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I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio
Dal nostro Socio, il Comm. Dott. Berti, mi pervenne un pezzo di pelle con due fori fistolosi, che ricopriva un ascesso scrofoloso di antica data al braccio di una ragazza.
Era della lunghezza di un cent. e mezzo, largo 1 cent. Alla superficie esterna era ricoverto dalla epidermide, alla interna sembrava ricoperto da granulazioni a superficie liscia, semitrasparenti, leggermente giallognole, punteggiate qua e là nel loro interno da piccolissimi punti bianchi opachi.
Questi punti opachi, esaminati freschi per dilacerazione, presentarono: cellule di granulazione, cellule epitelioidi e cellule gigantesche piuttosto piccole.
Indurito il pezzo di pelle, le sezioni verticali dimostrarono:
L'epidermide esterna presenta grossi prolungamenti interpapillari. Giunta ai fori fistolosi, vi si entroflette e riveste tutta la superficie inferiore del pezzetto di pelle; qui lo strato epidermoidale è più regolare, ondoso, sottile che l'esterno; solo di tanto in tanto manda qualche prolungamento nello spessore del tessuto sottoposto.
Il tessuto che sta fra i due strati epidermidali presenta sotto l'epidermide esterna la stessa struttura della cute, ma infiltrato da buon numero di semoventi. Man mano che si prosiegue verso l'epidermide interna, acquista i caratteri del tessuto di granulazione. Qua e là pezzi di condotti e di gomitoli di ghiandole sudoripare.
Nella cute sotto l'epidermide esterna, oltre ai vasi sanguigni, si scorgono dei vasi che all'aspetto paiono linfatici, ripieni di una materia finamente granulosa alla cui periferia aderisce l'endotelio del vaso, e che contiene qualche globulo bianco. Su sezioni trasversali del vaso questa materia circondata da endotelio somiglia ad una cellula gigantesca. È però meno giallognola, meno compatta, senza prolungamenti.
Spesso nelle sezioni del pezzetto di pelle si contengono dei noduli tubercolari, massime in vicinanza al foro fistoloso. I noduli meglio conservati sono piccoli, ovali, contenenti talvolta 3, 4 e più cellule gigantesche piccole, a pochi nuclei periferici, con buon numero di prolungamenti. Le cellule circonvicine paiono munite di frequenti prolungamenti, e lassamente adese le une alle altre.
Molti nodi presentano già la degenerazione granulare, con elementi poco discernibili.
L'esame di questo pezzo spiega il lungo decorso degli ascessi scrofolosi e la difficoltà, con cui, evacuato il pus, aderiscono le due opposte pareti delle cavità. Abbiamo, infatti, dei tubercoli che, anzichè contribuire alla produzione di tessuti cicatriziali, soggiacciono alla degenerazione granulo-grassa, e la diffondono al tessuto che li circonda; poi, abbiamo l'epidermide che riveste, come già osservò Friedländer, parte della parete dell'ascesso, e che, colla sua presenza, impedisce il coalito delle superficie granulanti.
Questo caso offre anche interesse per ciò che, come venne notato, esistevano dei vasi, probabilmente linfatici, trombizzati, i quali, su sezioni trasversali, assomigliavano alquanto a cellule gigantesche tubercolari; sicchè ad un esame superficiale si sarebbero presi per tali. – Ciò rammento non a titolo di semplice curiosità. Alcuni osservatori francesi emisero recentemente l'opinione che quanto si ritenne cellula gigantesca del tubercolo non sia che sezione trasversa di vasi linfatici trombizzati. Un esame più accurato avrebbe loro mostrato la differenza che corre fra queste due forme microscopiche.
Alcune piaghe fungose, designate di solito come scrofolose, devono la loro renitenza a cicatrizzare alla esistenza nel tessuto di granulazione, di noduli tubercolari. Io ne ho già esaminato alcuni casi. Scelgo fra essi il seguente, interessante tanto dal lato clinico, quanto dall'anatomo-patologico, che devo al mio egregio amico, il Dott. Griffini.