Luciano Zuccoli
Le cose più grandi di lui

SECONDA PARTE.

XVII.

«»

Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

XVII.

 

Maurizio Creffa non aveva fatto alcuna scelta. Ada gli era semplicemente simpatica pel suo carattere, gli piaceva per la sua bellezza pura e delicata. V’era altro da pensare, pel momento. Suo padre, Sebastiano Creffa manipolatore di pelliccie, lo aveva pregato di «far qualche cosa». Maurizio figurava in tutte le cronache mondane, faceva pagare al babbo conti enormi per sé e per le sue amiche, e chiedeva sempre danaro.

Quantunque lo amasse molto, il padre s’era annoiato di quella maniera di suo figlio. E da parecchi mesi, Maurizio andava cercando «qualche cosa» da fare.

Un giorno, Paolo Zampieri, conosciuto in casa di Silverio o di donna Appia, lo invita, come aveva invitato altri, a visitare lo stabilimento di via Flaminia, di cui Paolo è vice direttore.

Maurizio va, osserva, domanda, s’interessa. Ci ripensa; e incontrato poco più tardi Paolo Zampieri, gli chiede se Silverio Astori non cederebbe il suo stabilimento.

— Le pare? — esclama Paolo. — E a chi?

— A me. Io devo lavorare.

— Non ci pensi. Il commendatore non vende. Dopo la morte del figlio, non ha altra distrazione che il lavoro; ormai s’è impratichito anche di questo ramo d’affari; potrebbe mandare avanti da solo lo stabilimento, e ne è superbo...

Lasciamolo tranquillo allora. Io sono suo amico.

— Anch’io... Ma si potrebbe...

Paolo Zampieri, ancor giovane, è ambizioso. Vuole salire, e l’esempio di Silverio gli sta sempre in mente. Per il posto che occupa non c’è speranza di avanzare, se il direttore Catalani non se ne vada in un modo qualunque. Il tempo passa, il Catalani non se ne va, e Paolo Zampieri non è in grado di tentar da solo qualche iniziativa. Maurizio Creffa è uomo da aiutarlo; per quanto ignaro di commerci e d’industrie, deve pur sapere che a comperare uno stabilimento come quello di via Flaminia occorre qualche milione; dunque il danaro lo ha.

— Si potrebbe, se lei intende mettersi negli affari...

Naturalmente, anche per riguardo a mio padre...

Bene. Ma qui in istrada non è il caso di discorrerne... Vuol favorire stasera da me?...

In tal modo era nata l’amicizia tra Maurizio e la famiglia Zampieri.

Il quale raccomandò subito alla moglie e alla figlia di non parlar con alcuno delle visite di Maurizio.

Studiavano un progetto: fondare una grande casa d’importazione e d’esportazione, da far concorrenza alla Casa di Silverio Astori.

Paolo vi avrebbe apportato la tecnica; Maurizio i quattrini.

A Maurizio, veramente, parve strana l’idea di buttarsi proprio contro Silverio, amico di lui, benefattore dell’altro... Non si poteva impiantar qualche nuova azienda, senza mettersi nella necessità di tagliar la strada all’Astori?...

E guardava Paolo. Ma questi, roseo, con una bella barba bionda, le mani bianche e sottili da donna, era tutto acceso di speranza e di volontà.

Maurizio dovette parlar chiaro:

— Non le sembra poco bello che proprio lei, scusi, e proprio io, amici di Silverio, gli facciamo la guerra?

— Che guerra?... Concorrenza...!

— È lo stesso. Non giuochiamo di parole: una volta cominciato, bisogna far sul serio. Io non ho intenzione di perdere il mio danaro e di lasciarmi vincere. Dunque, o Astori o Creffa?...

— È giusto! — mormorò Paolo, fingendosi pensieroso per non mostrare apertamente il suo egoismo.

— Lei, collaboratore, amico, braccio destro di Silverio...

— Il braccio destro è Catalani! — interruppe Paolo.

Diciamo braccio sinistro; collaboratore importante, insomma, si troverebbe forse imbarazzato a lasciar l’azienda per mettersi subito contro...

— Ma allora, nessuno potrebbe provvedere al domani, nessuno farebbe il proprio interesse! — obiettò Paolo Zampieri.

— Non vorrei aver noie con Silverio.

Assumo io la responsabilità intera!

Occasione più bella non c’era da aspettarsi; dove trovare il capitale occorrente, se il Creffa, dopo aver accarezzato i suoi sogni e risvegliato le sue ambizioni, tentennava?... A qualunque costo, l’occasione non doveva sfuggirgli...

Assumo intera la responsabilità. Sono pronto a dire che ho cercato io di lei e le ho presentato io il progetto... Ho pure il diritto di lavorare a modo mio; non posso già scrivere un romanzo o cantar da tenore? Lei non mi tolga la sua fiducia, e non avrà a pentirsi... Il commendatore sarà forse il primo a rallegrarsene...

— Non esageriamo! — interruppe Maurizio ridendo.

In quel momento entrò di corsa nel salotto Ada e si fermò confusa. Non sapeva che il babbo avesse visite.

— Oh, papà, scusami!

— Venga, venga! — invitò Maurizio, lieto di mutar discorso. — Non siamo vecchi amici? A quest’ora avrei dovuto sposare sua figlia, la marchesa, come si chiama?

— Ah, — fece Ada con una risatina. — Non ce l’ho più! La marchesa Eufemia di Princisbecco; se l’è tenuta Giorgio. Io ne ho un’altra; la principessa Ciffa.

E aggiunse risolutamente:

— Ho smesso di giuocare alla bambola!

— Anch’io!...

Ada stava per rispondere: «Ma lei è vecchio!» Si rattenne in tempo e gli gettò un’occhiata, che voleva dir lo stesso.

Babbo, dobbiamo mandarti qui il caffè, o vieni in salotto?

Si sentiva osservata e n’era in angustia.

Col suo occhio esperto, Maurizio Creffa andava scrutando quella bellezza di quindici anni, tutta fresca, tutta candida, lo sguardo lucente, la bocca rossa, il personale diritto, le gambe ben tornite dentro gli stivaletti alti. In casa Ada era lieta di liberarsi dal peso dei capelli, lasciandoli in ricca massa lungo le spalle. Bambina e donnina; aspra e dolce; scontrosa e ignara.

— Il caffè...? C’è un caffè da bere? — esclamò Maurizio. — Vengo io pure?

Ada lo guardò ridendo.

— E decida del mio avvenire, la prego, — seguitò il giovane, avviandosi con Paolo. — La marchesa Eufemia o la principessa Ciffa?... Santo Dio, che batticuore!

Cominciò così a scherzare con Ada, trattandola abilmente or da signorina, or da ragazzetta, per divertirsi.

Certamente si divertì meglio a parlar con lei nelle sue non frequenti visite, che con Paolo Zampieri suo padre. Aveva abitudini da signore, che non sa la crudezza della lotta e la sfugge quanto è possibile: il progetto di quella Casa concorrente di Silverio Astori non gli piaceva per nulla.

Ma Paolo insisteva, con la testardaggine di chi ha bisogno, ha fretta di arrivare... Quell’appartamento in piazza del Pantheon non rispondeva né al suo gusto né alle sue ambizioni. Egli voleva essere indipendente, comandare, arricchire, fare una grossa dote alla figliuola, comperar forse un palazzo come Silverio.

Se non tutto questo, molto di questo appariva ne’ suoi discorsi; e Maurizio si faceva di più in più guardingo. Non aveva alcun bisogno di affrettarsi; a lui era sufficiente un’occupazione qualsiasi per contentare suo padre; costui lo voleva trascinare in imprese, in battaglie, in rischi, i quali avrebbero pesato poi su tutta la sua vita?

Paolo sentì Maurizio allontanarsi di giorno in giorno. Ma non pochi avevano osservato una certa assiduità di Maurizio in casa Zampieri: le amiche lo fecero notare alla signora, e questa lo fece notare a Paolo.

Si potesse giungere per un’altra strada a impadronirsi di Maurizio? Fosse Ada l’esca per deciderlo...? Quindici anni l’una, ventisei l’altro; la distanza non era tale da sbigottire.

 

 

---

 

Quella sera che Maurizio riaccompagnava tutta la famiglia Zampieri in automobile, e Ada, scossa dalle parole di Leonia, guardava Maurizio con antipatia, quasi con spavento, Paolo offerse, allorché l’automobile si fermò innanzi alla porta:

— Lei non sale a far quattro chiacchiere?... È ancora presto...

Maurizio pensò che una ragazza lo aspettava a casa.

— Due minuti, — rispose. — Mi darà una ciriegia nello spirito e poi me ne vado...

Benissimo: la ringrazio!

Ada che voleva ritirarsi, perché cascava dal sonno, fu incaricata di preparare e di servire un «grandissimo» caffè. Indossava un vestitino rosa con le braccia nude e una piccola scollatura. Non aveva voglia di nulla e seguitava a sbirciar Maurizio con ira mal contenuta. Egli intendeva sposarla? portarla via? Leonia non s’era ingannata...?

Si accorse d’un tratto che il babbo e la mamma s’erano allontanati, l’una per chiamar la cameriera, come non ci fossero campanelli, l’altro per vedere in istudio se era arrivato un telegramma.

Sola, in salotto, con Maurizio Creffa e il barattolo delle ciriegie nello spirito!... Disse rabbiosamente, sentendosi avvampar la faccia:

— Ma come mai non ha veduto Giorgio?...

— Chi? — fece Maurizio, il quale pensava all’amica, che probabilmente aveva già infilato il pigiama e stava ad aspettarlo.

Giorgio!

— Ma chi non ha veduto Giorgio? — domandò Maurizio.

— Lei, lei...! Lei ha detto che ero sola, nell’angolo del pianoforte, e invece c’era Giorgio...!

— L’ho visto dopo!

— Perché Giorgio è mio fidanzato... Io sono fidanzata di Giorgio!

— Per ridere?

— Per davvero. Non ho alcuna voglia di ridere!

Fidanzati...? Ma Giorgio deve avere dodici o tredici anni?

Tredici. È un uomo! Proprio stasera mi ha dato prova di essere un uomo!...

— Le ha dato prova...? — ripeté Maurizio sbalordito. — Ma quale prova?

— Lo so io!... Ciò mi riguarda...! Le assicuro che è un uomo!

— Non ne dubito...! Mi offre una ciriegia nello spirito?

Ada si accinse alla difficile bisogna, e dopo aver pescato e ripescato nel barattolo presentò a Maurizio dentro un piccolo bicchiere tre ciriegie con molta broda.

— Sono squisite, carnose, mature, — rilevò Maurizio, mangiandole placidamente una dopo l’altra e deponendo il nocciuòlo sulla sottocoppa.

— Ne vuole ancora...?

— No, grazie; stasera ho da fare. E lei?

— Io non voglio nulla; anche a Giorgio non piacciono!

Maurizio la guardò.

— Ma scusi, signorina, — disse. — Forse io l’annoio...?

— No! Perché mi domanda?

Vedo che è così brusca, così aggressiva...

— Mio Dio, forse ho mancato d’educazione...? — esclamò Ada.

— Che, che!... Non ci pensi... L’educazione c’è, ma insomma io le do ai nervi...!

Ada arrossì.

— Che vuole? — confessò quasi sottovoce. — Mi hanno parlato di lei in un modo, che mi ha scandalizzata, proprio scandalizzata!

Maurizio sgranò gli occhi.

Dice...?

— Sì, scandalizzata! È vero che lei...? Ma non posso ripetere... È vero che lei vorrebbe ammogliarsi e ha già fatto la scelta, senza nemmeno avvertire la signorina che deve essere sua moglie...?

— Non capisco...! Io voglio ammogliarmi?

Ada osservò il volto di Maurizio, che esprimeva uno stupore verace, e sentì allargarsele il cuore.

— Non importa, se non capisce... Vuole o non vuole?

— No. Non ci penso,... Per adesso non ci penso davvero...

— Ah!... Mi dia una ciliegia...! Che cosa mi raccontava quella maligna, allora?... Non le si può mai credere!... Una ciliegia...?

Maurizio col naso sopra il barattolo, andava pescando.

— Se io ci capisco qualche cosa, mi venga un accidente!... Oh, scusi, signorina!... Ecco la ciriegia... Ma diceva che non le piacciono...? Senza complimenti, la prenda così, tra l’indice e il pollice!... Ecco!... Davvero che non ci capisco...

Ada fece una smorfia, all’afrore del frutto. Poi si decise.

— Mi dica: non ha intenzione di sposare me...?

— Io? — esclamò Maurizio.

Era la prima volta che si sentiva sorpreso e impacciato innanzi a una donna... Che donna? innanzi a una bambina...!

— Perché quella stupida e cattiva e ignorante di Leonia Cavalli mi ha detto stasera che lei mi tiene d’occhio per sposarmi, e io me ne sono spaventata...! Tenermi d’occhio senza dirmi nulla; sarebbe veramente scortese...! Non mi tiene d’occhio, non mi vuole sposare...?

— Ma no, ma no! — disse Maurizio con forza, più stupito che mai.

— Ah, come sono contenta...!

— Vuole un’altra ciriegia?

— No, grazie! — rispose Ada ridendo.

Seguì un breve silenzio, durante il quale i due si raccolsero a riflettere.

— Però, — disse Maurizio, — io ci faccio una brutta figura!

— Le sembra...?

— Se il solo pensiero che io voglia sposarla, la spaventa a questo punto...!

— Ma lei non c’entra. Io non voglio prender marito, ora... Anche Giorgio non è mio fidanzato, sa...? L’ho detto per farle paura.

Perbacco!... Ma lei deve intendere che il matrimonio in tutti i casi, sarebbe fra un paio d’anni. Anche la signorina Cavalli si è fidanzata soltanto a diciassette...

Va bene, va bene! — fece Ada, già presa da un altro pensiero.

E poiché la conversazione pareva finita, sopraggiunse Paolo Zampieri con ben simulata premura.

— Mi scusi, caro conte. Ho ricevuto un telegramma, ho dovuto stendere la risposta... Lei dirà che la trattiamo con soverchia confidenza...

Anche Maria Zampieri sopravvenne a far le sue scuse.

— La signorina mi ha tenuto compagnia, non poteva essere più gentile! — disse Maurizio.

La cameriera apparve col vassoio e un sontuoso servizio d’argento per il caffè.

Tornando a casa un’ora dopo, Maurizio trovò Lalla Candeloro stesa sul letto, chiusa nel pigiama rosso e addormentata in un placido sonno. Per risvegliarla, la baciò leggermente sulle labbra.

— Ah! — fece Lalla con un piccolo grido. — Mi hai spaventata!

Musica! — borbottò Maurizio tra i denti. — Che si spaventino tutte, stasera...?

 

 

 


«»

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA2) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2009. Content in this page is licensed under a Creative Commons License