Giulio Bizzozero
Contro la tubercolosi

CAPITOLO VIII. Costruzione e funzionamento dei sanatorii.

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CAPITOLO VIII.

Costruzione e funzionamento dei sanatorii.

Ubicazione dei sanatorii. - È preferibile il farli in montagna. - Condizioni favorevoli della località. - Importanza di un'abbondante provvista d'acqua. - Disposizioni interne dello stabilimento. - Le gallerie pel riposo. - Capacità dei sanatorii. - Costo. - Alimentazione dei ricoverati - Personale di servizio.

Siccome gl'indizi di un serio movimento per la costruzione dei sanatorii va manifestandosi in diverse regioni d'Italia, ed è certo che questa istituzione sarà tanto più apprezzata e favorita, quanto più sarà conosciuta dal pubblico, così reputo utile di riassumere brevemente le norme che l'esperienza fatta in Germania e in Isvizzera dimostrò più vantaggiose per la loro costruzione e il loro funzionamento. Queste norme, si può dire che sieno le stesse in tutti i sanatorii; soltanto su qualche punto ci sono delle divergenze d'opinione, intorno alle quali l'esperienza troppo breve non ha peranco deciso.

L'ubicazione rappresenta il punto più controverso, poichè mentre alcuni danno decisamente la preferenza ai sanatorii in alta montagna, sopra i 1000 metri, altri considerano l'altezza come un fattore affatto secondario.

I primi ricordano, come già da gran tempo sia universalmente riconosciuta la benefica influenza del clima di montagna sul decorso della tisi, e l'azione innegabile ch'esso manifesta attivando la digestione e la respirazione, migliorando la costituzione del sangue, eccitando il sistema nervoso e favorendo la scomparsa della febbre.

Al che gli altri rispondono, che quantunque non si possa negare che il clima di montagna presenti quei vantaggi che sono affermati dai suoi sostenitori, tuttavia non esercita alcuna influenza specifica sulla tubercolosi, giacchè una influenza non meno benefica sul decorso di essa esercitano dei climi ben diversi, per esempio il clima della Riviera mediterranea e dell'Egitto, e il clima dell'alto mare. D'altra parte i vantaggi della montagna vengono neutralizzati da inconvenienti, che in molte regioni poi potrebbero creare ostacoli gravissimi all'erezione dei sanatorii. Quando la popolazione delle grandi pianure dovesse avere i suoi sanatorii su lontane montagne, ecco che una somma non indifferente e del tutto infruttifera andrebbe spesa nel trasporto del malato, il quale, poi, oltre all'essere esposto alle noie e alle fatiche del lungo viaggio, si troverebbe in paese di costumi e, magari, di lingua diversi dai suoi, e non potrebbe aver visite di parenti, conoscere e guidare le faccende di famiglia. Quando poi, finita la cura, ritorna a casa sua, il nuovo e rapido cambiamento di clima potrebbe nuocergli, e favorire una recidiva della malattia. Meglio quindi seguire il principio, che il malato venga curato nello stesso clima in cui, ottenuta la guarigione, dovrà vivere e lavorare.

Senonchè gli avversari non si danno per vinti. È certo che il tubercoloso può guarire anche in pianura; però quando si riceve un ammalato in un sanatorio, lo scopo capitale da raggiungere è di metterlo sollecitamente nelle migliori condizioni per vincere, o, almeno, arrestare il processo morboso. Ora, a tale scopo il clima di montagna risponde assai meglio di quello di pianura; quando poi sia vinta la malattia, non è difficile trovar modo di abituare di nuovo gradatamente il malato al suo clima primitivo. Quanto alle altre obbiezioni, sono di poco conto. Le spese di viaggio saranno sempre poca cosa rispetto al costo della cura, e la lontananza della famiglia, piuttosto che dannosa, è da considerare come giovevole all'esito della cura stessa, sia perchè le visite dei parenti sono spesso causa di alterazioni nella regolarità di vita del malato, e non di rado anche di disobbedienza alle prescrizioni mediche a cagione dei pregiudizii popolari contro l'alimentazione abbondante, la vita all'aria libera, ecc., sia perchè il malato nel sanatorio non deve essere disturbato dalle noie grandi o piccine della vita familiare. Ogni suo pensiero, come ogni sua azione, devono essere diretti a favorire la guarigione.

Data questa disparità di opinioni, sostenute da uomini competenti e di chiaro nome, si comprende come l'altezza alla quale vennero costrutti i sanatorii varii d'assai. In un paese montuoso come la Svizzera, essi sono a grandi altezze: quello di Berna a Heiligenschwendi è a 1140 metri, quello di Basilea a Davos-Dorf a 1660 metri, quello di Leysin, per le donne, a 1450 metri sul livello del mare, mentre nelle grandi pianure della Germania settentrionale si hanno sanatorii a piccolissime altezze, come quelli di Berlino, e l'altro testè inaugurato a Geesthacht presso Amburgo.

In complesso, però, prevale l'opinione, che, quantunque i tubercolosi possano guarire a qualunque altezza, tuttavia le diverse altezze non sono tutte egualmente favorevoli alla guarigione dei tubercolosi, e pertanto, quando è possibile, nell'ubicazione dei sanatorii si la preferenza alla montagna. Nel nord d'Europa si raccomandano specialmente le altezze fra i 400 e i 500 metri, perchè nell'inverno il freddo non vi è così intenso, la neve così abbondante e le vie così difficili come ad altezze superiori; nell'Europa meridionale si consiglia di andare più in alto.

Conviene anche tener presente che, siccome l'efficacia della cura nei sanatorii dipende in prima linea dalla quantità di tempo che l'ammalato può passare all'aria aperta, così sono da preferirsi i climi raccomandati dalla mitezza della temperatura e dalla scarsità dei giorni di pioggia. Non possono, per esempio, considerarsi di egual valore il clima dell'Inghilterra umido e piovoso, e quello d'Italia.

La località in cui si erige il sanatorio deve essere di facile accesso, e possibilmente poco lontana da una stazione, allo scopo, non già di favorire le visite dei parenti, che, come si disse, non sono punto desiderabili, ma di facilitare l'approvvigionamento dell'Istituto.

Il sanatorio deve essere protetto contro i venti, specialmente di nord e di est, ed esposto largamente al sole. Ciò si ottiene costruendolo sulla china di un monte rivolto a sud, meglio se il monte fa corona ad una vallata non troppo stretta, aperta pure verso sud. Si noti, però, che la posizione del luogo non basta a garantire la bontà delle sue condizioni climatiche, la quale deve essere confermata anche dallo studio della vegetazione, che ne è l'espressione vivente più veritiera, e da una serie di osservazioni meteorologiche continuate possibilmente per qualche anno.

Il terreno deve essere asciutto. Si avverta, anzi, di munire di drenaggio il terreno che sta a monte dello stabilimento per togliere l'umidità che a questo sarebbe portata dall'acqua scorrente dal monte.

Al sanatorio sia annesso un largo tratto di terreno, in gran parte boscoso, ove gli ammalati possano riposare e passeggiare all'ombra; e non manchino tratti piani o in pendenza leggiera pei malati più deboli. Non si dimentichi che il terreno pel passeggio deve essere a monte dello stabilimento, in modo che il malato salga quando lascia la casa, e scenda quando vi ritorna. Così egli fa la strada più faticosa mentre è ancor fresco di forze, e, d'altra parte, la facilità della discesa nell'andata non lo inviterà ad allontanarsi troppo dallo stabilimento, rendendogli poscia soverchiamente faticoso il ritorno.

Giova che i boschi circondino per buona parte lo stabilimento (che ha sempre libera, s'intende, la facciata rivolta a sud) e concorrano, così, coi monti circostanti a fornire una larga protezione contro i venti.

Non è bene che dinanzi al fabbricato si stenda un ampio pendio o un piano erboso; per buona parte dell'anno esso favorirebbe alla sera un rapido raffreddamento dell'aria, accompagnato da formazione di nebbia.

E indispensabile che lo stabilimento sia fornito di acqua pura ed abbondante (almeno 150 litri al giorno per persona); perciò nella scelta del terreno si abbia cura che esso contenga delle sorgenti, o possa fornire buona acqua del sottosuolo.

Il fabbricato avrà la fronte principale verso mezzodì. Inoltre è bene che si continui alle sua estremità con due ali, le quali, staccandosi ad angolo, sieno rivolte l'una verso sudest, l'altra verso sud-ovest; oppure che abbia la forma di arco aperto verso sud. E nell'uno e nell'altro caso le due estremità dello stabilimento aiutano esse pure a proteggere dai venti quello spazio dinanzi alla facciata ove passeggiano i malati più deboli e sono poste le gallerie pel riposo.

Le costruzioni a un solo piano, così raccomandate per gli ospedali comuni, non sono da consigliare per un sanatorio, sia perchè difendono poco contro i venti, sia perchè, dovendo essere estese su grande area, rendono meno facile la sorveglianza dei malati.

E neppure sono da consigliare delle costruzioni a più di tre piani (sotterraneo, pian terreno e primo piano), perchè pei malati il salir le scale riesce sempre seccante e penoso, e un ascensore viene a costar troppo, non tanto per la costruzione, quanto per la forza che lo muove e l'inserviente che lo fa funzionare.

Il fabbricato giova sia solido e massiccio per resistere alle intemperie, e difendere i locali che contiene dagli eccessi della temperatura esterna; lo si colori in chiaro per dargli un'apparenza più gaia. Le scale siano comode e fatte di pietra, affinchè, data l'eventualità di un incendio, non siano le prime ad essere divorate dal fuoco.

Con grande cura è da studiare la distribuzione dei diversi locali del sanatorio e il loro ammobiliamento. Io ne tratterò qui per sommi capi, rimandando il lettore, che ne volesse sapere di più, a un lavoro pubblicato or non è molto dal Dr. Nahm, direttore del sanatorio di Ruppertshain9.

I locali che servono pei malati devono aver tutte le finestre rivolte verso sud.

Le camere contengano al massimo cinque letti, poichè quanto maggiore è il numero dei letti, tanto meno sicura è la quiete notturna di chi vi riposa. Non manchino le camere a un letto solo per gli ammalati incomodi agli altri, o aggravati, o colpiti da malattie trasmissibili.

Considerato che le camere devono restare aperte giorno e notte, può bastare che ad ogni malato corrispondano 30 metri cubi d'aria, e riescono inutili speciali disposizioni per la ventilazione artificiale. Le pareti delle camere s'incontrino ad angoli arrotondati, e siano verniciate ad olio o a smalto, oppure coperte da tappezzerie atte ad essere lavate e disinfettate. Pel pavimento si preferisca l'asfalto ricoperto di linoleo; è costoso e piuttosto freddo, ma senza fessure e facile a lavarsi. L'impiantito di legno ha il vantaggio di non esser freddo, ma presenta spesso delle fessure e richiede una frequente ripetizione della verniciatura.

Le finestre, oltre all'essere fornite di vasistas, devono per mezzo di occhielli poter essere tenute stabilmente aperte o semiaperte. Esternamente siano protette da persiane (preferibilmente a rotolo), che servano a governare l'entrata della luce, dell'aria e del calore. Le porte e gli stipiti siano di legno piano, senza ornamenti.

Nelle camere, pochi mobili. Un letto, con fusto di ferro, elastico d'acciaio, materasse di crine, buone coperte di lana, piumino per l'inverno. Dinanzi al letto si può permettere un tappetino, pel caso che il malato debba scendere rapidamente dal letto per qualche bisogno. Comodino di ferro con piano di vetro. Un piccolo armadio per ogni malato, a custodia degli abiti. Un tavolo, una sedia per ciascun malato, una boccia con bicchieri, una lampada, un candelliere; infine, un campanello elettrico e un portasciugamani a capo d'ogni letto.

Per tener più pulite le camere giova che i malati, pur usando ciascuno della propria catinella, si lavino in una stanza speciale, ove potrà collocarsi anche una vasca da bagno, provvista di doccia.

Pel riscaldamento è preferibile il vapore a bassa pressione, avvertendo che i corpi riscaldanti siano di una grandezza del 50 per cento maggiore degli usuali, dovendo mantener tiepida la camera anche a finestra non del tutto chiusa. Non si dimentichi di porre sul corpo riscaldante una cassetta d'acqua per tener umida l'aria. Quanto all'illuminazione, quando si può, si scelga l'elettrica.

Il riscaldamento sia esteso alle latrine, le quali avranno un closet ad acqua, possibilmente connesso con un sistema di fogne e coll'irrigazione. Vicino alla latrina è bene ci sia un locale per la lavatura delle sputacchiere, specie se questa deve essere fatta dagli stessi malati.

In ogni ala e in ogni piano del fabbricato non manchi un locale per la pulitura degli abiti e delle scarpe, e un altro per riporvi le scope, gli strofinacci, ecc.

La galleria pel riposo (Liegehalle) rappresenta una delle parti più importanti del sanatorio. Essa è disposta verso mezzodì, generalmente lungo la fronte del fabbricato, ai cui lati si prolunga quanto bisogna. È difesa anteriormente da vetrate, che si possono aprire e chiudere facilmente; in alcuni sanatorii, anzi, alla parte superiore della parete anteriore i vetri mancano del tutto. Per riparare dal sole estivo giova che, oltre ai vetri, abbia delle persiane a rotolo. Quanto alle dimensioni, basta che la galleria abbia una larghezza di tre metri e un'altezza di altrettanti; la lunghezza, poi, è determinata da questo, che ogni malato ne occupa almeno un metro e mezzo, e che tutti i malati dello stabilimento devono potervi trovar ricetto. Per 100 malati, quindi, 150 metri di galleria. Solo così il medico può sorvegliare continuamente i pazienti affidati alle sue cure, ed assicurarsi che, invece di ricoverarsi nelle loro camere, dove non devono ritirarsi che per dormire, stanno continuamente all'aria aperta. In quei sanatorii dove la galleria ha un'ampiezza insufficiente al numero dei malati, la cura all'aria libera, almeno nell'inverno, per buona parte si ha soltanto sull'avviso-réclame dello stabilimento.

Vicino alla galleria si trovi un salotto, ove i malati possano leggere, scrivere o giocare nei ritagli di tempo lasciati liberi dai pasti, dalle passeggiate e dai riposi.

Comunicante coll'ampia e bene illuminata sala da pranzo vi sia un piccolo locale da credenza, che renda più spedito l'apparecchiar la tavola. Nella sala stessa, poi, non manchi una piccola stufa per riscaldare i piatti nell'inverno.

Allo scopo di togliere ai malati l'incomodo degli odori e dei rumori, la cucina verrà disposta verso nord, o, meglio, in un corpo di fabbrica staccato dallo stabilimento, ma comunicante con esso mediante un corridoio coperto, affinchè le vivande non si raffreddino durante il loro trasporto nella sala. Sieno spaziose e ben illuminate tanto la cucina, quanto la stanza dell'acquaio, con un pavimento impermeabile e facile a pulirsi. A questo scopo non è consigliabile il cemento, che si screpola e sembra sempre sudicio. Alla cucina sieno annessi un locale per le provvigioni, e una stanza poi pasti del personale di servizio.

Pel medico occorrono, oltre ai locali d'abitazione, tre locali comunicanti tra loro, l'uno per sala d'aspetto, l'altro per l'esame dei malati, il terzo per la custodia della farmacia e degli strumenti. Se vi è un medico assistente, gli verranno assegnate una stanza e una camera; e un'altra stanza servirà d'ufficio all'economo, quando un economo sia reso necessario dal numero dei malati dell'Istituto.

Se la direzione del basso personale è affidata alle suore, due stanze saranno assegnate alla superiora, ed una ad ogni suora, tenendosi presente nella scelta dei locali esser conveniente che ogni piano dell'edificio abbia una suora che costantemente lo sorvegli. Vicino alla camera della suora non deve mancare una stanza da guardaroba.

Nella cantina devono esserci locali pel calorifero, pel carbone, pel vino, la birra e le acque minerali.

Occorrono ancora: la lavanderia coll'essiccatoio e la stanza per stirare, i locali per la disinfezione, quelli per le eventuali riparazioni e una ghiacciaia. Se ve n'ha bisogno, stalla, rimessa ed abitazione pel cocchiere. Non si dimentichino, poi, un pollaio, una stalla pei maiali, che utilizzano tutti gli avanzi, e un orto.

Una questione che entra direttamente nell'argomento della costruzione dei sanatorii è quella che riguarda il numero dei letti di cui lo stabilimento deve essere capace. La maggior parte dei sanatorii finora costruiti consta di un centinaio di letti, o supera di poco questa cifra; il che sembra in contraddizione coi principii di sana economia, poichè le spese generali d'amministrazione, suddivise su di un numero troppo esiguo di persone, aggravano notevolmente la spesa individuale.

Non si può negare che questo svantaggio ci sia, ma esso è compensato largamente da parecchi vantaggi, e specialmente dal seguente: il buon funzionamento di un sanatorio è fondato essenzialmente sul medico che gli sta a capo, poichè il medico, oltre al dirigere i servizi in modo che concorrano tutti, senza attriti e senza squilibri, allo scopo cui l'Istituto intende, deve conoscere uno per uno i suoi malati, ricordare le peripezie della loro malattia e accompagnarli passo passo in tutte le particolarità della cura. Ora, ciò non riesce possibile con un numero troppo grande di malati, quand'anche il medico abbia l'aiuto di uno o più assistenti. S'aggiunga, che la vita che si conduce negli istituti troppo grandi perde quel carattere di famiglia che agisce in modo così benefico sul morale, e conseguentemente sul fisico del ricoverato, e che la sorveglianza diventa insufficiente anche per parte delle persone di servizio, le quali, per quanta buona volontà ci mettano, non riescono a conoscere che parte dei ricoverati.

Ad illustrazione di quanto ho esposto reputo utile d'aggiungere il prospetto e la pianta del pian terreno del sanatorio di Heiligenschwendi, di 120 letti, che Berna ha costrutto in vicinanza del lago di Thun, a 1140 metri sul livello del mare. Consta del pianterreno e di un primo piano, ed è suddiviso in un fabbricato principale e due padiglioni laterali, uniti tutti doppiamente fra loro per mezzo di un corridoio chiuso e della galleria del riposo. Come appare dalla pianta, due sono le sale di riunione che stanno ai lati della sala da pranzo; l'una serve per gli uomini, l'altra per le donne, giacchè, il sanatorio (esempio da non imitarsi) alberga malati dei due sessi.

 

Fot. di Sigrist-Herder.

 

SANATORIO DI SCHWENDI (Canton di Berna)

 


 

PIAN TERRENO DEL SANATORIO

DI SCHWENDI

 

a) sala da pranzo; b) cucina; c) corte coperta; d) galleria pel riposo; e) sala d'aspetto; ff) sale di riunione; g) calorifero; h) rimessa; i) locale pel carbone; h) stanza delle provvigioni; l) ufficio; m) cantina; n) portico; o) stalla; p) lavanderia; qq) disinfezione; rr) camere da 8 letti per malati; ss) bagni; tt) corridoi; uu) camere da un letto; vv) camere da due letti.

 

Il costo di un sanatorio costrutto su queste basi deve necessariamente variare a seconda del prezzo del terreno, dei materiali, della mano d'opera, ecc.; esso è ben lontano, però, dal salire alle cifre cui arrivarono certi nuovi ospedali italiani. Prendendo come esempio due sanatorii da 100 letti finiti da appena qualche mese, troviamo che quello di Zurigo costò 550 mila lire, e quello di Geesthacht per la popolazione d'Amburgo costò 375 mila lire, notando, però, che in quest'ultima cifra non è compreso il prezzo del terreno, che fu donato dalla città.

Prendendo per unità di confronto il prezzo di un letto, troviamo che ogni letto venne a costare

a Ruppertshain

L. 4 263

  Saint-Andreasberg

»  5 092

  Albertsberg

»  3 093

  Halle

»  6 765

  Heiligenschwendi (Svizzera)

»  4 100

  Hauteville (Francia)

»  5 250

A prima giunta può recar meraviglia che con un mezzo milione si possa provvedere a fabbricato, macchinario e mobilia per un ospedale di 100 letti: ma convien considerare, che l'igiene vuole il necessario ed esclude il superfluo, e pertanto, checchè si asserisca in contrario da molti, suol essere moderata nelle sue esigenze. In qual modo si potrebbe far del lusso in un sanatorio? Non nei pavimenti e nelle tappezzerie, che si devono spesso lavare, non nelle porte e nei mobili, che si vogliono perfettamente lisci e senza ornamenti, non nelle tende e nei tappeti, che non ci devono essere affatto. In che dunque?

Un sanatorio disposto nel modo detto fin qui può fornire al malato i principali elementi veramente efficaci per la sua cura, cioè aria pura, asciutta, tranquilla; riposo in casa, o all'aperto, nell'ombra amica del bosco; passeggiate graduate secondo le forze del paziente, e regolate dal medico con tanta precisione quanta ne adoprerebbe nella prescrizione dei medicamenti, in modo da evitare sforzi esagerati e riscaldamenti. A questi però va aggiunto l'altro elemento indispensabile, l'alimentazione abbondante.

Sono passati i tempi in cui i tubercolosi, al pari degli altri ammalati febbricitanti, si mantenevano a dieta. L'esperienza ha dimostrato che quantunque i tisici inclinino a mangiar poco, tuttavia migliorano e crescono di peso quando si cibano abbondantemente. Il peso del corpo è uno fra gli indici più sicuri dell'andamento della malattia; perciò all'infermo si tanto e tale nutrimento, ch'egli cresca in peso, così da raggiungere o anche superare il suo peso primitivo. Si suol dire che mentre la persona sana mangia soltanto quanto basta per mantenere il proprio corpo nello stato in cui si trova, il tubercoloso mangia per tre ragioni: per conservare quello che ha, per riparare le perdite procurategli dalla malattia e specialmente dalla febbre, e, infine, per aumentare di peso.

Alla nutrizione del nostro corpo sono necessarie sostanze di diversa natura, cioè albumina, grasso, idrati di carbonio (amido e zucchero), sali ed acqua. Ora, prescindendo dai sali e dall'acqua che si trovano ad esuberanza in qualunque alimentazione, importa assai che la quantità delle altre tre sostanze non sia inferiore ad un certo limite, il quale, naturalmente, varia a seconda di molte circostanze, p. es., del peso e dell'età della persona, della sua costituzione, della quantità del lavoro che fa, e del suo stato di salute. Partendo dai dati forniti dai fisiologi, Prausnitz ha calcolato, che un convalescente, per riparare alle perdite fatte, ha bisogno d'introdurre giornalmente 110 grammi d'albumina, 50 di grasso e 400 d'idrati di carbonio: ebbene queste cifre si considerano ancora insufficienti pel tubercoloso, massime rispetto all'albumina ed ai grassi, e pertanto la sua alimentazione viene calcolata sulla base di circa 120 grammi di albumina, 104 di grasso e 400 di idrati di carbonio10.

Questa quantità di sostanze nutrienti può essere rappresentata da una razione alimentare costituita come segue: carne cotta grammi 210 (corrispondente a gr. 336 di carne cruda senza ossa), burro gr. 57, pane bianco gr. 200, latte intero gr. 1000, oltre ad ortaggi, patate, salse, guarnizioni, ecc. che vengono fornite a volontà.

Questi alimenti devono venir cucinati in modo gustoso e variato (si suol dire che nei Sanatorii la cucina è la vera farmacia) e suddivisi in parecchi pasti, generalmente cinque o sei. È facile comprendere come, alternando tanti pasti col riposo, le passeggiate e le doccie, la giornata nei Sanatorii sia tutta proficuamente occupata, e come sia necessario un orario fatto rigorosamente rispettare, perchè non avvengano dimenticanze od inconvenienti. Ecco per es., l'orario del Sanatorio di Grabowsee, destinato alla popolazione berlinese:

ore 7.30 prima colazione di latte con pane e burro;

8.30 frizioni alla pelle o doccia.

9.30 seconda colazione di latte con pane e burro; passeggiata e riposo.

11  pranzo (pane, carne, latte, birra, legumi e dessert);

tre ore di riposo nelle gallerie e nella foresta.

16    caffè e latte con pane e burro;

due ore di riposo come sopra.

19    cena (come a pranzo, più una zuppa);

22    andata a letto.

Gli alcoolici, anche sotto le forme meno nocive di vino e di birra, vengono concessi nei Sanatorii in misura limitatissima; in alcuni, anzi, non si danno che come medicamento per sollevare il morale, o eccitare l'appetito dei pazienti. Piuttosto che utili, si considerano come dannosi, specie perchè favoriscono l'espettorazione sanguigna.

Quanto ai medicinali, essi non entrano nel novero degli elementi essenziali della cura; si usano per eccezione, quando qualche speciale incomodo del malato li richiede. Come medicina meccanica si usano in alcuni istituti gli esercizi sistematici respiratorii, ripetuti tre o quattro volte nella giornata.

È ancora discussa la questione, se sia utile di occupare in qualche lavoro materiale i malati che si trovano in condizione di farlo. Alcuni rispondono affermativamente, giacchè il lavoro svaga i malati, li esercita in una ginnastica moderata, e torna loro profittevole nel senso, che può servire ad ammaestrarli in una professione igienica, come quella del giardiniere e dell'orticoltore, la quale, quando siano usciti dallo stabilimento, potrà essere sostituita a quella, che forse era stata una delle cause principali della loro malattia.

Certamente lo scopo è lodevolissimo, e non si deve perderlo di vista, ma pare che nell'applicazione pratica s'incontrino ostacoli non lievi. L'operaio ricoverato nel sanatorio di solito vuol starvi in riposo, e date le idee, ond'egli è spesso imbevuto, pensa subito che lo si voglia sfruttare, e nella sua mente si delinea il concetto: se devo lavorare, meglio è che guadagni per me e per la mia famiglia. D'altra parte, non è facile trovare un lavoro conveniente a ciascuno, e i servizi ordinari dell'istituto non possono essere affidati a persone mal pratiche, e soggiornanti solo temporariamente in esso. In generale, quindi, dai malati non si richiede altro, se non che si rifacciano il letto, lavino la sputacchiera e si puliscano gli abiti e le scarpeammesso, s'intende, che il loro stato di salute lo consenta.

Affidate queste mansioni ai malati, non è necessario che il personale di servizio di un sanatorio sia numeroso. Tutti i competenti, però, si accordano nel richiedere, che sia scelto con cura, ben trattato e ben pagato. Solo a questo modo lo si può ottenere costituito di persone abbastanza educate, che rispettino e facciano rispettare con convinzione e serietà il regolamento dell'istituto, e prestino un'opera zelante, intelligente ed amorevole.

Per dare un esempio del personale occorrente per un sanatorio popolare, riferirò come in quello di Loslau, nella Slesia, costruito testè per 90 malati, ci siano: un medico, che dirige tutto il servizio interno, un economo, la cui moglie sorveglia la lavanderia e la cucina, tre infermieri, una cuoca aiutata da quattro ragazze, una lavandaia, un uomo di fatica pratico di giardinaggio, un macchinista e un fuochista; in tutto quindici persone.

Limitato così il numero delle persone che attendono allo stabilimento, si comprende come, nonostante l'abbondante alimentazione dei malati, le spese d'esercizio possano venir coperte da una diaria di tre o quattro lire al giorno per persona.





9 Nahm, Zeitschrift für Krankenpflege, 1898, p. 205.



10 Weicker. – Beiträge zur Frage der Volksheilstätten (Zeit. für Krankenpflege, 1896, pag. 77).



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