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I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio
Questa osservazione di Paolo parve far piacere al commodoro; Vincenza sorrise, mostrando la sua bella dentatura, i cui canini staccati e puntuti brillavano d'una bianchezza feroce; Alicia, con un colpo rapido di pupilla, parve interrogare l'amico suo d'una domanda che restò senza risposta.
Regnò un silenzio pieno d'impaccio.
I primi minuti d'una visita, ancorchè cordiale, famigliare, attesa e rinnovata ogni giorno, sono ordinariamente impacciati. Durante l'assenza, sia essa pur stata di qualche ora, s'è formato intorno ad ognuno un'atmosfera invisibile, contro la quale l'effusione si spezza. E come un vetro perfettamente trasparente che lascia vedere il paesaggio e che una mosca non potrebbe attraversare col volo. In apparenza non c'è nulla; eppure si sente l'ostacolo.
Un'idea dissimulata per altro da un grand'uso di mondo preoccupava nel medesimo tempo questi tre personaggi una volta più a loro agio.
Il commodoro faceva girare i suoi pollici con un movimento automatico; d'Aspromonte fissava ostinatamente le punte nere e pulite delle corna, come un naturalista che cerca, dietro un frammento, classificare una specie sconosciuta; Alicia giocava colle dita col largo nastro del suo accappatojo di mussola, facendo le viste di rifarne il nodo.
Miss Ward fu la prima a rompere il ghiaccio: con quella giuliva libertà delle giovani inglesi così modeste e così riservate, tuttavia, dopo il matrimonio.
– Veramente, Paolo, non siete molto amabile da qualche tempo. La vostra galanteria è forse una pianta di serra fredda che non può fiorire che in Inghilterra, e impacciata nel nascere dall'ardente temperatura di questo clima? Come eravate attento, pronto, sempre pieno di piccolo cure, nel nostro villino di Lincolnshire! Voi mi avvicinavate col cuore sulle labbra, la mano sul petto, irreprensibilmente ben messo, pronto a mettere un ginocchio a terra davanti all'idolo della vostra anima; tale e quale, insomma, si rappresentano gli innamorati sulle incisioni dei romanzi.
– Io vi amo sempre, Alicia, rispose d'Aspromonte con una voce profonda e senza lasciar degli occhi le corna sospese ad una delle colonne antiche che sostenevano la volta di pampini.
– Mi dite ciò con un tono così lugubre che bisognerebbe essere ben civetta per crederlo, continuò miss Ward; – io penso che ciò che vi piaceva in me fosse il mio volto pallido, la mia diafanità; la mia grazia ossianesca e vaporosa; il mio stato di sofferente mi dava una certa attraenza romantica che ho perduto!
– Alicia! voi non siete stata mai più bella d'ora!
– Parole, parole, parole, come dice Shakespeare. Io sono tanto bella che voi non vi degnate neppur di guardarmi!
Infatti, gli occhi di Paolo non s'erano rivolti neppur un momento verso la giovane.
– Orsù – diss'ella con un sospiro comicamente esagerato, vedo che son diventata una grossa e forte paesana, fresca, colorita, rossa, senza la minima distinzione, incapace, di figurare al ballo d'Almacks, o in un libro di bellezze, separata da un sonetto ammirativo per mezzo d'una foglia di carta di seta.
– Miss Ward, voi prendete gusto a calunniarvi, disse Paolo collo sguardo volto a terra.
– Fareste meglio a confessarmi che sono spaventevole. Ed è colpa vostra, commodoro; colle vostre ali di pollo, le vostre costolette, i vostri filetti di bove, i vostri bicchierini di vino delle Canarie, le passeggiate a cavallo, i bagni di mare, gli esercizi ginnastici, voi m'avete creata questa fatale salute borghese che dissipa le poetiche illusioni del signor d'Aspromonte.
– Voi tormentate il signor d'Aspromonte e vi fate gioco di me, disse il commodoro tirato in discorso; ma, certamente, il filetto di bove è ricco di sostanze e il vino delle Canarie non ha fatto mai male a nessuno.
– Che delusione, mio povero Paolo! Lasciare una uri, un'elfa, una villi e ritrovare ciò che i medici e i parenti chiamano una ragazza di buona costituzione! Ma, ascoltatemi dunque; dal momento che non avete coraggio di guardarmi in faccia, e fremete d'orrore. Io peso sette oncie di più da quando sono partita d'Inghilterra!
– Otto oncie! interruppe con orgoglio il commodoro, che curava Alicia come l'avrebbe potuto fare la madre più affezionata.
– Sono proprio otto oncie! Terribile zio, voi volete dunque disincantare per sempre il signor d'Aspromonte? fece Alicia fingendo uno scoraggiamento canzonatore.
Mentre la giovane lo provocava con tali civetterie, civetterie che non si sarebbe permessa senza un grave motivo; Paolo, in preda alla sua idea fissa e non volendo nuocere a miss Ward col suo sguardo fatale, fissava gli occhi alle corna preservative o li lasciava errare sull'immensa distesa azzurra che si scopriva dall'alto della terrazza.
Egli si domandava se non fosse dover suo il fuggire Alicia, passando pure per uomo senza fede e senz'onore; e andare a finir la sua vita in qualche isola deserta dove, almeno la sua jettatura si spegnerebbe in mancanza d'uno sguardo umano che l'assorbisse.
– Capisco, disse Alicia continuando il suo scherzo, ciò che vi rende così triste e così serio; l'epoca del nostro matrimonio è fissata di qui a un mese; e voi indietreggiate all'idea di diventar marito d'una povera campagnola senza la menoma eleganza. Ebbene, io vi rendo la vostra parola: voi potrete sposare l'amica mia miss Sarah Templeton, che mangia dei pickles e beve dell'aceto per restar magra!
Questa idea la fece ridere del riso argentino e chiaro della gioventù. Il commodoro e Paolo s'associarono francamente alla sua ilarità.
Quando l'ultimo scoppio della sua gajezza nervosa fu spento, essa venne ad Aspromonte, lo prese per mano e lo condusse al piano posto in un angolo della terrazza e gli disse aprendo un pezzo di musica sul leggio:
– Amico mio, voi non avete, oggi, volontà di discorrere e «ciò che non val la pena d'esser detto, lo si canta» voi farete dunque la vostra parte in questo duettino il cui accompagnamento è facilissimo; pochi accordi e niente più.
Paolo sedette al piano, miss Alicia gli si mise vicino per poter seguitare il canto sul pezzo. Il commodoro rovesciò il capo, allungò le gambe e prese una posa di beatitudine anticipata; poichè egli aveva delle pretensioni al dilettantismo e giurava d'adorar la musica; ma il fatto sta che dopo le prime battute egli s'addormentava del sonno dei giusti; sonno che egli si ostinava, malgrado i rimproveri di sua nipote, a chiamare un'estasi, sebbene gli accadesse spessissimo di russare, sintomo mediocremente estatico.
Il duettino era una viva e leggera melodia, sul gusto della musica di Cimarosa, su parole di Metastasio e che non sapremmo meglio definire che paragonandola ad una farfalla attraversante a più riprese un raggio di sole.
La musica ha il potere di cacciare gli spiriti cattivi; dopo qualche frase, Paolo non pensava più ai diti scongiuratori, alle corna magiche, agli amuleti di corallo: egli aveva dimenticato il terribile libro del signor Valetta e tutti i sogni della jettatura. La sua anima saliva gajamente , colla voce d'Alicia, in un ambiente puro e luminoso.
Le cicale tacevano come per ascoltare e la brezza del mare sorta da poco portava via le note insieme ai petali dei fiori caduti dai vasi posti sul parapetto del terrazzo.
– Mio zio dorme come i sette dormienti nella loro grotta. Se non fosse sua usanza, ci sarebbe di che urtare il nostro amor proprio d'artisti, disse Alicia chiudendo il pezzo di musica. Mentre egli dorme, volete fare un giro nel giardino con me, Paolo? non vi ho ancora fatto vedere il mio paradiso.
E prese ad un chiodo infisso in una delle colonne, al quale era sospeso pei nastri un largo cappello di paglia di Firenze.
Alicia professava in fatto di agricoltura i più bizzarri principi; essa non voleva che si cogliessero i fiori, nè che si tagliassero i rami; e ciò che più l'era piaciuto nella villa, era, come abbiam detto, lo stato selvaggiamente incolto del giardino.
I due giovani s'aprirono una strada attraverso i rami che ricadevano subito dopo il loro passaggio. Alicia era prima e rideva nel veder Paolo intralciato dietro lei fra le braccia degli allori ch'essa disgregava.
Aveva essa fatti appena un venti passi, che la mano verde d'un ramo, quasi per fare una ruberia vegetale, afferrò e ritenne il suo cappello di paglia innalzandolo così in alto che Paolo non potè riprenderlo.
Fortunatamente, il fogliame era fitto e il sole gettava a stento qualche piastrella d'oro sulla sabbia attraverso i rami.
– Ecco il mio posticino favorito, disse Alicia. additando a Paolo un frammento di roccia, pittorescamente tagliato e coperto da un mucchio di aranci, di cedri, di lentischi e di mirti.
Ella sedette in un'anfrattuosità tagliata a guisa di sedile e fece segno a Paolo d'inginocchiarseli davanti, sullo spesso musco che tappezzava il piede della roccia.
– Mettete le vostre mani nelle mie e guardatemi in volto. Fra un mese io sarò vostra moglie. Perchè i vostri occhi evitano i miei?
Infatti, Paolo, tornato ai suoi sogni di jettatura, allontanava lo sguardo da lei.
– Temete voi forse di leggervi un pensiero diverso o colpevole? Voi sapete che l'anima mia è vostra dal giorno che portaste a mio zio la lettera di raccomandazione nel parlatorio di Richmond. Io sono della razza di quelle inglesi tenere, romantiche e fiere, che prendono in un secondo un amore che dura per tutta quanta la vita – più della vita forse, – e chi sa amare sa morire. Fissate i vostri sguardi nei miei, io lo voglio; non tentate di sfuggire, non volgeteli altrove, o io crederò che un gentiluomo che non deve temer che Dio si lasci atterrire da vili superstizioni. Fissate su me quello sguardo che voi credete così terribile e che m'è invece così dolce, perchè ci veggo il vostro amore e giudicate da voi se mi credete ancora abbastanza bella per portarmi, quando saremo sposi, a passeggiare a Hyde-Park in carrozza scoperta.
Paolo, smarrito, fissò su Alicia un lungo sguardo pieno di passione e di entusiasmo.
Di colpo, la giovine impallidì; un dolore acuto le traversò il cuore come ferro di freccia: parve che qualche fibra le si spezzasse nel petto ed ella portò vivamente il fazzoletto alle labbra. Una gocciola rossa macchiò la fina batista, che Alicia ripiegò con un gesto rapido.
– Oh, grazie, Paolo; voi m'avete resa felice perchè io credeva che voi non mi amaste più!