Achille Monti
Odi

Ode III.   LA VIRTÙ.

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Ode III.

 

LA VIRTÙ.

 

Bella figlia del cielo,

Virtù, conforto nel terreno esiglio,

Sgombra la faccia tua del mesto velo,

Apri le tue bellezze a mortal ciglio,

A chi nel vizio assonna

Móstrati alfine vincitrice e donna.

 

Vedi quanta ruina

Menan fra noi le colpe or che perversa

Scôla alla terra le nostr'alme inchina:

Mira, d'amare lacrime cospersa

Gente infinita chiama

Il dolce imperio tuo, te inchina ed ama.

 

Di sole incoronata,

Alteramente onesta, in aureo ammanto

Sorgi, diva immortale, e fa beata

La schiera tua che si discioglie in pianto;

Il fulgor del tuo viso

Cangi i nostri lamenti in un sorriso.

 

Solea l'antica etate

Offerir serti non caduchi al grande

Che splendeva per degne opre onorate:

Or si gittano invano le ghirlande,

E chi virtù non cura

Il censo accresce, e 'l premio a' giusti fura.

 

Salir non speri in grido

Nel mondo errante che valor non prezza,

Chi fama intera cerca, e il patrio nido

Levar s'attenta a glorïosa altezza,

Chi co' detti e con l'opra

A difesa del ver l'ingegno adopra.

 

Fatto a' bruti compagno

Altri al diletto della carne intende;

Talun si volge a súbito guadagno;

Altri nel fôro le menzogne vende;

Altri l'ascoso fele

Sparge, e suscita l'ire e le querele.

 

Fortuna amica agli empi

Provvedimenti, al secol molle e guasto,

Sparge per tutto i maledetti esempi

Corrompitori d'ogni cor più casto;

val triplice usbergo,

Chè il mal si cela e ne ferisce a tergo.

 

Il reo di gemme onusto

Superbamente incede, e il buon tremante

Mendicando sua vita a frusto a frusto,

Dell'iniquo oppressor bacia le piante;

A lui con umil faccia

Stende (crudo a veder!) le scarne braccia.

 

Bella virtù, risorgi

Trionfatrice dell'età codarda,

Per man ne piglia e al tempio tuo ne scorgi.

Non sia l'aita a chi t'invoca tarda:

Sperdi la schiatta imbelle

Giammai non usa a riguardar le stelle.

 

Come anzi alla nemica

Luce veggiam le insidïose belve

Fuggir tremanti alla caverna antica

E riparar nelle natie lor selve,

A un guardo tuo severo

Dileguato l'error, lampeggi 'l vero.

 

Io su libera cetra

(Se non isdegni i poveri miei canti)

Tesserò le tue lodi, e infino all'etra

S'udran sonare i tuoi celesti vanti:

Se il gran pensiero incarno,

La vita mia non avrò spesa indarno.


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