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I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio
Paolo d'Aspromonte, dopo essersi fatto servire da pranzo in camera sua, chiese una carrozza.
Ce ne sono sempre ferme intorno ai grandi alberghi; esse non aspettano che la fantasia dei viaggiatori: cosicchè il desiderio di Paolo fu subito soddisfatto.
I cavalli da piazza napoletani sono magri tanto da far sembrar Ronzinante sopracarico di grassezza: le loro teste secche, le loro costole visibili come cerchi di botte, le schiene salienti e sempre spellate sembrano implorare a titolo di beneficenza il coltello dello squarciatore, e ciò perchè il dar da mangiare alle bestie è considerato come una cura superflua dall'incuria meridionale: gli arnesi rotti per la massima parte dal tempo, sono sostituiti da corde, e quando il cocchiere ha raccolte le sue guide e fa schioccare la lingua per decidere la partenza, si crederebbe che i cavalli con la carrozza sieno per sparire in fumo come la carrozza di Cenerentola.
Niente affatto: le rozze si drizzano sulle gambe e, dopo qualche titubazione, prendono un galoppo che non lasciano più: il cocchiere comunica loro il suo ardore e lo spago che termina la sua frusta sa far splendere l’ultima scintilla di vita nascosta in quelle carcasse.
Esse sgambettano, agitano il capo, si danno delle arie briose, spalancano gli occhi, allargano le narici e sostengono un trotto che i rapidi cavalli inglesi eguaglierebbero con fatica.
Come accade questo fenomeno e quale potenza fa correre, ventre a terra, bestie morte?
Ecco ciò che non potremmo spiegare.
Questo fenomeno si compie ogni giorno a Napoli e nessuno se ne meraviglia.
La carrozza di Paolo d'Aspromonte correva traverso la folla compatta, radendo le botteghe degli acquajoli inghirlandate di limoni, le cucine di fritto o di maccheroni all'aria aperta, le distese di frutti di mare e d'altri barattoli disposti sulla pubblica via come le palle in un recinto d'artiglieria.
A fatica i lazzaroni sdrajati lungo al muro, avvolti nelle loro giacche, si degnavano ritirare le loro gambe per salvarle dall'arrotamento delle carrozze; di tratto in tratto, un corricolo colle sue grandi ruote scarlatte passava pieno di balie, di facchini, di campagnuoli, a lato della carrozza di cui strusciava l'asse fra un nembo di polvere e di rumore.
Ora i corricoli son proibiti; è proibito fabbricarne dei nuovi, ma si può sempre aggiungere una cassa nuova a ruote vecchie o delle ruote nuove a una vecchia cassa, mezzo ingegnoso che permette a questi bizzarri veicoli di durare un bel pezzo con piena soddisfazione degli amatori del color locale.
Il nostro personaggio non prestava che una distratta attenzione a questo spettacolo animato e pittoresco che avrebbe certo assorbito un turista che non avesse trovato all'albergo di Roma una lettera al suo indirizzo, firmata Alicia W.
Egli guardava vagamente il mare limpido e azzurro, ove si distinguevano, in una luce brillante, e sfumante per la lontananza di tinte d'ametista e di zaffiro, le belle isole seminate a guisa di ventaglio all'entrata del golfo: Capri, Ischia, Nisida, Procida, i cui nomi armoniosi suonano come tanti dattili greci: ma la sua anima non era là; essa correva alla volta di Sorrento verso la piccola casa bianca nascosta nel verde, di cui parlava la lettera d'Alicia.
In questo momento la fisionomia di Paolo non aveva quell'espressione di infinitamente spiacevole che la caratterizzava allorquando una gioja interna non ne poneva in armonia le disparate bellezze: essa era veramente bella e simpatica; l'arco dei sopracigli disteso: i lati della bocca non disdegnosamente abbassati, e una luce di tenerezza negli occhi calmi: si sarebbero perfettamente capiti, vedendolo in questo momento, i sentimenti che sembravan rivolti al suo indirizzo nelle frasi mezzo tenere e mezzo burlesche scritte sulla carta azzurra della lettera.
L'originalità mista a molta distinzione propria del giovane non doveva spiacere ad una bella miss educata liberamente secondo il metodo inglese da uno zio indulgentissimo.
Col trotto col quale il vetturino spingeva le sue bestie la carrozza, oltrepassata ben presto Chiaja e la Marinella, infilò la campagna oggi percorsa dalla via ferrata.
Una polvere nera, come di carbone, dava un aspetto plutonico a tutta questa spiaggia ricoperta da un cielo scintillante e bagnata da un mare del più soave azzurro: è la fuliggine del Vesuvio, sparsa dal vento che dissemina questa riva e fa rassomigliare le case di Portici e di Torre del Greco a tante fucine di Birmingham.
Paolo non s'occupò affatto di questo contrasto fra la terra d'ebano e il cielo di zaffiro: a lui tardava di arrivare.
Le più belle strade son lunghe allorchè miss Alicia aspetta in fondo ad esse e allorchè le si è detto addio, sei mesi fa, sul molo di Folkestone: davanti a ciò perdono la loro magia il cielo e il mare di Napoli.
La carrozza lasciò la strada maestra, prese una scorciatoja e si fermò davanti una porta formata da due pilastri di mattoni incalcinati alla cui sommità stavano due urne di terra cotta donde degli aloe allargavano le loro foglie simili a lame di latta e puntute come pugnali.
Il muro era rimpiazzato da una siepe di cactus i cui rami mescolavano inestricabilmente le loro spinose branche.
Al disopra della siepe, tre o quattro enormi alberi di fico allargavano in masse compatte larghe foglie d'un verde metallico con un vigore di vegetazione tutta africana; un gran pino oscillava la sua ombrella ed a fatica, al di là di questo pomposo piegarsi di fronde, l'occhio poteva distinguere la facciata della casa brillante per bianchezza dietro questo sipario fronzuto.
Una serva bruna, dai capelli crespi e così spessi che il pettine ci si sarebbe infranto, accorse al rumore della carrozza, aprì la serratura del cancello, e precedendo d’Aspromonte per un viale d'allori i cui rami fioriti gli carezzavano le gote, lo condusse alla terrazza su cui miss Alicia Ward stava prendendo il thè collo zio.
Per un capriccio naturalissimo in una ragazza sciupata da tutti gli agi e da tutte le eleganze; e un po' forse per contrariar lo zio (di cui ella irrideva i gusti borghesi), miss Alicia aveva scelto, dandole la preferenza su altri quartieri più civili, questa villa i cui padroni pel momento erano in viaggio e che per molti anni era rimasta senza abitanti.
Essa aveva trovato in questo giardino deserto e quasi tornato allo stato di natura, una certa poesia selvaggia che l'era piaciuta: sotto il potente clima di Napoli tutto aveva vegetato con un'attività prodigiosa.
Aranci, mirti, melagrani, limoni, crescevano a dismisura ed i rami non avendo più a temere il falcetto del giardiniere si davano la mano da una estremità all'altra dei viali oppure penetravano familiarmente nelle camere attraverso qualche vetro rotto.
Non era, come accade nel Nord, la tristezza d'una casa abbandonata; ma la gaiezza folle e la petulanza felice della natura del Mezzogiorno abbandonata a sè stessa: nell'assenza del padrone le piante esuberanti si davano ad un'orgia di foglie, di fiori, di frutta e di profumi: esse riprendevano il posto che l'uomo disputa loro.
Allorchè il commodoro (cosi chiamava Alicia suo zio), vide questo buco impenetrabile, per avanzarsi attraverso il quale sarebbe abbisognata una sciabola di diboscamento precisamente come nelle foreste d'America, egli gettò alte grida e pretese che sua nipote era decisamente pazza.
Ma Alicia gli promise gravemente che avrebbe fatto praticare dalla porta d'ingresso al salone e dal salone alla terrazza, un passaggio sufficientemente bastevole per un barilotto di malvasia, sola concessione ch'essa poteva accordare al positivismo dello zio.
Il commodoro si rassegnò, poichè egli non sapeva resistere a sua nipote; ed in questo momento, seduto in faccia a lei sulla terrazza, egli centellinava, sotto il pretesto del thè, una enorme tazza di rhum.
Questa terrazza che aveva sedotto particolarmente la giovane miss era infatti infinitamente pittoresca e merita una particolar descrizione, dacchè Paolo d'Aspromonte ci verrà spesso ed è pur necessario dipinger le quinte delle scene che si raccontano.
Si saliva a questa terrazza, di cui la facciata a picco dominava una strada fantastica, per mezzo d'una scala dalle larghe lastre disunite donde nascevano vivaci erbe selvatiche.
Quattro colonne consumate, tolte da qualche rovina antica e i cui capitelli perduti erano stati rimpiazzati da dadi di pietra, sostenevano un pergolato da cui pendeva una vigna.
Dai parapetti cadevano in nappe e ghirlande i lambruschi e le parietarie.
Al piede dei muri, i fichi d'India, gli aloe e i corbezzoli crescevano in un graziosissimo disordine; e al di là d'un bosco, di sopra al quale s'inalzavano una palma e tre pini d'Italia, la vista stendendosi sopra un terreno ondulato, sparso di ville, si fermava alla violacea montagna del Vesuvio, o si perdeva nell'azzurra immensità del mare.
Appena Paolo d'Aspromonte comparve sulla sommità della scala, Alicia si alzò, gettò un piccolo grido di gioja e fece qualche passo incontro a lui.
Paolo le prese la mano chiudendola forte; ma la giovane alzò questa mano prigioniera alle labbra del suo amico con un atto pieno di gentilezza infantile e d'ingenua civetteria.
Il commodoro tentò alzarsi sulle sue gambe un po' gottose e ci arrivò dopo qualche smorfia di dolore che contrastava comicamente coll'aria di giubilo sparsa sulla sua larga faccia: egli s'avvicinò con passo abbastanza svelto per lui al gruppo dei due giovani e serrò la mano di Paolo in guisa da frantumargli le dita; ciò che è la suprema espressione della vecchia cordialità britannica.
Miss Alicia Ward apparteneva a quella varietà d'Inglesi brune che realizzano un ideale le cui condizioni sembrano far a cozzi l'una coll'altra: vale a dire, una pelle d'uno splendore talmente grande da render giallo il latte, la neve, il giglio, l'alabastro, la cera vergine e tutto ciò che serve ai poeti per fare dei paragoni candidi; labbra di ciliegia e capelli tanto neri quanto la notte e l'ali del corvo.
L'effetto di questi contrasti è irresistibile e produce una beltà a parte di cui non si saprebbe trovar l'eguale altrimenti.
Forse le Circasse allevate da bambine nel serraglio, offrono questa carnagione miracolosa; ma non bisogna a tal proposito, fidarsi dell'esagerazione della poesia orientale e alle pitture del Lewis rappresentanti gli harem del Cairo.
L'ovale allungato del suo capo, il suo colorito incomparabilmente puro, il suo naso fine, trasparente, i suoi occhi d'un azzurro cupo, velati di lunghi cigli che palpitavano sulle sue gote rosate, come vere farfalle, allorchè ella abbassava le palpebre; le labbra colorite d'una porpora scintillante; i capelli cadenti in riccioli brillanti come nastri di seta di qua e di là delle gote e del suo collo di cigno, testimoniavano in favore di quelle romantiche figure di donna di Maclisa che, all'Esposizione universale, sembravano graziose imposture.
Alicia portava un vestito di granato dagli svolazzi ornati di nastri rossi che s'accordavano maravigliosamente colle trecce di corallo a piccoli grani componenti la sua pettinatura, il suo vezzo e i braccialetti; cinque stellette sospese a una perla di corallo sfaccettato tremolavano ai lobi delle sue piccole orecchie delicatissime.
Se biasimaste questo abuso di corallo, pensate che siamo a Napoli e che i pescatori escono apposta dal mare, per presentarvi questi rametti che l'aria fa divenir rossi.
E ora, dopo il ritratto di miss Alicia Ward, non fosse che per amor de' contrasti, noi vi dobbiamo per lo meno una caricatura del commodoro, alla maniera di Hogarth.
Il commodoro, uomo di sessant'anni circa, presentava la particolarità d'aver la faccia d'un cremisi uniformemente infuocato, sul quale spiccavano due sopracigli bianchi e dei favoriti d'ugual colore simili a due costolette; cosa che lo rendeva simile a un vecchio Pelle Rossa, che si fosse tatuato con della cera.
I colpi di sole, inseparabili da un viaggio in Italia, avevano aggiunto qualche tocco a quest'ardente colorito, e il commodoro faceva pensare involontariamente ad una grossa mandorla rivoltata nel cotone.
Egli era abbigliato da cima a fondo, veste, panciotto, pantaloni ed uose, d'una stoffa vigogna d'un grigio color vino e che il sarto aveva giurato sul suo onore esser la tinta più alla moda e la meglio portata; in che forse non mentiva.
Malgrado questo colorito luminoso e questo vestito grottesco, il commodoro non aveva per nulla un'aria dozzinale.
La sua tenuta irreprensibile e i suoi grandi modi indicavano il perfetto gentleman; sebbene egli avesse più d'un punto di contatto cogli Inglesi da vaudeville come li pongono in parodia Hoffmann e Levasseur; Il suo carattere... era quello di adorar sua nipote e di bere molto porto e molto rhum di Giamaica per mantenere l'umido essenziale, secondo il metodo del caporal Trimm.
– Guardate come sto bene ora e come son bella! Guardate i miei colori; non ne ho ancora tanti come mio zio; questo non succederà per altro, speriamolo. Eppure ecco del rosa, del vero color di rosa, disse Alicia facendo scorrere sulla gota il suo dito affilato che terminava con un'unghia lucente come l'agata: e mi son anche ingrassata e non si sentono più quelle povere fossettine che mi davano tanto fastidio allorchè io andava al ballo. Dite un po', bisogna esser molto civette per privarsi durante sei mesi della compagnia del proprio fidanzato, affinchè dopo l'assenza vi ritrovi fresca e superba!
E spacciando questa tirata col tono giojoso che le era familiare, Alicia stava ritta innanzi a Paolo come per provocarlo e sfidarne l'esame.
– Non è vero, aggiunse il commodoro, ch'ella è ora robusta e superba come queste ragazze di Procida che portano le anfore greche sul capo?
– Certissimamente, commodoro, rispose Paolo; miss Alicia non è divenuta più bella (ciò era impossibile), ma essa a vista d'occhio è in miglior salute di quando, per civetteria, a quel che dice, essa mi ha imposto questa penosa separazione.
E il suo sguardo si fermava con una fissità strana sulla giovane ritta innanzi a lui.
Di subito i gentili colori rosei; ch'ella vantavasi d'aver acquistato, disparvero dalle gote d'Alicia; come il rosso della sera abbandona i picchi di neve della montagna allorchè il sole scende all'orizzonte; tremante, essa si portò la mano al cuore ; la sua bocca gentile e impallidita si contrasse.
Paolo, atterrito si alzò, s'alzò pure il commodoro; ma i vivi colori d'Alicia erano ritornati; essa sorrideva con qualche sforzo.
– V'ho promesso una tazza di thè od un sorbetto sebbene Inglese, vi consiglio il sorbetto. La neve fa meglio dell'acqua calda in questo paese prossimo all'Africa e in cui lo scirocco c'arriva in linea retta.
Tutti e tre presero posto intorno alla tavola di pietra, sotto il pergolato; il sole s'era tuffato in mare e il giorno azzurro, che a Napoli si chiama notte, succedeva al giorno giallo.
La luna stendeva dei pezzi d'argento sulla terrazza, attraverso il fogliame, il mare rumoreggiava sulla riva, come un bacio, e si sentiva da lontano il fremito dei tamburelli che accompagnavano le tarantelle.
Vincenza la bruna serva dalla crespa capigliatura, venne con un lume per ricondur Paolo attraverso i dedali del giardino.
Mentre ella serviva i sorbetti e l'acqua ghiacciata aveva fissato sul nuovo venuto uno sguardo pieno di curiosità e di paura.
Senza dubbio, il risultato dell'esame non era stato favorevole per Paolo, poichè il volto di Vincenza s'era rabbujato, e, mentre accompagnava lo straniero, essa dirigeva contro lui, senza ch'egli se ne accorgesse, il mignolo e l'indice della propria mano, mentre le altre dita, ripiegate sotto la palma, si riunivano al pollice come per formare un segno cabalistico.