Giulio Bizzozero
Contro la tubercolosi

CAPITOLO I. Come uccida la tubercolosi.

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CAPITOLO I.

Come uccida la tubercolosi.

La tubercolosi può colpire tutti gli organi del corpo. - È prodotta da un bacillo, che origine ai noduli tubercolari. - Vita breve dei noduli. - Nodi caseosi, ulceri, caverne. - Diffusione della tubercolosi nel corpo umano. - Alterazioni primarie e secondarie. - Varietà delle manifestazioni cliniche e del decorso della tubercolosi.- La tubercolosi può guarire. - Perchè muoia il tubercoloso.

L'importanza sociale della difesa contro la tubercolosi appare evidente, per poco che si considerino il numero e la gravità delle malattie cui luogo, e il numero delle vittime. Mi perdoni il lettore se, per fargli toccare con mano tutta la gravità del male, dovrò per poco usare di un linguaggio ordinariamente riserbato ai medici, e fargli passare dinanzi agli occhi delle immagini ben diverse da quelle che sogliono popolare le pagine delle opere letterarie.

Non esporrò se non quello, che dovrebbe entrare nel corredo intellettuale di ogni persona mezzanamente colta. Per resistere al nemico, conviene conoscere le sue forze e il suo modo di combattere. D'altra parte, quanto è nocivo che il profano alla medicina cerchi di curar le malattie, altrettanto è utile che anche il profano conosca il modo di prevenirle. Più che utile, anzi, si deve dire che è indispensabile, poichè per la prevenzione delle malattie i medici non possono che dare consigli; l'applicarli è compito riserbato all'autorità e all'individuo.

Si crede da molti che la tubercolosi si manifesti esclusivamente, o quasi, sotto forma di tisi polmonare. È un errore. La polmonare è la più frequente delle tubercolosi, ma oltre ad essa abbiamo numerose le malattie tubercolari di altri organi del corpo, che non riescono meno penose e meno gravi.

Ciò si comprende pensando al modo in cui la malattia origina nel nostro corpo, e poscia vi si diffonde. Essa non nasce spontaneamente in noi; viene prodotta da uno speciale microbio, da un bacillo che, provenendo dall'esterno, arriva accidentalmente su di una parte del nostro corpo dove trova terreno favorevole al suo attecchire. Quivi giunto, esso si moltiplica rapidamente, e, irritando gli elementi onde la parte è formata, origine a dei nodetti grigi, leggermente trasparenti, i cosidetti noduli tubercolari (onde il nome della malattia), che da principio sono così piccini da , a dir molto, appena visibili ad occhio nudo, mentre più tardi, aumentando di numero e circondandosi di una zona di tessuto infiammato, si fondono in nodi molto più grandi.

La vita dei noduli è assai breve: ben presto gli elementi che li costituiscono si alterano, muoiono e si trasformano in una massa bianco-gialliccia, opaca, che, assomigliando a certe qualità di cacio, ebbe il nome di sostanza caseosa.

Ma mentre questi noduli vecchi si disgregano, i bacilli, continuamente moltiplicandosi, invadono il tessuto vivo circostante, e danno origine a noduli nuovi, che, alla loro volta, si distruggono.

E così gradatamente i bacilli conquistano tratti sempre più estesi di tessuto, e lasciano dietro di una zona di distruzione sempre più grande.

Se i tubercoli hanno sede nello spessore di un organo, per esempio nel cervello o in una ghiandola linfatica, la materia caseosa derivante dalla loro distruzione vi si accumula, rimanendo però sempre circondata da un sottile strato di tessuto vivente, in cui stanno disseminati i tubercoli di più recente formazione. Si possono avere così dei nodi tubercolari della grossezza di una noce ed anche più.

Se, invece, i tubercoli si sono sviluppati su di una superficie libera, per esempio sulla pelle o sul rivestimento mucoso della bocca, della laringe o dell'intestino, disgregandosi, lasciano al loro posto una perdita di sostanza, un'ulcera, che tende lentamente, ma continuamente ad estendersi.

Se, infine, la malattia ha sede nello spessore di organi, che, come i reni e i polmoni, comunicano coll'esterno per mezzo di canali speciali, allora la materia caseosa si versa nel lume di questi.

Nel caso dei polmoni, per esempio, si versa nei bronchi e viene eliminata coll'espettorazione, mentre al posto che essa occupava nel polmone rimane una cavità, una piccola caverna; e siccome queste piccole cavità col progredire della malattia vanno diventando numerose e più grandi, così molte si fondono tra loro a costituire caverne ampie od amplissime, o addirittura un sistema di caverne, il quale occupa tanta parte del polmone, che fa meraviglia che l'infermo, nonostante una così notevole diminuzione della parte respirante dell'organo, possa trascinare tanto a lungo la vita.

La tubercolosi, quando abbia posto la sua sede in una parte, può rimanervi localizzata per anni ed anni e poi guarire, oppure può condurre a morte per le profonde lesioni che vi produce.

In altri casi, invece, si diffonde, e si diffonde specialmente per questo, che i suoi bacilli, penetrando nel lume dei vasi sanguigni o dei vasi linfatici, vi trovano una corrente che li porta in organi vicini o lontani, dove possono trovare terreno favorevole al loro ulteriore moltiplicarsi.

Frequentissimo è il trasporto per le vie linfatiche, e così alla tubercolosi polmonare troviamo seguire generalmente quella delle ghiandole linfatiche bronchiali, e alla tubercolosi dell'intestino quella delle ghiandole mesenteriche, cioè quella tabe mesenterica, che fa tante vittime nei fanciulli.

Non raro è il diffondersi della tubercolosi dai polmoni alla membrana che li avvolge (pleura), e da questa alla membrana che avvolge il cuore (pericardio), o che avvolge gli organi del ventre (peritoneo), dando origine a quelle forme assai gravi che sono la pleurite, la pericardite, la peritonite tubercolari.

Altre volte è la tubercolosi di un osso che si diffonde alle ossa vicine, alle articolazioni, alle corrispondenti ghiandole linfatiche; oppure la tubercolosi del rene, che invade le vie orinarie; oppure la tubercolosi polmonare, che, per mezzo degli sputi espettorati e carichi di bacilli, si estende alla trachea ed alla laringe, o, per mezzo degli sputi inghiottiti, va a destare nuovi ed estesi focolai nell'intestino.

Di speciale importanza sono quei casi in cui i focolai tubercolari si sviluppano in vicinanza di grossi vasi sanguigni, sia perchè le pareti di questi, gradatamente erose, ad un certo punto si lacerano e, lasciando prorompere il sangue, dànno origine ad un'emorragia, sia perchè il focolaio può svuotarsi nel lume del vaso, e i suoi bacilli, trascinati dal sangue, si diffondono per tutto il corpo, e dove per avventura trovano terreno più favorevole, si moltiplicano e nel modo già descritto dànno origine a nuovi noduli tubercolari. In taluni di questi casi, tutti o quasi tutti gli organi sono tempestati di miriadi di minutissimi tubercoli, e la malattia, assumendo un decorso rapidamente mortale, viene distinta col nome di tubercolosi acuta miliare.

Come appare da quanto si è detto, nessun organo del nostro corpo è risparmiato dalla tubercolosi; dovunque vien portato, il bacillo può esercitare la sua opera di distruzione.

A seconda del loro modo di origine, però, le alterazioni tubercolari possono dividersi in due classi. Si dicono primarie quelle che vengono destate da bacilli provenienti direttamente dall'esterno, secondarie quelle destate da bacilli provenienti da focolai tubercolari già esistenti nel nostro corpo. La tubercolosi secondaria può aver sede in qualunque organo, mentre la primaria, naturalmente, si manifesta in quelle parti soltanto, in cui i bacilli provenienti dall'esterno possono pervenire, e trovar terreno adatto alla moltiplicazione.

Difficilmente ciò loro riesce sulla pelle, che è protetta da uno strato di epidermide grosso e resistente; meno difficilmente nell'intestino dei fanciulli, quando vi sono portati dagli alimenti; facilmente, infine, nei polmoni delle persone di ogni età, quando vi sono trascinati dall'aria inspirata. In casi più rari attecchiscono su altri rivestimenti mucosi, per esempio sulla mucosa del naso, della bocca, della laringe e delle altre vie aeree, favoriti nella loro opera da precedenti catarri o da altre alterazioni morbose di queste parti.

Le prime alterazioni tubercolari, adunque, si manifestano , dove il bacillo ha trovato la sua porta d'entrata nell'organismo. Come ogni legge, però, anche questa ha le sue eccezioni: si danno dei casi, cioè, in cui le prime alterazioni tubercolari si manifestano in organi profondi, senza alcun diretto rapporto coll'esterno. Frequente è il caso di ragazzi che presentano notevoli ingrossamenti tubercolari delle ghiandole linfatiche del collo, o infiammazione cronica della stessa natura dell'articolazione del gomito o del ginocchio, o che muojono per un grosso nodo tubercolare del cervello, o per tabe mesenterica, e in cui non si è mai potuto avvertire alcuna alterazione tubercolare della pelle, delle mucose, o di qualsivoglia altra parte, per la quale devono pure essere penetrati nel corpo i bacilli.

In questi casi siamo costretti ad ammettere, che in speciali circostanze i bacilli possono attraversare i tessuti superficiali senza lasciarvi una durevole alterazione, pur conservando quella virulenza di cui daranno prova alterando organi lontani e profondi, dove vengono portati dalla corrente sanguigna o linfatica.

Da quanto ho esposto si può facilmente dedurre, che i malati di tubercolosi presenteranno un complesso di sintomi ben diverso a seconda, sia della natura dell'organo colpito, sia della rapidità con cui il processo vi si diffonde e della possibilità che trova di propagarsi ad altri organi. Queste stesse condizioni, poi, così come la resistenza che può opporre la costituzione dell'individuo, determinano la durata della malattia e il suo esito.

Quanto alla durata, può oscillare fra limiti assai ampi, giacchè a lato di malati che riescono a difendere la propria vita per venti, trent'anni e più, ne abbiamo altri che la perdono nello spazio di poche settimane, come suol avvenire nella tubercolosi miliare acuta, e nelle forme galoppanti della tubercolosi polmonare.

Riguardo all'esito, è affatto erronea la credenza comune, che la tubercolosi termini sempre colla morte. I casi di guarigione sono tutt'altro che rari e, come vedremo, vanno crescendo rapidamente di numero sotto l'azione di più razionali metodi di cura.

Tuttavia, e il tacerlo non giova, esito frequente della tubercolosi è la morte, la quale può esser dovuta a ragioni diverse, o a varie ragioni ad un tempo. Anzitutto alle estese distruzioni degli organi colpiti dalla malattia, in quanto che è agevole comprendere, come un polmone largamente scavato da caverne, o una mucosa intestinale per buona parte distrutta da ulceri non possano più funzionare in quella misura che è necessaria per la conservazione della vita.

In altri casi la morte può provenire tanto dalle infiammazioni diffuse che conseguono allo sviluppo dei tubercoli, come avviene nelle meningiti tubercolari, o nei casi già citati di diffusione alla pleura, al pericardio e al peritoneo, quanto dalle emorragie che si verificano per erosione delle pareti dei vasi sanguigni, e di cui abbiamo un esempio purtroppo frequente e conosciuto nella tisi.

A tutto ciò si aggiunga la nociva influenza esercitata sul corpo umano da certe sostanze chimiche, che vengono prodotte, sia dai bacilli tubercolari, sia da altri microbi che a questi frequentemente si associano. Poichè è da sapere, che nel materiale in disgregazione accumulato nei focolai tubercolari, per esempio nel liquame che riempie le caverne polmonari, sogliono, oltre ai bacilli tubercolari, vivere e moltiplicarsi molte altre specie di microbi. Di speciale importanza fra essi sono i microbi della suppurazione, poichè questi non si limitano a pullulare nel materiale già morto, ma invadono le parti vive, si diffondono nell'organismo, e possono produrre malattie loro speciali, che si aggiungono alla tubercolosi già esistente, e, modificandone e aggravandone il decorso, la rendono più rapidamente mortale.

Le sostanze chimiche prodotte così da questi microbi, come dai bacilli tubercolari sono ancora poco conosciute, ma di esse questo si sa, che esercitano un'azione tossica, la quale si manifesta specialmente colla febbre, col dimagramento, e, infine, con quel marasmo d'altissimo grado, che è così fedele compagno degli ultimi stadi della malattia, e svela anche all'occhio meno esercitato una lunga storia di dolori.


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