preziosi ti aggiunga bellezza.~E se ti basta 106 I| come l'antro del Ciclope. Aggiungi un'altra grazia preclara: 107 V| resto di piacerle e d'essere aggradito.~Intanto i miei garzonetti 108 XIII| sciupate, meglio esso li aggradiva senz'ombra di gelosia se 109 V| e nudi, così minutini ed aggraziati colle alucce e la faretra 110 XV| impregnava la ankyle con un gesto aggraziato e sicuro, volgendo indietro 111 VI| pupille come un faunaccio all'agguato: ed in quella attitudine 112 XV| ed essa è una brunettina agile e fresca, piena d'arguzia 113 V| naturale ed accrescendogli l'agilità del corpo colli esercizi 114 XII| maniglie che sai leggiadramente agitare; ti premi colla punta delle 115 XX| Mio zio ti ha forse veduta agitarsi al suono dei crotali, e 116 VII| giuocandosi il denaro sui dadi agitati ch'egli sa ben maneggiare 117 XVI| ma non tenermi in lunga agonia sospeso sul dubio e nella 118 XX| smuoverti in suo favore. Egli agonizza lentamente consumato dalle 119 XX| lunghi da cui i bei fiori agonizzanti reclinano il capo. L'aquajuolo 120 XX| incompleto e mutilo di chi piango ahimé morto o, se non morto, veramente 121 VI| gastaldo, si sbracciava sull'aja a raccogliere le galline 122 IV| schivare per quanto Mnasika mi ajuti. Credo che non mi possa 123 XX| giovani di correrci presso per ajuto, e chi ci afferra per un 124 XVIII| dalla luna: cristallo ed alabastro t'invidiano il caldo e flavo 125 V| una cuffietta di metallo alata o rostrata che pesa sulla 126 | alcuna 127 | alcuni 128 | alcuno 129 VII| loro presso soffiando coll'alito aspro e gelato.~Akkis, Akkis, 130 XVI| le mani e squassando per allegrezza i crotali di conchiglie. 131 XIII| iperboli fanno la vostra allegria e giovano al nostro tornaconto.~ 132 XV| paretajo assai munito di allettamenti. Forse pure Epimachos dal 133 XVI| sapiente come una perfetta allieva del didascalon di Mitylene. 134 IX| scelto a compagna e spera di allogarsi in coppia, lui e lei presso 135 VII| fa li occhiacci perché tu alloggi da lui per mia intromissione 136 XV| colle buone sorelle che alloggia.~Fatto sta che l'irritazione 137 I| schivò i più prossimi, allontanandoli coi gomiti come un villano 138 VI| estrema del molo. La terra si allontanava prestamente in un velo bigio, 139 Inc| importuni: e le giovanette non s'allontanino. Perché non è né osceno, 140 I| saltabeccando, mezzo zoppo s'allontanò a guisa di un rospaccio, 141 XX| ci invita.~Presto sono li Aloa, e sul biondo Adômus verranno 142 V| muovono la bile. Penso alla alterigia di questi forastieri che 143 | altrettante 144 V| sfolla verso i sobborghi e le alture, e le belle e li azzimati 145 V| minutini ed aggraziati colle alucce e la faretra sonante o le 146 V| inquieta e ronza come un grande alveare di pecchie affaccendate: 147 VI| giorno il Numida guidatore alza li occhi all'occaso e mi 148 XIII| Ettore e d'Andromaca, si alzavano, e dietro le cortine spiavano 149 XIII| riserbatezza. Presto ti alzi dalle mense dopo di aver 150 XIII| dello Stige l'anime delli amanti. Queste, prima di aver compreso 151 XX| portava ovunque con sé l'amarezza dell'esilio e l'incredulità 152 XX| buone amiche, ed io temo di amarlo, temo l'amore. Klinios così 153 VI| tra i fumi della lucerna. Amatemi quanto io vi amo.~ 154 XX| impazienti di stringere il ben amato; e sulla bocca un impeto 155 XIV| io con lei da Philonides, amatore d'antichità, di belle lettere 156 V| alla curiosa golosità delli amatori. Imagini facilmente chi 157 V| copiato in patria i giardini amatorii di Korintho e di Roma ch' 158 XIII| ed inesausta di colei che amava.~Vedi li umori e le varietà 159 XX| invia dall'Hades in risposta ambigua? Glycera e Mnasika, questa 160 IX| metto nel contratto parole ambigue e doppie: tu mi devi perché 161 XX| baje. Ricredutosi sopra l'ambizione, li onori, l'amore, le virtù 162 IX| dei nervi, ed ami averseli ambo sotto mano.~E bene guarda 163 XVI| personaggio d'argento e d'ambra, hai raccolto nel tuo grembo, 164 II| dolce amica, il rimprovero ameno, se mi ecciti con grazia 165 III| KLINIOS~Oh te sfortunato, amicissimo mio, se in questa torrida 166 VII| meno assicurata da solide amicizie rimanertene in casa senza 167 XI| ancora bene. Il pomo si è ammaccato cadendo e presto rinnerirà, 168 Aut| rifugio e consolazione delli ammalati inquieti, in cui la salute 169 XX| metallo, ma non sono le più ammirate; altre si confidano alla 170 III| lucerne, le grida e li urti ammireranno le tibicine ed i bardassi 171 XIII| bruchi che dove puzza ed ammorba la carogna corrono a stuolo 172 XII| vecchiaja per godersi delizie ammuffite e legnose, baci bavosi e 173 XII| mi giova? È selvatica ed amorevole ad un tempo; ti mostra attenzione 174 XII| prodigarle tutte le mie amorevolezze, cercando di rammollirla 175 VII| tonachelle trasparenti di Amorgo, ben depilata e profumata 176 IV| sulla filosofia e sulli amori, ricerca Urania colla congiunzione 177 VI| che sposò qui sull'onde Amphitrite e che ci accompagnano ridendo 178 V| Passo la notte nell'aule ampie della casa paterna che 179 V| Isole e le Greche, portano ampii cappelli di paglia e tuniche 180 XIII| confuso e battagliero dell'amplesso d'Ettore e d'Andromaca, 181 VI| servire l'uno e l'altro non ancando.~La lucerna per tre lingue 182 III| possa paventare di gettar l'àncora in un porto sfondato dove 183 XIV| Ennosto e conviene~cercar buon ancoraggio alla frequenza.~Fanne corona 184 VI| abbajare le rincorreva perché andassero al pollajo: due bambinucci 185 XV| arredata per noi orientali che andiamo alla Città per affari, dove 186 XIII| dell'amplesso d'Ettore e d'Andromaca, si alzavano, e dietro le 187 VI| cigolando sulle carrucole e sull'anello, fu tutta un ventre rotondo, 188 XV| giuoco; per mia parte un anelluccio o testa d'avventurina fu 189 IX| gilio, un botton di rosa, un anemone umido ancora di rugiada, 190 XV| ristauri di circhi e delli anfiteatri sulle rendite del pornejon; 191 XV| riempire ancora qualche anfora. Da molto non lo vidi, né 192 V| inutilmente riempire coll'anfore; perché io li smungo da 193 Aut| la mia Letteratura. Ogni anno vissuto da me dopo il ventesimo, 194 XIX| rimanda la tazza, ed in giro annòdala di un tuo capello d'oro 195 V| ritirarsi colle etiopi che annodano i capelli corti e ricciuti 196 XX| vene sporgenti come corde annodate tra lei, il naso lungo ed 197 XII| persona da tragedia in lutto, annojando tutti colla sua disperazione. 198 III| popoli! Basta, non ti voglio annojare da archeologo per non farti 199 XVI| proteggevano. Un ronzio insistente annunciava presso di te la pecchia 200 XV| irritazione è al colmo; sì che un anonimo rapsodo l'ha interpretata 201 XV| doppio segno della croce ansata, come l'attributo d'Isis, 202 II| Seso, sto sempre ai giovani antagonista: per trecche sfatte mi sfaccio 203 XIII| coscie: impara dalla giovane Antheia, desiderio fresco e, se 204 III| te lo porge come fosse l'anthosima profumato delle vigne di 205 VII| di lui ed a riprendere le antiche abitudini. Non desiderartelo 206 III| riportando il pensiero delli antichi riportano pure una maggiore 207 XIV| da Philonides, amatore d'antichità, di belle lettere e di facili 208 V| puoi con tutta pace far l'antiquario e scifrare a lume di naso 209 Aut| spesso con tutti: in questa antitesi si aumenta giornalmente 210 Aut| prima di morire e per l'antologia a cura di Mario Puccini ( 211 XII| era la Melissa, la piccola ape d'oro che faceva bottino 212 XVI| ascendendo pei lati più aperti verso l'ombelico, in triangolo: 213 XX| tagliano le messi, ed Isis ed Aphrodite qui confondono le loro feste. 214 VI| ed irsuti cavalli berberi appaiati al carro, d'un balzo hanno 215 XV| capelli inanellati da cui non appar studio d'acconciatura, coperti 216 V| fiammeggiante sino all'alba, appare dal porto erta come il promontorio, 217 XIII| fan dileguare le moleste apparenze che la malinconia richiama 218 V| del mare: la città bassa apparisce confusa, inquieta e ronza 219 V| questa o quella nave che mi appartiene e che portano tutte sulla 220 IX| molesta e se qualcuno d'età appassita ti offrisse i tesori di 221 XIII| magnificare le corone sciupate ed appassite che l'amica gli regalava 222 | appena 223 IX| dolce bisticcio d'amore.~Poi appendi questa corona che le più 224 IX| incensiere nascosto e perenne. Appendila al capezzale che t'infiori 225 V| fiamme delle lucerne di corno appese alli alberi quando vi passano 226 III| gemelle borsette che hai appeso alla cintura sottile di 227 XV| qualche soddisfazione a' miei appetiti.~Ier notte di fatti n'ebbi 228 III| tondi e rosati come mele appiuole. Ella sa guardarti come 229 I| abbiamo udito, abbiamo riso, applaudendolo della opportunità delle 230 III| protezione. Io vorrei che si applicassero le leggi di Auson-raibi, 231 V| stanco ed annojato, che si appoggia al bastone colla destra 232 V| Spesso, sul vespero vado ad appoggiarmi colle spalle ad una colonna 233 XII| sfoggia; o celia. Tu la vedi, appoggiata un poco la guancia sulla 234 XX| capo reclino sulle mani appoggiate all'asta ed il dorso alla 235 XV| volgendo indietro la mano: si appoggiava sul gomito sinistro fermo 236 XX| la mia testa abbrucia. Mi appoggio a Nune, ed ella come se 237 XV| Glycera intanto si è bene appresa se inragna Philonides: egli 238 | appresso 239 XV| Ricusa il sesso ma ti appresta la bocca».~Cfr. Martialis, 240 V| delle grotte equoree. Poi ha apprestato delli Eros piccolini e nudi, 241 V| conosciuto, e con poco ci apprestò il suo traendolo da quel 242 XIV| l'altro, ora una schiera. Apprezza anche le professionali prestanze 243 XVIII| di giojelleria per essere apprezzata, come il fumo dell'iperbole, 244 XVI| verso la mia nave se vi approdava, battendo le mani e squassando 245 VI| nuova, una sconosciuta mi aprirà le braccia nell'accoglienza; 246 XVIII| gallo non ingannò l'alba ad aprire con maggior sollecitudine 247 V| siepe, una chiudenda, l'apro, attraverso un orto, spalanco 248 XX| agonizzanti reclinano il capo. L'aquajuolo invita a bere e le secchie 249 V| altrettante lucerne sull'ara votiva di Adonis.~La sera, 250 VIII| trasparenti e colorate; non pago l'araldo per far concorso di naviganti 251 VI| come immense ali, l'una aranciata, l'altra bianca, fanno trepidi 252 XX| mercantesse di aglio e d'arancie colle loro ceste in capo 253 VI| galleggiavano una buccia d'arancio svuotato, delle scorze verdi 254 XIV| un solco e l'altro dell'aratro, si fa poeta. Le aggiunge 255 XV| della tua casetta hai un'arca secreta in cui conservi 256 XVIII| della tua pupilla sotto l'arcata d'oro del sopracilio, per 257 III| salute e tranquillità. Né li arceri del magistrato che dovrebbero 258 III| non ti voglio annojare da archeologo per non farti ridere dopo 259 XVIII| perfetta, mima squisita, ed arciera esimia: sento tutt'ora battere 260 Aut| determinazioni ghibelline, come nell'Arcivescovo di Magonza. Como è ripiena 261 VI| questa pupa per i giovani, ed arde come le fiamme di questa 262 IV| sua imaginazione troppo ardente. Perché ben poco ella ha 263 XX| colli occhi lagrimosi ed ardenti, da che un suo Seso, l'ha 264 XIX| sapore del mio pianto e l'ardenza del mio sofrire.~Kelidonio, 265 XIV| coll'occhi limpidi ancora ed arditi. È ricco. Sarebbe un ottimo 266 IV| selvaggia e messa subito ad ardue prove si potrebbe irritare 267 XV| presenti ai giuochi sulla arena. Io non mi stancava di rimirarla; 268 XVIII| con parole scintillanti ed argentate cerchi imagini e paradossi 269 XV| capace facevano risuonare argentinamente i battaghi sulli oxibaphi 270 V| declamano farse dove li argomenti priapeschi la contendono 271 XX| paure e di sospetti come Ariadna che attende sulla mobile 272 V| quindi buon tempo e dell'arie. Spesso, sul vespero vado 273 VII| senza lenzuola e che nell'armadio passeggiano due o tre topolini 274 II| al turcasso pacifico: l'arme non fanno guerra alla vecchiaia.~« 275 I| modi.~Stuccatosi Seso dell'armeggio lungo e burlesco, finse 276 V| dorso dei cavalli Sciti ed Armeni, li psilli che incantano 277 Aut| imparai a maneggiare le armi anche fisiche per distruggerle. 278 XX| tanto è carica di collane d'armille, d'anelli in cui il lavoro 279 VII| strade senza orecchini, né armilli, né collane? Quelle due 280 XVIII| per esprimere la bella armonia, la soda compostezza del 281 XIII| profumo acuto di questi aromati fan dileguare le moleste 282 XII| superbi ed alla fine li fa arrabbiare d'amore per qualche indegno, 283 XIX| veleno muore. Oh l'amore arrabbiato; s'io muojo di te! Nel mare, 284 IV| sogno, e temo che ciò non le arrechi danno e ti sia di noja. 285 XV| abbia messo locanda ben arredata per noi orientali che andiamo 286 XII| carezzata e lisciata, in fine si arrende. Ma fu come se avessi segnata 287 I| suo fare solito da babbeo arricchito gli si era posto davanti 288 XX| subito: «Di' per chi mai arricci tu i capelli? Ti profumi 289 XIII| che ci precedettero nell'arringo di Paphia furono celebri 290 III| oltre misura e prima ch'io arrivi in patria, Mammea, sì che 291 II| la tua voce s'affioca e s'arrochisce.~«E cessa colla mano fallofora, 292 VII| Guarda come li occhi ti si arrossano a torno alle palpebre, come 293 XIV| commenda.~Che? tu sudi ed arrossi? ti tremano sotto i ginocchi?~ 294 XV| palleggiando il vaso, vi arrotondava a torno la mano a conchiglia 295 V| miei ne hanno soferto e mi arrovello così sfiorandolo quasi col 296 XII| ti lagni? Sei più casta d'Arthemis; fai arrossire le mogli 297 XX| tra le muffe e li scogli artificiali. Un pavone occhieggiava 298 XX| gote e per il cavo delle ascelle acqua di maggiorana.~Poi 299 XX| lunga via che dal porto ascende all'Akropoli la quale si 300 XVI| Astarthe, un'ombra d'oro ascendendo pei lati più aperti verso 301 XIV| di modi cortesi, arzillo, asciutto e coll'occhi limpidi ancora 302 IX| IX. GERON AD AKKIS~Ascoltami. Io sono e sarò un vecchio 303 VII| cercando tra il colchico e l'asfodelo sotterraneo la corolla magica 304 XIII| non sia Sappho o Frine od Aspasia? Fosse anche bruna come 305 XX| con un mercante: «Su via, aspettami,» egli dice. «Come ti chiami? 306 XV| mi dovrò rodere le ossa, aspettando il buon avvento di Hermes 307 VI| e delle grandi città mi aspettano, non so staccarmi dalla 308 XV| letto e ch'io debba invece aspettare dal caso o dalla natura 309 VI| forse, certo di paurosa aspettazione. Io vado; vado verso qualche 310 XVI| il tarantinidion di seta aspra e spessa, a coprirti di 311 XIII| carogna corrono a stuolo per assaggiarne. La più sfacciata e la più 312 V| polputa Mammea non teme assalto da me. Tu puoi con tutta 313 XIX| martello dell'artefice, assapora labra più dolce del miele 314 XX| fugare e dalle quali io sono assediata: e che importa a voi se 315 XII| riccioli non finti; faceva assegnamento con sicurezza sopra di me 316 XV| Epimachos intanto fa il giudice assennato e non volge il capo come 317 VII| vuole si serrano sui denti assenti: dove la nostra fierezza? 318 XIV| lunghi crini di cammello assicurandone il nodo con un suggello 319 VII| l'abilità; o tanto meno assicurata da solide amicizie rimanertene 320 XVI| mistico e fenicio dell'Assira Astarthe, un'ombra d'oro 321 IV| baciala per noi. Kypris ti assista e vi faccia tutte liete.~ 322 XIII| ma ti insegni che tu l'assomiglierai un giorno; fatalmente e, 323 XX| sulle mani appoggiate all'asta ed il dorso alla porta: 324 XX| re imperiale. Ecco dall'Astarteion al Faro il passeggio; è 325 XV| dicterion, le offerte all'astarteon, il buon nome alla moglie, 326 XVI| mistico e fenicio dell'Assira Astarthe, un'ombra d'oro ascendendo 327 V| magnifica Hamonn-raibi, l'astemia che condannava bettole e 328 XV| sono un annojato, non un astemio, non un impotente, non un 329 VII| pagato ad interrompere l'astinenza dell'abbraccio: pensa sul 330 XX| tua luna è tramontata; l'astro è morto per la congiunzione, 331 XVI| un pensiero ed un sogno astruso ch'io vorrei scifrare. Tu 332 VIII| padrone chi molto lucrò astuto navalestro sui viaggi per 333 VII| giovinastro ai suoi giuochi d'astuzia e di destrezza, ai vecchi 334 XIII| gambe rotonde e rosee di Atalanta; oh bellezza per la quale 335 XIV| Beffi così facendo decenza ateniese e molesta;~adorni il catapigio 336 XVIII| cosa è vuota, concorso d'atomi vuoti ed immensità, fumi 337 V| spalle ad una colonna dell'atrio della mia casa sulla gettata 338 Aut| cancrena, gli dava spasimi atroci. Ma i suoi occhi ridevano, 339 XX| a che mi dimentico e mi attardo a raccontarvi tutto ciò? 340 XX| sospetti come Ariadna che attende sulla mobile spiaggia del 341 XII| ella comprenda: dille che attendendo troppo si potrà conservare 342 IV| fuggire, in ogni modo voglio attendere se tutto quanto promette, 343 VI| salita sul ponte della nave attendeva che salpassero per il breve 344 V| fiaccole, fiocinando; altri ne attendo da lontano colle mercatanzie 345 XII| amorevole ad un tempo; ti mostra attenzione con piacere, ma non fa quanto 346 V| paese hanno una lunga exomis attillata e leggiera ed una cuffietta 347 VI| merli di pietra delle torri, attinse le terrazze delle case che 348 XV| gustato all'acini maturi~della attorcente Ampelide.~Tutti i golosi 349 III| punto vi è irresistibilmente attratto anche per li altri giorni, 350 | attraverso 351 XX| mente i tuoi consigli e mi attristo, poi che quanto vedo da 352 XIII| confronto all'altre meno audace, meno languida. Ti compiaci 353 XX| dettaglia una seconda male augurata: pochi capelli in capo le 354 IV| Ti faccio mille e mille auguri con Mnasika. Ti sia propizia 355 VII| piangendo e di ben altro augurosa per te. Pensava vederti 356 V| sibarita. Passo la notte nell'aule ampie della casa paterna 357 Aut| tutti: in questa antitesi si aumenta giornalmente il mio orizzonte. 358 XV| dal colettore Iginio dell'auro lustrale si fa pagare un 359 III| applicassero le leggi di Auson-raibi, re di Babilonia, sulle 360 VI| apparecchia, corega infaticato ed autocrate.~Amare? Ma se il cuore è 361 XIII| Imitiamo dunque l'Opôra autunnale dai molti frutti saporiti; 362 XIV| godremmo insieme quanto ci avanza di giovanezza nel tumulto 363 XX| sembrava una oneraria che si avanzasse sull'onde verdi e quiete 364 XX| turbata e tremante, avida ed avara, perplessa come sempre. 365 | avendo 366 | avendolo 367 XV| resto e per conto suo d'averla veramente posseduta. Usa 368 IX| forza dei nervi, ed ami averseli ambo sotto mano.~E bene 369 VIII| sommergermi per troppo peso. Non avertene a male, Melissarion, se 370 XII| la sua omelia, contenta d'averti sì o no persuasa, ma in 371 | avevano 372 XVI| porta delle tombe dei nostri avi?~Rispondimi, Kelidonio; 373 XX| mia turbata e tremante, avida ed avara, perplessa come 374 | avrà 375 | avranno 376 | avrebbero 377 | avresti 378 | avrò 379 | avuto 380 V| potrei io stimare questi avvantaggi per qualche cosa? Fatto 381 VII| Il tristaccio che se ne è avveduto se ne vale e ti spoglia 382 III| stesso tempo ti buggera e ti avvelena. Com'egli tinge in bruno 383 Aut| delli Uomini e dei Libri avvenne tra i Libri dal letto e 384 XX| da un vento crudo mi si avventa in contro, mi inghiotte, 385 IV| delli oppositi. Me gli sono avventato a dosso, ed alla mia età 386 XV| ossa, aspettando il buon avvento di Hermes guidator d'anime, 387 V| gli incappa qualche buona avventura se la gode in segreto: colla 388 XV| un anelluccio o testa d'avventurina fu la perdita: ed avrei 389 VI| li occhi all'occaso e mi avverte vicino un temporale. Tutto 390 I| nascondere o mutare. Poi s'avvide che tutto il crocchio lo 391 XII| formiche; il mio specchio mi avvisa cotidianamente. A farti 392 VI| ignorate nozze mi felice avviso il coro delle Oceanine e 393 Aut| prosperai, né prospero: mi avvisò Carlo Dossi che mi mancava 394 VII| palpebre, come le labra avvizziscono perché le serri e le medichi 395 XV| tant'è minutina ma tenace ed avvolgente come la vite che si abbraccia 396 VI| dopo un nembo di polvere mi avvolgeva e sembrava ch'io volassi 397 Aut| espressione d'Arte; la mia Azione è la mia Letteratura. Ogni 398 Aut| nella storia lariana. Per le azioni delle arti, della guerra, 399 V| alture, e le belle e li azzimati vengono a mostrare i loro 400 III| e quell'ombra esigua ed azzurra che in fondo alla baja Testa 401 XIII| ed i filosofi ed i poeti babbei che prendono lo sterco luminoso 402 XV| dentro pensando che i vecchi babbioni si godono per denaro tutte 403 III| giorni, e in quell'eccesso baccante senza misura e senza grazia 404 XV| cervice dura e cornuta del bacchico Manes, rovesciata, dilagando 405 IV| propizia Kelidonio: ancora baciala per noi. Kypris ti assista 406 II| l'ore molte trascorse a baciare ridendo: il tempo alacre 407 XVIII| lucido delle onde del mare baciate dalla luna: cristallo ed 408 XV| occhi e la bocca e il seno: baciatemi, abbracciatemi, toccatemi 409 VII| novizie di qua e di non badando a viaggi ed a pericoli: 410 V| invece e sto ancora dubioso. Badano meno i magistrati ed i centurioni 411 V| ubriachi, e sul tardi devi badare dove metti i piedi per non 412 XIV| trascurano.~Non credo che Satyro badi a quelle poma coriacee ed 413 V| dicono, non tralasciano di bagasciare secondo il costume del paese 414 XVIII| corpo tutto? E Thitis che si bagna tutto il giorno con Okeanos 415 XVIII| sorriso; il sole che va a bagnarsi nel mare, il primo raggio 416 V| cotte al punto fumanti e non bagnate, per quanto emerse dal fondo 417 XX| psilli siriaci, il garzon di bagno, li unguentatori: chi apparecchia 418 VIII| fossi ingorda di denaro o di bagordi, ma a che prò se non lo 419 VIII| stare, non ho voglia di baie, non ho bisogno di nulla. 420 I| promettergli un polledro bajo di fresco comperato da un 421 V| osservo. I giovinottini baldanzosi per fare il singolare si 422 VI| rosato e verde, in un confuso balenare di nebbie e di sole.~Qualcuno 423 XVIII| bella e tutta pura: sei ballatrice perfetta, mima squisita, 424 XVII| aperta che tien sospesa, ballonzolando all'aria, due sandalacci 425 XX| di crini neri: ed i pesci balzando bevevan aria un istante, 426 VIII| staccarmi dalla spiaggia ed a balzar sui flutti». No, io non 427 VI| andassero al pollajo: due bambinucci nudi sotto la volta della 428 III| goloso di feminette e di bamboli, o goloso di lucide monete.~ 429 XVII| del resto, tu sai ciò che Banbò ha recato fuori della sua 430 XVII| Costui è la tua buona dea Banbô, se a lui come un'altra 431 IX| sulle tavolette della sua banca, sa pure pensare e dettare 432 XIX| sventolare all'aria pigra le banderuole nere, verrai a saziarti 433 VIII| la tua arte professa di banditore ad altre; il mio corpo, 434 I| mansueto) lo voleva ridurre al baratto. Senza dire di più colli 435 XX| di piume s'inchinano, dei barbaglii d'oro corrono; più lento 436 XX| una mosca alla bottega del barbiere, dalla cerussa nuova che 437 XIII| in sulla sera, al vecchio barbuto come un caprone che si attarda 438 XIII| si ritrova. La vita è una barca colla vela spiegata che 439 XX| erba una tartaruga. Lenta barcheggiava e tonda; sembrava una oneraria 440 III| ammireranno le tibicine ed i bardassi che giuocolano e ruzzano 441 XVIII| cielo alla terra, come fa la Bari sacra, da Alessandria a 442 XVI| sorriso di Sfinge scolpita nel basalto chiaro a custodia in sulla 443 XX| violetto, un globo di cristallo basilidiano rispecchiava il cielo, li 444 XX| marziali come le altre sul basto dell'asino, cigolando e 445 XV| risuonare argentinamente i battaghi sulli oxibaphi di bronzo 446 VI| facevano un gran rumore di battaglia come se tutti i venti si 447 XIII| sonno dal rumore confuso e battagliero dell'amplesso d'Ettore e 448 I| spalle, gli si faceva accosto battendogli le coscie e lo tentava in 449 XX| sarai sua.» Le fanciulle battevano il pié leggiero a cadenza 450 XX| ciabatte, de' coturni che battono il suolo ricopre il risucchio 451 XIX| metallo un giorno, al fuoco battuta dal paziente martello dell' 452 XII| ammuffite e legnose, baci bavosi e trasporti ridicoli ed 453 XIII| molta luce per scoprire e bearsi delle tue perfezioni. I 454 XV| ai nostri occhi che se ne beavano. Sembrava una gladiatrice, 455 XVII| ispido come la barba del suo becco e libidinoso come una lepre 456 XIV| fingendo l'attributo priapesco.~Beffi così facendo decenza ateniese 457 VI| di sotto nell'ovile udii belare e ruzzare come i caproni 458 XIX| La perfezione di tutte le bellezze: io fui con lei a festino 459 XX| guadagnandosi qualche cosa.~Però i belli ed i ricchi ci osservano 460 XV| scribi e di servi e con bellissima moglie. Gli hanno fatto 461 XIII| spargendo sul braciere mirra e belzuino. Il fumo ed il profumo acuto 462 XV| leggi nella basilica, il benessere in casa, il frutto al dicterion, 463 XX| ella non mi colmi della sua benevolenza: e mi manda a torno in pompa 464 VIII| Venere mi veda con occhio benigno a staccarmi dalla spiaggia 465 VI| piccoli ed irsuti cavalli berberi appaiati al carro, d'un 466 XX| capo. L'aquajuolo invita a bere e le secchie ripiene a mezzo 467 XIII| e servire e schernire e berteggiare e spogliare insieme; conoscili 468 I| sollecitazioni di Geron, vecchia bertuccia spelata che non si accorge 469 XIX| di stagno l'imagine della bestia del cui veleno muore. Oh 470 V| alle loro nari la puzza del bestiame. Le donne che vendono frittelle 471 V| che condannava bettole e bettoliere, mentre tu bevi in fresco 472 XX| di noi portandoci fresche bevande d'acqua di rose e di neve 473 IX| boccaccie s'immagina di bevere sempre umor di vite genuino.~ 474 XX| neri: ed i pesci balzando bevevan aria un istante, subito 475 XIX| specchio, nella coppa in cui bevo, io ti vedo, costantemente. 476 XX| fronte fasciata di bende bianche ed il capo protetto da foglie 477 XV| velo leggiero la tornita bianchezza di un suo braccio perfetto, 478 V| fatta in tutto e di pelle bianchissima e dignitosa nel gesto, mi 479 XX| soglia, vicino alla siepe di biancospino e di mirti, scorsi sull' 480 III| profumato delle vigne di Biblos, ed affattura con miele 481 VI| allontanava prestamente in un velo bigio, rosato e verde, in un confuso 482 V| inette sciocchezze muovono la bile. Penso alla alterigia di 483 XVIII| mortale ed il secolo un bimbo che scherza e giuoca a dama, 484 XX| Oh buone Dee, oh Paphia bionda e fiorita: sì conosco Klinios; 485 XV| lunare ed emergere tra i veli biondi di una Klaenin succinta 486 XX| dietro la trattiene ed odo il bisbiglio di un breve dialogo.~«Buon 487 IX| piccola orecchia questo dolce bisticcio d'amore.~Poi appendi questa 488 XII| elastica; le sopracilie senza bistro; le guancie senza cosmetico 489 XX| e Nune e Philo, e Mele e Bitinna; ed esse tenendosi per mano, 490 II| fallofora, esimia all'ufficio, blandizie inefficaci. Pigro, a capriccio, 491 IX| trangugiandola e facendo boccaccie s'immagina di bevere sempre 492 X| porporina e profumata come il bocciolo che hai tra le mani ed offri? 493 V| sole sulla spiaggia nudo e bocconi, tutto dorato dalla salsedine 494 VII| portandosi seco quei due polledri bolzi e viziosi che ha con inganno 495 XX| rifletti!» E se ne va. Philo borbotta con Nune: «Esse mi hanno 496 I| crocchio lo prendeva a burla; borbottò qualche parola, schivò i 497 VII| danzatrice raccattato fuori nei borghi, spulzellonato più dalla 498 VI| scoscesa roteava verso il borgo ancora sonnacchioso tra 499 III| turgide e sonanti le gemelle borsette che hai appeso alla cintura 500 V| fiaccole di resina; trovi nei boschetti sedili di pietra per i dialoghi 501 IV| monti non so; si fermò nei boschi e tra le fonti mediche di


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