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LA VIRTÙ.
Virtù, conforto nel terreno esiglio,
Sgombra la faccia tua del mesto velo,
Apri le tue bellezze a mortal ciglio,
Móstrati alfine vincitrice e donna.
Menan fra noi le colpe or che perversa
Scôla alla terra le nostr'alme inchina:
Mira, d'amare lacrime cospersa
Il dolce imperio tuo, te inchina ed ama.
Di sole incoronata,
Alteramente onesta, in aureo ammanto
Sorgi, diva immortale, e fa beata
La schiera tua che si discioglie in pianto;
Cangi i nostri lamenti in un sorriso.
Offerir serti non caduchi al grande
Che splendeva per degne opre onorate:
Or si gittano invano le ghirlande,
Il censo accresce, e 'l premio a' giusti fura.
Nel mondo errante che valor non prezza,
Chi fama intera cerca, e il patrio nido
Levar s'attenta a glorïosa altezza,
A difesa del ver l'ingegno adopra.
Altri al diletto della carne intende;
Talun si volge a súbito guadagno;
Altri nel fôro le menzogne vende;
Sparge, e suscita l'ire e le querele.
Provvedimenti, al secol molle e guasto,
Sparge per tutto i maledetti esempi
Corrompitori d'ogni cor più casto;
Chè il mal si cela e ne ferisce a tergo.
Superbamente incede, e il buon tremante
Mendicando sua vita a frusto a frusto,
Dell'iniquo oppressor bacia le piante;
Stende (crudo a veder!) le scarne braccia.
Trionfatrice dell'età codarda,
Per man ne piglia e al tempio tuo ne scorgi.
Non sia l'aita a chi t'invoca tarda:
Giammai non usa a riguardar le stelle.
Come anzi alla nemica
Luce veggiam le insidïose belve
Fuggir tremanti alla caverna antica
E riparar nelle natie lor selve,
Dileguato l'error, lampeggi 'l vero.
(Se non isdegni i poveri miei canti)
Tesserò le tue lodi, e infino all'etra
S'udran sonare i tuoi celesti vanti:
La vita mia non avrò spesa indarno.