Silvio Spaventa Filippi
Jerome

2

«»

Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

Forse questo non è perfettamente esatto per Jerome che, almeno in patria, ha raggiunto coi suoi volumi una diffusione enorme. Forse perchè piuttosto che all’umorismo in senso stretto egli s’è tenuto al comico, che ne è una dipendenza e ha sentieri più facili alle gambe comuni. Cominciò a segnalarsi con «The Idle Thoughts of an Idle Man» (I pigri pensieri d’un pigro), una varietà di meditazioni sui più vari soggetti e argomenti; e trovò subito la via della gran massa dei lettori con un’agilità di osservazione fantasiosa e scintillante, che non si scostava mai dal vero e lo investiva con una carica di risata scoppiettante, che sembrava provenire non tanto dall’intenzione dell’autore, ma dall’interno del soggetto. È questo l’atteggiamento generale del Jerome, il punto più in rilievo della sua arte garbata: una tranquilla gravità, una compostezza imperturbabile innanzi al ridicolo arruffio delle cose.

Poi vennero «Three Men in a Boat» (in italiano «Tre uomini in una barca») che fissarono la formula artistica del Jerome e gli diedero il modello dal quale non si dipartì più che dopo molti anni, per una crisi spirituale. Una specie di «Reisebilder» della buffoneria. Heine portava in giro un cuore ribelle, metà lirico e metà satirico, acre, mordace, violento, infiammabile ad ogni ombra di bellezza, sdegnoso a ogni contrarietà e a ogni sopruso; il Jerome non ha nient’altro che la voglia d’una tranquilla borghesissima escursione, e gli avvenimenti ne sono colorati non dall’intima disposizione dello scrittore, ma dalla forza automatica delle vicende. Parlino le cose, par ch’egli dica: io non ci sono che per il filo e la coesione; tutto il resto mi è indifferente.

La qual coesione, del resto, è mantenuta a fatica. Il Jerome salta di palo in frasca con una quasi indiscreta disinvoltura. La digressione si può dire sia la sua specialità. Tutti gli umoristi hanno questo difetto di perdersi per i sentieri appartati; ma lui l’ha come un istinto assoluto. Gli altri lasciano qua e la strada maestra per il viottolo, ma ritornano subito in carreggiata; lui, una volta infilato il viottolo, non sa più dove andrà a cacciarsi: o, per esser più esatti, non lo sappiamo noi. Il s’incrocia con un secondo, ed ecco che si va per quello; con un terzo, un quarto e un quinto e via anche per quelli. Alla fine la strada maestra è lontana, e si dispera di ritrovarla mai più; ma il Jerome, dopo la sua scorribanda, essendo la strada maestra soltanto metaforica, ci si rimette, fingendo d’ignorare le sue divagazioni, con una faccia franca che gli osservatori delle buone regole non sanno e non possono perdonargli. Ci si rimette per continuare il giuoco, per ripeterlo indefinitamente, sconcertando il novellino, il quale, soltanto quando s’accorge che il giuoco è quello, comincia a dilettarsene immensamente, e a impensierirsi e turbarsi se qualche volta, per eccezione, si va dritto e senza incagli.

Certo il Jerome ha scritto delle novelle, dei saggi e perfino dei romanzi in cui è evidente il proposito di non dipartirsi mai dal perno centrale, e in cui lo scrittore si comporta secondo tutte le tradizioni e le convenzioni; ma bisogna confessare che è più amabile quando è più lui, quando si abbandona senza resistenza al vortice capriccioso della sua fantasia. Infatti sono i suoi lavori «Three Men in a Boat», «Three Men on the Bummel» («Tre uomini a zonzo») e «The Diary of a Pilgrimage» («Il diario d’un pellegrinaggio») che hanno dato la misura della sua arte e illuminato nella letteratura inglese, gloriosa di tanti umoristi, la figura di questo nuovo umorista.

L’argomento di questi tre lavori è si può dire unico: un viaggio. Del primo, un’escursione in barca sul Tamigi; del secondo, una scorribanda nella Foresta Nera e per le città della Germania in bicicletta, a piedi e in treno; del terzo, una gita a Oberammergau, il paese dove i contadini tedeschi, rappresentano, o rappresentavano, ogni dieci anni, la passione di Cristo. Unico l’argomento, ma son cento e mille le figurazioni e le colorazioni che s’avvicendano sotto l’occhio divertito del lettore in un ricamo bizzarro di aneddoti, l’uno più attraente dell’altro, l’uno più comico dell’altro, narrati con quella grazia e quella signorilità, che sono il segno d’un’arte delicata e sapiente.

La loro comicità non è data mai da bisticci, da doppi sensi, dalla distillazione delle parole e delle frasi, ma dall’aspetto insensato delle cose, ed esplode all’improvviso senza che il più delle volte se ne sappia indicare l’origine. A farne l’analisi per conoscerla nei suoi elementi, gli elementi sul punto d’essere identificati sfuggono. Si può credere che sia la maniera pacata della narrazione innanzi ad avvenimenti d’una certa vivacità e nervosità; si può credere che sia l’accorto riavvicinamento e la violenta pressione di due circostanze contrastanti che facciano scattare la scintilla; la finezza di certe omissioni che faccia lampeggiare al lettore come una scena di scorcio e uno sprazzo di ridicolo; il rilievo dato a certi particolari a preferenza che ad altri; la serietà, la compunzione quasi dell’autore che non si sorprende mai di nulla e racconta con perfetta indifferenza senza che sembri di mirar mai all’effetto; l’acume di certe osservazioni, tratte a sommo con destrezza dal patrimonio comune quotidiano, e sulle quali per lo più si passa distratti; che sia, infine, l’abile uso successivo o simultaneo di tutti questi mezzi che concorra alla formazione d’un organismo d’una così potente comicità. Quando s’è cercato d’arrivare al punto donde l’arte s’illumina, bisogna confessare che l’arte non si scompone, e che il meglio è goderla come si gode un profumo, senza ricorrere al chimico che lo separi nei suoi elementi e ci dica ch’è un sottoprodotto ottenuto con la distillazione dei residui dell’antracite; goderla come si gode una musica, senza bisogno di determinare il numero delle vibrazioni occorrenti allo sviluppo dell’armonia.

Analizzare uno dei suoi lavori è altrettanto difficile. È come stappare una bottiglia di sciampagna per berla il giorno dopo: la fragranza non c’è più, il frizzante è svanito... Ma forse il palato del conoscitore può ancora rintracciare le qualità fondamentali del prodotto ed esser guidato al produttore.

 

*

* *

 


«»

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA1) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2009. Content in this page is licensed under a Creative Commons License