Théophile Gautier
Jettatura

X.

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X.

 

Il movimento d'Alicia per nascondere il suo fazzoletto non aveva potuto essere così pronto, che il signor d'Aspromonte non lo vedesse: una pallidezza spaventevole coprì i lineamenti di Paolo, poichè una prova irrecusabile del suo fatale potere gli veniva data, e le idee più cupe gli traversarono la mente: il pensiero del suicidio gli si presentò; non era forse dover suo sopprimere come malfattrice e distruggere così la causa involontaria di tanti mali?

Egli avrebbe accettato per conto suo le più dure prove e portato coraggiosamente il peso della vita; ma dar la morte a chi amava di più al mondo, non era altresì infinitamente orribile?

La coraggiosa giovane aveva dominato la sensazione di dolore, avuta dopo lo sguardo di Paolo, e che coincideva in modo tanto strano cogli avvisi del conte Altavilla.

Uno spirito meno forte avrebbe potuto essere stato colpito da un resultato, se non sopranaturale, per lo meno difficilmente spiegabile; ma noi l'abbiam detto, l'anima d'Alicia era religiosa e non superstiziosa. La sua fede inconcussa rigettava come racconti da balie tutte queste storie di misteriose influenze, e rideva dei più profondamente radicati pregiudizi popolari.

D'altra parte, ancorchè avesse ammesso la iettatura, ancorchè n'avesse riconosciuto in Paolo i segni evidenti, il suo cuore tenero e fiero non avrebbe esitato un secondo.

Paolo non aveva commesso azione alcuna di cui la più delicata suscettibilità avesse avuto a lagnarsi, e miss Ward avrebbe preferito cader morta sotto il suo sguardo piuttostochè indietreggiare davanti un amore accettato da lei col consenso di suo zio e che doveva ben presto esser coronato dal matrimonio. Miss Alicia rassomigliava un po' a quelle eroine di Shakespeare castamente ardite, verginalmente risolute, il cui amor subitaneo non è per ciò meno puro e fedele e che un sol momento lega per sempre; la sua mano aveva stretta quella di Paolo e nessun uomo al mondo doveva più serrarla fra le sue dita. Essa considerava la propria vita come incatenata ed il suo pudore si sarebbe rivoltato alla sola idea d'un altro legame.

Essa, dunque, dimostrò una gajezza reale o così ben finta, che avrebbe ingannato l'osservatore il più fino e rialzando Paolo, sempre in ginocchio innanzi a lei, lo fece passeggiare attraverso i viali del suo giardino intralciato di fiori e di piante, fino ad un luogo dove la vegetazione, aprendosi, lasciava vedere il mare come un sogno azzurro d'infinito.

A questa luminosa serenità cacciò i neri pensieri di Paolo, Alicia s'appoggiò al braccio del giovane con un confidente abbandono, come se già fosse stata sua moglie. Con questa pura e muta carezza insignificante da parte di qualunque altra, decisiva da parte sua; essa gli si dava più formalmente ancora, rassicurandolo contro i suoi terrori e facendogli comprendere quanto poco la toccassero i danni de' quali la minacciavano. Sebbene avesse imposto silenzio a Vincenza prima, a suo zio poi, e sebbene Altavilla non avesse nominato alcuno, limitandosi a raccomandare il preservarsi d'una malvagia influenza, Alicia aveva prestamente capito che si trattava di Paolo: gli oscuri discorsi del bel napoletano non potevano alludere che al giovane francese.

Essa aveva pur capito che Paolo, cedendo al pregiudizio così esteso in Napoli che fa un jettatore d'ogni uomo dalla fisionomia un po' singolare, si credeva, per una inconcepibile debolezza di spirito, tocco dal fascino e distornava da lei gli occhi suoi pieni d'amore, temendo di nuocerle con uno sguardo; per combattere questo cominciamento d'idea fissa, ell'aveva provocata la scena che abbiam descritto e il cui resultato fu contrario all'intenzione: imperocchè gettò sempre più Paolo nella sua fatale monomania.

I due amanti ritornarono sulla terrazza, dove il commodoro continuando a subire 1'effetto della musica dormiva melodiosamente sul suo seggiolone di bambù. Paolo si congedò, e miss Ward parodiando il gesto d'addio napoletano, gli gettò un bacio colla punta delle dita dicendogli: – a domani, vero? – con una voce piena di soavi carezze.

Alicia era in quel momento d'una bellezza radiosa, allarmante, quasi sovranaturale, che colpì suo zio svegliato di soprassalto per la partenza d Paolo.

Il bianco degli occhi di lei prendeva dei toni d'argento brunito e faceva scintillare le pupille come stelle d'un nero luminoso; le sue gote si colorivano alla sommità d'un rosa ideale, d'una purezza e d'un ardore celeste, quali alcun pittore non ebbe mai sulla sua tavolozza; le tempie, d'una trasparenza d'agata si venavano di piccole venette turchine e tutta la sua carne sembrava penetrata dai raggi: si sarebbe detto che l'anima le venisse alla pelle.

– Come siete bella, oggi, Alicia! disse il commodoro.

– Voi mi guastate, zio, e se non sono la più orgogliosa donnina dei tre regni, non è colpa vostra. Fortunatamente io non credo alle adulazioni anche se disinteressate.

Bella, disgraziatamente bella, continuò il commodoro fra , essa mi ricorda sua madre, la povera Nancy, che morì a diciannove anni. Angeli simili non possono restar sulla terra: sembra che un soffio li sollevi e che delle ali invisibili palpitino alle loro spalle: troppa bianchezza, troppo rosa, troppa purità, troppa perfezione: manca a questi corpi eterei il sangue rosso e grossolano della vita. Dio, che li presta al mondo per qualche giorno si affretta a riprenderseli. Questo suo supremo splendore mi rattrista come un addio.

– Ebbene, zio, poichè sono così bella, riprese miss Ward, ecco il momento per maritarmi: il velo e la corona mi staranno magnificamente.

Maritarvi! Avete dunque tanta furia di lasciare il vostro vecchio pellerossa di zio, Alicia?

– Io non vi lascerò per questo: non è forse convenuto col signor d'Aspromonte che vivremo insieme? Sapete bene che non posso vivere senza di voi.

– Il signor d'Aspromonte! il signor d'Aspromonte! Questo matrimonio non è ancor fatto.

– Non ha egli la vostra parola.... e la mia? Sir Joshua Ward non ci ha mancato mai.

– Egli ha la mia parola, rispose il commodoro imbarazzato.

– Da qui a qualche giorno non spira forse il termine di sei mesi che voi avete fissato? disse Alicia, le cui pudiche gote arrossirono ancora di più, poichè tal colloquio, necessario dal punto di vista cui erano giunte le cose, atterriva la sua delicatezza di sensitiva.

– Ah! tu hai contato i mesi, piccina? fidatevi dunque a queste fisionomie da santina!

Amo il signor d'Aspromonte, rispose gravemente la giovane.

– Ecco il guajo, fece sir Ward, il quale tutto imbevuto delle idee di Vincenza e d'Altavilla si compiaceva mediocremente d'aver per genero un jettatore. Perchè non ne ami tu un altro?

– Non ho due cuori, disse Alicia: non avrò che un amore, dovessi, come mia madre, morire a diciannove anni.

Morire! Non dite di queste parolacce, ve ne supplico; gridò il commodoro.

– Avete voi qualche rimprovero a fare al signor d'Aspromonte?

– Nessuno, di certo.

– È egli venuto meno, in qualche modo, al suo onore ? S'è dimostrato qualche volta pauroso, vile, mentitore o perfido? Ha forse insultato qualche donna o indietreggiato dinanzi ad un uomo? Il suo blasone è forse macchiato da qualche onta segreta? Una giovane, appoggiata al suo braccio per entrar nel mondo, avrà ella d'arrossire o da piegare gli occhi?

Paolo d'Aspromonte è un perfetto gentiluomo: non c'è nulla da dire sulla sua rispettabilità.

Credetemi, zio; se uno di questi motivi esistesse, io rinunzierei subito a d'Aspromonte e mi seppellirei in qualche inaccessibile ritiro; ma nessun'altra ragione, intendete, nessun'altra mi farà mancare a una sacra promessa; disse miss Alicia con un tono di voce fermo e dolce.

Il commodoro girava i suoi pollici, movimento abituale in lui allorchè non sapeva che dire, e che gli serviva di contegno.

Perchè mostrate voi ora tanta freddezza a Paolo? continuò miss Ward. Una volta avevate per lui tanta affezione: non potevate starne senza al nostro villino del Lincolnshire e gli dicevate, serrandogli la mano, in modo da fracassargli le dita, ch'era un degno giovane, al quale avreste ben volentieri confidato la felicità d'una fanciulla.

– Oh sì, certo, io l'amava questo buon Paolo, disse il commodoro commosso a questi ricordi evocati a proposito, ma ciò ch'è scuro nelle nebbie d'Inghilterra diventa chiaro al sole di Napoli...

– Che volete dire? fece Alicia con una voce tremante, mentre diveniva bianca come una statua d'alabastro sopra una tomba.

– Che il tuo Paolo è un jettatore!

– Come! voi! zio: voi, sir Joshua Ward, un gentiluomo, un cristiano, un suddito di sua Maestà Britannica, un antico officiale della marina inglese, un essere illuminato e civilizzato che lo si consulterebbe per qualunque cosa, voi che possedete istruzione e sapienza, che leggete ogni sera la Bibbia e il vangelo; voi non vi fate scrupolo d'accusar Paolo di jettatura! Oh, non m'aspettava questo da voi!

– Mia cara Alicia, rispose il commodoro, io sono forse tutto ciò che avete detto, quando non si tratta che di me; ma allorchè un pericolo, ancorchè immaginario, vi minaccia, io divento più superstizioso d'un contadino degli Abruzzi, d'un lazzarone del Molo, d'un ostricajo di Chiaja, d'una serva della Terra di Lavoro e anche d'un conte napoletano. Paolo potrà pur fissarmi coi suoi occhi da jettatore, io resterò calmo quanto davanti alla punta d'una spada o alla canna d'una pistola. Il fascino non passerà sulla mia vecchia pelle arrossita da tutti i soli dell'universo. Io non sono credulo che per voi, cara nipote, e confesso che sento un sudor freddo bagnarmi le tempie allorchè lo sguardo di questo disgraziato giovane si posa su voi. Egli non ha delle cattive intenzioni, lo so; egli vi ama più della propria vita; ma mi pare che, sotto tale influenza, i vostri lineamenti si alterino, i vostri colori dispajano e che vi sforziate di dissimulare una sofferenza acuta; e allora mi prendono delle voglie furiose di cavargli gli occhi, al vostro signor Paolo d'Aspromonte, colla punta delle corna dateci da d'Altavilla.

Povero caro zio, disse Alicia intenerita dalla calorosa esplosione del commodoro: le nostre esistenze sono nelle mani di Dio: non muore un principe nel suo letto di porpora, un passero nel suo nido, prima che Dio non n'abbia segnata l'ora sua: il fascino non c'entra ed è un empietà il credere che uno sguardo più o meno obliquo possa avere un'influenza. Vediamo, zio, in questo momento voi non parlate sul serio: l'affezione che mi portate turba il vostro raziocinio ordinariamenteretto. Non è vero che voi non avreste coraggio di dire a lui, a Paolo, che gli negate la mano di vostra nipote, da voi già posta nella sua, e che voi nol volete più per genero, sotto il bel pretesto ch'egli è jettatore?

– Per Giosuè, mio patrono, che fermò il sole, gridò il commodoro; se glielo direi! Che m'importa d'esser ridicolo, assurdo, sleale anche, quando ci va della vostra vita forse!? Avevo data parola ad un uomo, non ad un affascinatore. Ho promesso, ebbene, ritiro la promessa, ecco tutto: se non è contento, gliene renderò ragione.

E il commodoro, esasperato, fece il gesto di battersi senza pensare affatto alla gotta che gli tormentava le gambe.

Sir Ward, voi non farete questo, disse Alicia con una dignità calma.

Il commodoro si lasciò cadere, affranto, nel suo seggiolone di bambù e tacque.

– Ebbene, zio mio, quand'anche questa accusa odiosa e stupida fosse vera, bisognerebbe forse per questo cacciare il signor d'Aspromonte e fargli un delitto d'una infelicità? Non avete voi stesso riconosciuto che il male che poteva produrre non dipendeva dalla sua volontà e che non v'è anima più amante, più generosa e più nobile della sua?

– Non si sposano i vampiri, per quanto buone siano le loro intenzioni, rispose il commodoro.

– Ma tutto ciò è chimera, stravaganza, superstizione: ciò che v'è di vero in questo, disgraziatamente è che Paolo è stato colpito da queste follie, prese sul serio; egli è atterrito, allucinato; crede al suo potere fatale, ha paura di stesso, ed ogni piccolo accidente che una volta non curava e di cui oggi si da un'altra ragione, conferma questo convincimento in lui. Non tocca forse a me che sono sua innanzi a Dio e che lo sarò ben presto innanzi agli uominibenedetta da voi, mio caro zio, – il calmare questa immaginazione sovreccitata, il cacciare questi vani fantasmi, il rassicurare per mezzo della mia sicurezza apparente o reale questa ansietà smodata, sorella della monomania; e di salvare, per mezzo della felicità, questa bell'anima turbata, questo spirito gentile in pericolo?

– Voi avete sempre ragione, miss Ward, disse il commodoro ; ed io, che voi chiamate sapiente, non sono che un vecchio pazzo. Credo che questa Vincenza m'abbia fatto un sortilegio; m'ha fatto girar la testa con tutte queste storie. Quanto al conte Altavilla, le sue corna e i suoi gingilli cabalistici mi sembrano assai ridicoli. Senza dubbio, era un strattagemma immaginato per farti dimenticar Paolo e sposarti a lui.

– Può essere che il conte Altavilla sia in buona fede, disse miss Ward sorridendo; or ora non eravate ancor voi del suo parere sulla jettatura?

– Non abusate dei vostri vantaggi, miss Alicia; d'altronde non mi sono ancora tanto rinsavito dall'errore che non possa ricaderci. Il meglio sarebbe di lasciar Napoli col primo battello a vapore e tornarsene tranquillamente in Inghilterra. Quando non vedrà più le corna di bove, le dita allungate in punta, gli amuleti di corallo e tutti questi diabolici enigmi, la sua immaginazione si tranquillerà ed io stesso dimenticherò queste stapidaggini che per poco mi facevano mancare di parola e commettere un'azione indegna d'un gentiluomo. Voi sposerete Paolo dal momento che ciò è convenuto. Voi serberete per me il parlatojo e la camera in alto nella casa di Richmond, la piccola torre ottagona al castello del Lincolnshire e vivremo felici insieme, se la vostra salute vorrà un clima più caldo, prenderemo in affitto una casa di campagna nei dintorni di Tours o di Cannes, dove lord Brougham ha una tenuta bellissima e dove queste maledette superstizioni di jettatura sono sconosciute grazie a Dio. Che dite del mio progetto, Alicia?

– Voi non avete bisogno della mia approvazione; non sono io forse la più obbediente delle nipoti?

– Sì, allorchè io faccio ciò che volete, piccola briccona, disse sorridendo il commodoro che s'alzò per rientrare nella sua camera.

Alicia restò ancor qualche momento sulla terrazza; ma sia che questa scena avesse suscitato in lei qualche febbrile eccitamento sia che Paolo esercitasse realmente sulla giovane la sua triste influenza, la brezza passandole sulle spalle protette d'un semplice velo, le cagionò un'impressione glaciale, e la sera, non sentendosi bene, pregò Vincenza di stenderle sui piedi freddi e bianchi come il marmo una di quelle variopinte coperte che si fabbricano a Venezia.

Intanto le lucciole scintillavano nella valle, i grilli cantavano e la luna larga e gialla montava nel cielo fra una bruma di calori.


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