Ferdinando Petruccelli della Gattina
Le notti degli emigrati a Londra

LA POLONIA E LA RUSSIA

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LA POLONIA E LA RUSSIA

 

 

 

I.

 

Noi dividiamo le idee del marchese Wielopolski43.

I polacchi, e coloro che considerano la quistione al punto di vista esclusivamente della Polonia, respingono la teoria della disperazione proclamata da questo patriotta. Ma noi dobbiamo esaminare la questione al punto di vista dell'Europa e degl'interessi generali dell'umanità. Non dobbiamo quindi preoccuparci dei lamenti, e, se volete, neppure dei dritti di un popolo che ci ha abbarbagliati delle sue imprese cavalleresche, commossi dei suoi infortuni. Esso espia le colpe della sua aristocrazia - cui non troviamo giammai nella storia al servizio della libertà, della giustizia per tutti, avendo pietà del popolo, risparmiando il debole.

L'Italia ha espiati i delitti delle due Rome - l'imperiale e la cattolica. -

I filantropi da congressi, i democrati da parata, attestano le loro simpatie ai vinti. Noi offriamo loro, di più, ciò che ci sembra la verità. Perocchè noi scriviamo con coscienza, noi che eravamo ieri ancora nei ranghi dei vinti e che siamo ancora oggidì nella posizione di minacciati.

L'esercito francese guarda a Roma, l'austriaco campa a Trento.

L'attitudine dell'Europa verso la Polonia sarebbe oltraggiante se la fosse volontaria. La stampa, che s'interessa alla vittoria di Gladiatore e si entusiasma ai gargarismi della Patti, registra con indifferenza l'annichilamento della Polonia. E noi vediamo passare in mezzo a noi, senza provare il minimo turbamento, il minimo rimorso, l'esiliato polacco, che porta, d'ordinario, così degnamente il peso della sua sventura. Non pertanto, malgrado questa indifferenza, si sente che la coscienza pubblica ha nel fondo un'inquietudine dolorosa, e che vi restano ancora delle anime generose le quali sclamano: "No: la non può durare così! Gli è impossibile, non si può lasciar distruggere la Polonia dalla Russia, come si lasciano gli americani terminare la distruzione dei Pelle-rossi!" E si cerca all'orizzonte se vi è una nuvola dal lato dell'Oriente che si oscuri, e cui si possa considerare come il precursore della tempesta. Eppure non bisogna dissimularlo: questa tempesta che taluni invocano, l'immensissima maggioranza la paventa.

La faccia dell'Europa è cangiata. L'Inghilterra si è ritirata sotto la tenda, non come Achille il quale tiene il broncio ad Agamennone, che digerisce nelle braccia di Briseide, ma come il Nestore della politica europea, per preoccuparsi degl'interessi seri della comunità e lavorare. L'Austria, smozzata, cura le sue lividure e le sue piaghe al regime dell'acqua di Jouvence della libertà. La Francia si prepara alla riscossa pel ricupero delle provincie e dell'onore militare perduto. L'Alemagna, costituita, termina lentamente la sua opera - pronta, un , a lasciare andare, se occorre, Posen e la Galizia onde annettersi l'arci-ducato di Austria. Le idee economiche e sociali hanno preso il posto delle idee politiche nel regime internazionale. Il sistema delle alleanze, divenuto barbogio, ha ceduto il posto ai trattati di commercio. La riconoscenza del fatto compiuto è inserita come un principio nel dritto pubblico europeo. La ricostruzione delle nazionalità è considerata come una misura di ordine pubblico; ma unicamente quando ciò si compie senza turbare la pace generale e contro nazioni di razza diversa, non mica quando trattasi di nazioni consanguinee, tra le quali ei sarebbe pericoloso intervenire, fazioso pronunziarsi.

Questi cangiamenti dell'idiosincrasia dei popoli e dei governi pesano singolarmente sulla quistione polacca e sulla politica generale, al punto, che se la quistione italiana fosse ancora da risolvere, egli è più che probabile che la non sarebbe neppur sollevata. E nondimeno, e' trattasi della razza teutona e della razza latina, l'una incontro all'altra, e non di due rami della razza slava, come nella quistione polacca!

Io so che quest'ultima asserzione - la consanguineità della razza - è contestata. Perocchè la scienza ethnologica sopratutto non poteva sottrarsi all'idrofobia della politica ed alle allucinazioni dei partiti. Ma, l'ho detto, io non mi colloco al punto di vista della Russia, a quello della Polonia, ma al punto di vista europeo, e quindi sul terreno dell'imparzialità - se fuvvi mai storia imparziale! Imperciocchè, ove la coscienza è sincera, vi è il sistema scientifico, cui ogni istorico si è formulato, che può essere iniquo.

Io quindi non proverò neppure di ricostruire la razza slava. Ciò mi condurrebbe inoltre troppo lontano ed escirebbe dalle proporzioni delle conclusioni di un racconto romanzesco. Però ei mi sembra indispensabile toccarne qualche motto, onde giustificare su quale base e per quali ragioni io ho creduto arringarmi ai consigli che il marchese Wielopolski ai suoi compatriotti.

 

 

 

II.

 

L'unità della razza slava ha il suo elemento di certezza nell'uniformità della lingua - uniformità spintalontano, che gl'indigeni del Don e della Volga possono comprendere e quasi conversare con quelli della Pomerania, della Boemia, della Polonia, della Dalmazia, e col Bulgaro del mar Nero. La razza slava è la seconda espressione della natura europea, indigena ancora sul suolo che occupa oggidì e non venuta dall'Asia, poco modificata. Dappoichè lo slavo, cui ci dipinge la cronaca di Nestor all'XI secolo, è esattamente lo stesso che quello dei nostri , non avendo che due varietà un po' spiccate: al nord, la sotto-razza scandinava; al sud, la sotto-razza ellenica.

La slava è stata sempre una razza conquistata. I popoli dell'Asia e quelli della Germania occidentale l'hanno, a volta a volta, calpestata e dominata; perocchè dessa invocava l'aiuto degli uni per sottrarsi all'oppressione degli altri - come fecero i popoli delle penisole itala ed iberica. I Kimris, o Cimbri, furono i primi a passare sulla razza slava. I Sarmati - nomadi dagli occhi di lucertola, di origine mongolica e di razza puramente asiatica - vennero a cacciar via i Kimris, e furono cacciati a loro volta dai Goti - popoli usciti dalla Scandinavia, trascinando dietro a loro un'accozzaglia di Celti, di Slavi e di Germani. Questi dominatori, portanti una civiltà cui Odin aveva forse ricevuta dalla Persia o dall'India, fondarono un impero slavo, assiso sul Danubio e sul Dnieper, nell'Ukrania, ed alle sponde del mar Nero, risuscitarono la dominazione cimbrica, e riaserrarono la frontiera romana, sotto il nome di Daci e di Marcomanni. Nomadi, essi imperavano a cavallo sui popoli indigeni, coltivatori sedentanei, e vivevano a cavallo - come i polacchi nella convenzione della pospolite. Se la loro potenza avesse durato, forse i Goti si sarebbero fusi con gl'indigeni. Ma queglino fra gli slavi, che avevano emigrato sotto la dominazione gotica, ritornarono come vanguardia degli Unni - popoli asiatici - e respinsero lo straniero dal suolo della loro patria.

Gli Unni rimpiazzarono i Goti, che retrocessero sulle possessioni romane ed annunziarono Attila. Questi si manifestò all'Europa come la folgore, dominando dalle frontiere della Cina fino al Baltico e procedendo sopra Roma, menando con lui un miscuglio di guerrieri di tutte le nazioni e di tutte le stirpi cui aveva traversate. I Goti batterono gli Unni sulle sponde del Netad e li ricacciarono in Asia. Poi si divisero dagli slavi: questi rivennero nelle loro contrade e conservarono le loro abitudini ed il loro organamento sociale; i Goti seguirono la loro attrazione naturale verso l'Occidente.

La razza slava ed i suoi rami ellenici erano attirati verso l'Oriente e Costantinopoli.

Lasciamo da banda la varietà ellenica, o dorica, la quale, in faccia delle concezioni gigantesche e mostruose della Caldea e dell'Egitto, si concentrò e s'isolò, e seguiamo il movimento della varietà Tsciuda.

Questo ramo della razza slava del nord, occupava le sponde orientali del Baltico, si stendeva lungo il mare Bianco fino alle foci dell'Oby e nei profondi del continente Asiatico. Queste contrade, quasi deserte oggidì nella parte che forma le vaste solitudini della Siberia, mostrano nelle tombe e nelle gallerie delle mine dell'Altai le tracce di una civiltà, il cui sovvenire storico è perduto. Questa varietà della razza slava abitava il doppio versante della catena degli Ural, di cui l'uno discende verso l'Oby e l'altro verso la Volga. Queglino che accampavano sull'Oby, e formavano l'Obdoria o l'Ugoria discesero, verso l'XI secolo, alla volta del bacino del Danubio, e costituirono la razza dominante dei Maggyari in Ungheria. Queglino che guardavano la Volga, andarono a formare la Bulgaria o Volgaria. Questa corrente d'invasione settentrionale, sul fuoco centrale della razza slava, si opponeva alla corrente meridionale, la quale, trascinando seco dei brani della razza mongolica, partiva dall'Oriente e dalle sponde del Caspio. La sede dell'impero, Costantinopoli, trovavasi così allogata fra due osti.

Carlomagno, avendo distrutto gli Avari, residui di razze asiatiche, gli slavi restarono liberi. Gli Ugri Maggyari si spiegarono nel mezzodì fino al di delle Alpi e nell'Italia. I Normanni, scandinavi, svilupparono la loro supremazia sulla razza slava del Nord e fondarono l'impero Russo - sulle contrade occupate un dai Goti - sotto il nome di Polanieni, o abitanti della pianura - appellativo conservato di poi da uno dei rami della razza slava quando essi si separarono.

Con un istinto ammirevole, fin dai suoi incunabili, questo impero russo ebbe coscienza del destino che lo spingeva e guidava. La sua aspirazione è l'Oriente. Il suo centro, Costantinopoli. Esso abbraccia il cristianesimo bizantino e mantiene i legami naturali tra i popoli conquistati ed i popoli della medesima razza slava annessi. E quando Costantinopoli, al XV secolo, cadde in potere dei Turchi, l'idea morale, i frantumi tradizionali e materiali dell'impero di Oriente, si trovano agglomerati in lui. L'unità orientale fu così rappresentata dall'impero russo in faccia dell'occidente sbocconcellato. Questa posizione, queste tendenze assorbenti, sarebbero di già esse sole bastate per svegliare la rivalità delle nazionalità nascenti della medesima razza: l'Ungheria, la Polonia, la Svezia.

Gli Stati slavi dell'Europa centrale però non si fondarono con la medesima facilità e con la medesima celerità! La Polonia, la Boemia, l'Ungheria, la Prussia, la Transilvania, la Lituania, la Moravia avevano la medesima costituzione politica - vale a dire, il principio elettivo dei popoli primitivi sfuggiti alle strette di Roma. Essi avevano la stessa legge del suolo e dei costumi; e quindi una vicissitudine tempestosa di principati locali e passaggeri.

La Boemia, cittadella dell'indipendenza slava, legata agli slavi per la razza ed ai Germani per gl'interessi, sempre irresoluta in fra i due, attaccata dagli uni quando la si collegava agli altri, non seppe padroneggiare la situazione e profittare della sua civiltà brillante e precoce. Sotto Ottocaro III, la Boemia rifiutò l'Impero e lo fece passare nella casa d'Austria. Sotto Carlo IV, al momento di divenire il centro della potenza imperiale, ripugnando, a causa della sua natura slava, da tutte le combinazioni artificiali, la Boemia ricadde nell'irresolutezza e divenne la preda dell'inflessibile ascendente austriaco.

Una sorte eguale, per le medesime cause, toccò all'Ungheria. Centro, sotto Attila, della dominazione delle razze asiatiche, essa fu sempre un punto di attrazione per questi popoli. I maggyari, slavi, ma della famiglia semi-asiatica delle razze dell'Ural e della Volga, dominarono la razza slava indigena. Poscia, organizzati a casta conquistatrice e guerriera, respinsero le invasioni asiatiche. Essi avrebbero potuto dirigere, in luogo della Russia, lo slavismo dell'impero orientale; ma il cattolicismo che avevano abbracciato, li tenne a parte e li condannò all'inferiorità politica.

Il cattolicismo non è simpatico alla natura slava; e stesso ove lo si è impiantato, esso ha cangiato di carattere. Sradicata senza sforzi, presso gli Scandinavi, alterata nel suo spirito in Polonia, in Ungheria, in Boemia, la dottrina cattolica ha contribuito alla caduta di questi Stati sotto la pressione dell'invasione tedesca e dell'ascendente russo, mentre che dessa paralizzava la loro influenza sull'impero d'Oriente. Gli è al cattolicismo altresì che la Polonia deve le sue vicissitudini ed una parte delle sue sventure.

In uno Stato di quasi anarchia per parecchi secoli sotto i suoi dodici woivodi o palatini, la Polonia si presenta col nome di regno al XIV secolo e forma uno stato, mediante la sua riunione con la Lituania, sotto il dominio dei Jagelloni. La sua rivalità colla Russia comincia alla sua culla e riempie la sua storia - passando per le medesime fasi della lotta che s'impegna tra l'Inghilterra e la Francia. E forse questa rivalità avrebbe finito in una fusione violenta sotto l'invasione degli antichi Unni di Attila, divenuti i Tartari di Gengis-Khan, se un baratro profondo e fatale non li avesse divisi per sempre, il cattolicismo, alimentato dall'influenza astuta ed interessata della corte di Roma.

Il ritorno degli Asiatici arrestò per lungo tempo lo slancio della civiltà slava.

La razza slava ha dovuto lottare perpetuamente contro i popoli nomadi, arrivando dalla medesima direzione, ma non essendo sempre della medesima razza, puramente asiatica. La razza bianca occupò originariamente tutta quella parte dell'Asia che guarda l'Europa, ove la presenza della razza gialla è recentissima: la Siberia, il Caucaso, le contrade della Transoxiana e del Caspio.... quelle contrade insomma che la Russia conquista adesso l'una dietro l'altra, con grande spavento della Turchia, della Persia, e dell'Inghilterra, - la quale vede le sue possessioni indiane separate dalle russe, nell'Asia Centrale, unicamente dal Punjab. Le sabbie che sterilirono paesi un fertili, e l'indebolimento consecutivo di queste popolazioni, incapaci di difendersi contro le invasioni asiatiche, determinarono il ritorno della razza bianca nell'Occidente dell'Europa.

Questi popoli - Sciti degli antichi - per gli slavi e gli orientali ora i Petscienequi, i Torqui ed i Polovtzi, ora i Turcomanni ed i Tartari, erano una varietà della razza bianca europea, che reagivano su questa, in virtù della legge dell'affinità. Il nome di Tartaro è stato attribuito ora alla razza mongolica che lo porta ancora al presente - e che, al contrario, distrusse la potenza dei Tatari con i quali li si confonde. I Tatari avevano molestato la razza slava. Sotto la pressione delle orde mongoliche, i differenti rami degli slavi si collegarono, si fusero. Le regioni lasciate vuote dai Tatari furono occupate dai Cosacchi dell'Ukrania, del Don, e dell'Iaik - un miscuglio di soldati, di avventurieri e di cacciatori, che ebbero l'incarico di difendere questa frontiera contro gli stabilimenti fissi dei Tatari della Crimea e delle orde formidabili dei Kan del Kaptsciac o dell'Orda Dorata.

La razza mongolica si scatenò contro la Russia con una ferocia senza mercè. La divisione dei popoli slavi favoriva la sua invasione; ma l'invasione provocò, per controcolpo e per necessità di difesa, l'unità slava e la creazione affatto asiatica dell'autocrazia dello Tzar.

L'unità inghiottì la libertà.

In questi scompigli, Kief, la culla religiosa e civilizzatrice delle razze slave, perdè la sua superiorità. Si era visto, del resto, i sovrani russi, per una preveggenza politica particolare, trasportare successivamente la loro capitale su i punti ove il progresso del loro dominio sembrava richiedere la loro presenza. All'origine, essi avevano abbandonata Novgorod, la città della civiltà scandinava, per il soggiorno di Kief, che inoculò alla razza slava lo spirito bizantino. Souzdal li mise, in seguito, in contatto diretto con gli Tsciudi della Permia e dell'Ural; Volodimir, con quelli della Volga; Moskou divenne infine la testa di ponte della razza slava, che salvò l'Europa, respingendo gli urti delle razze asiatiche. Pietroburgo ebbe il suo torno quando la Russia si rivolse verso l'Occidente, provocata dalla Svezia: e Varsavia è una tappa verso Costantinopoli.

La caduta di Novgorod aprì il passo all'ordine Teutonico, il quale, col nome di conversione religiosa, applicò un feudalismo feroce ai popoli slavi del Baltico. La ripulsione grondante odio, che questi cavalieri religiosi incontrarono, li fece sottomettersi alla Polonia. Essi salvarono così la conquista ma compromisero la potenza protettrice.

L'unione scandinava non ebbe effetto, perchè fondata sopra elementi diversi. La Danimarca e la Norvegia erano attirate verso l'Inghilterra, a causa delle loro affinità cimbriche. La Svezia, dopo la rottura del trattato di Colmar, spinta dalla sua natura slava, si avanzò verso le Provincie slave del Baltico.

Avendo abbracciata la Riforma, la Svezia ne ricavò una grande importanza militare, intervenendo in Alemagna sotto Gustavo Adolfo nella guerra dei Trenta-anni. Carlo XII volle anche egli spiegare la sua ascendenza sulle province slave, ma si trovò in presenza della Russia. Questa lo retrospinse, si distolse così dalle guerre oscure dell'Asia e si rivelò all'Europa stupefatta.

La Russia si rivelò avendo i piedi sulle tre sue rivali: la Turchia, la Polonia e la Svezia. Si rivelò, avendo alla sua testa un principe riformatore, d'origine germanica, che sopraponeva la civiltà occidentale alla civiltà slava, cui la Prussia, l'Ungheria, la Polonia, la Russia essa stessa, non avevan potuto realizzare. La civiltà di Pietro il Grande, eterogenea e superficiale, non neutralizzò la pressione, cui nell'interesse slavo le facevano, e fanno, le masse. Essa mantiene quindi la Russia in un eretismo continuo ed in lotta con il movimento che si sviluppa nel resto dell'Europa. Ma ciò appunto crea sordamente una rottura irreparabile tra lo Tzarismo, istituzione asiatica germanizzata, e la razza slava.

Contro lo spirito di questa razza l'Austria tenne il patibolo rizzato in permanenza per sei mesi in Ungheria; chiamò, più tardi, lo Tzar per schiacciare i Maggyari; consacrò la servitù della Boemia per supplici rinnovellati. Contro lo spirito di questa razza, le tre potenze che possedevano popoli slavi, si divisero la Polonia - tra le quali potenze la meno colpevole fu sicuramente la Russia, che obbediva alla sua natura slava e che covava dei lunghi odi e delle gelosie implacabili. Ma l'anima slava è restata inconcussa. Lo spirito occidentale della dinastia dei Romanof è adesso la pietra d'intoppo della razza slava - per gli uni, perchè lo trovano eccessivo, per gli altri, perchè non lo trovano abbastanza audace.

 

 

 

III.

 

Al di dell'Oder e delle Alpi Giulie comincia un altro mondo, diverso affatto da quello che abita l'Occidente. L'Europa vera termina colà. Colà stesso comincia l'Oriente. Quivi è il dominio indigeno della razza slava. L'Ungheria, la Polonia, la Boemia, i Principati Danubiani, la Grecia han bene a darsi istituzioni europee, affusolarsi dei nostri abiti e dei nostri costumi. Tutto ciò resta all'epidermide. Quell'Europa geografica non è l'Europa reale, ma un'Europa44  semi-asiatica, che serve di transizione tra l'Occidente e l'Asia. Tutto ciò che è essenzialmente europeo, non ha toccato che le classi aristocratiche. Il popolo ha conservato quello stampo slavo che l'imperio austriaco non ha saputo svellere dall'Ungheria, dall'Illiria, dalla Boemia, e la dinastia germanica non ha saputo cancellare nella Russia e nella Polonia. Il tipo, restando permanente ed imperibile, il posto, la fisonomia, l'ufficio della Russia si disegnano da stessi.

La Russia è virtualmente la primogenita della razza. Essa manifesta la sua superiorità con la sua capacità politica. Essa tiene il suo primato a causa dell'immensa portata del suo scopo; e la sua potenza s'impone a causa della massa dei destini, cui porta nella sua mano ed ai quali l'impulso. L'idea impulsiva a cui la Russia ha obbedito finora è stata: la ristaurazione delle sub-razze slave cadute sotto il dominio straniero asiatico ed occidentale; la liberazione di tutti i rami di questa razza; la loro unione intorno ad uno stipite che le rappresenti e le conduca. La Polonia, non più che l'Europa, non sopprimerà questa missione della Russia - missione omogenea alla sua natura, conforme al suo genio, utile alla sua politica.

La Russia è la sola nazione di Europa che sa ciò che fa e dove va; che ha uno scopo determinato, lucido, fisso, naturale, inesorabile; che ha un piano per raggiungerlo - ed alla effettuazione del quale concorrono la natura cosmica, il carattere e la costituzione fisica dei suoi popoli, l'abilità della sua politica. Ecco il segreto dei suoi successi e del suo progresso.

Gli altri popoli brancolano nell'incognito, alla ventura. Essi seguono meno i loro interessi di razza - perchè la razza celtica, detta latina, la razza teutona, la razza sassone, hanno esse stesse i loro - e corrono dietro interessi fittizi ed effimeri, creati ora dal sentimento religioso, ora dalla pressione storica, ora da un fenomeno economico, ora da un'aberrazione diplomatica, ora dal diritto passaggiero che la conquista.

La Russia ha carpiti tutti gli approposito per continuare il suo sistema di assimilamento. E la si è vista allungar la mano alla Svezia ed acciuffargliene un lembo - la Finlandia. La si è vista abbattere il dominio dei Kan tartari - retroguardia dell'invasione mongolica - aprendosi così il passo verso l'Asia e l'impero Ottomano. La si è vista appropriarsi province di questo Impero ed i primi brani della Polonia, per consumare l'assorbimento di questa disgraziata nazione, anche dopo quando la Francia e l'Inghilterra l'avevano fermata in sulla sua marcia verso Costantinopoli e le avevano strappati i Principati.

Questa sosta imposta sarà dessa più seria che i protocolli del congresso di Vienna, per il regno di Polonia, e le stipulazioni di Napoleone I, il quale abbandonò alla Russia, senza discussione, la possessione della Finlandia onde ottenerne il riconoscimento della sua dinastia in Spagna? Noi nol crediamo punto. Nulla opporrà ostacolo all'incedere della Russia, nulla lo frastornerà.

Lo Czarato di Mosca aveva nel 1328, all'avvenimento d'Yvan (Kaletu) un'estensione di 4656 miglia geografiche ed una popolazione di 6,290,000 abitanti. L'impero russo, all'avvenimento di Catterina I, 1725, si stendeva sur una superficie di 273,815 miglia geografiche, con una popolazione di 20,000,000 di anime. Alla presa di Varsavia, 1831, la Russia possedeva un territorio di 369,764 miglia geografiche ed una popolazione di 60,000,000. Oggi essa abbraccia una superficie di circa 21,000,000 di chilometri quadrati con una popolazione di 75,000,000 di abitanti. Se il concetto dell'impero greco-slavo di Pietro il Grande si realizzasse e la Russia si annettesse i popoli slavi della Turchia, della Grecia, dell'Austria, della Prussia, la Moldo-Valachia e la Serbia, essa aggiungerebbe altri cinquanta milioni di abitanti ai settantacinque milioni che ora possiede.

Li aggiungerà dessa?

Noi crediamo questo avvenimento lontano, ma inevitabile.

Per il momento, sorvegliata, limitata in Europa, la Russia rode il continente dell'Asia centrale e si approssima all'India britannica. Il mese di luglio 1869, il Parlamento inglese s'intrattenne di questo progresso costante della Russia. E non celò le apprensioni, direi quasi il terrore che ispira all'Inghilterra questo colosso misterioso, che avanza lentamente, persistentemente, pertinacemente, come una nuvola gigantesca, e che avvilupperà un giorno il suo Impero orientale e lo coprirà di fitta notte. Il signor Grant Duft, sotto-segretario di stato per le Indie, provò di scongiurare lo spettro - come lo faceva altresì non ha guari il signor Tchikatchef innanzi all'Associazione britannica per l'avanzamento delle scienze. - E Gladstone dichiarò, che i due governi sono quasi d'accordo per interporre l'Afganistan, come territorio neutro ed inviolabile, tra i possessi delle due nazioni.

Questo trattato sarà desso rispettato?

Sì, fino a che circostanze favorevoli non alletteranno la Russia a violarlo.

Gli acquisti dello Tzar si connettono senza interruzione da Cronstad fino a Smarkande, dal mar Nero allo Stretto di Behring, dallo Spitzberg al Kamtsciatka. La Russia non conquista, come conquistò l'Inghilterra, adottando per i suoi nuovi possessi il sistema coloniale ed il self-reliant government. La Russia si annette come province, si assimila e smaltisce i paesi invasi. Poi, mediante la sua colonizzazione militare ed agricola, la s'insinua, s'impianta, s'irradica nella società e nel suolo conquistato. L'Asia, del resto, è il campo di azione ove la razza slava esercita la sua attività, ed ove scaricherà, nell'avvenire, la sua sovrabbondanza di energia e di vitalità.

Essa prende la rivincita delle invasioni mongoliche.

La Russia possiede una civiltà superiore a quella delle popolazioni che si aggiudica con la forza. In oltre, la forza ha un prestigio divino che abbarbaglia popoli, i quali non riconoscono altro dio. E la Russia ne usa con abilità - abbastanza per rompere le resistenze, non troppa per creare odi nascosti, indelebili, eterni, come ne incontrò l'Austria dovunque la s'impose a popoli di razza straniera. Infatti, tranne la Polonia, tutte le province slave che la Russia si è appropriate, le sono restate fedeli ed attaccate. Esempio la Finlandia, la quale, al tempo delle guerre napoleoniche ed all'occasione delle rivoluzioni polacche, avrebbe potuto tentare di distaccarsi, e fece, al contrario, causa comune con il capo della razza. I Principati Danubiani, malgrado l'autonomia che fu loro regalata, e checchè il partito governativo rumeno ne dica, rimpiangono e desiderano la Russia.

Le risorse della civiltà russa sono inesauribili. La Germania e l'Inghilterra hanno raggiunto il loro sviluppo, nel circolo ristretto che la natura loro tracciò. La Russia, al contrario, è al suo inizio. Essa può accrescere a volontà l'estensione del suo territorio dal lato della Cina e del Giappone, ed accelerare la fecondità della sua popolazione mediante la ricchezza interna dell'Impero, essenzialmente agricolo, e favorito egualmente su tutti i punti per essere altresì industriale. Il suo immenso territorio riunisce tutte le diversità di clima; è proprio ad ogni sorte di produzione utile. L'Impero russo è bagnato dai più bei fiumi del mondo, quasi tutti navigabili, che, aspettando la rete delle ferrovie, possono costituire linee di comunicazioni facili e poco costose del nord dell'Europa col centro dell'Asia e le frontiere della Cina. La Russia ha posto per tutti e per ogni mestiere.

All'esteriore, essa ne impone. Ma sopra tutto la è inviolabile in casa sua. Napoleone penetrò fino a Mosca; la Francia e l'Inghilterra hanno bombardato Sebastopoli. E poi? Si umiliò un uomo, il quale si suicidò, ma non si graffiò neppure l'epidermide della nazione. Meglio ancora. Alessandro I venne a dettar la legge a Parigi; e la caduta di Sebastopoli ha preluso all'organamento più moderno dell'esercito russo ed alla creazione delle ferrovie, che, fra dieci anni, solcheranno il paese da una estremità all'altra - da Cronstad al Caspio, dalla Gallizia all'Amur forse, sul Pacifico.

Il lato debole dell'Impero russo è il non avere sbocchi su i grandi Oceani. Perocchè il Sund, benchè aperto, lo strangola da un lato, i Dardanelli lo bloccano da un altro. Ma ciò costituisce altresì il pericolo dell'Europa; dapoichè un giorno la Russia reagirà onde sottrarsi al soffoco che prova come potenza mediterranea.

La Russia ha rinunziato all'Europa occidentale, vale a dire ad uscire di casa sua. Operando in Asia, se la si vorrà soffermare, saranno la Francia, l'Inghilterra, l'Austria, l'Alemagna, che dovranno andare ad attaccarla sul suo territorio - vale a dire, andarsi a collocare nella gola del mostro. E ciò, mediante spese ruinose, cui i popoli non paiono disposti a tollerare. Imperciocchè, gli è mestieri constatarlo: noi non giudichiamo più la Russia oggidì con i pregiudizi del XVIII secolo, con l'arroganza di Napoleone, sotto l'incubo del misterioso terrore che dessa ispirava ai tempi di Nicola I. La Russia ha acquistate proporzioni naturali, e per conseguenza la è di altrettanto più formidabile. No: noi non temiamo più il Kosac; noi temiamo lo Tzarismo. Abbiamo noi ragione?

 

 

 

IV.

 

La situazione della Russia è chiara: essa è allo stato di aggressione all'esteriore, di protezione all'interno. Questa situazione è ancora normale attualmente; perchè, quanto allo straniero, la Russia non ha finito ancora di strappargli tutti i membri della famiglia slava, e quanto all'interno, lo tzarismo tranne da soli alcuni anni, il suo organismo è omogeneo allo spirito, al carattere della razza. D'altronde, vi è egli esagerazione nelle pretensioni della Russia per la rivendica che dessa proclama?

E' basta considerare freddamente a quale condizione di nullità politica sono cadute le parti staccate della razza slava, quelle che sono rimaste indipendenti, come quelle che restano sottomesse allo straniero. La Boemia, l'Illiria, i Principati, la Serbia, la Grecia, Posen, la Gallizia.... non hanno più ragion d'essere, un valore politico qualunque, non per stessi, non nell'agglomerazione composita di cui forman parte.

Lo tzarismo è l'espressione di questa situazione, perchè è temibile e minaccioso, per lo straniero; ed all'interno, esso è ancora una protezione per le classi inferiori, un legame fra le classi aristocratiche.

Lo tzarismo esso stesso poi non è così autocrata come d'ordinario lo si suppone. Esso non ha a sua mercè, come in Francia, il maneggio del potere giudiziario, il cui esercizio appartiene all'aristocrazia locale. L'amministrazione subisce il controllo di questa medesima aristocrazia, la quale, quando lo voglia, potria cangiarsi senza sforzo in un'oligarchia governativa, come nella repubblica di Venezia un , e come nel governo inglese fino al 1830. Un potere esecutivo che non dispone in maniera assoluta, come in Francia, del giudice e del funzionario, non può dunque esser tirannico che fino a quando e per quanto coloro che possono controllarlo, glielo consentono, o sono suoi complici. Il giorno in cui l'aristocrazia russa sarà penetrata dalla necessità di prendere la direzione degli affari, il giorno in cui essa sentirà la dignità della sua casta ed avrà uno spirito di corpo più generoso, la è finita per lo tzarismo.

in Russia non esiste quella classe media, ove nasce e muore la libertà, per ristabilire l'equilibrio o servir di contrappeso. L'affrancamento della servitù mira forse a questo scopo: sottrarre il contadino al suo padrone, dargli da prima una personalità, poi collocarlo sotto la dipendenza completa della corona. La nobiltà perderà altrettanto che guadagnerà lo tzar; ma godrà desso lungo tempo, lo tzar, di questo acquisto? Evidentemente no. La borghesia si costituisce presto, e l'interesse, che è lo spirito di corpo di questa classe, si sveglierà presto altresì. La borghesia dimanderà allora la sua propria autonomia ed il controllo dei suoi affari.

Lo tzarismo, inerente alla razza slava, ha digià succombuto tutto intorno alla Russia, ove questa classe intermedia, la borghesia, ha cominciato a formarsi: in Grecia, in Ungheria, in Boemia, in Gallizia, a Posen. Ma quantunque lo si tenga come troppo assorbente, e che lo si sospetti come essendo di origine straniera, il sentimento e l'istinto della razza sono troppo imperiosi per volerlo assolutamente abbattuto, prima che esso abbia compiuta la sua missione. Lo tzarismo non sarà dunque demolito prima che l'agglomerazione dei popoli slavi non sia presso a poco compiuta e che lo spirito di Europa non abbia disarmato contro la Russia.

Lo tzarismo è il solo rappresentante degli interessi della razza slava. Esso tiene in iscacco l'Europa; serve di centro di gravitazione alle parti distaccate della razza, di protezione al contadino contro la nobiltà, di garentia ai nobili contro l'invasione del proletario, di centro di azione comune, fino a che la questione non sarà risoluta nel senso slavo. Ed i popoli che circondano la Russia, avvegnachè profondamente turbati della sua vicinanza e della sua pressione, trovano ancora una specie di sicurezza nel mantenimento dello tzarismo contro l'inondazione slava45, mediante la compressione interna.

Lo si vede quindi, lo tzarismo è stato providenziale nella fase della conquista e della ristaurazione slava, ed ha servito ammirabilmente come compressore per ammadiare le molecole distaccate da questa razza in un solo elemento, amalgamarle, penetrarle dal medesimo spirito, volgerle al medesimo scopo. Ma esso addiverrà evidentemente uno ostacolo allo sviluppo, quando la riunione sarà completa e la fusione terminata. Quando la massa, adesso in ebollizione, sarà condensata, la pressione eccessiva potria frangerla; e gli è di questo che gli slavi si preoccupano già, per la loro propria conservazione e per la stabilità dell'opera che lo tzarismo avrà terminata.

Bisogna quindi che lo tzarismo subisca una trasformazione radicale, sia per evoluzione propria, sia per una rivoluzione. Lo Tzar, tal quale è, malgrado la creazione della Germania, è ancora un potere formidabile: all'esteriore, a causa dell'attrazione che desso esercita, della pressione che infligge, del pericolo che può far correre all'indipendenza degli Stati vicini, dell'esagerazione dell'ambizione che sovente il capogiro, dell'influenza che prende nella condotta e nella vita intima degli altri popoli; all'interno, per la sua origine straniera che non cessa di tradirsi, e per l'assorbimento della libertà. La nazione intera non è che un corpo di cui lo tzar è l'anima. Ed e' la soffoca, la galvanizza, la muove, l'addormenta, l'annienta, la spinge, la ritiene, la maneggia a voglia sua. Che sarà dunque quando l'emancipazione avrà compiuta la sua evoluzione, e la nobiltà, che al postutto rappresenta la proprietà e l'intelligenza, sarà scomparsa?

La ricostruzione della Russia s'impone, a causa di ciò, ogni giorno di un modo più urgente - per la nobiltà essa stessa, per la nobiltà sopratutto, la quale, perdendo il potere della casta, deve cercare un compenso nella parte di potere sociale che le spetta di diritto.

Questa palingenesi dello tzarismo diventerà d'altronde un novello elemento di forza per la razza slava - nel senso che dessa non attirerà più oggimai certe parti staccate, come l'Ungheria, la Polonia, la Grecia, la Boemia, che per la libertà. Per la libertà, la Russia romperà le ultime resistenze della Polonia. Imperciocchè il movimento che ha luogo nella razza slava è doppio: vi è il movimento generale di concentramento della razza, ed il movimento secondario politico o nazionale, di quei rami della Slavia che godono di un'esistenza autonoma. Donde segue, che per aumentare la potenza del movimento panslavista, bisogna annullare il movimento diversivo delle nazionalità ed il movimento per la libera costituzione politica, che complicano la situazione.

Per decidere lo tzarismo alla sua trasformazione, o spingervelo, una rivoluzione è inevitabile. Ma non è necessario la guerra o le barricate per effettuarla, questa rivoluzione, quando la può compiersi altresì per la pressione morale. Ed ecco ove comincia precisamente la nuova missione della Polonia - missione di grandezza per lei, di sicurezza per l'Europa. Imperciocchè, per la Polonia, una situazione analoga a quella dell'Ungheria nell'Impero austriaco, non è possibile che con una Russia costituzionale o repubblicana.

 

 

 

V.

 

La Polonia non solo non si rassegna alla sua sorte, ma la si compiace di renderla intollerabile. Essa aspira al conquisto di quell'autonomia nazionale di cui godè per secoli e che le fu rapita, per astuzia e per forza, dalla diplomazia e dalla guerra. Questa ristaurazione non può realizzarsi che per due mezzi: o col concorso dello straniero, o per uno sforzo d'iniziativa interna.

Da chi può venire, dallo straniero, l'affrancamento della Polonia?

Noi l'abbiamo detto: lo spirito di Europa si è modificato. Napoleone I ha spossate le ultime molle della politica di ambizione.

L'Inghilterra ha fatto prevalere i principî della sua politica di economia sociale; il self-government, il self-reliant.

Napoleone III, aveva, senza accorgersene, rotta la tempera del carattere dei francesi, i quali, vedendo nello chauvinisme militare il Pantagruel della libertà, si rassegnavano ad occuparsi dei loro propri affari e rinunziavano alle avventure dei conquistatori. Lo scacco del Messico, aveva, grazie a Dio, rudemente profittato.

L'ultima guerra ha provato la decadenza dello spirito militare della Francia. Ora, si tenta rifocillarlo. Ma, quando che sia che la Francia faccia la guerra, essa la farà per , non per andare a risuscitare popoli lontani, da cui non può sperare un sussidio immediato nell'impresa terribile e rischiosa del ricupero delle sue provincie perdute.

La Polonia non potria dunque sperare un aiuto della Francia che, tutto al più, nel caso di una conflagrazione generale di Europa. Ora, questa catastrofe diviene di più in più problematica, a misura che gli Stati si equilibrano, e che si sopprimono i germi di guerra - germi alimentati un dalla dominazione austriaca su i popoli che l'odiavano, dallo sminuzzolamento illogico dell'Alemagna, dall'avidità nello spartimento della Turchia. La Francia non può quindi nulla per la Polonia, quando pur lo volesse e l'occasione se ne offrisse.

La Polonia, in oltre, non è sulla frontiera francese, come l'Italia. Una guerra marittima sarebbe senza effetto, quando anche la fosse possibile. D'altronde, la guerra inutile di Crimea basterebbe per scoraggiare la Francia da queste intraprese.

L'Inghilterra non si occupa più della politica continentale. - Essa non incoraggia più le rivoluzioni, come al tempo di Canning e di Palmerston; non sostenta le reazioni, come al tempo di Pitt. La si rassegna ai fatti compiuti, anche quando la danneggiano, come nell'affare dello Schleswig. Un'agressione sul suo Impero delle Indie potrebbe forse obbligarla a rompere con la Russia. Ma anche in questo caso, cui essa prevede, a cui si prepara, l'Inghilterra localizzerebbe la guerra in Asia, ove i suoi mezzi di resistenza sono più efficaci, meno costosi, più sicuri e più numerosi. Tutto al più, l'Inghilterra somministrerebbe del danaro alla Polonia per provocare una rivoluzione come diversione.

L'Austria non s'impegnerà giammai in una guerra per la ricostruzione della Polonia. Essa ha troppo a perdere - essa che fu e che, fino ad un certo punto, è ancora la violazione flagrante delle nazionalità; essa il cui impero numera ventidue milioni di slavi; essa che al primo dell'esistenza nazionale polacca avrebbe a vedersi estirpar la Gallizia. In caso di guerra tra la Russia e l'Austria, questa potrà fomentare l'insurrezione polacca, ma i soccorsi che le darebbe sariano troppo esili per contarli come elementi di successo. Ed ancora, e' non bisogna perder di vista che i governi sono tutti naturalmente conservatori e che, anche spinti alla disperazione, essi non si legano alla rivoluzione che per moderarla da prima, profittarne e tradirla in ultimo.

La Polonia può dessa sperare la sua liberazione dalla Germania, anche nel caso di un conflitto rinnovellato tra la Germania e la Francia, in cui la Russia stesse a lato di quest'ultima? E' sarebbe forse nell'interesse della Germania di trovare una nazione libera, indipendente, guerriera, interposta tra lei e la Russia, la cui vicinanza è un incubo doloroso. Ma l'Alemagna costituita nella sua unità, soddisfatta nelle sue aspirazioni, rassicurata nei suoi interessi, sicura nell'avvenire, non è una nazione da incoraggiare o da alimentare avventure. Minacciata d'altronde all'occidente dalla Francia, il cui rancore è inestinguibile, l'Alemagna eviterà tutte le occasioni di spiacere alla Russia, che le ha resi di così grandi servigi nell'ultima guerra, ne coltiverà l'alleanza preziosa, ne paventerà il contraccolpo fulminante. Imperciocchè egli è mestieri non obbliarlo, che la Pomerania è slava, la Posnania è Polonia, la Boemia è appostata ai suoi fianchi come una fortezza.

La Polonia non può quindi aspettare soccorso da alcuna delle potenze occidentali.

L'Europa non avrebbe che due mezzi per metter sosta alle invasioni della Russia, e perciò all'inghiottimento della Polonia: quello di una coalizione, direi quasi, una crociata, per riedificare la Polonia, una Svezia, una Turchia istoriche; quello di combattere piedi a piedi, con la diplomazia, l'influenza russa dovunque la tenti stabilirsi, dovunque la crei una forza, dovunque la prepari un pericolo. Napoleone I, Napoleone III e l'Inghilterra riuniti, hanno sperimentato l'inutilità, l'impotenza, i danni delle alleanze e della guerra. L'azione dei gabinetti europei non è riescita nell'opera di contenere la Russia nel circolo che il congresso di Vienna e quello di Parigi le avevano tracciato.

Si limita lo sviluppo degli Stati, quando questo sviluppo è fittizio come quello dell'Austria; non si può, tutto al più, che rallentarlo, quando questo sviluppo è naturale, come quello della Russia, della Germania, della Italia - ancora incomplete. La coalizione per la guerra dunque e l'assicurazione mutua degli Stati per la diplomazia non raffreneranno il progresso della Russia, e non verranno per conseguenza in aiuto della ricostruzione della Polonia.

L'unica probabilità di autonomia per questa nazione sarebbe una confederazione provocata dalla Russia essa stessa, sotto la sua supremazia. Ma anche in questa eventualità insperata la Russia non affrancherebbe la Polonia; perocchè rompere i ceppi della Polonia e' sarebbe mettere in piedi una rivale.

La Polonia pretende alla egemonia sulla razza slava, per i medesimi titoli storici che la pretende la Russia - titoli consacrati dalle sventure, dalla persistenza, dalla gloria, dal valore - specie di consacrazione meno effettiva che il successo ma che non è meno abbarbagliante. Se per distaccare l'Ungheria e la Boemia dall'Austria e la Posnania dalla Germania, se per attaccarsi la Grecia ed i Principati Danubiani, una confederazione di popoli slavi fosse necessaria, la Russia non vi vorrebbe entrare che tirandosi dietro la Polonia, ma una Polonia assimilata, come dessa si assimilò la Finlandia, come la Polonia si aveva assimilata la Lituania.

La Polonia non deve dunque contare che su di se stessa, su i suoi propri e soli sforzi.

I Polacchi lo hanno compreso, del resto, e la Russia nol sa che troppo - pruova i dispacci alteri e schernevoli di Gortschakof nel 1863 e 1864. La Polonia ha saggiato tutti i mezzi che erano alla sua portata. Essa ha provato la guerra, alligandosi allo straniero, sotto Napoleone I. Essa ha provato la guerra con le sue proprie forze, sotto Kosciusko. Essa ha provata l'insurrezione, nel 1830 e nel 1863. Essa ha provato la ricostruzione nazionale sotto la protezione russa, consacrata dal congresso di Vienna, al tempo di Alessandro I. Essa ha provato lo statuto amministrativo di Nicola I. Essa ha provato la forza. Essa ha provato la resistenza passiva e l'attestazione del dritto. Essa ha provato di svegliare le simpatie dell'Europa e di provocare la protesta dei governi e la pressione diplomatica. Essa ha provato l'opposizione morale.... Tutto ciò che un nobile popolo, un gran popolo, un popolo coraggioso, convinto, deciso, poteva fare, la Polonia l'ha praticato. Essa ha soccombuto. Tutto le è venuto manco. Le circostanze, Dio, gli uomini, la politica, la religione, si son messe nella partita per ischiacciarla. Ed essa è stata sopraffatta, rotta, annientata. Che le rimane a fare adesso? L'ultima prova - quella della disperazione, quella che il marchese di Wielopolski le ha consigliata, quella che la logica della situazione impone: associarsi alle viste ed all'impulsione della sua rivale, lavorare per lei a fine di lavorare nel medesimo tempo per stessa.

 

 

 

VI.

 

La superiorità morale della Russia è incontestabile. Essa possiede, fra gli altri rami della razza slava, la convenienza della posizione che la mette a portata di soddisfare ad un tempo gl'interessi della civiltà ed i sentimenti della tradizione naturale. Essa può agire a suo placito in Asia ed in Europa. Essa è organizzata. Essa possiede la confidenza degli slavi e la fede in stessa. Essa domina. Essa occupa colle sue colossali dimensioni tutta la contrada della razza e brilla al centro. Essa è temuta dallo straniero. Essa risponde alle aspirazioni dei popoli e rappresenta ed incarna lo spirito slavo, malgrado la macchia germanica della dinastia. Essa maneggia interessi naturali ed omogenei alla tempera del suo popolo. Essa è liberale nell'ordine economico, sociale, industriale. Essa è tollerante, quasi atea, quando il culto non inalbera bandiera politica, come in Polonia..... Che le manca? Realizzare l'indipendenza delle famiglie slave adagiate sotto l'imperio tedesco e turco, per organizzare la razza intera sul tipo moderno, mediante la trasformazione della proprietà e lo stabilimento della libertà. L'affrancamento dei servi rende quest'opera più facile e pronta, e promette l'avvento della libertà senza scosse, senza ruine, senza rivoluzione insanguinata nell'ordine delle caste, distribuendo la libertà economica da prima alle classi minute e la libertà politica alle classi emancipate di già.

La parte della Polonia in questa situazione è bella e tracciata. Non potendo svellersi dalla Russia con la forza, bisogna assimilarsela con la libertà, sterpando lo tzarismo o cangiandone la natura. I popoli non sono ambiziosi come le dinastie. Ma, al contrario di queste, i popoli smaniano di libertà - anche quando questa libertà non profitta loro guari, come nell'America del Sud; non la si comprende, come in Irlanda; se ne usa poco, come in Italia e Spagna: se ne è presto stucchi, come in Francia. Tutto ciò che la Polonia potria ottenere dalla diplomazia, e la diplomazia e la Russia concedere, non la soddisferà. L'alleanza di nazione a nazione, di una Polonia costituzionale e di una Russia autocrata, è una chimera, non solamente perchè la Polonia è vinta e la Russia vi si opporrebbe, ma perchè l'equilibrio della reciprocità non esisterebbe. Laonde, presto arriverebbe una di queste due cose: o la Polonia sarebbe assorbita dallo Tzar, come lo è al presente; o lo Tzar soccomberebbe alla libertà - ciò che devesi tentare. Quest'unione d'altronde, è stata sperimentata sotto Alessandro I e non riescì. Alessandro II sperimenta in questo momento l'efficacia della connessione violenta. Sarà egli più avventuroso? Io nol penso. Bisogna dunque apparecchiarsi per il periodo dell'assorbimento, che non può mancare di giungere. Ed è questo che si consiglia alla Polonia, onde la non sia ingoiata dallo tzarismo come un elemento morto, neutralizzato, infecondo, senza ragion d'essere, senza avvenire, senza efficacia, ma come un corpo vivente che esercita sur un altro corpo l'azione magnetica del dominatore di certe belve feroci - io stava quasi per dire, l'azione del tossico.

La questione tra la Polonia e la Russia non è sociale, e perciò radicalmente insolubile. Essa è nazionale e politica, e quindi appunto essenzialmente pratica. La Polonia è incivilita; la Russia lo è meno: ecco la causa intima e grave della lotta e della ripulsione. La Polonia ha due cose dell'Europeo occidentale: lo spirito e la fede: ecco le asperità della soluzione della difficoltà. Ma la conciliazione è bella e trovata, pronta affatto, sulla terra promessa della libertà.

La Polonia può conservare il suo culto, il quale non spiace che in quanto che esso è un simbolo, in questa fase dell'insurrezione, di uno spirito nazionale in rivolta. La Polonia può godere delle sue tendenze europee, del self-government. Ma la Russia spiegherà in Polonia altresì, senza ostacolo, il suo istinto di razza: sostituire, cioè, il mondo slavo al mondo occidentale. In Polonia pure, la Russia non vorrà vedere sommerso, sotto la petulanza oligarchica della nobiltà polacca ed a suo unico profitto, quello tzarismo che ha salvata, costrutta, rilevata, costituita, fatta grande e potente la razza slava.

La Polonia deve essere il Piemonte, la Prussia del mondo slavo. Per conseguenza, la non deve mettersi in lotta con i russi, che sono i suoi strumenti, i suoi complici, i suoi associati, i suoi co-interessati. I polacchi debbono portare, entrando nella famiglia, la rivoluzione in Russia, non accendere la rivoluzione in casa propria. La rivoluzione in casa è una ribellione: ed i russi la spezzano e spengono nel sangue. La rivoluzione in Russia è un'opera di salute comune; ed i russi la salutano.

Rompere lo tzarismo quale è al presente, ecco dove deve mirar la Polonia - ed in hoc signo vincis. I polacchi vogliono una patria: ciò è giusto, ciò è bello. Ma prima di essere cittadino di qualche contrada, gli è mestieri esser uomo. Ora, non si è uomo che per la libertà. Dunque, guerra allo tzarismo! Su questo terreno, polacchi e russi sono fratelli. Ma perchè il russo riconosca questo fratello, e che ne accetti lo aiuto e l'iniziativa nell'opera comune dell'affrancamento politico - come gl'italiani accettarono l'opera del Piemonte - gli è d'uopo che il polacco cessi di esser polacco e nemico e che si fonda nella razza slava rappresentata dalla Russia, come il piemontese si fuse nel popolo della sua razza.

Poi, prima di guardare a Pietroburgo, ove è il padrone, il polacco non dovrebbe egli guardare a Posen ed a Lemberg ove sono i fratelli? Il polacco è più straniero al tedesco che al russo. Perchè dunque questa trascurata inazione per sollevare i polacchi della Posnania e della Galizia contro l'alemanno, e questa attività aspra e persistente per liberarsi dal russo?

"I polacchi, diceva il marchese di Wielopolski, debbono preferire di procedere con la Russia alla testa della civiltà slava, anzi che trascinarsi alla coda dell'occidente".

Noi crediamo che il marchese aveva ragione.

La Polonia, fusa nella Russia, vi porta il dissolvimento - non il dissolvimento degli elementi naturali propri alla razza, ma dello tzarismo, che è stata l'opera terribile della conquista, - provvidenziale per la ricostruzione della razza, necessaria alla conservazione di lei fino a che la fu nell'infanzia. Ora la Russia ha raggiunta l'età virile, che le permette di vivere da stessa, e di occuparsi della sua bisogna.

Questa riforma dello tzarismo è altresì una garentia per l'Europa. Perocchè la guerra e la conquista, per un popolo libero, non sono mica un istrumento di regno, il balocco di un principe teatralmente glorioso, od un deposito del cattivo umore di un ministro, ma un'opera di fatalità e di polizia, a cui si ricorre all'ultima estremità...

Si è sempre considerata la Polonia come una specie di materasso tra l'Europa occidentale ed il mondo orientale, rappresentato dalla Russia. La Polonia non potrebbe rendere miglior servizio all'Europa, all'umanità ed alla libertà, che cooperando alla metamorfosi della Russia, mediante il trasformamento dello tzarismo.

Ma, si dirà, perchè voi, che avete cooperato alla libertà dell'Italia e trovate legittima la sua indipendenza e la sua unità, non vi ribellate contro il consiglio del marchese Wielopolski, il quale vuole il contrario di quello che fu fatto da voi?

La ragione è, che le due emancipazioni hanno un carattere radicalmente differente.

La rivoluzione d'Italia ebbe un marchio puramente nazionale; quella della Polonia ha il carattere della supremazia di un ramo di razza sur un ramo consanguineo. L'Austria era un Impero di razza teutonica; l'Italia, una nazione di razza latina. L'Austria non poteva assimilarsi l'Italia, la cui civiltà valeva la sua, ma dominarla, trafficarne, tenerla divisa. Mentre che in Polonia trattasi di completare la razza slava, e che la Polonia confondasi con un popolo, alla cui civiltà essa servirà di locomotiva. L'Austria non faceva all'italiano la sua parte eguale, come la fa oggidì all'Ungheria, come la Russia l'offre alla Polonia; ma essa considerava Milano e Venezia come suoi possessi, come conquista. Infine il Piemonte fu nobilmente, francamente italiano in mezzo ad italiani; la Polonia resta polacca in mezzo agli slavi. La fortuna, per ultimo, sorrise all'Italia dandole Vittorio Emmanuele, e Cavour, chiamando Napoleone III all'impero; e la non ha, sventuratamente, ripetuto per la Polonia lo tzar Alessandro I.

Ma, in presenza delle necessità, della fatalità, il dritto esso stesso ringuaina la sua efficacia. Per i polacchi e' non si tratta più del modo di esistere, ma di esistere. Lo tzar - la Russia complice - sembra determinato a sterminarla, come i coloni inglesi operano lo esterminio dei maori nella Nuova Zelanda. L'Europa non torce più il capo verso quelle contrade della desolazione e del dolore. Il modo di resistenza consigliato dal conte Andrea Zamoyski è una formidabile puerilità: l'annientamento volontario è un delitto. Che fare allora? Lo ripetiamo: esistere! Scomparire come corpo e rinascere come il cuore ed il cervello di un grande organismo, per farlo palpitare di una vita e di un pensiero nuovo. Cessare di essere una nazione per essere un popolo, il cui stato di civiltà esige un regime più libero, e stendere questo beneficio al resto della razza. Spegnersi come polacchi per risuscitare uomini e slavi, cittadini di un immenso impero, il quale ha il succhio della giovinezza ed a cui l'avvenire appartiene, come all'America.

 

Parigi, Aprile 1871.

 

 

 





43 Qui è l'autore che parla e non più Giovanni Lowanowicz.



44 Nell'originale "un Europa". [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



45 Nell'originale "slavo". [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



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