Achille Monti
Odi

Ode II.   LA GLORIA.

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Ode II.

 

LA GLORIA.

 

Un pensier generoso

Talor m'impenna al tardo ingegno l'ali,

E lo toglie di terra ove sdegnoso

Di sua fralezza giace: agl'immortali

Gioghi di Pindo alzo la mente, e parmi

Scioglier divini carmi.

 

D'un lieto verde eterno

Ridon quelle pendici, e vi germoglia

L'arbor vittorïosa avuta a scherno

Da chi posta ha nel fango ogni sua voglia.

Da chi di mal s'adorna, o i consuma

In ozïosa piuma.

 

Mille spirti beati,

Che già posâr sull'ardue cime i vanni,

Erran fra l'erbe e i fiori e gli odorati

Densi laureti che non temon d'anni:

Suonan canti soavi, un'aura dolce

L'alma serena e molce.

 

Maravigliando affiso

Il fortunato stuolo, e ad un bel lauro

Stendo l'avida man; ma ratto il viso

Bieco vólgonmi i vati, e quel tesauro

Che li fa paghi, e me di brama accende,

Da lor mi si contende.

 

Io di rossor mi tingo

Alla giusta repulsa, e in un baleno

La visïon dispare; ermo, solingo

Rimane il loco, ogni splendor vien meno;

Perdo la speme dell'altezza, e sento

Mesto il core, il piè lento.

 

Voi che drizzaste il collo

Per tempo all'alta fronde ove 'l disio

D'onor che vi pungea feste satollo,

Voi nel cui petto suscitava un Dio

Superna fiamma inspiratrice, e vanto

Otteneste nel canto;

 

O voi felici! sprezzi

La turba rea, che al vero ha l'occhio losco,

Vostra dovizia ignota, e intenda a' vezzi

Di bene a veder dolce, a provar tòsco:

Splende fra l'ombre dell'età selvaggia

La luce che v'irraggia.

 

Tutto è fugace in terra,

Ma non quel grido che di voi ragiona:

Strugge l'umane cose orribil guerra,

E 'l nome vostro ognor più grande suona:

Sul vostro avello il tempo orma non lassa,

Ma gli s'inchina e passa.

 

Di vigile lucerna

Spesso al chiaror m'assillo allor che tace

Tutto d'intorno, e con vicenda alterna

la notte al mortal riposo e pace;

E nelle vostre carte inteso il guardo,

Or fremo, or gelo, or ardo.

 

Odo il suon delle pugne,

Raccapriccio in mirar di sangue un rivo,

Delle madri 'l lamento al cor mi giugne:

M'alletta un canto, un festivo.

Una cara memoria, una pietosa

Donzelletta amorosa.

 

Come seguirvi? il lampo

Chi mi darà che vi traluce in volto?

A che d'affetti glorïosi avvampo?

A che la vostra eterna voce ascolto?

Per me non fa metter le vele ardito,

In pelago infinito.

 

Umil fragile canna

Col tenue stelo invan dell'elce antica

Il saldo tronco d'emular s'affanna;

Augel palustre indarno s'affatica

Se dell'aquila al par lunge dal suolo

Spiegar s'attenta il volo.


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