1867-bosch | bosco-dia | diale-gioie | gioje-lungh | luogh-piatt | picco-roton | rotte-strep | stret-zoppo
           grassetto = Testo principale
     Parte grigio = Testo di commento

1502 VIII| di porpora e coperta di giojelli, o nuda con una semplice 1503 Aut| questa antitesi si aumenta giornalmente il mio orizzonte. Le mie 1504 XII| sciocchi restano scornati giovandomi la mia lunga esperienza. 1505 XIII| divorava in un giorno dodici giovanetti o che ti acconci alle saporite 1506 XX| dell'animo suo generoso, è giovanissima e già dolorosa, come un 1507 XIII| fanno la vostra allegria e giovano al nostro tornaconto.~Imitiamo 1508 XII| buscarsi, bambina, per tempo un giovanottino robusto ed innocente figlio 1509 III| talloni a ruminare come giovenche, tutta notte, un loro fascio 1510 XIII| coppa che il piacere e la gioventù ti hanno offerto.~Kelidonio, 1511 VII| lascia quel briccone di giovinastro ai suoi giuochi d'astuzia 1512 XX| regali, di inviti a cena. I giovinetti innamorati, mi dice Philo, 1513 V| Mi riposo ed osservo. I giovinottini baldanzosi per fare il singolare 1514 V| peripatetico, colla scusa di girare il mondo, per istruirsi, 1515 XX| unto di lardo»: e così lo giudica. Più in , a paragone un 1516 XV| da filosofo e da filosofo giudico li uomini?~Se esci puoi 1517 XX| sforzo di quattro remi ed al giudizio di un breve timone, verso 1518 VII| rimetterai senno, ti farai giudiziosa ed ingannerai invece di 1519 Aut| morir presto.~Milano il I di Giugno 1914~G. P. LUCINI~Questa 1520 VI| casa ospitale.~Così a pena giunta, ricevuta come una sorella 1521 XV| sua nuova e tenera amica, giuntale in casa poco fa. E dopo 1522 XII| dei fiori risplende, ma giunto l'autunno imbrunisce come 1523 XVIII| secolo un bimbo che scherza e giuoca a dama, e corre via all' 1524 VII| Seso ha venduto per lui giuocandosi il denaro sui dadi agitati 1525 V| giardino vi sono fontane che giuocano capricciosamente, che sposano 1526 XVII| pianta a Pistos, l'eunuco giuocoliere di Piazza Bianca.~Costui 1527 III| leggi. Ed il minore tra i giuocolieri, il fanciulletto è fors' 1528 XVII| sento d'interrompere la tua giusta vedovanza, e la tua insaziata 1529 III| pure una maggiore verità e giustizia che noi non usiamo or mai 1530 XV| ne beavano. Sembrava una gladiatrice, sorridente il labro, ma 1531 IX| azzurro e dorato dei piccoli globi preziosi ti aggiunga bellezza.~ 1532 XIII| teneramente imporporata da una gocciola di vino: così non ti confondi 1533 V| qualche buona avventura se la gode in segreto: colla gravità 1534 XVIII| folleggiando l'ha compiaciuto godendo insieme finché un genietto 1535 VII| pazienza se quanto guadagna lo godesse con te. Kolonike, Myrrhina, 1536 V| sbagli, amico mio; me la godo oziando ed al fresco come 1537 XV| che i vecchi babbioni si godono per denaro tutte le mollezze 1538 XIV| piombo, a quest'ora noi ci godremmo insieme quanto ci avanza 1539 VIII| fatto quanto mi proponi?~Ho goduto lo sfarzo e le ricchezze; 1540 IX| questo ti susurra il rozzo e goffo vecchio usurajo di Geron, 1541 XIX| scende dallo stomaco alla gola come una palla di rame e 1542 XVI| presso di te la pecchia golosa, la tua immobilità meglio 1543 XV| attorcente Ampelide.~Tutti i golosi stan di sotto al ceppo,~ 1544 VI| il breve viaggio. Sulle gomene stendevano la gran vela 1545 I| prossimi, allontanandoli coi gomiti come un villano nei giorni 1546 I| la sua inutile scarsella gonfia, così col sorriso tra il 1547 VI| colla ciotola in grembo e gonfiando le gote sbirciando di sotto 1548 VI| trepidi segni di saluto, si gonfiano, volteggiano e si spiegano, 1549 XV| da una cocca la saetta; gonfiarsi l'omero tondo e lunare ed 1550 VI| delle Buone Dee, la brezza gonfiò le sue gote increspando 1551 VII| Kolonike, Myrrhina, Lampito, Gorgo, tutte le altre dello stuolo 1552 XX| cerussa nuova che impiega Gôrgo per spianarsi il volto dalle 1553 V| e giovanette del porto, gozzovigliando ed eccitandole alle danze 1554 III| intervengono. Gli sono anzi amici, gozzovigliano con lui, lo tengono sotto 1555 XX| invii denaro da godersi in gozzoviglie colle amiche: o furibondi, 1556 VI| sbatteva e si inturgidiva gozzuta inegualmente. Poi la nave 1557 XIII| preliminari per giungere a gradi al bacio supremo. Sopporta 1558 XV| abbracciano al pedagno e si graffian~le mani,~ma la groppa che 1559 XIV| meravigliare se oggi ti scrivo da grammatico. Glycera sta prendendo lezioni 1560 IX| Ora questa è ripiena di grani di quelle due collane che 1561 VI| siepi di tamerici cariche di grappe coralline e di gelsomini 1562 V| capo e col corpo unto di grasso profumato strepitano come 1563 III| gorgogliando: il suo corpo fresco e grassoccio posa e tien caldo; dalla 1564 XVIII| dell'iperbole, a moltissime gratissimo, non aggiunge valore al 1565 XV| rinnovato peripatetico, ti sarà grato, e se non te, chi sa da 1566 VIII| mi dimostri non è tutto gratuito. Non voglio dire o lasciar 1567 VII| casa, obbligarmi a spese gravi, cercar novizie di qua e 1568 V| la gode in segreto: colla gravità maggiore che non comporti 1569 V| figlia di Ermolaos, donna greca ricca di molte terre nell' 1570 V| quelle dell'Isole e le Greche, portano ampii cappelli 1571 V| mezzo nudi, vi guidano greggia sucida e male odorosa: con 1572 VI| un sonno di poche ore, ma greve. Il cielo era limpido come 1573 XX| fondo un muro di pietre grezze ed enormi non cementate 1574 XX| colle loro ceste in capo gridano la merce e ne importunano: 1575 III| mie spalle.~Più tosto non gridarmi in faccia brontolone, né 1576 XIX| non lasciarsi sfuggire il grido disperato della mia passione. 1577 I| sotto le palpebre basse e grinzose, come una brace mal spenta 1578 XV| graffian~le mani,~ma la groppa che impende non declina.~« 1579 V| vagellano qua e come più grosse lucciole volitanti; Poseidon 1580 V| de' politi, de' piaceri grossolani, della pesca e delle bettole, 1581 V| quanto emerse dal fondo delle grotte equoree. Poi ha apprestato 1582 XX| un rétore la addita ad un gruppo: «Ecco una nuda Kaltestion 1583 VII| favore. E pazienza se quanto guadagna lo godesse con te. Kolonike, 1584 XX| terminano la disputa in casa guadagnandosi qualche cosa.~Però i belli 1585 VII| spoglia di quanto tu hai guadagnato prima di farti sciupare 1586 VI| mangiatore, il quale mi guardava di sott'occhio con molta 1587 XIII| sprizzano fiamme. Colui che tu guardi abbruci, colui che ti tocca 1588 XX| sono prese dal sonno, in guardia, col capo reclino sulle 1589 XI| cadendo e presto rinnerirà, guastandosi. Rifletti; tu sei fresca 1590 VII| male esempio non giunge a guastarmi Kelidonio che volgo per 1591 VII| della città come quella Guattuna di cui i poeti cantano la 1592 V| siriaci, mezzo nudi, vi guidano greggia sucida e male odorosa: 1593 XV| il buon avvento di Hermes guidator d'anime, che passando da 1594 VI| A mezzo giorno il Numida guidatore alza li occhi all'occaso 1595 I| mezzo zoppo s'allontanò a guisa di un rospaccio, minacciando.~ 1596 VI| e le nubi si torcevano e guizzavano come serpenti rabbiosi venendo 1597 III| merce che ti sollecita di gustare. Mi si dice tra l'altro 1598 V| gabellandoti, da la magnifica Hamonn-raibi, l'astemia che condannava 1599 VII| imiterebbe le prodezze d'Heracles per te; e tu lo fuggi, vi 1600 XIII| è un esempio: un altro. Herodas giovane poeta non infermo 1601 XIV| gilio, alla viola~bruna d'Hetaclyde intessi; poi la rosa incarnata 1602 V| primo amante, il vecchio Hippotes. Il quale molti anni fa 1603 XVIII| impensate composizioni di idee, l'una districando l'altra 1604 XIV| Mnasika, quando pure fosse idoleggiata dall'Armeno, direbbe di 1605 V| lucciola i geroglifici de' tuoi idoletti, come puoi sudare sulle 1606 XV| soddisfazione a' miei appetiti.~Ier notte di fatti n'ebbi refrigerio 1607 XV| Epimachos dal colettore Iginio dell'auro lustrale si fa 1608 XV| stormir di fronda: non ode, ignora. Egli è del resto bell'uomo, 1609 XX| interessa. Io invece sono un'ignorante ed una straniera curiosa; 1610 VI| insensibili e poderose?~Per quali ignorate nozze mi felice avviso 1611 VI| ed irrequieto.~Per quali ignote avventure questo viaggio?~ 1612 | II 1613 | III 1614 XX| Ed ha il volto lieto ed ilare, e le braccia impazienti 1615 XV| nipoti, chiamalo priapeon ed illustralo del doppio segno della croce 1616 Aut| Simone si chiama da quell'illustre a sangue freddo.~Continuo 1617 XX| come un fiore oscuro ed imbalsamato, reciso dal gambo e moriente 1618 XX| navicellai tirano in secco le imbarcazioni leggiere. Abbondano, invece 1619 V| conosce; al navigante la prima imbattuta compiace; la mia scelta 1620 V| la loro giovanezza, delli imberbi romani seguiti dal pedagogo, 1621 V| delli schiavi, il vecchio è imbertonato e tradito e qualche astuta 1622 XX| danno la baja, contendono, s'imbizzarriscono. E Nune la schiavetta che 1623 XVIII| geloso che pur di notte s'imbosca vigilando a mio danno, coll' 1624 XII| risplende, ma giunto l'autunno imbrunisce come la terra nuda ed invecchia 1625 IV| riso, che rischiaravano ed imbrunivano a volta a volta il suo visino 1626 IV| piccoli lobi delli orecchi imitano la conchiglia della porpora. 1627 XVIII| vigilando a mio danno, coll'imitar il canto del gallo non ingannò 1628 XIV| discepoli che per mal gusto imiteranno la sua rozzezza.~Non ti 1629 VII| Vi è il vecchio Geron che imiterebbe le prodezze d'Heracles per 1630 XIII| giovano al nostro tornaconto.~Imitiamo dunque l'Opôra autunnale 1631 IX| trangugiandola e facendo boccaccie s'immagina di bevere sempre umor di 1632 III| Vorresti essere, me lo immagino, una di quelle ostriche 1633 XIII| Sigea promontorio roseo di immancabili tempeste contro a cui ogni 1634 XVIII| concorso d'atomi vuoti ed immensità, fumi che il nostro spirito 1635 VI| riposati a scampar la tempesta imminente.~Una giovane donna Demetria 1636 | immo 1637 XVIII| felicità e puoi vincere li immortali se fai culto della tua bellezza. 1638 V| tuniche variopinte, che, se le impacciano, si tolgono e si ripiegano 1639 IX| stesso mi si è tratto d'impaccio col fuggire. Tu hai riso 1640 XVIII| smalti effimeri di fiori che impallidiscono al paragone, che non durano 1641 XIII| luride delle sue coscie: impara dalla giovane Antheia, desiderio 1642 Aut| Codice alla Vita; sì che imparai a maneggiare le armi anche 1643 V| fece incominciar la fortuna imparandogli i suoi secreti. A farla 1644 V| di mio padre mi ha fatto imparare a suon di monete dai falsi 1645 II| se mi ecciti con grazia a impararti l'arguzia in soccorso. Vuoi 1646 II| spiegare la sua dialettica imparata sotto ai portici, si 1647 XV| Che ne so io ora che ho imparato a vivere da filosofo e da 1648 XVIII| a dama, e corre via all'impazzata: saggio è Democrito che 1649 VI| ruzzare come i caproni fossero impazziti od odorassero prossimo un 1650 VII| fatto Seso, tanto gli sei impeciata a' suoi panni come il catrame 1651 III| magistrato che dovrebbero impedire questi disordini intervengono. 1652 XIV| poeti ci addottrina.~Ciò non impedisce ch'io continui a tener a 1653 XV| le mani,~ma la groppa che impende non declina.~«Così casta 1654 XVIII| sillogismo tutte le più impensate composizioni di idee, l' 1655 XX| all'ultimo editto del re imperiale. Ecco dall'Astarteion al 1656 XV| braccio vittorioso, e sotto l'impero di questa visione mi addormentai, 1657 IV| difficili e le preziosità, e la imperturbabile grazia affabile che non 1658 XX| dalla cerussa nuova che impiega Gôrgo per spianarsi il volto 1659 XII| parmi che Cypris stessa v'impiegherebbe male la destrezza delle 1660 III| dopo il mercato, tu bene impieghi il tuo guadagno, fatica 1661 XVI| compiono il gesto che loro imponi. Il fantoccio sembra un 1662 XX| tuffandovisi, come la terra s'imporpora alla ecatombe per Phoibos, 1663 XIII| acqua sola o teneramente imporporata da una gocciola di vino: 1664 XVI| meglio ti difendeva dall'importuna che i balzi scomposti ed 1665 XX| capo gridano la merce e ne importunano: chi reca rose le ha disposte 1666 Inc| Tutto ciò non vi importuni: e le giovanette non s'allontanino. 1667 XIII| inopportuno, come sempre l'importunissimo sbadiglio.~Le nostre amiche 1668 XVII| SESO~Cessa dalle nojose importunità che mi irritano. Non è a 1669 II| ti insegni col discorso importuno, o Chione, inganno di retorica 1670 XII| e trasporti ridicoli ed impotenti.~ 1671 XV| suscitava ammirazione. Essa impregnava la ankyle con un gesto aggraziato 1672 XX| pelliccie, e nossidi colorate ed impresse d'argento, e piedi nudi 1673 III| l'ora e con un suo gesto impreveduto può, abbracciandoti, farti 1674 Inc| Perché non è né osceno, né improprio, né riprovevole parlar di 1675 XV| sorriso serio, porta i capelli inanellati da cui non appar studio 1676 XX| dromedarii rappresentano l'inaspettate fortune delle mature e delle 1677 II| tenta bei gesti colle mani incallite; ma perché ha spalle quadre, 1678 III| acuto non trovi modo di incanagliarsi bene ed esattamente: sta 1679 XVIII| cuor d'oro collo zafferano incandescente come una viva fiamma; o 1680 V| ed Armeni, li psilli che incantano e giuocolano coi serpenti 1681 VII| fronte e le gote: i capelli incanutiranno, la bocca molle e scolorita 1682 V| lo stoicismo, ma se gli incappa qualche buona avventura 1683 XIV| Hetaclyde intessi; poi la rosa incarnata e ridente~Dione rubicondo 1684 VIII| navicella radobbata e bene incavigliata a nuovo perché Venere mi 1685 XV| cojame dorato, sì ch'ella incede solenne come una Dea.~Ciò, 1686 XX| alta e diritta conserva un incedere calmo e severo: e l'artefice 1687 XX| tu sai, dalle fiamme dell'incendio, dall'amore incompleto e 1688 IX| narciso e la violetta bruna, incensiere nascosto e perenne. Appendila 1689 XIII| al sacerdote il vino e l'incenso in un rito espiatorio.~Ciò 1690 XV| sostanziali». Così li rimanda più incesi e rossi di prima in casa 1691 XVI| aprono e la testa accenna inchinandosi, e li occhi si volgono e 1692 XV| liquido dardo del vino, inchinarsi la planstinx, percuotere 1693 XII| il volo verso di me, ed incominciai ad uscire dalla consuetudine 1694 V| prese con lui e gli fece incominciar la fortuna imparandogli 1695 V| frittelle di olio e di miele incomodano colla loro tegghia bassa 1696 XV| convegni, di baci preziosi ma incompleti coll'uno, coll'altro, con 1697 XX| dell'incendio, dall'amore incompleto e mutilo di chi piango ahimé 1698 XX| riconduce. Poi Melissarion m'incontra sulla soglia; non parla, 1699 XX| Fra tanto Philo, che ho incontrato è alle prese con un mercante: « 1700 V| Già alle prime stelle vi incontri ubriachi, e sul tardi devi 1701 XVIII| Democrito che gli si fa incontro a ridere di tutto e di tutti, 1702 XX| amarezza dell'esilio e l'incredulità indifferente sopra tutto; 1703 XV| pagare un tanto, pel buon incremento che all'erario destinato 1704 VI| brezza gonfiò le sue gote increspando l'aCque della darsena immobile. 1705 XVI| triangolo: e le tue braccia nude incrociate sui seni te li proteggevano. 1706 VII| fan dietro scede e lazzi indecenti.~Or ch'egli è partito col 1707 XVI| orecchie mi crepita un suono indeciso, nel grande silenzio della 1708 XII| arrabbiare d'amore per qualche indegno, e questa è la più terribile 1709 IX| questo profumo che viene dall'India distillato da erbe miracolose? 1710 V| giuocolano coi serpenti indiani, i funamboli, li aedi di 1711 XVIII| la sincerità. Il giacinto indiano brilla meno della tua pupilla 1712 VI| Numida mi fece animo ed indicandomi una casetta trasparita tra 1713 XX| tue assai chiare parole mi indicano la nuova via: silenziosamente, 1714 XX| dell'esilio e l'incredulità indifferente sopra tutto; ed avendo dolorato 1715 XX| disgraziati, ora la mia indifferenza nebbiosa mi fanno un peso 1716 XVIII| paradossi e svolgi collo indimostrabile sillogismo tutte le più 1717 XV| una saggezza che sta con l'indipendenza condendo tutto colla curiosità 1718 XII| questa rondinella di cui indirizzasti il volo verso di me, ed 1719 XX| le maschere funerarie, le indovine, e furtivamente qualche 1720 Aut| fui severissimo con Me ed indulgente ad altrui: il mio maggior 1721 II| massima alla retorica, industriosa signora del tropo, già che 1722 I| non è insolente e non si inebria; non è sudiciona e sa quanto 1723 II| esimia all'ufficio, blandizie inefficaci. Pigro, a capriccio, ricuso 1724 VI| e si inturgidiva gozzuta inegualmente. Poi la nave ondulò e parve 1725 VI| nostre ombre; le mie mani inerti ricercano presso di me la 1726 XIII| ardore e della foga divina ed inesausta di colei che amava.~Vedi 1727 V| oracolo, mentre a me quelle inette sciocchezze muovono la bile. 1728 VI| destina ed apparecchia, corega infaticato ed autocrate.~Amare? Ma 1729 VI| buono, ma più tosto per l'infausto, sul fischio e sul mugolare 1730 XX| cui non vorrebbe essere infedele. «Ti farò seguire da un 1731 XIII| Herodas giovane poeta non infermo e ben piantato, venutoci 1732 XVIII| ira di una bella vergine infiammata di passione; la gajetta 1733 XV| ora risoluto ci ha tutti infiammati.~La chiamano Ampelide tant' 1734 IX| i suoi occhi lionati ed infidi e credi che trascolorino 1735 XV| porpore vive sul pavimento infiorato.~A ciascuno di noi Kelidonio 1736 IX| Appendila al capezzale che t'infiori i sogni propizii.~In fine 1737 XIX| miele e succhiale se puoi: infondi in quella bocca il sapore 1738 XX| delle più ricercate e ne informano li stranieri. Con loro vi 1739 V| pagano una tassa per le sue informazioni; è sorella, madre e mammana 1740 XII| profitto se li lasciasse infracidire tra foglia e foglia a dispetto 1741 XX| mamma e la minacciano di ingaggiarsi soldati di marina se non 1742 XII| non ascolto perché certo m'inganna e li sciocchi restano scornati 1743 III| tempo vorrà sorprenderti ed ingannarti nel resto della sua merce 1744 VII| ingannerai invece di essere ingannata? Per fortuna che ho previsto 1745 V| tutto dilapidato sui dadi ingannatori come il sorriso di Paphia. 1746 VII| ti farai giudiziosa ed ingannerai invece di essere ingannata? 1747 XVIII| imitar il canto del gallo non ingannò l'alba ad aprire con maggior 1748 V| bell'abiti, nutrendogli l'ingegnaccio naturale ed accrescendogli 1749 III| brune ti portano dal fondo ingemmato di Poseidon, troppo cortese 1750 IV| parla e quando scrive ha l'ingenuità di un bambino sapiente che 1751 Aut| 1917). La sua unica gamba, ingessata dal chirurgo, morsa ormai 1752 XX| si avventa in contro, mi inghiotte, mi flagella e mi dissolve 1753 VI| rabbiosi venendo in su ad inghiottire il sereno del cielo. Poco 1754 VIII| potrei ingannare se fossi ingorda di denaro o di bagordi, 1755 XVII| vedovanza, e la tua insaziata ingordigia può forse non ributtare 1756 II| floscie cuoja, o basso s'inguaina al turcasso pacifico: l' 1757 XX| serpillo pei seni, che si inguentino inturgidendosi: odor fenicio 1758 IV| a cui l'uso di Paphia l'inizierà con gioja e diletto.~Invigila 1759 XX| inviti a cena. I giovinetti innamorati, mi dice Philo, che sta 1760 V| rallegrerebbe nel vedermi non più innamorato del mare, delle sue avventure, 1761 | innanzi 1762 XII| giovanottino robusto ed innocente figlio di qualche gastaldo 1763 VI| fianco a fianco, come l'innocenza e l'ignoranza, placidamente, 1764 XX| dalle strida. Lo stuolo s'innuzzolisce: trova piacere alla caccia 1765 V| spiedi venatorii, o qualche inocua spatola di legno dorato 1766 XIII| frenalo sulle labra quando inopportuno, come sempre l'importunissimo 1767 XIII| reti del nostro mestiere. Inorgoglisci se ti scrivono sulla porta 1768 V| Ma poi che i rustici s'inorgogliscono oggi di quelle ricchezze 1769 V| bassa apparisce confusa, inquieta e ronza come un grande alveare 1770 IV| belle e dolorose del mondo.~Inquiètati se alla sera le sue guancie 1771 XV| intanto si è bene appresa se inragna Philonides: egli è un vecchio 1772 XX| tramonta; tutto il mare insanguina tuffandovisi, come la terra 1773 XX| nuda, affamata, gelata, insanguinata ed ora ho le cure e le attenzioni 1774 XVII| giusta vedovanza, e la tua insaziata ingordigia può forse non 1775 III| Babilonia sulle quali era stato inscritto il codice nuovo di quel 1776 XX| detto, il Keramiko se vi si inscrivono le domande e le offerte. 1777 III| vecchie scritture e vecchie inscrizioni le quali riportando il pensiero 1778 XVII| ferrati da legionario, come insegna. Entra in fondo, troverai 1779 XII| pazza passione che l'ha inselvatichita: onde la vedono aggirarsi 1780 VII| tenersi caldi già che l'Insensibile sta loro presso soffiando 1781 VII| spulzellonato più dalla nascita, insipido e rozzo.~Così egli ti ha 1782 XVI| proteggevano. Un ronzio insistente annunciava presso di te 1783 I| non è punto vecchia; non è insolente e non si inebria; non è 1784 I| adoperi una ben tornita insolenza, memore di Seso, che non 1785 I| ha in fine la bellezza insolita e speciale di vedere da 1786 | insomma 1787 XIX| si fanno cavi e le nere insonnie mi tolgono la pace: un nodo 1788 XV| sulli oxibaphi di bronzo instoriato. Io fui tra i migliori; 1789 XIII| attitudine respingerebbe ogni insulto colla sua castità. Conserva 1790 VII| rovina non solo, ma te ne insuperbisci; Seso sghignazza e fa l' 1791 II| buone avventure d'amore insuperbito, spregi le più facili che 1792 XVIII| murra delicata di forma e d'intaglio, ed odi la canzone di un 1793 XIII| ben sfogliato, quasi fiore intatto al peripatetico; gareggia 1794 Aut| salute del cuore e dell'intelligenza contrasta colla morbosità 1795 XIV| theta» da rendersi quasi intelligibile.~E tu Liskion, mio buon 1796 II| Armeno sospiroso e biondo che intende il greco di traverso e non 1797 Aut| sola ne vibra, a chi sa intenderla, dalle mie pagine.~Ma ciò 1798 V| novella che vezzeggia con intenzione per distinguerla dalle altre 1799 XX| alla noja ciò che non vi interessa. Io invece sono un'ignorante 1800 XIII| né alla offerta; cura di interessare al tuo capriccio come ti 1801 XV| E ride furbescamente. Li interessati se li interroghi si schivano: 1802 VII| avrei perso e capitale ed interessi.~Che ti ha fatto Seso, tanto 1803 V| ricca di molte terre nell'interno e nell'isole, la parentela 1804 XV| un anonimo rapsodo l'ha interpretata e fa vendere anche dentro 1805 VI| distinguo i volti vostri che mi interrogano, o Glycera, o Mnasika; e 1806 XV| furbescamente. Li interessati se li interroghi si schivano: altri racconta 1807 XIII| di rammarico, ma con voce interrotta di piacere, dalle praterie 1808 III| impedire questi disordini intervengono. Gli sono anzi amici, gozzovigliano 1809 XIV| viola~bruna d'Hetaclyde intessi; poi la rosa incarnata e 1810 XVI| spessa, a coprirti di cenere intessuta e solo ne sporge fuori a 1811 III| l'altro del risucchio, s'intiepidiscono ai raggi umiliati dall'umidore 1812 IX| in breve a concedermiti intiera. Loda sempre a mio sfavore 1813 XV| alti tacchi de' coturnetti intieri di cojame dorato, sì ch' 1814 II| barba, senza però poterci intimorire, perché la barba non fa 1815 XX| occhi limpidi e chiari si intorbidavano tenendomi vicina mentre 1816 V| di valletti alle mense ed intramezzano le coppiere: sì che, sulla 1817 XX| celiando, al solo ufficio d'intramezzare la filosofia e la danza, 1818 IX| vecchiardo di quelle parti che intramezzò bambino e bambina secondo 1819 XX| fanciulletta, un mio pedagogo, mi intratteneva, sotto la parca ombria di 1820 IX| di stephanoplaste abbiano intrecciato sotto al mio consiglio: 1821 XVIII| questa mattina avresti fiori. Intreccierei il garofano bianco al tenero 1822 V| Mnester che vengono a lui per intrigo, per lucro e per ufficio 1823 VII| tu alloggi da lui per mia intromissione ed egli che non vuol frascherie 1824 V| ricchezze che, trescando ed intrugliando a Roma e ad Alessandria 1825 III| educata squisitezza possa intrugliarsi e corrompersi in quella 1826 XX| seni, che si inguentino inturgidendosi: odor fenicio per le gote 1827 VI| verga; la tela sbatteva e si inturgidiva gozzuta inegualmente. Poi 1828 XII| non perché mi rimangano inutili. Temo giorni peggiori e 1829 V| colle botti che dovevano inutilmente riempire coll'anfore; perché 1830 XIV| della montagna de' quali si invaghisce sfarfallando ed educandosene 1831 VIII| della sua vita, oh quanto ed invano!~Ma tu mi consigli bene! 1832 XII| imbrunisce come la terra nuda ed invecchia fendendosi pel gelo all' 1833 VII| pensa sul serio per te.~Noi invecchiamo presto, le rughe ci solcheranno 1834 V| fatto stupire testé una invenzione di Mnester che fece sorgere 1835 XVIII| turgide ch'Eros ribacia ed invermiglia: e farebbero corona. Ma 1836 XI| come ora la mela, lucida ed invermigliata, ma durerai poco, come la 1837 XII| fendendosi pel gelo all'inverno duro ed ispido». Eh sì, 1838 XX| volte in vano, che ti ha inviata la cappa ed i fiori e professa 1839 XV| suscitava potevano venir invidiati dal più destro fromboliere 1840 V| amici, li adulatori e li invidiosi, con loro vado sul limite 1841 XX| tu sarai di chi primo ti invierà un messaggio stamane e tu 1842 IV| inizierà con gioja e diletto.~Invigila se puoi nella sua imaginazione 1843 XX| paurosa menzogna, ond'egli invii denaro da godersi in gozzoviglie 1844 IV| GLYCERA A MELISSARION~Ti invio, o mia dolce, una adorata 1845 V| fior di labra e di sbieco invischiandosi a vicenda. Le etere cianciano, 1846 XIII| si fosse trovato tra li invitati, perché dimostravano dell' 1847 XIII| pertanto è incoronato come un invitato a veglia: ti muova colla 1848 XX| sotto i mercatanti sfanno l'involti e scoperchiano le casse 1849 XVIII| apprezzata, come il fumo dell'iperbole, a moltissime gratissimo, 1850 XIII| con grande fervore. Oh! le iperboli fanno la vostra allegria 1851 XIV| parlando d'obelischi, di tombe ipogee, delle virtù delle gemme 1852 XII| conservare per un amico ipogeo, già che li uomini di sopra 1853 XX| vicina mentre mi spiegava le ipotesi difficili di quella virtuosa; 1854 III| secreto drogare di certo ippomane il sesso delle sue schiavette 1855 XVIII| virtuosità di un usignuolo; l'ira di una bella vergine infiammata 1856 III| è uno schermo misero ed ironico se tu le chiedi qualche 1857 XVI| che i balzi scomposti ed irragionevoli delle paurose. Nel tuo corpo 1858 VI| mare aperto violaceo ed irrequieto.~Per quali ignote avventure 1859 III| coglie in quel punto vi è irresistibilmente attratto anche per li altri 1860 VI| mettendomi quasi paura ed irritando la moglie. Sembrava seduto 1861 XVII| nojose importunità che mi irritano. Non è a me, bella di molt' 1862 IV| ardue prove si potrebbe irritare e sfuggirti di mano. È un 1863 XX| Passa via.»~E viene a me irritata e ridente ad un tempo: e 1864 XVI| voluto dirmi che il moscone irritato del mio desiderio non ti 1865 XV| alloggia.~Fatto sta che l'irritazione è al colmo; sì che un anonimo 1866 II| che ha smesso la casacca irsuta del coltivatore, e vuol 1867 VI| con voi.~I due piccoli ed irsuti cavalli berberi appaiati 1868 XI| grembo. Ricevimi, ed in iscambio promettigli un bacio. Bene, 1869 XX| giovanetta Akkis, che va iscapigliata, in abito dimesso, colli 1870 XV| il resto, ci provammo per iscommesse al Kóttabo. Fu ressa a torno 1871 XIV| ordine di natura, ma per isfogare un suo talentaccio nativo 1872 V| come il promontorio, dell'isola di Circe segnacolo e faro 1873 VI| sbirciando di sotto alle ciglie ispide le pupille come un faunaccio 1874 IV| Mi raccontò quindi una istoria non so se vera o finta, 1875 V| coppelle di legno leggiero ed istoriato che racchiudono i seni e 1876 V| di girare il mondo, per istruirsi, come dicono, non tralasciano 1877 V| donnine più ricche e più istruite che vedi al vespero sulla 1878 XV| Tulla se non romana almeno italica. Dicesi che si pronò appena 1879 | IX 1880 XX| un gruppo: «Ecco una nuda Kaltestion che dimostra come la doppia 1881 XX| per tanto il culto alle Kariti ed a Paphia sovrana, proclamando 1882 VIII| minore fatica mi porterà a Karon. Riserba così la tua arte 1883 III| facendotelo passare per la Kena di Chios, così col tempo 1884 XX| imita, mi han detto, il Keramiko se vi si inscrivono le domande 1885 V| pagato l'obolo all'ispido Kharon mi vedrebbe volontieri tutta 1886 XV| tra i veli biondi di una Klaenin succinta e sotto al curvo 1887 VII| guadagna lo godesse con te. Kolonike, Myrrhina, Lampito, Gorgo, 1888 XV| questa città, figlio di Paris Komarko, si diede come lui alla 1889 V| patria i giardini amatorii di Korintho e di Roma ch'egli viaggiando 1890 V| ricordo di loro pitocchi e laceri, presti a qualunque ufficio 1891 XV| presterebbero assai bene il lacticlavio e la corona laureata quando 1892 XX| foresta, dalle mani de' ladroni come tu sai, dalle fiamme 1893 XII| con dimestichezza: e ti lagni? Sei più casta d'Arthemis; 1894 XX| abito dimesso, colli occhi lagrimosi ed ardenti, da che un suo 1895 VII| avanti col far promesse. Lakes, il padron di casa, quando 1896 XX| ripida e tagliente come la lama di una scimitarra, la bianca 1897 Aut| occhi ridevano, ancora. Si lamentava dei medici, delle cure, 1898 VIII| questo modo aspetto.~Non mi lamento. Un vasettino d'unguento 1899 XIII| gareggia colla perversa Lamia la quale faceva trapassare 1900 VI| schianto, l'abbarbaglio dei lampi, facevano un gran rumore 1901 VII| te. Kolonike, Myrrhina, Lampito, Gorgo, tutte le altre dello 1902 XVIII| il colore di una rosa; il lampo bianco o rosso di un sorriso; 1903 XIX| capello d'oro e di un filo di lana scarlatta.~ 1904 Aut| a cura di Mario Puccini (Lanciano, Carabba, 1917). La sua 1905 XX| un canto sotto la pergola lane gialle oscure e rosse; il 1906 XIII| all'altre meno audace, meno languida. Ti compiaci delle tenebre 1907 XIII| piccoli e pieni e pupille languide che mi mandano in delirio! 1908 XV| l'aria e col suo fare ora languido ora risoluto ci ha tutti 1909 V| pecchie affaccendate: delle lanterne vagellano qua e come 1910 XX| da foglie verdi di palme larghe, bestemiano ed urlano tra 1911 XX| riversano sulle pietre lisce dei larghi passeggi della gettata; 1912 XV| destra descriveva un cerchio largo per mandare al segno il 1913 Aut| né reticente nella storia lariana. Per le azioni delle arti, 1914 VII| rimproveri un poco. Dove mai ti lasci trasportare? Quando rimetterai 1915 VIII| VIII. AKKIS A MELISSARION~Lasciami stare, non ho voglia di 1916 I| Seso gli voltò le spalle, lasciandolo confuso colle mani nodose 1917 VIII| gratuito. Non voglio dire o lasciar dire come moltissime: «Ho 1918 XIV| scordato, che ti ha dovuto lasciare per ragioni commerciali? 1919 XIX| denti la mordono, per non lasciarsi sfuggire il grido disperato 1920 XII| sarebbe il suo profitto se li lasciasse infracidire tra foglia e 1921 II| d'oro da spendere, non è lasciato da parte.~Ti regaliamo, 1922 VII| bocca molle e scolorita lascierà cadere un filo di saliva 1923 V| dorso. Io le guardo e le lascio passare.~Quando mi si fanno 1924 XV| profumo de' bracieri, la lascivia delle parole, le grazie 1925 XIX| vaso sono per te. Sottile lastra di metallo un giorno, al 1926 XV| per mandare al segno il latex. Quando palleggiando il 1927 XVI| ombra d'oro ascendendo pei lati più aperti verso l'ombelico, 1928 Aut| solista ed espansivo.~Mi laureai in leggi il '92, col massimo 1929 XV| lacticlavio e la corona laureata quando detta sentenza. Vede 1930 XVIII| porpora sulla Akropoli; il lauro verde canoro in sulla sera 1931 VII| e ti fan dietro scede e lazzi indecenti.~Or ch'egli è 1932 XIV| tuo zio non avesse per te legato la borsa con sette lunghi 1933 V| vestito di una tonachetta leggera e corta, calzato da sandaletti 1934 III| punge d'oltre i sandaletti leggeri; il vento aspro ti schiaffeggia 1935 XII| premi colla punta delle dita leggermente il seno, sospirando, come 1936 I| rovina, (ottimo polledro leggero al corso e mansueto) lo 1937 II| acconcio a sorreggerti i passi; leggiadra un giorno, o Seso, sto sempre 1938 XII| strepiti colle maniglie che sai leggiadramente agitare; ti premi colla 1939 V| lunga exomis attillata e leggiera ed una cuffietta di metallo 1940 XX| in secco le imbarcazioni leggiere. Abbondano, invece al cader 1941 XI| testé, quando sarai sola, leggimi. Qualcuno che ti ama mi 1942 XVII| sandalacci bulettati e ferrati da legionario, come insegna. Entra in 1943 XII| godersi delizie ammuffite e legnose, baci bavosi e trasporti 1944 XX| venditrici di miglio, d'uova, di legumi, le mercantesse di aglio 1945 XX| sull'erba una tartaruga. Lenta barcheggiava e tonda; sembrava 1946 XX| suo favore. Egli agonizza lentamente consumato dalle fiamme del 1947 XX| barbaglii d'oro corrono; più lento cade un fiore sfogliato 1948 VII| che hai il lettuccio senza lenzuola e che nell'armadio passeggiano 1949 XII| dalle unghie si conosca il leone! Dimmi tu come qualcuno 1950 XVII| becco e libidinoso come una lepre di due anni che può fare 1951 XX| dimostra come la doppia lettera dei siracusani più non le 1952 XIV| amatore d'antichità, di belle lettere e di facili ragazze. E tra 1953 XV| bocca».~Cfr. Martialis, Lib. IV Epigr. 85.~«Tam casta 1954 Aut| sono sempre di carattere liberamente solista ed espansivo.~Mi 1955 V| eccitandole alle danze più libere. Ed a dirti il vero, io 1956 XVIII| che uno straniero, uomo libero ed orgoglioso da che elesse 1957 XVIII| possiede che sé stesso e la libertà possa manifestarti la sua 1958 XII| sotto la condotta di un mio liberto di fiducia. Ora per conservare 1959 III| soldati fanfaroni, dei neri di Libia accoccolati sui talloni 1960 XVI| profumo lontano, come di loto libico che abbruci, e che fa per 1961 XVII| la barba del suo becco e libidinoso come una lepre di due anni 1962 I| sa quanto le convenga dal libro d'Elephantis: ha in fine 1963 XX| molli sotto lo scafo delle liburne. Le venditrici di miglio, 1964 IV| assista e vi faccia tutte liete.~ 1965 VII| conosce, con mio danno non lieve? Per lui debbo far maggior 1966 V| invidiosi, con loro vado sul limite della gettata; addito questa 1967 XIX| ogni vasca d'acqua cheta e limpida, in ogni ruota di cristallo, 1968 VI| ma greve. Il cielo era limpido come una coppa di cristallo 1969 XII| segnata un'altra bianca linea sul bianco della cerussa, 1970 VI| ancando.~La lucerna per tre lingue di fiamma si rispecchia 1971 IX| chiamalo regio, i suoi occhi lionati ed infidi e credi che trascolorino 1972 V| madida risplendere di perle liquide rapprese ai capelli ed ai 1973 XV| succinta e sotto al curvo e liquido dardo del vino, inchinarsi 1974 XIII| delicato che suona tutta la lira delle squisitezze preliminari 1975 XX| si riversano sulle pietre lisce dei larghi passeggi della 1976 XX| come una tortora che si liscia le penne a mezzo giorno 1977 XII| mano, e ben carezzata e lisciata, in fine si arrende. Ma 1978 XIV| quasi intelligibile.~E tu Liskion, mio buon vecchio amico, 1979 XX| gialla e rugosa; le labra livide ed il collo sottile rigonfio 1980 VI| un temporale. Tutto era livido e nero per dove tramonta 1981 XIII| impudente è colei che vince in lizza e sale in fortuna. Fa buon 1982 IV| troppo rosse ed i piccoli lobi delli orecchi imitano la 1983 XV| vecchio senatore abbia messo locanda ben arredata per noi orientali 1984 XV| dove se ne la richiedevamo locava sé col lettuccio.~Non sto 1985 IX| a concedermiti intiera. Loda sempre a mio sfavore il 1986 VIII| non ha bisogno d'esser lodato. Del resto i tuoi servigi, 1987 XIII| erbe, ne hanno cantate le lodi con grande fervore. Oh! 1988 VII| calzeranno delle ciabatte logore e cercheranno anche d'estate 1989 XX| tu, Glycera, e la poco lontana da te Mnasika e questa mia 1990 VI| che voi, non ombre nella lontananza, ma corpi vivi e completi 1991 VI| ed a voi; oh già quanto lontane; sul canto della via vi 1992 XVI| profumo lontano, come di loto libico che abbruci, e che 1993 II| scivolan le parole sul lubrico verso d'amore, la tua voce 1994 V| qua e come più grosse lucciole volitanti; Poseidon sonnacchioso 1995 III| di bamboli, o goloso di lucide monete.~Ma d'altra parte 1996 Aut| il I di Giugno 1914~G. P. LUCINI~Questa autobiografia fu 1997 V| vengono a lui per intrigo, per lucro e per ufficio e popolano 1998 VIII| Ho per padrone chi molto lucrò astuto navalestro sui viaggi 1999 V| l'antiquario e scifrare a lume di naso ed a raggio di lucciola 2000 XIII| possesso! Oh spalle tonde e lunari, seni piccoli e pieni e 2001 V| e delle vele, la robusta lunghezza dei remi; e numero quanto


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