1867-bosch | bosco-dia | diale-gioie | gioje-lungh | luogh-piatt | picco-roton | rotte-strep | stret-zoppo
           grassetto = Testo principale
     Parte grigio = Testo di commento

3002 III| delle onde per seguire le rotte ed i giuochi mobili delle 3003 III| abbruci i piedi sulla spiaggia rovente del mare e ti abbacini li 3004 XIII| trasporti del compagno, rovesciando le pupille e rimanendo tramortita, 3005 VII| maneggiare e compone nel rovesciarli a suo favore. E pazienza 3006 XV| cornuta del bacchico Manes, rovesciata, dilagando porpore vive 3007 XIV| gusto imiteranno la sua rozzezza.~Non ti meravigliare se 3008 XVII| dolorose della madre per la rubata ed equivoca figlia Persephone, 3009 XIV| incarnata e ridente~Dione rubicondo al floro Areta:~Myiskon 3010 IX| anemone umido ancora di rugiada, il tiepido narciso e la 3011 VI| una soavità: così la vidi rugiadosa e timida tremolare sulle 3012 XX| enorme una fronte gialla e rugosa; le labra livide ed il collo 3013 III| accoccolati sui talloni a ruminare come giovenche, tutta notte, 3014 XX| grande, la folla spessa e rumorosa di chi lavora e di chi ozieggia 3015 XIX| cheta e limpida, in ogni ruota di cristallo, in ogni specchio, 3016 VI| scorgo ancora, mentre le ruote tornano e volgono. Le vostre 3017 XIX| muojo di te! Nel mare, nel ruscello, nelle fiamme, nelli occhi 3018 XVIII| gajetta pelle di un gatto russante sdrajato sopra il marmo 3019 XVII| forse non ributtare quel rustico uomo e melenso ch'io ti 3020 VII| buona donna di prefica e ruvida nel tratto come un caprajo.~ 3021 III| bardassi che giuocolano e ruzzano in mezzo, sopra ai tappeti 3022 VI| nell'ovile udii belare e ruzzare come i caproni fossero impazziti 3023 XIII| stai come presentassi al sacerdote il vino e l'incenso in un 3024 XVIII| alla terra, come fa la Bari sacra, da Alessandria a Campo, 3025 XV| destro come da una cocca la saetta; gonfiarsi l'omero tondo 3026 VII| placidamente, come una giovanetta saggia senza molestar persona. 3027 XV| Isis, in ossequio alla tua salace curiosità ed al tuo mestiere. 3028 V| umido notturno alla brezza salata e secca del mare: la città 3029 VIII| un bossoletto d'acciughe salate, tutto ciò non è caro, ed 3030 V| sera, come ti ho detto, salgo all'Akropoli: Mnester ha 3031 VI| della darsena immobile. Già salita sul ponte della nave attendeva 3032 VII| lascierà cadere un filo di saliva dalle labra che vuole si 3033 VI| della nave attendeva che salpassero per il breve viaggio. Sulle 3034 V| bocconi, tutto dorato dalla salsedine e dall'estate, colli altri 3035 I| tra la folla urlante, e saltabeccando, mezzo zoppo s'allontanò 3036 V| e sono i cocchieri ed i saltatori sul dorso dei cavalli Sciti 3037 V| tavolati con tibicine e saltatrici, e giovanette del porto, 3038 IV| sul principio: è tenera, saltellante, svolazzatrice. Falle amare 3039 XV| peripatetiche e metafisiche. Per me salutalo e colli altri.~ 3040 XII| lieto, mostrarci felici e salutare questa e quella e conservarsi 3041 IV| Mnasika che è meco mi fa saluti per te. Cerca tu, Melissarion, 3042 XIX| vedo, ti vedo. Salvami, salva un uomo che già batte alle 3043 XIX| tutti, io ti vedo, ti vedo. Salvami, salva un uomo che già batte 3044 VI| dio del mare ed i gemelli salvatori; un mozzo cantava la canzone 3045 IV| però sembra di consueto sana e gaja.~Spero poi che Philo 3046 XVII| ballonzolando all'aria, due sandalacci bulettati e ferrati da legionario, 3047 XX| sotto la suola di legno de' sandali rustici e veniva verso di 3048 Aut| chiama da quell'illustre a sangue freddo.~Continuo e conchiuderò 3049 XIX| Prometeo nell'eterna tortura sanguinosa; no, codesta lunga ed oscura 3050 XVIII| che tu gli hai fatto senza saperlo, abbiti una sua lunga riconoscenza. 3051 XVI| viaggiatrice. Ma posso io saperti? Quale è la parola o la 3052 XX| passeggiato sul molo; meglio di me sapete il costume dell'una e dell' 3053 V| opera di ragno, per me d'api sapienti e parsimoniose. Si affannano 3054 XIII| giovanetti o che ti acconci alle saporite voluttà di Sappho col pretesto 3055 XIII| autunnale dai molti frutti saporiti; e Nicostrata ermafrodita 3056 XII| volerti e di farti regali. E sappia ancora questo perché impari. 3057 X| realmente? Te o le rose? Sappiamelo dire».~ 3058 XVII| vorrai presentare: egli saprà come a questa richiamarti 3059 V| fantolino di cui al vero non saprebbe dirne il nome tanti furono 3060 XIV| fatto Posidippo a Satyro non saprei: egli è vecchierello da 3061 | saranno 3062 XIX| verrai a saziarti li occhi sarcastici nella mia morte e dell'opera 3063 XX| rosse; il bruno Ennapion sarchiava in torno ai gambi del zafferano, 3064 | sarei 3065 | saremmo 3066 | sarò 3067 V| scafo, il bell'ordine delle sartie e delle vele, la robusta 3068 V| traggo a me l'utile. Si satollino il ventre con ostriche di 3069 III| codice nuovo di quel potente satrapo. Quanta dottrina, e come 3070 XX| davanti a noi che non ci saziamo mai di ammirare. Poi si 3071 XIX| banderuole nere, verrai a saziarti li occhi sarcastici nella 3072 VII| due o tre topolini magri sbadigliando di fame. Tu tiri avanti 3073 XIII| sempre l'importunissimo sbadiglio.~Le nostre amiche che ci 3074 V| PHILONIDES~Questa volta ti sbagli, amico mio; me la godo oziando 3075 XV| uomo, alto della persona e sbarbato come un Cesare: gli si presterebbero 3076 XX| guarda a torno colli occhi sbarrati e grandi come un ragno di 3077 I| sinistro è nero e senza luce, sbarrato come l'antro del Ciclope. 3078 VI| adattato la verga; la tela sbatteva e si inturgidiva gozzuta 3079 V| sorrisi a fior di labra e di sbieco invischiandosi a vicenda. 3080 VI| grembo e gonfiando le gote sbirciando di sotto alle ciglie ispide 3081 XII| che si inchinano come rose sbocciate, che le poma acerbe, dure 3082 VI| moglie del gastaldo, si sbracciava sull'aja a raccogliere le 3083 V| suo giardino. Le terrazze scalano, e l'una dopo l'altra, la 3084 VI| la scuriada del Numida, scalpitavano sfavillando colle zampe 3085 XX| curvi sotto le pesanti some scampanella e i mericiattoli che li 3086 VI| ci saremmo riposati a scampar la tempesta imminente.~Una 3087 VI| miserie mi ridusse a cercar scampo presso di voi. Per quanto 3088 XIX| oro e di un filo di lana scarlatta.~ 3089 VII| Cerca altro in città, non scarmigliata come una buona donna di 3090 XVIII| marmo di Paros, uscito dallo scarpello di Parrhasios, per esprimere 3091 XX| rumore de' sandaletti, delle scarpette, delle ciabatte, de' coturni 3092 XV| raccolto; poi d'un tratto scattare col braccio destro come 3093 VII| del porto e ti fan dietro scede e lazzi indecenti.~Or ch' 3094 V| li uni e le altre, puoi scegliere.~Intanto tutto il meglio 3095 IX| carico di roba non perché tu scelga, ma perché tutto prenda. 3096 V| imbattuta compiace; la mia scelta è difficile invece e sto 3097 VI| delle colline opposte e scendere sotto nella città in ombra, 3098 VII| ha raccomandato prima che scendesse all'Hades piangendo e di 3099 XX| a traversare la strada, scendono delle tende o brune od azzurre, 3100 XX| Sei muta?» E quella si schermisce, fa la preziosa, teme d' 3101 III| sdraja sulla rena è uno schermo misero ed ironico se tu 3102 XIII| mai dobbiamo e servire e schernire e berteggiare e spogliare 3103 XV| buona grazia, mentre ci schernisce e si difende; accetta doni 3104 XV| i discorsi, le baje e li scherzi, il mimo ed il resto, ci 3105 XIII| supremo. Sopporta in pace lo scherzo e scherza; fingi di partecipare 3106 III| leggeri; il vento aspro ti schiaffeggia la guancia e te la essicca; 3107 VI| cavalli nitrivano: ma lo schianto, l'abbarbaglio dei lampi, 3108 III| ippomane il sesso delle sue schiavette sì ch'esse divengono furiose 3109 IX| ch'io faccio per te. Lo schiavetto ti viene da parte mia carico 3110 XVIII| filosofia alla pasciuta schiavitù di un vecchio avaro fastidioso, 3111 XIV| l'uno or l'altro, ora una schiera. Apprezza anche le professionali 3112 VI| di noi ricciolandosi di schiuma: e la tenda stirandosi e 3113 XV| interessati se li interroghi si schivano: altri racconta che Ampelide 3114 IV| credo che non sia fortuna da schivare per quanto Mnasika mi ajuti. 3115 I| borbottò qualche parola, schivò i più prossimi, allontanandoli 3116 XX| Demeter non si mettono in sciali, si studiano di vincersi 3117 XX| in sul porto.~Siamo delli sciami di farfalle di tutti i colori, 3118 V| mormorandogli appresso: «Mangia fave sciape!» e squadrogli di sotto 3119 VI| chinava la testa cercando di scifrarne la significazione quando 3120 XX| tagliente come la lama di una scimitarra, la bianca immobilità delle 3121 XII| giorno in giorno divengo una scimmiona che resiste al tempo con 3122 XV| fresca, piena d'arguzia scintillante come un razzo di fuoco greco, 3123 XVIII| ragne e di venti con parole scintillanti ed argentate cerchi imagini 3124 XVI| sudo; i miei occhi vedono scintille di fuoco piovere davanti 3125 IX| ogni privazione. La tua sciocchezza ti castiga per me.~Il tuo 3126 V| mentre a me quelle inette sciocchezze muovono la bile. Penso alla 3127 XII| perché certo m'inganna e li sciocchi restano scornati giovandomi 3128 VII| crescer di prezzo, e tu sciocchina che credi al suo amore trangugi 3129 I| era posto davanti tra lo sciocco e il pretenzioso a fargli 3130 XVIII| al vespero ne sorge e si scioglie dalle braccia dello sposo, 3131 XV| vede. La tristizia delli scioperati delusi nel vano corteggiarla 3132 V| Mnester col copiargli le arti, sciorina da per tutto la sua bella 3133 XX| puoi vedere, la cupidigia sciorinata davanti a noi che non ci 3134 XX| dice: «Bellezza per uno Scita unto di lardo»: e così lo 3135 V| saltatori sul dorso dei cavalli Sciti ed Armeni, li psilli che 3136 IV| trarla in suo dominio e da sciuparcela in breve.~Io ho qui trovato 3137 VII| guadagnato prima di farti sciupare dai suoi clienti viziosi.~ 3138 III| prometto, ma non questo di sciuparmi oltre misura e prima ch' 3139 II| vana eloquenza all'invito; scivolan le parole sul lubrico verso 3140 VI| Poi la nave ondulò e parve scivolare.~L'acqua bruna si apriva 3141 XX| scomparsi tra le muffe e li scogli artificiali. Un pavone occhieggiava 3142 III| a metà rinsaldate sullo scoglio: il flutto le va carezzando 3143 VII| incanutiranno, la bocca molle e scolorita lascierà cadere un filo 3144 XX| bende per i cadaveri, chi scolpisce le maschere funerarie, le 3145 V| uno e dell'altro tu puoi scommettere, secondo ti è simpatia. 3146 XX| aria un istante, subito scomparsi tra le muffe e li scogli 3147 XX| se non morto, veramente scomparso per me? Ed era nuda, affamata, 3148 IV| grazia affabile che non si scompone né meno ai desideri più 3149 XVI| dall'importuna che i balzi scomposti ed irragionevoli delle paurose. 3150 VI| alba, un'amica nuova, una sconosciuta mi aprirà le braccia nell' 3151 Aut| cerebrali furono enormi e sconosciute: un'eco sola ne vibra, a 3152 XVIII| che uno straniero ed uno sconosciuto il quale non possiede che 3153 XVII| se a lui come un'altra e sconsolata Demeter ti vorrai presentare: 3154 XX| mercatanti sfanno l'involti e scoperchiano le casse delle loro mercatanzie 3155 XVIII| zampillo porpureo e sicuro, scoppiando pel tuo buon augurio come 3156 XIII| ama invece molta luce per scoprire e bearsi delle tue perfezioni. 3157 XIV| tua Mnasika che non ti ha scordato, che ti ha dovuto lasciare 3158 V| in fondo si sdraia e si scorge più chiaro e quasi luminoso 3159 VII| senza molestar persona. Ti scorgevo così nel desiderio, passeggiare 3160 VI| sul canto della via vi scorgo ancora, mentre le ruote 3161 XII| inganna e li sciocchi restano scornati giovandomi la mia lunga 3162 V| affannano tutto il a scorrere il mare e la notte a correre 3163 V| castelluccio della marina vecchia, scorro un viottolo disegnato da 3164 V| il costume del paese che scorrono, e si recano volontieri 3165 VI| sparviero, e l'uragano della scorsa notte? E quale sarà la mia 3166 XX| biancospino e di mirti, scorsi sull'erba una tartaruga. 3167 V| quanto mi hanno reso lo scorso mese e per le spugne e pei 3168 V| quale molti anni fa avendolo scorto bambino dormire al sole 3169 VI| d'arancio svuotato, delle scorze verdi e nere di cocomeri, 3170 VI| ripide. Il carro dalla china scoscesa roteava verso il borgo ancora 3171 IX| vecchio usurajo rozzo e screanzato che non sa le belle maniere, 3172 IX| te lo fa scrivere dallo scriba che ha trespolo sotto la 3173 XV| dikajodate con seguito di scribi e di servi e con bellissima 3174 VI| albero che per lo sforzo scricchiolava. La nave diè un balzo e 3175 XX| piccolo viale di cui l'arene scricchiolavano sotto la suola di legno 3176 Aut| Questa autobiografia fu scritta pochi giorni prima di morire 3177 III| campestri di decifrare vecchie scritture e vecchie inscrizioni le 3178 IV| declama: quando parla e quando scrive ha l'ingenuità di un bambino 3179 VI| ed ancora ringraziarvi. Scrivendo ora sono tutta con voi.~ 3180 IX| usurajo di Geron, ma te lo fa scrivere dallo scriba che ha trespolo 3181 XII| ora che sai le mie noje scrivi e sollecita Kelidonio ch' 3182 XIII| mestiere. Inorgoglisci se ti scrivono sulla porta delli epigrammi: « 3183 II| questa via tu eccelli alla scuola erudita.~«Io ti sono da 3184 XII| rigoglioso ed opimo non si scuote né si getta di dosso il 3185 VI| aurora. I cavalli, sotto la scuriada del Numida, scalpitavano 3186 V| solito il peripatetico, colla scusa di girare il mondo, per 3187 V| labra!~Prima di mezzogiorno scutrèttolo all'ombra esigua dei muricciuoli 3188 XII| rampogno dolcemente: «Eros sdegna i superbi ed alla fine li 3189 V| sonnacchioso in fondo si sdraia e si scorge più chiaro e 3190 III| alla baja Testa di Cane, sdraja sulla rena è uno schermo 3191 VI| mantelletto di jacinto e sdrajata a dormire sul cuscino del 3192 VI| sotto la volta della porta sdrajati dormivano a fianco a fianco, 3193 XVIII| pelle di un gatto russante sdrajato sopra il marmo caldo del 3194 XVIII| rappresentazione in sogno gli sdrajò in letto a fianco. Qui ridendo 3195 XVII| di molt'anni sono, ed ora sdrucita carcassa di nave che devi 3196 V| notturno alla brezza salata e secca del mare: la città bassa 3197 XX| aquajuolo invita a bere e le secchie ripiene a mezzo dondolano 3198 Aut| svolse, per lunga serie di secoli, le proprie prerogative. 3199 XX| statuario dettaglia una seconda male augurata: pochi capelli 3200 XV| tua casetta hai un'arca secreta in cui conservi queste preziosità 3201 XX| discreta che porta messaggi in secretezza. Se alle volte una carovana 3202 III| tra l'altro ch'egli usa in secreto drogare di certo ippomane 3203 VII| e non sa dove mettersi a sedere che hai il lettuccio senza 3204 XV| toccata. Poi la novizia si sedette coronata di mirto, a godersi 3205 XVIII| sopra il marmo caldo del sedile a mezzo , ed i versi di 3206 V| resina; trovi nei boschetti sedili di pietra per i dialoghi 3207 V| promontorio, dell'isola di Circe segnacolo e faro dei piaceri e delle 3208 IX| perché s'egli non sa che segnar numeri sulle tavolette della 3209 XII| arrende. Ma fu come se avessi segnata un'altra bianca linea sul 3210 XVI| gambe unite e strette ti segnavano sul ventre il «van» mistico 3211 XX| essere turbata, o coltiva segretamente un amore a cui non vorrebbe 3212 V| avventura se la gode in segreto: colla gravità maggiore 3213 VI| e dietro uno sparviero a seguirle, battendo l'ali in corsa.~ 3214 XX| maggiore ch'io mi senta per seguirli.~Fra tanto Philo, che ho 3215 XX| persuaso deve non di meno seguirti; e non mi sono nuovi. Altre 3216 VII| sulle gettate del molo, seguita dall'invidia delle compagne. 3217 IV| Kelidonio, la vedrai è tuttora selvaggia e messa subito ad ardue 3218 XX| addomesticate altre e più selvaggie: rifletti!» E se ne va. 3219 VII| raccogliere questa specie di selvaggina; Akkis adornati, sta sera, 3220 XII| ella, e in che mi giova? È selvatica ed amorevole ad un tempo; 3221 XIII| delli uomini è somma; e sembrano di quei bruchi che dove 3222 V| dorato a mo' di spada, da sembrare que' buoni genietti che 3223 VI| terrazze delle case che sembravano d'oro e di porpora precipitandosi 3224 V| dalle palpebre, si ferma, semina qua e parola d'arguzia 3225 IV| del seno verginello e le semplicette maniere vanno condite con 3226 XV| quindi ascoltando un vecchio senatore abbia messo locanda ben 3227 XX| stimolo maggiore ch'io mi senta per seguirli.~Fra tanto 3228 XV| corona laureata quando detta sentenza. Vede la casa piena di dovizia 3229 V| sorella, madre e mammana e sentenzia come un giudice. Ha con 3230 XX| e l'altra e li altri. Tu senti.~«Oggi Myrta le festino!» « 3231 IV| forma d'ogni cosa e d'ogni sentimento un sogno, e temo che ciò 3232 XX| di quella virtuosa; io mi sentiva lieta, e non avrei mai pensato 3233 XII| col pretesto di volerli serbare? A bellezza maggiore, desiderii 3234 VII| e rozzo.~Così egli ti ha serbata fingendo gelosia per farti 3235 XIII| finestre per cantarti la serenata in sulla sera, al vecchio 3236 VI| in su ad inghiottire il sereno del cielo. Poco dopo un 3237 Aut| foro, svolse, per lunga serie di secoli, le proprie prerogative. 3238 II| ecco che per te, bella, il sermone s'abbella e rifulge, massima 3239 XX| lucerna snodandosi come un serpe. Persephone me lo invia 3240 XX| il tuo segno, comandami. Serpeggia soffiando un fumo azzurro 3241 V| di pesci, di uccelli e di serpi, passando di qui, dopo, 3242 VII| dalle labra che vuole si serrano sui denti assenti: dove 3243 VII| labra avvizziscono perché le serri e le medichi per dispetto; 3244 I| scrivo, o Mnasika, perché ti serva nelle tue conversazioni 3245 XV| con seguito di scribi e di servi e con bellissima moglie. 3246 VIII| lodato. Del resto i tuoi servigi, ricordo, si pagano caro, 3247 VIII| remi: due braccia sole mi servono, e non temo in questo modo 3248 XVI| getti il tarantinidion di seta aspra e spessa, a coprirti 3249 Aut| AUTOBIOGRAFIA~Sono nato il 30 Settembre 1867 a Milano, nella stessa 3250 Aut| con Me stesso, perché fui severissimo con Me ed indulgente ad 3251 XX| conserva un incedere calmo e severo: e l'artefice dice: «Bellezza 3252 XIII| per assaggiarne. La più sfacciata e la più impudente è colei 3253 III| l'ignoranza che solo la sfacciataggine la sorpassa e nessuno come 3254 II| antagonista: per trecche sfatte mi sfaccio al punto. Il tempo alacre 3255 XX| e di sotto i mercatanti sfanno l'involti e scoperchiano 3256 XIV| de' quali si invaghisce sfarfallando ed educandosene in casa, 3257 VIII| mi proponi?~Ho goduto lo sfarzo e le ricchezze; non le pregio 3258 XV| capigliatura dorata un poco sfatta, colla gamba sinistra tesa 3259 II| antagonista: per trecche sfatte mi sfaccio al punto. Il 3260 VI| del Numida, scalpitavano sfavillando colle zampe ferrate sui 3261 IX| intiera. Loda sempre a mio sfavore il naso adunco di Seso e 3262 III| mezzo, sopra ai tappeti sfilacciati.~Sorridi, briccone. Quelle 3263 XVI| che dice il tuo sorriso di Sfinge scolpita nel basalto chiaro 3264 V| soferto e mi arrovello così sfiorandolo quasi col gomito non posso 3265 XVI| desiderio non ti avrebbe mai sfiorata?~Oh Kelidonio! Se sopra 3266 XII| eloquenza e, a suo profitto, la sfoggia; o celia. Tu la vedi, appoggiata 3267 V| la moltitudine che lavora sfolla verso i sobborghi e le alture, 3268 III| gettar l'àncora in un porto sfondato dove il ferro acuto non 3269 XX| Non ridere troppo, ciò ti sforma la bocca: e quando passeggi 3270 XX| e qui come in patria, oh sfortuna; la fatalità si ripresenta 3271 III| PHILONIDES A KLINIOS~Oh te sfortunato, amicissimo mio, se in questa 3272 XIII| nostre malizie: se ami, sforza te stessa a non dimostrarlo: 3273 IV| prove si potrebbe irritare e sfuggirti di mano. È un regalo che 3274 VII| te ne insuperbisci; Seso sghignazza e fa l'impudente. Fa senno, 3275 XX| questo istante di felicità, sgombra di paure e di sospetti come 3276 V| istante aveva fermato lo sguardo ed il desiderio sopra una 3277 | siano 3278 V| oziando ed al fresco come un sibarita. Passo la notte nell'aule 3279 IV| stata presa all'usanza de' Siciliani i quali colgono l'uva ancora 3280 XIX| quando la maschera dorata di sicomoro mi ricoprirà il volto, ed 3281 XII| faceva assegnamento con sicurezza sopra di me stessa, ed ebbi 3282 V| Melissarion, di solito si siede in fondo ad un emiciclo 3283 VI| ancora sonnacchioso tra siepi di tamerici cariche di grappe 3284 XIII| Nicostrata ermafrodita e Sigea promontorio roseo di immancabili 3285 XIII| ferme, non accennano, non significano come le nostre che quando 3286 V| fianco alli Eroi o volanti, a significare le loro virtù. Ma questi 3287 VI| questo viaggio?~Per quali significative previsioni e le tre tortorelle 3288 VI| cercando di scifrarne la significazione quando il Numida mi fece 3289 V| calzato da sandaletti di Sikione azzurri ed alti sul collo 3290 XVI| suono indeciso, nel grande silenzio della esedra. Oh il tuo 3291 XX| mia verginità solitaria e silenziosa non ne era turbata; né i 3292 XX| mi indicano la nuova via: silenziosamente, forse per non turbarmi 3293 XVIII| svolgi collo indimostrabile sillogismo tutte le più impensate composizioni 3294 XVI| Kelidonio. A mia imagine e me simboleggiando un minuscolo personaggio 3295 XII| impari. La bella giovane è simile ad un prato fiorito di primavera: 3296 V| scommettere, secondo ti è simpatia. Più in , dai trespoli, 3297 XVIII| te, ma ne diminuisce la sincerità. Il giacinto indiano brilla 3298 V| giovinottini baldanzosi per fare il singolare si fan vedere a ritirarsi 3299 XX| come la doppia lettera dei siracusani più non le serve». E la 3300 XVI| del mare vicino alle Sirti ed ai deserti di sabbia, 3301 XII| canterella come una schiavetta Skyta se tu le ragioni. Poi se 3302 XIX| ragazza che va a festino; slaccia i cordoni della borsa e 3303 XVIII| della tua capigliatura, smalti effimeri di fiori che impallidiscono 3304 XV| preferito ed egli era tutto smancerie e svenevolezze, svolazzandole 3305 II| filosofo.~Satyro che ha smesso la casacca irsuta del coltivatore, 3306 XII| sai quanto il guadagno si sminuzza passando per tante mani: 3307 XVII| labra; e fa che non sia una smorfia da spaventarlo. Bitas è 3308 V| coll'anfore; perché io li smungo da padrone, ma con parsimonia: 3309 XX| colle lagrime alli occhi per smuoverti in suo favore. Egli agonizza 3310 V| li invito ad ammirare la snellezza dello scafo, il bell'ordine 3311 XX| alle fiamme della lucerna snodandosi come un serpe. Persephone 3312 XX| bocca un impeto di parole soavi e di canti giocondi. Contemplatemi 3313 VI| volando.~L'aurora era una soavità: così la vidi rugiadosa 3314 V| che lavora sfolla verso i sobborghi e le alture, e le belle 3315 XVIII| sapiente, e colli occhi socchiusi vai palpeggiando un corpo 3316 II| a impararti l'arguzia in soccorso. Vuoi ch'io ti insegni col 3317 XVIII| esprimere la bella armonia, la soda compostezza del tuo corpo 3318 Aut| pagine.~Ma ciò che più mi soddisfa è d'essere in pace e contento 3319 XII| petalo di gilio, i seni sodi; il piede roseo e minuto 3320 V| mia casa e i miei ne hanno soferto e mi arrovello così sfiorandolo 3321 Aut| tu riscontrerai miglior sofferenza, l'Arte sarà maggiore.~La 3322 III| cuore ti soppone maggiori sofferenze di quanto in realtà tu lamenti. 3323 XII| risponde taglia la fiamma, soffia nella rena, ribatte un chiodo 3324 V| più secrete dei lettucci soffici di mirto e di rose per le 3325 XIX| mi lascia respirare e mi soffoca. Verrai, quando la maschera 3326 VI| sorridente accolta, non mi soffocherà tra le sue braccia insensibili 3327 XX| quanto vedo da torno e quanto sofro dentro non è certo lo stimolo 3328 VII| invecchiamo presto, le rughe ci solcheranno dei loro formidabili geroglifici 3329 XV| dorato, sì ch'ella incede solenne come una Dea.~Ciò, Mnasika, 3330 XV| aveva raccolti a festino per solennizzare una sua nuova e tenera amica, 3331 XX| occhieggiava colla coda ricamata di soli verdi azzurri e d'oro; Edonio 3332 VII| tanto meno assicurata da solide amicizie rimanertene in 3333 Aut| di carattere liberamente solista ed espansivo.~Mi laureai 3334 XX| Demonassa. La mia verginità solitaria e silenziosa non ne era 3335 II| più facili che vengono a sollecitarlo con qualche insistenza; 3336 I| Seso ha risposto ieri alle sollecitazioni di Geron, vecchia bertuccia 3337 XX| bocca: e quando passeggi solleva il lembo della veste così, 3338 VI| e pungente della sabbia sollevata e vorticosa, vidi tre tortorelle, 3339 XX| disordine di nebbie oscure sollevate da un vento crudo mi si 3340 XX| dromedarii curvi sotto le pesanti some scampanella e i mericiattoli 3341 XVIII| dormiva, ed una fauna che ti somigliava, il tuo secondo e duplice 3342 XIII| golosità delli uomini è somma; e sembrano di quei bruchi 3343 VIII| non temo in questo modo di sommergermi per troppo peso. Non avertene 3344 III| che aprono le valve a metà sommerse a metà rinsaldate sullo 3345 | son 3346 V| colle alucce e la faretra sonante o le corone in mano, o li 3347 III| perché accorge turgide e sonanti le gemelle borsette che 3348 III| forse il mio buon cuore ti soppone maggiori sofferenze di quanto 3349 XIII| gradi al bacio supremo. Sopporta in pace lo scherzo e scherza; 3350 XVIII| sotto l'arcata d'oro del sopracilio, per quanto sia oscuro ed 3351 V| Mnester la notte come ad un sopraffino proxeneta. La decana di 3352 XV| li raffredda colle buone sorelle che alloggia.~Fatto sta 3353 XVIII| all'aurora ed al vespero ne sorge e si scioglie dalle braccia 3354 VI| mi addormentai.~All'alba sorgemmo dopo un sonno di poche ore, 3355 XX| dimenticarsi. Sopra di una stella, sorgente dal violetto, un globo di 3356 III| solo la sfacciataggine la sorpassa e nessuno come me si compiace 3357 XX| più ricche, cercando di sorpassarsi a vicenda. Vanno per la 3358 Aut| maggior titolo è di essermi sorpassato; li altri vaglieranno quelli 3359 III| Chios, così col tempo vorrà sorprenderti ed ingannarti nel resto 3360 Aut| tanto desto se non quando mi sorprendono in dormiveglia. Contrasto 3361 II| vecchiaia.~«Mal mi acconcio a sorreggerti i passi; leggiadra un giorno, 3362 VIII| di nulla. Come vuoi ch'io sorrida e dia ascolto alle tue ciancie 3363 VI| ci accompagnano ridendo e sorridendo sull'acque che bene mi trasportano? 3364 III| ai tappeti sfilacciati.~Sorridi, briccone. Quelle tue piccole 3365 V| e ragna d'occhiate e di sorrisi a fior di labra e di sbieco 3366 VI| notte? E quale sarà la mia sorte? Per noi, bambine d'amore, 3367 XVII| porta sempre aperta che tien sospesa, ballonzolando all'aria, 3368 XVI| tenermi in lunga agonia sospeso sul dubio e nella eccitazione. 3369 XVIII| piccola coppa vermiglia quando sospira e parla. A che chiamare 3370 XII| dita leggermente il seno, sospirando, come gesto amatorio; e 3371 XIII| tentare li buoni dei col sospirare, con rammaricarti, col disperare; 3372 VIII| letto vedovo e freddo e che sospirava sempre verso il compagno 3373 XV| sperate mai da me nozze sostanziali». Così li rimanda più incesi 3374 VI| rotondo, gravido, proteso e sostenuto dall'albero che per lo sforzo 3375 | sott' 3376 VII| il colchico e l'asfodelo sotterraneo la corolla magica del fiore 3377 II| arguzia e la sua innata sottigliezza di pensiero. Fa ora il galante 3378 XVI| tue sopracilie oscure e sottili si riuniscono quasi lineari 3379 XX| alle Kariti ed a Paphia sovrana, proclamando il bel vivere 3380 V| di legno dorato a mo' di spada, da sembrare que' buoni 3381 V| apro, attraverso un orto, spalanco una postierla e sono nelle 3382 XX| mezzo dondolano dalla sua spalla l'una di qua l'altra di 3383 VII| panni come il catrame di cui spalmerebbe ancora le barche al suo 3384 XIII| fantasime oscure ed inquiete, spargendo sul braciere mirra e belzuino. 3385 Aut| dalla cancrena, gli dava spasimi atroci. Ma i suoi occhi 3386 XIII| bacio ricevuto sull'ultimo spasimo partecipato.~È conveniente 3387 III| e coll'altre se tu stia spassandotela coll'amico o colle amiche 3388 V| venatorii, o qualche inocua spatola di legno dorato a mo' di 3389 XX| stracciandosi la stola spaventano la mamma e la minacciano 3390 XVII| che non sia una smorfia da spaventarlo. Bitas è amante del bello. 3391 IV| volta a volta il suo visino spaventato e volontario. Mi raccontò 3392 I| fine la bellezza insolita e speciale di vedere da un occhio solo, 3393 VII| braccare e raccogliere questa specie di selvaggina; Akkis adornati, 3394 IX| e sta sul parlar attico, speculare sull'amore delle fanciulle, 3395 XIII| tenebre e spogliandoti subito spegni la lampada: chi giacerà 3396 I| Geron, vecchia bertuccia spelata che non si accorge di divenire 3397 XX| miracolo se tosto non si spenga.~Certo avete ragione: tu, 3398 III| ancora giovane, ed a te spensierato, che ha fatto qualche altra 3399 I| grinzose, come una brace mal spenta sotto il coperchio sdruscito 3400 IX| si ha scelto a compagna e spera di allogarsi in coppia, 3401 IX| me e mi respingi ancora sperando ch'egli torni, per suo amore 3402 XX| una notte?» «Che dai?» «Speranze!» «Passa via.»~E viene a 3403 XX| chiedo.» «Si.» «Che vi ha da sperare da lei?» «Tutto e nulla.» « 3404 XV| piedi, ma non cercate, né sperate mai da me nozze sostanziali». 3405 IV| di consueto sana e gaja.~Spero poi che Philo ed Akkis facciano 3406 VII| lusso in casa, obbligarmi a spese gravi, cercar novizie di 3407 XV| chiusi e privati e nelli spettacoli di dopo cena a mimeggiare 3408 XX| e fino all'alba fredda e spettrale.» Oh buone Dee, oh Paphia 3409 I| memore di Seso, che non ti spiacque, a quanto dicono, quand' 3410 XX| nuova che impiega Gôrgo per spianarsi il volto dalle rughe all' 3411 XIII| alzavano, e dietro le cortine spiavano ascoltando. Questo è un 3412 IV| questa frescura estiva ed ora spicca verso di te il volo per 3413 XIV| porta tenaci ed acidule,~le spiche del serpillo Udiadema.~Ecco 3414 V| le corone in mano, o li spiedi venatorii, o qualche inocua 3415 XII| traggono a te, e tu ti rifiuti: spiegami l'enigma. Tu passeggi sulla 3416 VI| gonfiano, volteggiano e si spiegano, mi mandano le ultime vostre 3417 II| del coltivatore, e vuol spiegare la sua dialettica imparata 3418 XIII| vita è una barca colla vela spiegata che va col favore del vento 3419 XX| tenendomi vicina mentre mi spiegava le ipotesi difficili di 3420 IX| socchiuse vin generoso; ora che spilla acqua, trangugiandola e 3421 VI| partenza. La brezza più alacre spinse la navicella piegata verso 3422 XX| più bella di tutte perché spira questa grande passione inutile 3423 XVIII| immensità, fumi che il nostro spirito condensa come gli conviene; 3424 IV| posto dopo che si è fatto spiumacciare e spremere da quel gaglioffo 3425 XIV| Vengono presti al faro che splende da lungi ed invita~le vaghe 3426 VII| avveduto se ne vale e ti spoglia di quanto tu hai guadagnato 3427 XII| villano che su pei rami lo va spogliando de' frutti. Quale sarebbe 3428 XIII| compiaci delle tenebre e spogliandoti subito spegni la lampada: 3429 XVI| cenere intessuta e solo ne sporge fuori a metà il volto come 3430 XX| sottile rigonfio di vene sporgenti come corde annodate tra 3431 V| giuocano capricciosamente, che sposano lo zampillo e la cascata 3432 XII| figlio di qualche gastaldo e sposartelo per rincantucciarvi in campagna 3433 XVIII| scioglie dalle braccia dello sposo, vergognosetta a passeggiar 3434 VI| Oceanine e Poseidon che sposò qui sull'onde Amphitrite 3435 II| avventure d'amore insuperbito, spregi le più facili che vengono 3436 IV| si è fatto spiumacciare e spremere da quel gaglioffo di Seso. 3437 XV| un vecchio otre che ben spremuto può riempire ancora qualche 3438 XIII| è vischio e i tuoi occhi sprizzano fiamme. Colui che tu guardi 3439 I| piace. Costei non ha poppe spropositate e cascanti; non è punto 3440 XII| ribatte un chiodo colla spugna, tanto sa d'eloquenza e, 3441 VII| raccattato fuori nei borghi, spulzellonato più dalla nascita, insipido 3442 V| spiaggia disegnata dalla sua spuma d'argento colla quale la 3443 VI| tra le nebbie ed i cirri spumosi del Caucaso. Non credo per 3444 II| nobile.~«Amor mi si rifiuta; spuntasi il dardo e cede su floscie 3445 V| Mangia fave sciape!» e squadrogli di sotto al mantelletto, 3446 IV| raggi del sole queste si squagliano e dileguano e fanno dall' 3447 XVI| approdava, battendo le mani e squassando per allegrezza i crotali 3448 III| tua innata e ben educata squisitezza possa intrugliarsi e corrompersi 3449 XIII| suona tutta la lira delle squisitezze preliminari per giungere 3450 XIII| tocca non ti si può più staccare».~Fa che domattina la nuova 3451 XIX| furore vegga in ogni pozza di stagno l'imagine della bestia del 3452 XX| ti invierà un messaggio stamane e tu gli risponderai. Come 3453 | stan 3454 XIII| condimenti, giuochi che stancano; al delicato che suona tutta 3455 XV| giuochi sulla arena. Io non mi stancava di rimirarla; colla capigliatura 3456 | stanno 3457 | star 3458 | staranno 3459 | stare 3460 XV| da Melissarion per quelle starne in calore che ella suscita 3461 | stata 3462 XVIII| declamare, non fossero mai stati per noi, la vita sarebbe 3463 III| Babilonia sulle quali era stato inscritto il codice nuovo 3464 XX| a mezzo giorno sull'alta stela del giardino. Ed ha il volto 3465 VIII| piccolo tappeto di Persia da stendere in un canto sulle pietre 3466 VI| breve viaggio. Sulle gomene stendevano la gran vela rossa e quadra 3467 IX| che le più abili mani di stephanoplaste abbiano intrecciato sotto 3468 XIII| poeti babbei che prendono lo sterco luminoso di una lucciola 3469 XIV| sotto nel pugno chiuso stian l'altre dita flesse~fingendo 3470 XIII| morte ed enigmatiche dello Stige l'anime delli amanti. Queste, 3471 VII| oscure praterie in riva alle Stigie paludi cercando tra il colchico 3472 VI| cena e mi convennero i rivi stillanti d'acqua e quel grosso uomo 3473 XIX| occhi». E quelli ridono e mi stimano demente.~Abbia pietà, Kelidonio! 3474 V| proxeneta; non potrei io stimare questi avvantaggi per qualche 3475 XX| tutto; ed avendo dolorato stimava or mai ottimo il ridire 3476 XX| sofro dentro non è certo lo stimolo maggiore ch'io mi senta 3477 VI| ricciolandosi di schiuma: e la tenda stirandosi e cigolando sulle carrucole 3478 V| i cipressi, delle tende stirate segnano brevi arene ai giuochi 3479 XX| ti passino sulle coscie e stirino al fianco: ti vedranno di 3480 V| la parentela e la vecchia stirpe egizia di mio padre Erenajos, 3481 V| piaceri e di battere lo stoicismo, ma se gli incappa qualche 3482 XV| pazienza, un po' col cinico, lo stoico e l'eleatico, compongo una 3483 XX| di gioje; è un volare di stole, di bende, di nastri, di 3484 XIX| nodo sale e scende dallo stomaco alla gola come una palla 3485 Aut| muta né reticente nella storia lariana. Per le azioni delle 3486 XV| una pescivendola ad ogni stormir di fronda: non ode, ignora. 3487 XX| lascia uscire tutte come uno stormo di passeri ciarlieri sulla 3488 V| che bestemiano Omèros e storpiano le favole milesie e le vecchiette 3489 XX| colle amiche: o furibondi, stracciandosi la stola spaventano la mamma 3490 VII| vergogni d'uscire per le strade senza orecchini, né armilli, 3491 XIII| fellatrice. Concediti qualche stranezza come il non depilarti, per 3492 XX| sono un'ignorante ed una straniera curiosa; ogni cosa mi è 3493 IV| sia di noja. V'aggiunge lo strano e l'abitudine di parole 3494 XIII| felicemente e nelle ebbrezze più straordinarie senza un sospiro di rammarico, 3495 XX| occhieggiano, si sollevano lo strascico sulle gambe, o lasciano 3496 XII| amore si è fatto difficile e stravagante; parmi che Cypris stessa 3497 XIX| codesta lunga ed oscura vita straziata d'angoscia è più terribile 3498 III| una giarra, ti ha dunque stregato? Bada, egli è tristo e falso 3499 XX| loro feste. Vi è costume di strenne, di regali, di inviti a 3500 V| unto di grasso profumato strepitano come coribanti e riflettono 3501 XII| come un mandorlo olezzante; strepiti colle maniglie che sai leggiadramente


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