IntraText Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio
Fu il tre di gennaio, alla ripresa degli affari.
Matilde venne chiamata al telefono da Silverio, che le disse:
— Andrea è in casa? Mandamelo subito qui in ufficio!
— No, non c’è, — rispose Matilde. — Devo mandartelo quando torna?
— Non importa!
Matilde rimase un istante presso l’apparecchio. Le era parso che la voce di Silverio fosse stranamente alterata. Volle richiamarlo, poi crollò il capo: si trattava certo d’una illusione.
Quando Andrea tornò a casa, gli disse:
— Il babbo ti voleva immediatamente in istudio.
Andrea si fece pallido in viso.
— Devo andare? — chiese con voce soffocata.
— No. Ha detto che non importa...
Giorgio stava preparando il compito d’italiano. Vide Andrea, con la faccia sconvolta, varcar la soglia:
— Oh Giorgio! Ho paura, ho paura, ho paura!
— Di che? — fece Giorgio trasalendo.
— Il babbo sa tutto: ha telefonato per cercarmi! Ora verrà a casa... Vorrei fuggire! Sa tutto, capisci? Devono essere arrivate le lettere di quegl’inglesi.
E Andrea nascose il volto tra le mani. Giorgio stette immobile, senza parola, a fissarlo e a tremare. Rimasero così in silenzio ambedue per un tempo incalcolabile, fin che squillò in anticamera il campanello che annunziava Silverio.
— È qui! — disse Andrea, balzando in piedi. — Addio, Giorgio!
E Andrea uscì disperatamente, incontro a suo padre.
Non appena lo vide, si sentì perduto. Silverio aveva davvero la faccia grande grande, con gli occhi spalancati.
— Hai cercato di me? — balbettò Andrea.
Entrarono nello studio, del quale Silverio accese subito la luce; poi estratte tre lettere dalla tasca della giacca, squadrò suo figlio.
— Hai già capito! — disse. — Lo vedo dalla tua faccia!
Andrea, dritto in piedi, era così bianco che pareva senza sangue.
— Ora mi spiegherai, — continuò Silverio con voce sibilante. — Qui ci sono le lettere di Albert Hudson, di Isaac Morbio, di George Davidson. Tutti e tre mi dicono che non mi devono nulla, perché hanno già pagato. Capisci, la bella figura che ho fatto? E non basta. Dicono che hanno pagato dietro presentazione di regolare procura. C’è dunque un ladro e falsario. Chi è?
E come Andrea taceva, Silverio fece un passo verso di lui, la mano stesa quasi per afferrarlo al petto. Ma Andrea lo fermò con uno sguardo penetrante e terribile.
— Aspetta! — disse. — Ora ti rispondo!
Uscì dallo studio con passo fermo ed entrò nella sua camera, ch’era in fondo al corridoio.
Un istante dopo rimbombò una detonazione.
Al colpo, Silverio si chinò come se una ràffica gli passasse sul capo.
Non poteva credere. Certamente sognava.
Ma udì grida, passi affrettati, sbattere di usci; riconobbe la voce di Matilde che urlava.
Si slanciò fuori, verso la camera di Andrea.
Giorgio, ch’era rimasto solo, aveva udito pure il colpo, i passi, le grida. Fece un tal balzo dalla sedia, che questa si rovesciò addosso al tavolino.
Si mise a correre pel corridoio.
Incontrò Ada. Come mai Ada era presente?
Ella lo afferrò tra le braccia, lo tenne stretto con quanta forza poteva.
— Non andare, Giorgio! Te ne prego, te ne supplico, non andare!
Egli si liberò con uno strattone, gettò Ada contro il muro.
Riprese a correre, entrò nella camera, e vide.
Vide Andrea sul letto; il volto coperto di sangue; i guanciali, la rimboccatura del lenzuolo, rossi d’un rosso vivo. Qualcuno, la mamma, brancicava tra quel sangue come una folle che annaspa nell’aria. Il babbo, rovesciato nella poltrona quasi gli avessero appioppato un gran colpo di mazza sul cranio, si strappava il solino per non soffocare e mandava fuori un gemito lungo che sembrava l’ùlulo d’una bestia.
Lucia, Ernesto, i domestici, erano intorno a Matilde per trascinarla via, e ogni volta ch’ella s’allontanava un poco, Giorgio vedeva il volto di Andrea: la parte destra, il mento, spariti sotto il colar del sangue, che formava una pozza a fianco del letto. Risonava alto il rantolo del moribondo.
Allora Giorgio volle muoversi per andar vicino ad Andrea e baciarlo. Ma non vide più nulla, le gambe gli si piegarono, e cadde.