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PREFAZIONE. | «» |
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Nessuna epoca della storia della medicina può vantare tanti trionfi quanto l'epoca nostra: ma fra tutte le vittorie riportate in tempi antichi o recenti dalla medicina, nessuna può, nonchè superare, eguagliare in importanza quella ch'essa ha ottenuto scoprendo la natura e l'origine della tubercolosi. Poichè colle sue mirabili indagini ha saputo trovare quali sieno i mezzi con cui efficacemente combattere una malattia, che è da considerare come la più gran nemica del genere umano, tante sono le vittime ch'essa continuamente va spegnendo dopo lunghe torture.
È naturale, adunque, che la notizia di scoperte cotanto benefiche, le quali interessano così profondamente non meno gl'individui che le nazioni, sia uscita dalla cerchia dei cultori della medicina e si sia divulgata in tutte le nazioni civili; ed è naturale del pari, che da tutti, e popoli e Governi, si cerchi di applicarle praticamente per ritrarne, quanto più presto si possa, il maggior frutto.
A questo modo si è destato un movimento, che va diventando via via più convinto ed universale, e tende a stringere in un fascio le forze dei volonterosi, all'intento sia d'istruire le popolazioni sui danni cagionati dalla tubercolosi e sui modi di prevenirli, sia di promuovere quelle leggi e caldeggiare quelle istituzioni che la scienza ci presenta come più atte ad aiutarci nella difficile lotta.
Con questi intenti in Francia da parecchi anni funziona attivissima una Lega contro la tubercolosi, che conta numerosi aderenti in ogni ceto sociale.
In Germania si è già innanzi su questa stessa via, e, per procedere più speditamente, nel maggio di quest'anno si sono radunati a Berlino i rappresentanti delle nazioni civili ad un Congresso, di cui accettò il protettorato l'Imperatrice di Germania, e fu presidente d'onore il Cancelliere dell'impero.
Quanto all'Inghilterra, essa negli ultimi cinquant'anni colle sue riforme sanitarie ha già ridotto del 50 per cento la sua mortalità per tubercolosi, e tuttavia, anzichè contentarsene, trae dal già ottenuto nuovo incentivo ad una azione più concorde e vigorosa. Alla testa del movimento sta «l'Associazione nazionale per la prevenzione della tisi e delle altre forme di tubercolosi» alla quale appartengono i nomi più illustri. A cagion d'esempio la seduta dell'Associazione ch'ebbe luogo a Londra il 20 dicembre u. s. venne convocata e presieduta dallo stesso Principe di Galles, e v'intervennero e vi parlarono, oltre alle sommità mediche, i capi dei due partiti politici inglesi, il marchese di Salisbury e lord Rosebery.
In Italia un movimento, nel senso stretto della parola, si è appena iniziato. La voce di alcuni benemeriti tenta di scuotere il paese dalla sua apatia, dimostrandogli la gravità del danno e l'urgenza e l'utilità di provvedere per l'avvenire1 ma ancora non si è ottenuto quella coordinazione di lavoro e quella universalità di consenso che sono necessarie perchè dalle generose aspirazioni scaturiscano le applicazioni pratiche.
Conviene, adunque, che la questione si agiti nel gran pubblico, sui giornali, cogli opuscoli, colle conferenze. Ed io, per mia parte, vi porto il mio concorso col presente libriccino, ch'ebbe origine da una conferenza che, per invito del Comitato Senese contro la tubercolosi (il primo comitato che si sia costituito in Italia) tenni a Siena il 5 marzo p. p., e di cui ho dato relazione in alcuni articoli pubblicati nella Gazzetta del Popolo di Torino. Licenziando alle stampe il mio libriccino, che ha per iscopo di portare in discussione in ogni classe di cittadini il gravissimo soggetto, credo di far opera utile, perchè la tubercolosi è tal malattia che non si può debellare se ogni cittadino non prende parte alla lotta, non sa come debba combattere.
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