1867-bosch | bosco-dia | diale-gioie | gioje-lungh | luogh-piatt | picco-roton | rotte-strep | stret-zoppo
           grassetto = Testo principale
     Parte grigio = Testo di commento

1002 II| e vuol spiegare la sua dialettica imparata sotto ai portici, 1003 V| boschetti sedili di pietra per i dialoghi di dopo cena e nelle forre 1004 XX| il bisbiglio di un breve dialogo.~«Buon giorno, carina!» « 1005 XV| altri racconta che Ampelide dica ai vagheggini: «Sì tutto 1006 V| le fiche.~Epimachos il dicajodotes affabilmente discorre con 1007 XIII| partecipato.~È conveniente che dicano di te come di Demonossa 1008 Aut| ad una luce di sorriso. E diceva: «bene venga, la morte!».~ 1009 XIV| parole. La tua bottega, dici, si trasporta facilmente 1010 XV| benessere in casa, il frutto al dicterion, le offerte all'astarteon, 1011 XVI| una perfetta allieva del didascalon di Mitylene. Ed io come 1012 VI| sforzo scricchiolava. La nave diè un balzo e passò via ratta 1013 XX| Quando avrò compiuto il giro dieciasette o venti o venticinque volte 1014 XX| ridendo e danzando me ne diedero profezia: «Non ti mentire, 1015 XV| mentre ci schernisce e si difende; accetta doni e non rende 1016 XIV| un villan rifatto non per difendere l'ordine di natura, ma per 1017 XVI| tua immobilità meglio ti difendeva dall'importuna che i balzi 1018 XX| dettagliata al solo, senza che un difetto ne accorga lo statuario 1019 V| collina e non sarai certo digiuno d'amore.~ 1020 II| riso delle burla di Seso: e digli da parte nostra che lo rivedremmo 1021 V| di pelle bianchissima e dignitosa nel gesto, mi sarei deciso 1022 XV| Roma ed ora se ne torna dikajodate con seguito di scribi e 1023 XII| perché Ampelide, quella del Dikajodele, non può vantare come te 1024 XV| bacchico Manes, rovesciata, dilagando porpore vive sul pavimento 1025 V| perché il marito ha tutto dilapidato sui dadi ingannatori come 1026 IV| sole queste si squagliano e dileguano e fanno dall'alto la caduta 1027 XIII| acuto di questi aromati fan dileguare le moleste apparenze che 1028 VI| ricevuta come una sorella diletta da Melissarion sento di 1029 III| stai in dubbio quando ti diletti colle une e coll'altre se 1030 XVII| di primavera ed artefice diligentissimo. Lo riconoscerai subito 1031 XII| Kelidonio ch'ella comprenda: dille che attendendo troppo si 1032 V| mai che mi distingue; così dimenando la mano, ne faccio rispecchiare 1033 XVI| per una magica dolcezza dimenticare anche la patria amata!~Vuoi 1034 XX| egli credeva parlando di dimenticarsi. Sopra di una stella, sorgente 1035 XX| ditemi, voi due, a che mi dimentico e mi attardo a raccontarvi 1036 VII| le vesticciuole povere e dimesse. Colui che è lontano ha 1037 XX| va iscapigliata, in abito dimesso, colli occhi lagrimosi ed 1038 XII| preso a trattarti subito con dimestichezza: e ti lagni? Sei più casta 1039 XX| soldati di marina se non dimette la solita avarizia: e quando 1040 XVIII| discorso che parla di te, ma ne diminuisce la sincerità. Il giacinto 1041 XII| unghie si conosca il leone! Dimmi tu come qualcuno dall'aspetto 1042 XX| una nuda Kaltestion che dimostra come la doppia lettera dei 1043 XIII| sforza te stessa a non dimostrarlo: se sei amata accogli freddamente, 1044 XIII| tra li invitati, perché dimostravano dell'ardore e della foga 1045 VIII| caro, che l'amore che mi dimostri non è tutto gratuito. Non 1046 XIV| destinala al tuo capezzale~Diodoro, il bianco gilio, alla viola~ 1047 XX| venir dalle vittorie, a lei Dionysos incoronato.~ 1048 V| mollezze della città.~Mi dirai: «Scegli tu qualcuna in 1049 XIV| idoleggiata dall'Armeno, direbbe di sì.~ 1050 XX| richiamata in vita; pur alta e diritta conserva un incedere calmo 1051 XVI| penetrare. Hai tu voluto dirmi che il moscone irritato 1052 V| cui al vero non saprebbe dirne il nome tanti furono i varii 1053 XX| ferma e mi meraviglia: e dirvi cioè farvi conoscere l'anima 1054 XX| piegava come un maestrino da discalon cortigianesco ad enumerare 1055 V| egizia di mio padre Erenajos, discendenza di mercatanti e di magistrati 1056 XIV| la Corona ed avrà i suoi discepoli che per mal gusto imiteranno 1057 V| del mare piego a sinistra; discerno una villa sopra di un poggio 1058 V| dicajodotes affabilmente discorre con tutti; Seso, scioperato 1059 XV| poco fa. E dopo le mense, i discorsi, le baje e li scherzi, il 1060 XX| qualche vecchia esperta e discreta che porta messaggi in secretezza. 1061 V| luminoso verso la spiaggia disegnata dalla sua spuma d'argento 1062 V| vecchia, scorro un viottolo disegnato da due fila di cipressi 1063 V| polestiti di professione si disfidano; sulla vittoria dell'uno 1064 XX| di sciagura, e li errori disgraziati, ora la mia indifferenza 1065 IX| il vecchio Geron; oh il disgustoso vecchio usurajo di Geron!». 1066 XX| come prima, ed in fondo un disordine di nebbie oscure sollevate 1067 III| dovrebbero impedire questi disordini intervengono. Gli sono anzi 1068 VI| moglie. Sembrava seduto in disparte colla ciotola in grembo 1069 XIII| sospirare, con rammaricarti, col disperare; prendi la vita come ti 1070 XII| annojando tutti colla sua disperazione. Poi Mnester raccoglie presso 1071 XX| importunano: chi reca rose le ha disposte in canestri lunghi da cui 1072 XX| amatorio che Mnester ha disposto sulla Akropoli è il luogo 1073 XIX| Perché non rispondi? Perché disprezzandomi non mi fai morto d'un tratto? 1074 XX| sulla strada terminano la disputa in casa guadagnandosi qualche 1075 XX| parole, ed i concionatori che disputano d'ogni cosa, dal sesso di 1076 VI| mirti ed una ficaja, mi disse che ci saremmo riposati 1077 XX| acqua di rose e di neve per dissetarci. Dopo una mia risata, il 1078 XV| frescura della notte non dissipò al tutto la mia ebrietà. 1079 XVIII| fantasime. L'ombra si era dissolta e le cure della vita cotidiana 1080 XX| inghiotte, mi flagella e mi dissolve nelle tenebre. Eros ed Anteros, 1081 IX| profumo che viene dall'India distillato da erbe miracolose? Profumo, 1082 XII| faceva bottino nei cuori e distillava il miele sulle labra pe' 1083 V| vezzeggia con intenzione per distinguerla dalle altre e per meglio 1084 VI| lunghi e tenui delle fiamme distinguo i volti vostri che mi interrogano, 1085 XVIII| composizioni di idee, l'una districando l'altra confondendo, ed 1086 Aut| le armi anche fisiche per distruggerle. Mi compiacqui di medicina 1087 Aut| Correnti. Quella casa è oggi distrutta dal piccone del rettifilo, 1088 XX| vagabondo scioperato».~Ma ditemi, voi due, a che mi dimentico 1089 XII| confidenza, di giorno in giorno divengo una scimmiona che resiste 1090 I| spelata che non si accorge di divenire di giorno in giorno sempre 1091 XII| invece di nuotarvi per mezzo.~Diventa fastidiosa, amica, la nostra 1092 II| traverso e non s'accorge di divertirci troppo e di pagar caro. 1093 IV| cosa o chi. La sua voce diviene fioca e rauca un poco; le 1094 XIII| dell'ardore e della foga divina ed inesausta di colei che 1095 XIII| Sappho col pretesto di non divirilizzarti. Abbia pura la rinomanza 1096 XIX| nelle vene un fuoco che mi divora: i miei occhi si fanno cavi 1097 XIII| te come di Demonossa che divorava in un giorno dodici giovanetti 1098 V| bisogna esperimentarlo.~Mi do quindi buon tempo e dell' 1099 XIII| varietà delli uomini che mai dobbiamo e servire e schernire e 1100 XIII| che divorava in un giorno dodici giovanetti o che ti acconci 1101 Aut| del Ciarlatano. Non me ne dolgo. Il mio pensiero rosso, 1102 XX| indifferente sopra tutto; ed avendo dolorato stimava or mai ottimo il 1103 XX| generoso, è giovanissima e già dolorosa, come un fiore oscuro ed 1104 XV| Che grazie? dico. – Eh si domanda a loro. – E ride furbescamente. 1105 VII| rimanertene in casa senza domandare nulla alli stranieri, placidamente, 1106 XX| Keramiko se vi si inscrivono le domande e le offerte. Vedi confusione 1107 XIII| può più staccare».~Fa che domattina la nuova pratica ch'esce 1108 IV| così furbo da trarla in suo dominio e da sciuparcela in breve.~ 1109 XX| festino. Anche jeri mi ha donato un tarantinidion trasparente 1110 XX| secchie ripiene a mezzo dondolano dalla sua spalla l'una di 1111 XV| schernisce e si difende; accetta doni e non rende mai, fa la donna 1112 V| volontieri al giardino. Le donnine più ricche e più istruite 1113 XVIII| ricordarti ringraziandoti di un dono preziosissimo che tu gli 1114 XX| Kaltestion che dimostra come la doppia lettera dei siracusani più 1115 IX| contratto parole ambigue e doppie: tu mi devi perché ti ho 1116 XV| priapeon ed illustralo del doppio segno della croce ansata, 1117 XX| emergevano alcuni pesci dorati che un navigatore ci aveva 1118 XVIII| perdoni? Certo, Kelidonio, se dormendo non ci potessero ricreare 1119 XVIII| riconoscenza. Perché egli dormiva, ed una fauna che ti somigliava, 1120 VI| volta della porta sdrajati dormivano a fianco a fianco, come 1121 Aut| quando mi sorprendono in dormiveglia. Contrasto spesso con tutti: 1122 XX| unico figliuolo è morto, dormono: oh Nux, fa il tuo segno, 1123 Aut| prospero: mi avvisò Carlo Dossi che mi mancava l'arte del 1124 XIII| Conserva se vuoi questa dote, che sono grazie ed ornamento, 1125 III| potente satrapo. Quanta dottrina, e come conosceva i suoi 1126 VI| da Melissarion sento di dover pensare ancora a voi, ed 1127 Aut| di aver compiuto il mio dovere, cioè sono sicuro di non 1128 XV| sentenza. Vede la casa piena di dovizia e sorride alla mogliettina 1129 III| arceri del magistrato che dovrebbero impedire questi disordini 1130 XIV| ti ha scordato, che ti ha dovuto lasciare per ragioni commerciali? 1131 III| altro ch'egli usa in secreto drogare di certo ippomane il sesso 1132 III| Decisamente tu stai in dubbio quando ti diletti colle 1133 XVI| lunga agonia sospeso sul dubio e nella eccitazione. Sospiro 1134 V| difficile invece e sto ancora dubioso. Badano meno i magistrati 1135 XVIII| somigliava, il tuo secondo e duplice aspetto ch'Isis esprime 1136 XVIII| impallidiscono al paragone, che non durano e che presto l'oscurano 1137 VIII| di Mileto che non poteva durare nel letto vedovo e freddo 1138 VI| presso di voi. Per quanto durarono le tenebre di sotto nell' 1139 XII| sbocciate, che le poma acerbe, dure e gelate delle verginelle. 1140 XI| lucida ed invermigliata, ma durerai poco, come la mela».~ 1141 | ebbe 1142 XIII| trapassare felicemente e nelle ebbrezze più straordinarie senza 1143 XV| dissipò al tutto la mia ebrietà. Tra le imagini confuse, 1144 XX| cani urlano propiziando Ecate: ed anche le madri affrante 1145 XX| la terra s'imporpora alla ecatombe per Phoibos, il Dio. Il 1146 II| Presto su questa via tu eccelli alla scuola erudita.~«Io 1147 XIII| torno alle nostre supposte eccentricità uccellano alle reti del 1148 VII| parte e col promettere e no eccita loro la cupidigia, e ben 1149 V| porto, gozzovigliando ed eccitandole alle danze più libere. Ed 1150 XIII| labra; le tue parole non eccitano, e le tue mani stanno ferme, 1151 XVI| sospeso sul dubio e nella eccitazione. Sospiro e sudo; i miei 1152 | eccomi 1153 XIV| XIV. MNASIKA A PHILISCOS~Eccotene un'altra di Satyro:~CONTRO 1154 Aut| enormi e sconosciute: un'eco sola ne vibra, a chi sa 1155 XX| volto dalle rughe all'ultimo editto del re imperiale. Ecco dall' 1156 XX| soli verdi azzurri e d'oro; Edonio la schiavetta filava in 1157 XIV| invaghisce sfarfallando ed educandosene in casa, or l'uno or l'altro, 1158 III| come la tua innata e ben educata squisitezza possa intrugliarsi 1159 XIII| tace sfuggendo per buona educazione le oscenità, quelle completano 1160 XVIII| tua capigliatura, smalti effimeri di fiori che impallidiscono 1161 XX| oro: per le mani essenza d'Egitto; olio di serpillo pei seni, 1162 V| parentela e la vecchia stirpe egizia di mio padre Erenajos, discendenza 1163 III| e vi si troverà ancora l'Egizio dalli occhi torti, che quando 1164 IX| verso Cyrene colla bardassa Egle ch'egli si ha scelto a compagna 1165 V| loro virtù. Ma questi vidi, egregiamente addestrati, fanno l'ufficio 1166 XIII| negra d'Etiopia l'amerei egualmente».~Ma io ti so costumata, 1167 V| monete dai falsi pedagoghi di Elea. E com'egli che già fu al 1168 XV| col cinico, lo stoico e l'eleatico, compongo una saggezza che 1169 XII| come un pulcino; la taglia elegante ed elastica; le sopracilie 1170 V| di festini e di brigate eleganti. Dice il filosofo: l'una 1171 XX| di me, ripeto, per poter eleggere l'una cosa o l'altra? E 1172 XVIII| libero ed orgoglioso da che elesse la povera filosofia alla 1173 VIII| piaccia, e se ai moltissimi elessi uno solo, che hai tu a che 1174 XX| capelli, una luna scema d'elettro che alle fiamme inquiete 1175 XIII| più le rose, il mirto e l'ellera erano pesti e sciupate, 1176 XVI| oro sono composti come un elmetto basso sulla fronte: e le 1177 XVIII| ricompensarti. Ma il mio elogio valga, perché di buon conoscitore 1178 XX| Oggi Myrta le festino!» «Elyke, sei con noi?» «Chi è costei 1179 XIV| invita~le vaghe navicelle emasculate:~l'acqua è propizia e calma 1180 XX| vasca prossima d'un balzo emergevano alcuni pesci dorati che 1181 XVIII| possono fare sì che da l'una emergono le poma turgide e dall'altra 1182 V| non bagnate, per quanto emerse dal fondo delle grotte equoree. 1183 V| si siede in fondo ad un emiciclo di pini bassi ed è circondata 1184 XX| Faro il passeggio; è un emporium ed una fiera all'incanto 1185 XII| tu ti rifiuti: spiegami l'enigma. Tu passeggi sulla gettata, 1186 XIII| vita, alle rive morte ed enigmatiche dello Stige l'anime delli 1187 XX| oscure e rosse; il bruno Ennapion sarchiava in torno ai gambi 1188 XIV| calma in vero come nel porto Ennosto e conviene~cercar buon ancoraggio 1189 XX| capelli in capo le fanno enorme una fronte gialla e rugosa; 1190 XVII| legionario, come insegna. Entra in fondo, troverai Bitas 1191 XX| discalon cortigianesco ad enumerare i casi d'amore. Testo era 1192 XV| Cfr. Martialis, Lib. IV Epigr. 85.~«Tam casta est, rogo 1193 Aut| proprie prerogative. Né meno l'episcopio ha saputo coprire in noi 1194 | Eppure 1195 VIII| chiedo numeroso e galante equipaggio, non sciorino vele trasparenti 1196 XVII| della madre per la rubata ed equivoca figlia Persephone, e come 1197 XV| conservi queste preziosità equivoche di letteratura per il futuro 1198 Aut| pregiato sui colori pieni e non equivoci. Oggi, non uomo finito, 1199 V| emerse dal fondo delle grotte equoree. Poi ha apprestato delli 1200 XVIII| essere compatita.~Saggio è Eraclito, il tenebroso che piange 1201 | erano 1202 XV| buon incremento che all'erario destinato ai ristauri di 1203 XX| e di mirti, scorsi sull'erba una tartaruga. Lenta barcheggiava 1204 V| stirpe egizia di mio padre Erenajos, discendenza di mercatanti 1205 V| con fili di rame onde s'ergono rigidi sul capo e col corpo 1206 | eri 1207 XIII| frutti saporiti; e Nicostrata ermafrodita e Sigea promontorio roseo 1208 XV| Pasiphae e la trasformazione d'Ermaphrodito, per cui ebbe applausi e 1209 V| madre del resto, figlia di Ermolaos, donna greca ricca di molte 1210 V| coloravano di fianco alli Eroi o volanti, a significare 1211 VI| bosco sulla montagna nel mio errore e nelle mie miserie mi ridusse 1212 XX| amore di sciagura, e li errori disgraziati, ora la mia 1213 II| via tu eccelli alla scuola erudita.~«Io ti sono da meno: che 1214 V| servire quelle delicatezze e l'erudizione che il buon uomo di mio 1215 III| di incanagliarsi bene ed esattamente: sta coi bardassa e le altre, 1216 IV| usato.~Non so dirti con esattezza chi sia, come mi sia venuta 1217 XIII| domattina la nuova pratica ch'esce dalla tua cameretta esclami: « 1218 XV| filosofo giudico li uomini?~Se esci puoi star certa che un chiunque 1219 XIII| esce dalla tua cameretta esclami: «Oh che piedin di neve; 1220 V| l'agilità del corpo colli esercizi della palestra. Onde un 1221 XV| breve, il vino bevuto, l'esercizio violento del Kóttabo, il 1222 VII| mie pratiche si fanno più esigenti e vogliono spendere meno. 1223 XX| ovunque con sé l'amarezza dell'esilio e l'incredulità indifferente 1224 XVIII| sei l'uomo più saggio che esista.~Ma lasciamo andare, non 1225 XIII| prima di aver compreso l'esodo fremente, vagole si trovano 1226 XVIII| dentro l'essoterico e l'esoterico, li compone e li distingue 1227 Aut| carattere liberamente solista ed espansivo.~Mi laureai in leggi il ' 1228 V| scienza propria bisogna esperimentarlo.~Mi do quindi buon tempo 1229 XIII| vino e l'incenso in un rito espiatorio.~Ciò vale per certi giovani 1230 XX| loro sola bellezza nuda che espongono dettagliata al solo, senza 1231 Aut| sempre confuso colla mia espressione d'Arte; la mia Azione è 1232 XVIII| scarpello di Parrhasios, per esprimere la bella armonia, la soda 1233 | essendo 1234 XX| più dell'oro: per le mani essenza d'Egitto; olio di serpillo 1235 | esser 1236 | esserne 1237 III| schiaffeggia la guancia e te la essicca; il cappelluccio di paglia 1238 | esso 1239 XVIII| fuori ed il di dentro l'essoterico e l'esoterico, li compone 1240 | est 1241 IV| mediche di questa frescura estiva ed ora spicca verso di te 1242 III| tutto adipe come un topo estratto testé per la coda da una 1243 VI| di pietra in sulla punta estrema del molo. La terra si allontanava 1244 VI| oriente palpitava sull'orlo estremo urgendo e chiamando l'aurora. 1245 XIX| uccello di Prometeo nell'eterna tortura sanguinosa; no, 1246 V| vedere a ritirarsi colle etiopi che annodano i capelli corti 1247 XIII| anche bruna come una negra d'Etiopia l'amerei egualmente».~Ma 1248 XIII| battagliero dell'amplesso d'Ettore e d'Andromaca, si alzavano, 1249 V| tutta grazia pretenderla ad eupatride! Il casato di mia madre 1250 V| sulla prora alta la faccia d'Euro dorata e scolpita tra quattro 1251 XIII| vi si perdono dietro col fabricare le difficili nubilosità 1252 VIII| nere per il capo, tu mi fabrichi davanti dei sospetti e vuoi 1253 XII| rincantucciarvi in campagna tra le faccende del pollajo e le dispute 1254 XX| metallo il vespero per via. I facchini intanto rincasano, l'ultimi 1255 V| sul posto, da quello del facchino all'altro del proxeneta; 1256 | facciano 1257 V| muricciuoli e delle case, facendomi vento colla cocca floscia 1258 III| asprigno vinello della costa facendotelo passare per la Kena di Chios, 1259 II| le strofe.~CONTRO CHIONEFacile ti consento, dolce amica, 1260 III| navigabile con assai troppa facilità.~Ora sta bene, ottimo, e 1261 V| potesse spogliare di ogni facoltà. Ma poi che i rustici s' 1262 IV| acerba, innanzi stagione. Tu falla accorta che le poma rigide 1263 IV| saltellante, svolazzatrice. Falle amare Akkis e Philo e concedigliele 1264 XVIII| manifestarti la sua ammirazione, fallo colla grazia consueta e 1265 II| arrochisce.~«E cessa colla mano fallofora, esimia all'ufficio, blandizie 1266 V| imparare a suon di monete dai falsi pedagoghi di Elea. E com' 1267 III| stregato? Bada, egli è tristo e falso da quell'ebreo che è: ti 1268 XII| merita riguardo e la mia fama mi frutta come un giorno 1269 VII| topolini magri sbadigliando di fame. Tu tiri avanti col far 1270 | fammi 1271 VIII| vogliono morta? Sono come la fanciulla di Mileto che non poteva 1272 XX| sono nuovi. Altre volte, fanciulletta, un mio pedagogo, mi intratteneva, 1273 III| minore tra i giuocolieri, il fanciulletto è fors'anche il più petulante. 1274 III| navolestri briachi, soldati fanfaroni, dei neri di Libia accoccolati 1275 XX| in pompa e con seguito di fanti e quando invita mi fa regina 1276 XVI| gesto che loro imponi. Il fantoccio sembra un essere vivo. Oh 1277 V| fa un babbeo padre di un fantolino di cui al vero non saprebbe 1278 XII| le dispute colle schiave fanullone. Ma da che ti sei fatta 1279 | farà 1280 | farai 1281 XVIII| ribacia ed invermiglia: e farebbero corona. Ma hai tu bisogno, 1282 IX| per giacer con lui non ne faresti conto. Ma ti dico io di 1283 V| aggraziati colle alucce e la faretra sonante o le corone in mano, 1284 | fargli 1285 V| dai trespoli, declamano farse dove li argomenti priapeschi 1286 | farsi 1287 | farvi 1288 XX| li conducono, la fronte fasciata di bende bianche ed il capo 1289 XX| chi ozieggia colle mani fasciate nelle pieghe della veste, 1290 IV| gustato prima di nascere al fascino delle cose belle e dolorose 1291 III| giovenche, tutta notte, un loro fascio d'erbe amare: e vi si troverà 1292 XX| congiunzione, né aspetta una nuova fase per riapparire».~Quali vergogne 1293 XII| nuotarvi per mezzo.~Diventa fastidiosa, amica, la nostra esistenza: 1294 XIII| assomiglierai un giorno; fatalmente e, te disgraziata, se non 1295 XV| miei appetiti.~Ier notte di fatti n'ebbi refrigerio in sogno, 1296 V| milesie e le vecchiette fattucchiere; tutti i compagni insomma 1297 XVIII| Perché egli dormiva, ed una fauna che ti somigliava, il tuo 1298 VI| ispide le pupille come un faunaccio all'agguato: ed in quella 1299 I| danzare, assomiglia ad una faunetta male addomesticata; ed è 1300 V| mormorandogli appresso: «Mangia fave sciape!» e squadrogli di 1301 V| bestemiano Omèros e storpiano le favole milesie e le vecchiette 1302 XX| sulla Akropoli è il luogo favorito per i compagni della sera: « 1303 III| punto un persiano di gran fede mi ha ceduto in questi giorni 1304 VII| poi! Lui ti si conserverà fedele! Cerca altro in città, non 1305 XIII| quale faceva trapassare felicemente e nelle ebbrezze più straordinarie 1306 XII| il volto lieto, mostrarci felici e salutare questa e quella 1307 XV| casta est, rogo Tais? immo fellat».~Epimachos intanto fa il 1308 XIII| per questo non è men buona fellatrice. Concediti qualche stranezza 1309 I| male addomesticata; ed è la femina che ti conviene, è della 1310 XV| secondo la destrezza di una feminetta astuta.~In tal modo un magistrato 1311 V| amore e pratica di furberie feminili; è colei che il prezzo 1312 XII| terra nuda ed invecchia fendendosi pel gelo all'inverno duro 1313 VIII| vasettino d'unguento di Fenicia, un crinale d'argento foggiato 1314 III| guarda sembra ti voglia ferire colla pupilla sinistra così 1315 V| Le etere cianciano, si fermano a torno a chi vende frutta, 1316 V| io per un istante aveva fermato lo sguardo ed il desiderio 1317 XIII| eccitano, e le tue mani stanno ferme, non accennano, non significano 1318 IV| mare o dai monti non so; si fermò nei boschi e tra le fonti 1319 VI| la medesima scena che il feroce Eros destina ed apparecchia, 1320 VI| sfavillando colle zampe ferrate sui ciotoli ed il carro 1321 XVII| due sandalacci bulettati e ferrati da legionario, come insegna. 1322 III| un porto sfondato dove il ferro acuto non trovi modo di 1323 XIII| cantate le lodi con grande fervore. Oh! le iperboli fanno la 1324 V| città al trivio del Corno Fesso; in vista del mare piego 1325 XV| moglie. Gli hanno fatto festa, ma più che a lui a questa; 1326 XX| Aphrodite qui confondono le loro feste. Vi è costume di strenne, 1327 XX| esistenza e già dal nascere la fiaccola della vita tremula, fumiga, 1328 V| rispecchiare li anelli che fiammeggiano come altrettante lucerne 1329 V| la collinetta: la quale, fiammeggiante sino all'alba, appare dal 1330 XIII| cinto che ci abbraccia i fianchi. Eros vola, rivola, fugge, 1331 VI| una siepe di mirti ed una ficaja, mi disse che ci saremmo 1332 V| sotto al mantelletto, le fiche.~Epimachos il dicajodotes 1333 VII| come quell'usurajo che si fidava del bel volto e del portamento 1334 XII| condotta di un mio liberto di fiducia. Ora per conservare quanto 1335 VII| assenti: dove la nostra fierezza? e il nostro insuperbire? 1336 XII| sinistra e l'altra sul fianco, figgerti li occhi addosso, dopo la 1337 XX| a cui di recente l'unico figliuolo è morto, dormono: oh Nux, 1338 XX| leggiero a cadenza svolgendo le figure della collana.~Ho tutto 1339 V| viottolo disegnato da due fila di cipressi bassi, trovo 1340 XX| oro; Edonio la schiavetta filava in un canto sotto la pergola 1341 XIX| sciagura ti ha colto? Quale filtro di maga tessala hai bevuto 1342 V| ora fatto eunuco e vecchio finanzi tempo; ma di buon gusto 1343 XIII| imberbe che vien sotto alle finestre per cantarti la serenata 1344 XIII| pace lo scherzo e scherza; fingi di partecipare ai trasporti 1345 Aut| equivoci. Oggi, non uomo finito, posso anche riposare, perché 1346 I| armeggio lungo e burlesco, finse di acconsentire accontentandolo 1347 XII| cosmetico e i riccioli non finti; faceva assegnamento con 1348 IV| chi. La sua voce diviene fioca e rauca un poco; le sue 1349 V| spiaggia colle fiaccole, fiocinando; altri ne attendo da lontano 1350 V| d'occhiate e di sorrisi a fior di labra e di sbieco invischiandosi 1351 XX| donne portando i canestri fioriti: presto si tagliano le messi, 1352 XII| giovane è simile ad un prato fiorito di primavera: finché gli 1353 VI| tosto per l'infausto, sul fischio e sul mugolare del vento, 1354 Aut| maneggiare le armi anche fisiche per distruggerle. Mi compiacqui 1355 VII| non han pel capo le tue fisime gavazzano con lui nelle 1356 XX| di nastri, di veli; dei flabelli alti di piume s'inchinano, 1357 XIV| tremano sotto i ginocchi?~Flacido e stanco all'amor ti ricusi?~ 1358 XX| contro, mi inghiotte, mi flagella e mi dissolve nelle tenebre. 1359 XVIII| alabastro t'invidiano il caldo e flavo nitore delle membra: la 1360 XIII| mi mandano in delirio! O flebili grida, e baci e morsi, delizia! 1361 XIV| chiuso stian l'altre dita flesse~fingendo l'attributo priapesco.~ 1362 XIV| ridente~Dione rubicondo al floro Areta:~Myiskon le verdi 1363 V| facendomi vento colla cocca floscia della stola; passo via ratto, 1364 VIII| spiaggia ed a balzar sui flutti». No, io non chiedo numeroso 1365 III| rinsaldate sullo scoglio: il flutto le va carezzando e rinfrescando 1366 XX| riconoscimento: e calzaretti foderati di pelliccie, e nossidi 1367 XIII| dimostravano dell'ardore e della foga divina ed inesausta di colei 1368 VIII| Fenicia, un crinale d'argento foggiato a mezza luna, un'exomis 1369 XX| offerte. Vedi confusione di foggie d'abiti, di gioje; è un 1370 VI| chiamati a convegno colle folgori olimpiche per subissare 1371 XVIII| a fianco. Qui ridendo e folleggiando l'ha compiaciuto godendo 1372 VII| né collane? Quelle due foniche che il mercante Praxia il 1373 V| circonda. Nel giardino vi sono fontane che giuocano capricciosamente, 1374 VIII| sulle pietre vicino alla fontanella del peristilio al fresco 1375 IV| fermò nei boschi e tra le fonti mediche di questa frescura 1376 XX| preferisco, mi addita, perché forastiera, e l'una, e l'altra e li 1377 V| alla alterigia di questi forastieri che la fanno da padroni 1378 XX| pericolo del mare e della foresta, dalle mani de' ladroni 1379 VI| porpora precipitandosi pei fori e per le vie oscure e ripide. 1380 XII| vorrei far bottino come le formiche; il mio specchio mi avvisa 1381 VII| ci solcheranno dei loro formidabili geroglifici la fronte e 1382 I| sdruscito di un vecchio fornello, lo accarezzava sulle spalle, 1383 Aut| guerra, della chiesa e del foro, svolse, per lunga serie 1384 V| dialoghi di dopo cena e nelle forre più secrete dei lettucci 1385 III| giuocolieri, il fanciulletto è fors'anche il più petulante. 1386 XX| domani. Oggi ho Mones!» «Fortunata: costui è un vecchio che 1387 XX| rappresentano l'inaspettate fortune delle mature e delle più 1388 IX| il capriccio, l'ora, la forza dei nervi, ed ami averseli 1389 XX| Ho tutto il cuore caldo e fragrante di sole, come una tortora 1390 VI| coralline e di gelsomini fragranti.~Come il sole si riversò 1391 VII| intromissione ed egli che non vuol frascherie aspetta tutt'ora che tu 1392 XIII| oscenità, quelle completano la frase coi gesti: e tutta tu stai 1393 XX| e proseguiamo. Qui vi ha frastuono e tumulto: già che una disgraziata 1394 XX| di notte e fino all'alba fredda e spettrale.» Oh buone Dee, 1395 XIII| dimostrarlo: se sei amata accogli freddamente, non cedere d'un subito 1396 XX| trema, le mie mani divengono fredde, la mia testa abbrucia. 1397 XIII| di aver compreso l'esodo fremente, vagole si trovano a chiamare 1398 XIII| sorriso di soddisfazione frenalo sulle labra quando inopportuno, 1399 XX| grande passione inutile e frenetica, che è riflesso dell'animo 1400 V| pesca e delle bettole, ma frequentatore di festini e di brigate 1401 III| frutta acerbe.~Ecco perché frequenti l'antro d'Eli-Azar, finché 1402 XIV| cercar buon ancoraggio alla frequenza.~Fanne corona intanto, destinala 1403 XX| verso di noi portandoci fresche bevande d'acqua di rose 1404 XII| preferisco le tue rughe alla freschezza delle giovanette; meglio 1405 XIII| tuoi baci sono morali e freschi come il contatto di un gelsomino 1406 XX| ancora mammina!» La mia frigidità, l'aver molto saputo prima 1407 XIII| altri giova poco. Le schiave Frigie turbate nel sonno dal rumore 1408 XIII| ch'ella non sia Sappho o Frine od Aspasia? Fosse anche 1409 V| bestiame. Le donne che vendono frittelle di olio e di miele incomodano 1410 XV| abbracciatemi, toccatemi e di frodo e seduta ed in piedi, ma 1411 XV| invidiati dal più destro fromboliere che si presenti ai giuochi 1412 XV| pescivendola ad ogni stormir di fronda: non ode, ignora. Egli è 1413 VI| porto. Rabbrividì sopra ai frontoni dei templi e sui merli di 1414 XIII| al tuo capriccio come ti frulla; se ti fugge un sorriso 1415 XX| sulle gambe, o lasciano frusciare prolisso suscitando polvere. 1416 VII| lussuria, li serve di qualche frusto di danzatrice raccattato 1417 IV| amicizia, come a chi ti può fruttare sopra ogni altra.~Kelidonio 1418 XV| il benessere in casa, il frutto al dicterion, le offerte 1419 XIII| hanno offerto.~Kelidonio, fuga le fantasime oscure ed inquiete, 1420 XVIII| l'aurora, a mio dispetto fugando le fantasime. L'ombra si 1421 XX| fantasime che mi inviti di fugare e dalle quali io sono assediata: 1422 VI| ricordò, o care, colui che, fuggendo dal bosco sulla montagna 1423 VI| previsioni e le tre tortorelle fuggenti nel vento lo sparviero, 1424 XX| cose ed anche delli Dei: fuggiasco dalla sua patria portava 1425 XX| da che un suo Seso, l'ha fuggita. E non so perché, mi sono 1426 VI| cane.~L'acque gorgogliando fuggivan dietro di noi ricciolandosi 1427 V| le vivande cotte al punto fumanti e non bagnate, per quanto 1428 XX| fiaccola della vita tremula, fumiga, si piega e geme al vento, 1429 XIII| che si svaporano in nubi fumigose e vi si perdono dietro col 1430 V| coi serpenti indiani, i funamboli, li aedi di piazza che bestemiano 1431 XX| chi scolpisce le maschere funerarie, le indovine, e furtivamente 1432 XX| fastidioso che si arrossa ai fuochi del tramonto. Chi suda sotto 1433 V| mantelletti, rimanendo nude, fuor che le coppelle di legno 1434 XIII| per un raggio di stella fuorviata tra l'erbe, ne hanno cantate 1435 V| dal pedagogo, un grigio furbacchione che fa di solito il peripatetico, 1436 V| dispute d'amore e pratica di furberie feminili; è colei che 1437 XV| domanda a loro. – E ride furbescamente. Li interessati se li interroghi 1438 IV| è tal scioperato e così furbo da trarla in suo dominio 1439 XX| gozzoviglie colle amiche: o furibondi, stracciandosi la stola 1440 III| schiavette sì ch'esse divengono furiose e pericolose all'atto: se 1441 XIX| uomo morso da un cane in furore vegga in ogni pozza di stagno 1442 XX| funerarie, le indovine, e furtivamente qualche vecchia esperta 1443 VI| nell'accoglienza; ma la vita futura dopo di avermi sorridente 1444 XV| equivoche di letteratura per il futuro diletto dei nostri nipoti, 1445 Aut| Milano il I di Giugno 1914~G. P. LUCINI~Questa autobiografia 1446 XVIII| fa la sua scienza sottile gabbandosi del mondo; ma se tu bevi 1447 V| sono mille) ti ha portato gabellandoti, da la magnifica Hamonn-raibi, 1448 IV| spiumacciare e spremere da quel gaglioffo di Seso. Questo sopra a 1449 IV| sembra di consueto sana e gaja.~Spero poi che Philo ed 1450 XVIII| infiammata di passione; la gajetta pelle di un gatto russante 1451 VI| apriva alla carena: qua e galleggiavano una buccia d'arancio svuotato, 1452 V| nome tanti furono i varii galli per quella covata. Ha fatto 1453 VI| sull'aja a raccogliere le galline spaurite: un gran cane rosso, 1454 VI| vostro profumo. I cavalli galoppano e mi portano via.~A mezzo 1455 VI| d'un balzo hanno preso il galoppo e mi portano via. Volgo 1456 XX| imbalsamato, reciso dal gambo e moriente tra le mani crudeli 1457 XIII| intatto al peripatetico; gareggia colla perversa Lamia la 1458 XVIII| avresti fiori. Intreccierei il garofano bianco al tenero narciso 1459 XX| auletridi, li psilli siriaci, il garzon di bagno, li unguentatori: 1460 V| aggradito.~Intanto i miei garzonetti ed i navalestri fanno per 1461 XVIII| la gajetta pelle di un gatto russante sdrajato sopra 1462 VII| han pel capo le tue fisime gavazzano con lui nelle taverne del 1463 XX| Ed era nuda, affamata, gelata, insanguinata ed ora ho 1464 XII| che le poma acerbe, dure e gelate delle verginelle. Tu risplendi 1465 VI| Amare? Ma se il cuore è gelido come li occhi di zaffiro 1466 XII| invecchia fendendosi pel gelo all'inverno duro ed ispido». 1467 XVIII| finché un genietto tristo e geloso che pur di notte s'imbosca 1468 VI| di grappe coralline e di gelsomini fragranti.~Come il sole 1469 XX| tremula, fumiga, si piega e geme al vento, ed è miracolo 1470 III| accorge turgide e sonanti le gemelle borsette che hai appeso 1471 VI| il buon dio del mare ed i gemelli salvatori; un mozzo cantava 1472 XIV| Satyro:~CONTRO POSIDIPPOGemmati pure il medio con perle 1473 XIV| ipogee, delle virtù delle gemme e de' cattivi poeti ci addottrina.~ 1474 V| da sembrare que' buoni genietti che i pittori coloravano 1475 XVIII| godendo insieme finché un genietto tristo e geloso che pur 1476 III| le taverniere e l'altra gentaglia. Ma tale è tra noi l'ignoranza 1477 IX| bevere sempre umor di vite genuino.~Ma lasciamo andare: questo 1478 XII| opimo non si scuote né si getta di dosso il villano che 1479 III| non possa paventare di gettar l'àncora in un porto sfondato 1480 VII| sono mille altri che posso gettarti nelle braccia e tu sai come 1481 VII| tua onesta faccenda, sulle gettate del molo, seguita dall'invidia 1482 XI| questo pomo che ti vien gettato, nascondilo. È gravido di 1483 XV| il peso subito del vino gettatovi il piattello concavo e polito 1484 XVIII| Manes ogni qual volta tu gettavi il vino nel kóttabo, e rivedo 1485 XVI| chlaenion rossa e gialla getti il tarantinidion di seta 1486 XV| per coloro i quali di un getto pronto e capace facevano 1487 IV| collo di una colombella se ghermita la tieni stretta nella mano. 1488 III| molte barche da pesca! La ghiaia ti punge d'oltre i sandaletti 1489 Aut| in noi le determinazioni ghibelline, come nell'Arcivescovo di 1490 VII| tanto in tanto ai filosofi ghiotti di tale pastura e trafficando 1491 XIV| serpillo Udiadema.~Ecco ghirlanda esimia, deliziati a lungo, 1492 XIII| correggere il destino che giace in grembo a Zeus, a cui 1493 IX| i tesori di Tantalo per giacer con lui non ne faresti conto. 1494 XIII| subito spegni la lampada: chi giacerà teco, ama invece molta luce 1495 XVIII| diminuisce la sincerità. Il giacinto indiano brilla meno della 1496 V| ci ha copiato in patria i giardini amatorii di Korintho e di 1497 III| testé per la coda da una giarra, ti ha dunque stregato? 1498 XIV| arrossi? ti tremano sotto i ginocchi?~Flacido e stanco all'amor 1499 III| roda per invidia ai tuoi giochi ben riusciti d'amore. Sono, 1500 XX| parole soavi e di canti giocondi. Contemplatemi così, Mnasika 1501 VII| profitto e li abiti e le gioiellerie e le grazie ed i profumi


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