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Da questo punto, cioè dal 1837, che segnava il suo venticinquesimo anno, la vita del Dickens fu una continua ascensione verso una gloria maggiore, se non a una potenza creativa maggiore. D'allora non toccò altezze artistiche più superbe di quelle toccate col Pickwick, salvo forse col David Copperfield, che, come s'è detto, è una specie d'autobiografia romanzescamente travestita, e ha quattro o cinque capitoli di meravigliosa bellezza. Ma se l'arte non fu più possente e pareggiò soltanto quella del primo lavoro, la materia trattata fu di sostanza più nobile. L'umorismo gaio e leggero del Pickwick, colorato soltanto d'iridescenze fuggevoli, si trasformò nell'umorismo stillante lagrime dell'Oliwer Twist, del Nicholas Nickleby e di tutti gli altri romanzi. L'intenzione, apparsa in germe negli Sketches by Boz, d'esaltare gli umili e di umiliare i superbi, si sviluppò, dopo la gloriosa parentesi del Pickwick, e pigliò consistenza. Il dualismo delle forze combattenti la lotta sociale fu sempre, d'allora in poi, presente allo spirito del romanziere, che lo rifranse, dove più vivo, dove più tenue, in tutte le sue pagine, le quali ebbero un fondo comune d'ispirazione: l'amore per i poveri e la predicazione dell'altruismo; la diffidenza contro gli alti gradi della società e la guerra all'egoismo plutocratico. Egli che sente potentemente certe forme speciali dei mali sociali sa rappresentarle con tanta evidenza che tutti son costretti a fermarsi e a guardare; egli, che aveva conosciuto da vicino la miseria, l'abbandono e la solitudine, vuol far felici i solitari, gli abbandonati, i miseri. La carità sociale diventa per lui compito supremo. Combattere gli abusi, ristabilire la giustizia, inegualmente severa verso i ricchi e verso i poveri, portar la luce dov'era la tenebra, smascherare la filantropia senza discernimento della borghesia nuova, furono le fatiche ch'egli prefisse alla sua arte riformata, e nel sostenerle fu d'erculeo vigore
Il suo ufficio di riformatore sociale cominciò con l'Oliwer Twist, la cui pubblicazione fu iniziata mentre si chiudeva quella del Pickwick. Nella prefazione egli scrisse: «Non ho alcun dubbio che una lezione del più puro bene non possa essere tratta dal più vile male; e non vidi ragione alcuna, scrivendo questo libro, perchè la feccia della vita non dovesse servire al proposito d'una morale. Mi sembrò che ritrarre un gruppo d'associati nel delitto, come realmente ne esistono, dipingerli nella loro deformità, in tutta la loro abiezione, in tutta la squallida miseria della loro vita; mostrarli come realmente sono, penosamente appiattati nei più sudici sentieri della vita, con l'ombra nera e spettrale delle forche sull'orizzonte; mi sembrò che far questo fosse tentar qualche cosa d'utile e di necessario alla società. E lo feci come meglio potei». E quando gliene vennero delle lodi dichiarò: «Nessuna, tra quante me ne furono prodigate m'ha valsa la metà del piacere datomi da quella che ha compresa la mia intenzione e la mia tesi»
E non soltanto lo scrittore prefisse alla sua arte un fine sociale, ma anche l'uomo alla sua azione. Da quel momento Carlo Dickens è legato strettamente al movimento filantropico inglese, e dà instancabile il suo tempo e le sue forze ad ogni iniziativa generosa. S'associa ad opere caritatevoli, presiede riunioni, è uno dei più attivi crociati contro la miseria ed il vizio, mette i giornali e le riviste, di cui è successivamente direttore, a disposizione della propaganda sociale. Così egli conquista un posto unico nella letteratura del suo tempo. Non solo consola e diverte con gli scritti, ma benefica e solleva con l'opera personale; non soltanto predica nelle ore d'ispirazione artistica, ma fa il bene con lo sforzo assiduo d'ogni giorno; e a un tratto i lineamenti distinti dell'artista e del cittadino si fondono, agli occhi del pubblico, in un'unica sembianza di apostolo benefico. «Dio lo benedica!» è l'esclamazione degli umili al nome del Dickens, e innumerevoli lettori, commossi dall'umanità profonda dei suoi scritti, lo amano con fraterno amore a traverso i suoi personaggi; e altri innumerevoli sentono il bisogno d'una più diretta comunione con lui, e gli scrivono, e lo sollecitano e lo incoraggiano. Il giorno di Natale, la cui poesia egli ravviva d'anno in anno con racconti che contengono l'essenza migliore del suo vangelo sociale e vengono spacciati in un numero enorme d'esemplari, egli riceve da ogni parte dell'impero britannico messaggi d'anime buone e ingenue che non possono resistere al desiderio di manifestargli la loro simpatia; e molti gli riempiono la casa di frutta, di mazzi di fiori, di mazzi di vegetali commestibili, di cartoncini dipinti e di doni d'ogni genere: un vincolo diretto si stabilisce tra la sua anima e quella del pubblico, che vibra alla sua voce, e sente in lui il glorificatore d'ogni cosa buona. Ed egli conquista una specie di regalità spirituale sui cuori di milioni di lettori, che non è soltanto il risultato dell'efficacia artistica di ciò che scrive, ma il frutto della sincerità assoluta degl'ideali che persegue
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