Giulio Bizzozero
Contro la tubercolosi

CAPITOLO IX. Conclusione.

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CAPITOLO IX.

Conclusione.

Credo che chi mi ha seguito fin qui avrà acquistato la consolante convinzione, che oramai la scienza ci modo di liberare l'umanità dal più grave de' suoi flagelli, e che una popolazione intelligente, la quale fermamente lo voglia, può liberarsi dalla tubercolosi, come, per esempio, la Germania ha saputo liberarsi dal vaiuolo.

La lotta contro la tubercolosi, però, è assai più difficile che non quella contro il vaiuolo, perchè questo si vince semplicemente con un innesto, che rende il nostro organismo terreno sterile pel principio infettivo, mentre la tubercolosi (almeno per ora) non è malattia che si combatta con un vaccino, e tanto meno con farmaci più o meno specifici; per misurarsi con essa convien sbarrarle diverse vie d'offesa, e rinforzare le difese che ci ha dato la natura. È una lotta multiforme, che è difficile combattere in ogni sua forma con eguale efficacia. Di questo però si può essere certi, che quanto più diligenti saranno le cure usate per impedire la diffusione dei bacilli, e irrobustire la popolazione, tanto meno numerose saranno le vittime del contagio.

In questa impresa devono darsi la mano, risolute e concordi, l'igiene pubblica e la privata, l'autorità e i cittadini.

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All'Autorità, rappresentata, sia dal Governo, sia dai Municipi, spetta di sviluppare in quattro principali direzioni la sua azione preservatrice.

1.° il precipuo suo compito è di divulgare in tutti i modi il concetto della contagiosità dello sputo. Gioveranno a questo scopo delle circolari di tanto in tanto ripetute, l'insegnamento nelle scuole, e, più di tutto, quelle lezioni di cose, che il cittadino avrebbe ad ogni tratto, vedendo in tutti i locali pubblici, nelle botteghe, nelle fabbriche, nelle ferrovie, negli alberghi, ecc., delle sputacchiere col relativo avviso. Per quanto sia inveterata in molti l'abitudine dello sputare, è probabile che questo ammonimento continuo, generale, basterebbe a sradicarla, come il progresso dei tempi ha sradicato nelle città più civili l'abitudine di soddisfare in pubblico a certi altri bisogni. Una volta, poi, che il concetto della contagiosità dello sputo sia diffuso nella popolazione, sarà dovere dell'Autorità di trasformare il consiglio in prescrizione sanzionata da penalità, perchè non è giusto, ragionevole, di permettere che la di pochi ignoranti o ineducati possa perpetuare un danno sociale così grande.

Non è già una triste prova della poca cura che i governi usano nel tutelare la salute dei loro amministrati, il fatto, che quantunque da non pochi anni sia stata dimostrata la virulenza dello sputo tubercolare, ancora non si sia preso alcun provvedimento in proposito?

2.° Occorre che l'Autorità ponga freno alla diffusione del contagio che si fa per mezzo del latte. A questo scopo dovrebbero essere emanate senza ritardo delle disposizioni regolamentari dirette ad impedire la produzione e la vendita di latte inquinato da bacilli tubercolari. Per quello che concerne la lotta contro il dilagare della tubercolosi negli animali, sarebbe più conveniente procedere per via indiretta, stimolando l'interesse dei proprietari, e concedendo gratuite le iniezioni di tubercolina. Così fa la Danimarca, e se ne trova contenta, mentre hanno dovuto mutar strada, dopo sciupati molti milioni, quei pochi Stati che vollero prendere il nemico di fronte, ordinando la macellazione di tutti gli animali tubercolosi.

3.° È necessario che l'Autorità s'adoperi efficacemente a migliorare le condizioni igieniche della popolazione. È un compito cui attende da un pezzo, tanto colle leggi, quanto coll'opera e coi quattrini, ma fiaccamente, quasi a malincuore, certo con uno zelo di troppo inferiore all'importanza sociale del compito stesso. Ora è tempo di mutar sistema; e ciò per varie ragioni.

Anzitutto, quanto più si perfezionano e si estendono le statistiche, tanto più si fa palese il legame indissolubile che corre fra le condizioni sanitarie di una popolazione e la cifra della sua mortalità, non solo per tubercolosi, ma per tutte le malattie; onde il trascurare la tutela sanitaria diviene per parte dell'Autorità una colpa evidente e inescusabile.

In secondo luogo, l'aumento continuo che si verifica nella popolazione industriale tende, per sua natura, a peggiorare le condizioni sanitarie del paese, e a fornire esca sempre nuova e più abbondante al divampare del contagio. Quanto maggiore pertanto è il progresso industriale di un paese, tanto più sollecite devono essere le cure per evitare i danni che ne derivano dal lato sanitario.

Infine è da considerare, che la classe che igienicamente si trova nelle condizioni più misere, la classe dei lavoratori, per l'allargamento del suffragio viene a prender parte all'amministrazione pubblica, e, non che chiedere, esige, e può esigere, un miglioramento nelle sue condizioni di vita. Or non è meglio che essa ottenga il suo scopo come frutto di un accordo fraterno, anzichè come epilogo di una lotta intestina?

4.° Finalmente l'opera del Governo dovrà svolgersi tanto col favorire e indirizzare l'istituzione dei sanatorii, quanto col disporre che quella massa di tisici, i quali per la gravità della malattia non sono accolti nei sanatorii e giacciono negli ospedali comuni, vi passino meno disagiato l'ultimo periodo della loro vita e non diventino focolaio di diffusione del contagio. Il che si potrà ottenere, accordando ai poveretti migliore alimentazione, sale speciali soleggiate e ventilate, e comodità di passare parte della giornata in giardino, all'aria libera e in un ambiente tranquillo.

Mi si obbietterà certamente, che a fare tutto ciò occorrono molte spese. Rispondo anzitutto, che due delle difese capitali, quella contro il latte e quella contro lo sputo, costeranno poco più della fatica di persuadere la popolazione della loro utilità.

Quanto agli altri provvedimenti, convien considerare che quando minaccia o infierisce qualcuna di quelle malattie che, come il colera o la peste, impressionano violentemente le popolazioni, l'Autorità non bada a spese, e Dio solo sa quanti milioni, in denari effettivamente sborsati e in perdite per l'arenamento dei commerci, ci sieno costate le epidemie colerose del nostro secolo. E questi milioni, per buona parte, non hanno dato, se pure l'hanno dato, che un beneficio transitorio, limitato al periodo dell'epidemia; sicchè, se il colera tornasse, dovremmo ricominciare. Non sarebbe dunque più utile che si riprendesse la questione da un punto di vista più largo, e migliorando, con tutti i mezzi di cui possiamo disporre, le condizioni d'abitazione, d'alimentazione e di lavoro del popolo, applicando più seriamente, che ora non si faccia, le prescrizioni della nostra savia legge sanitaria, e mettendo in azione buone leggi sociali, si riducesse il nostro paese ad essere un terreno sempre meno propizio all'attecchire dei contagi? Si provvederebbe così non solo pel presente, ma anche per l'avvenire, non solo pel colera, ma per tutte le altre malattie infettive, e quindi, per tornare al soggetto che ci occupa, anche per la tubercolosi.

Convien pure considerare, che le spese, che si facessero, verrebbero compensate ad usura dai risparmi derivanti dalla diminuzione di numero dei malati. Calcolando all'ingrosso, se l'Italia, come ha fatto l'Inghilterra, riducesse della metà la cifra de' suoi tubercolosi, risparmierebbe in spese di cura e mantenimento almeno un centinaio di milioni all'anno. Capitalizzando questi cento milioni, non avremmo una somma di molto superiore a quella che occorrerebbe per quei miglioramenti edilizi e quelle istituzioni sanitarie, da cui il miglioramento sarebbe stato prodotto?

A questo dovrebbero por mente, oltre al Governo, i Municipi italiani, i quali, pur avendo dalla legge il triplice compito di attendere all'istruzione primaria, alla viabilità e all'igiene, sono relativamente larghi di cure e di denaro all'istruzione e alla viabilità, mentre misurano con mano avarissima e cure e denaro all'igiene.

Quantunque in questi ultimi dieci anni la mortalità generale in Italia sia di non poco diminuita, essa si mantiene ancora tra le alte d'Europa. A questo dobbiamo tener fisso il pensiero, a questo dobbiamo cercare di porre riparo.

Un illustre chimico ha detto che la civiltà di un paese si misura dalla quantità di sapone che consuma. Io credo di essere più nel vero affermando, che si misura dalla cifra della sua mortalità; poichè questa non si diminuisce che coll'educazione morale e intellettuale, col benessere esteso a tutte le classi sociali, colla libertà ordinata e coll'assennatezza politica; in breve, con quegli elementi che costituiscono i fattori principali della civiltà vera di un popolo.

Poco frutto otterrebbe l'Autorità nel combattere la tubercolosi, se la sua azione benefica non venisse integrata dalla cooperazione intelligente e costante dei cittadini; ed io ho tratteggiato nei capitoli antecedenti il modo in cui giova che questa si svolga. È un osar troppo lo sperare, che coloro, che leggeranno queste pagine, diventino alleati nostri in questa impresa, che affratella scienziati, uomini di Stato e filantropi di ogni partito politico, e s'adoperino a diffondere nella cerchia dei propri conoscenti le nozioni e i consigli, che gl'igienisti impartono, ma che ognuno, per proprio conto, deve applicare?

Nella lotta contro il grande flagello la stampa periodica può prestare un aiuto di valore inestimabile, perchè nessuno meglio di essa può educare il pubblico, spronare le Autorità e destare quella vigoria di propositi e quella comunanza di azione che sono indispensabili per la vittoria. E credo che su questo aiuto si possa contare, perchè anche nei giornali politici si appalesa una tendenza sempre più viva a riconoscere, quanto intimamente i portati dell'igiene vadano collegandosi ad ogni funzione della vita sociale, e come la politica sanitaria abbia non minore influenza della politica economica e dell'internazionale nel migliorare il presente e nel preparare l'avvenire di un popolo.

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Allo scopo di divulgare le principali norme per combattere la tubercolosi, qualche Stato e alcuni Municipi e Società d'Igiene hanno pubblicato delle Istruzioni popolari che le riassumono in pochi articoli. Io riproduco qui le Istruzioni che la Società piemontese d'Igiene ha redatte e sta diffondendo a molte migliaia d'esemplari in tutta l'Italia. Sono un fedele riepilogo di quanto ho esposto nel presente libro, ed io non potrei raccomandarle tanto che basti a' miei lettori.

1.

Non v'è malattia che faccia più vittime della tubercolosi; in Italia essa uccide ogni anno più di 100 000 persone. I malati muojono di solito dopo un lunghissimo periodo di patimenti e di inabilità al lavoro; quindi nessuna malattia, quanto questa, impoverisce il popolo.

2.

La malattia colpisce il più delle volte i polmoni, dando la forma ben nota della tisi polmonare. Essa però può colpire anche altri organi, e specialmente le ghiandole linfatiche, le ossa, le articolazioni, la pelle, l'intestino, ecc., oppure intaccare successivamente parecchi organi, o anche diffondersi a tutto il corpo.

3.

La tubercolosi è una malattia propria tanto dell'uomo quanto di diverse specie animali, ed è prodotta da un microbo visibile soltanto col microscopio, dal bacillo tubercolare.

È una malattia contagiosa, cioè non nasce mai spontaneamente nell'uomo, nell'animale, ma si trasmette al sano dal malato, per mezzo di alcuni dei materiali che questo elimina dal proprio corpo e che contengono i bacilli. Avvenuto il contagio, passano di solito parecchi mesi prima che si rendano palesi i sintomi della malattia.

4.

La malattia si trasmette ai sani sopratutto per due vie: per mezzo degli sputi delle persone tisiche, e per mezzo del latte delle vacche malate di tubercolosi.

5.

La trasmissione per lo sputo è la più importante, e può avere luogo sia con sputo ancora umido, sia con sputo disseccato, nel quale gli innumerevoli bacilli possono conservarsi vivi per parecchi mesi.

A) Si ha la trasmissione per sputo umido quando questo viene spruzzato fuori dalla bocca in minutissime particelle dal malato che parla o tossisce, ovvero mediante i baci, o l'uso di posate, bicchieri, tovaglioli, fazzoletti, ecc., adoperati da un tisico, od anche mediante oggetti, massime sostanze alimentari, toccate da questo colle mani che spesso sono insudiciate di sputo.

Per evitare questa forma di contagio converrà che il malato, tossendo, tenga la mano dinanzi alla bocca, che non dia baci, e parlando, non si tenga troppo vicino a chi sta con lui; inoltre che le forchette, i cucchiai; i bicchieri, ecc., usati da lui non si usino da altri, o si usino solo dopo una buona lavatura con acqua bollente.

I sani non devono mai dormire nello stesso letto coi malati.

Non si permetta mai che una tubercolosa allevi o governi un bambino, e tanto meno lo allatti; e del pari non si affidi l'istruzione dei bambini a persone tubercolose.

Ai tisici non dovrebbe essere concesso di vendere sostanze alimentari, massime quelle che si mangiano crude.

B) Si ha la trasmissione per mezzo dello sputo secco quando gli sputi, lanciati dal malato nel fazzoletto o sul pavimento o sui tappeti o sulle pareti della camera, vi si disseccano e diventano friabili. Ripiegando il fazzoletto, o strisciando con scarpe, scope, strascichi di vesti od altro sul pavimento o sulle pareti, od anche sbattendo i tappeti in locali chiusi, si staccano minutissime particelle di sputo, che, trascinato dall'aria, entrano con essa nei polmoni, e vi producono la malattia. Esse possono riuscire di danno non solo ai sani, ma anche alle persone già tisiche, diffondendo la malattia a parti del polmone che fin allora ne erano state risparmiate.

Son questi i modi più importanti, perchè più frequenti, di trasmissione della tubercolosi.

I malati di petto, pertanto, nell'interesse proprio ed in quello di chi li assiste, devono non sputar mai altrove che nella sputacchiera, e usare di una sputacchiera tascabile quando escono di casa. Seguendo rigorosamente queste prescrizioni, la convivenza coi tisici si può considerare come non pericolosa.

Inoltre, vi sono molti tubercolosi che conservano tutte le apparenze della salute, e non sospettano neppure d'essere malati; d'altra parte, collo sputo, oltre alla tubercolosi, si possono trasmettere altri contagi e alcune malattie dei bronchi e dei polmoni. Perciò nelle case e in tutti i luoghi chiusi che l'uomo frequenta o abita (come corridoi, scale, sale d'aspetto, scuole, collegi, uffici, caserme, opifici, chiese, teatri, ospedali, prigioni, vagoni ferroviari o di tram, camere di albergo, caffè, negozi e luoghi di riunione di qualunque genere, ecc.), devono essere disposte delle sputacchiere, e nessuno, malato o sano che sia, deve mai sputare fuori di esse. Il fare altrimenti vuol essere considerato da tutti come atto sconveniente e altamente biasimevole.

Degli avvisi affissi nei locali pubblici devono ricordare a tutti questo obbligo.

Fra le diverse specie di sputacchiere fisse si preferiscano quelle di vetro, di porcellana o di metallo smaltato. Quando sono in uso, vi si tenga un po' di acqua che ne copra il fondo, o meglio, una soluzione 5 per cento d'acido fenico, o 10 per cento di lisolo. Si svuotino spesso, e, versatone il contenuto nella latrina, si risciacquino accuratamente con acqua assai calda.

Nella camera del malato si lascino entrare largamente l'aria e la luce, si tenga una pulizia scrupolosa, e per evitare che si sollevi la polvere, si usino stracci umidi per spolverare i mobili e pulire i pavimenti.

La biancheria del malato deve essere raccolta separatamente per passarla al bucato. Gli abiti e gli altri indumenti di lana, le coltri di lana, i guanciali, le materasse, devono essere disinfettate a parte, sia cogli apparecchi di disinfezione dei Municipi, sia secondo le norme fornite dal medico.

Non si vada mai ad abitare dove ha abitato o è morto un malato di tubercolosi senza prima aver fatto scrupolosamente disinfettare i locali e i mobili eventualmente contenutivi.

È obbligo morale dei proprietari di case, degli albergatori e di coloro che affittano alloggi e camere ammobiliate, di far disinfettare rigorosamente i mobili e i locali dove morirono od abitarono anche temporariamente persone tubercolose.

6.

La tubercolosi è una malattia molto frequente nelle vacche, e il loro latte può contenere bacilli tubercolari ed essere atto a trasmettere la malattia, non solo quando questa è già in uno stadio avanzato, ma anche quando l'animale presenta ancora le apparenze di una florida salute.

Ad evitare qualunque contagio da parte del latte si seguirà strettamente la regola, di non usar mai di latte che non sia stato precedentemente fatto bollire per alcuni minuti. La bollitura uccide rapidamente i bacilli tubercolari.

Assai più raramente i bacilli sono contenuti nelle carni degli animali tubercolosi, ma anche in queste vengono uccisi dalla cottura.

7.

La tubercolosi colpisce a preferenza e più gravemente i fanciulli che non gli adulti, i deboli che non i robusti. Pertanto i fanciulli, gl'indeboliti da malattie precedenti o da un cattivo sistema di vita, e i sofferenti di catarro bronchiale devono più d'ogni altro venir preservati dal contagio. Conviene con un regime di vita regolato quanto più è possibile, con un uso molto moderato degli alcoolici (che notoriamente favoriscono la tisi) e con una buona igiene, tenere robusto il proprio corpo e atto a resistere al contagio.

8.

La miglior cura della tubercolosi è la igienico-dietetica: vita giorno e notte in aria libera, pura e tranquilla; alimentazione sostanziosa, variata, abbondante; riposo del corpo e dello spirito. Questa cura, assai meglio che a casa propria, si può fare nei così detti Sanatorii, i quali è da augurare sorgano presto anche in Italia.

Le probabilità di un buon esito della cura sono tanto maggiori, quanto più vicina al suo inizio si trova la malattia.

FINE.

 


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