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OSSERVAZIONE IX. | «» |
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OSSERVAZIONE IX.
Nella mia raccolta conservo un cancro epiteliale dell'esofago, della grossezza di un limone, che aveva per un certo tratto ulcerate le pareti del canale, e che, progredendo all'innanzi, si era fatto strada attraverso la parete posteriore della trachea, infiltrandola e spingendola innanzi (dal che derivava stenosi del condotto), e presentavasi sulla superficie della mucosa tracheale sotto la forma di numerosissimi noduli di grossezza inferiore alla capocchia di uno spillo. Il tessuto del neoplasma è molle, friabilissimo, e dimostrasi, al taglio, di struttura finamente granulosa. – Mi mancano sfortunatamente gli altri dati dell'autopsia e la storia clinica.
Facile è al microscopio la diagnosi di cancro epiteliale. Il tumore, però, si distingue per due particolarità: 1° che i zaffi cancerosi non presentano nei loro elementi la solita trasformazione cornea dei cancri esofagei; sono, in quella vece, costituiti o da un unico strato di cellule cilindriche impiantate verticalmente sullo stroma, o da uno strato di cellule cilindriche a cui sono sovrapposti uno o due strati di cellule ovali od appiattite; nel primo caso il tessuto rassomiglia perfettamente ad un cancro ad epitelio cilindrico, nel secondo si avvicina alquanto al cancro pavimentoso; in entrambi, però, la parte centrale dell'alveolo è cava e contiene degli ammassi di granuli albuminoidi e grassi, di cellule semoventi e di cellule epiteliche desquamate. Le trabecole dello stroma sono sottilissime, e poco adese alle cellule epiteliali che sostengono; il che spiega la somma friabilità dei tumore; 2° che nello stroma del tumore stanno cellule gigantesche ricche di prolungamenti, e circondate or da molte, or da poche cellule epitelioidi. Queste cellule gigantesche talfiata stanno così vicine ai zaffi cancerosi che quasi toccano le cellule di queste. In alcuni punti del tumore le cellule gigantesche sono numerosissime; in altri sono scarse e mancano affatto.
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Fig. II. – Sezione del cancroide ad un ingrandimento di 100 diam. – Gli alveoli cancerosi sono circondati da uno stroma ricco di cellule connettive giovani, nel quale si osservano tre noduli tubercolari presentanti palesemente la cellula gigante e le cellule epitelioidi. |
Al dintorno del tumore esistevano varie ghiandole linfatiche ingrossate; alcune raggiungevano la grossezza di una nocciuola. L'esame microscopico dimostrò che l'intumidimento era dovuto ad una semplice iperplasia. In alcune ghiandole, però, fe' palese un fatto interessante. In quei seni della ghiandola che stanno immediatamente sotto la capsula, ed in alcuni linfatici traforanti la capsula esistevano delle cellule gigantesche relativamente piccole, fornite di nuclei numerosi: esse erano circondate da cellule poliedriche, della grossezza media di 25, 35 µ, che io non saprei se considerare come cellule epitelioidi, o cellule cancerose, o cellule della natura stessa di quelle che si trovano nei seni delle ghiandole linfatiche semplicemente iperplastiche. Le cellule connettive ricoprenti le trabecole dei seni non presentavano alcuna traccia di proliferazione.
Il fatto è tanto più curioso in quanto che, come Milani pel primo ha dimostrato, i tubercoli ghiandolari hanno la loro prima sede nel parenchima proprio della ghiandola. Quì, adunque, non si potrebbe che pensare ad un semplice trasporto di cellule gigantesche per le vie linfatiche, simile a quello che, come anche Bozzolo recentemente ha dimostrato, può aver luogo per le cellule dei tumori cancerosi.
E quì finisco, perchè, come ho detto da principio, i fatti che abbiamo raccolto sono troppo scarsi per permetterci delle conclusioni. Le indagini insufficienti ci condurrebbero a risultati falsi per la unilaterilità del punto di partenza.
Non posso, però, non toccar di volo alla singolarità del fatto che, in alcuni casi, la tubercolosi può procedere col decorso di una malattia d'infezione e rapidamente diffondersi a numerosi organi; in altri, invece, rimane per molto tempo limitata, e, poscia, o si diffonde o, naturalmente o per sussidii medici e chirurgici, va a guarigione. La singolarità appare ancora più manifesta quando si pensi ai risultati dati dall'innesto negli animali della materia tubercolare.
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Fig. III. – Tessuto adenoide di una ghiandola linfatica al dintorno di un focolaio caseoso; 400 diam. – Verso sinistra si scorge il reticolo di poco alterato; sulle sue trabecole stanno applicate le cellule connettive appiattite; i globuli linfatici vennero allontanati collo spennellamento. Progredendo verso destra (ove risiede il focolaio) le trabecole si fanno più grosse e più longitudinalmente striate, e le maglie vanno man mano restringendosi, sicchè non contengono più che le cellule connettive, e scarsissime cellule linfatiche. |
Il localizzarsi e il guarire della tubercolosi delle ghiandole linfatiche può, fino ad un certo punto, spiegarsi colla formazione del tessuto connettivo compatto che incapsula il focolaio morboso. Noi vediamo, infatti, che al dintorno di questo il reticolo linfatico si inspessisce, le cellule linfatiche scompaiono, e, alla fine, si ha un tessuto denso sclerosato, che forma una specie di barriera.
Ma come si spiega il non essersi diffusa l'infezione in alcuni casi di tubercolosi articolare che ebbero un lungo decorso e poterono, poi, passare a guarigione? Forse che qui la barriera è data dal tessuto di granulazione che agisce impedendo il propagarsi del materiale d'infezione, come impedisce l'assorbimento dei principii settici di un ascesso, o di un essudato decomposto?
Dalle ricerche di cui finora ho discorso si debbono trarre, però, risultati applicabili alla pratica. Specialmente dall'allearsi frequente della tubercolosi alla scrofola si trae la legittima conseguenza che il combattere la disposizione alla scrofola, e le manifestazioni più o meno gravi di quest'ultima, e l'allontanare, ove sia possibile, i prodotti morbosi che ne risultano, costituiscono una delle più importanti indicazioni profilattiche della tubercolosi. Io non sono ancora persuaso, come alcuni, che ogni focolaio caseoso sia punto di partenza dello sviluppo di tubercoli; conservo nella mia raccolta varii pezzi con focolai caseosi certamente di antica data (specialmente tumori) che non hanno dato origine a tubercoli. Tuttavia, molte delle osservazioni già registrate nella scienza permettono di tener dietro al progredire di questo maligno neoplasma da affezioni scrofolose periferiche, alle corrispondenti ghiandole linfatiche, e poscia agli organi interni. Ora, contro le affezioni scrofolose semplici, contro la tubercolosi delle parti esterne, la medicina possiede armi spesso potenti. Si può dire altrettanto contro la tubercolosi degli organi interni?
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