Achille Monti
Odi

Ode IV.   LA NOTTE.

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Ode IV.

 

LA NOTTE.

 

Già della mesta notte

Diffuso è 'l casto velo;

Lor vie non interrotte

Compiono gli astri in cielo;

Olezza un'aura pura

Che allieta la natura.

 

Fiso nel raggio amico

Della ridente luna,

Rammento il tempo antico,

E sprezzo la fortuna,

Che volubile scherza,

E sempre i buoni sferza.

 

Rivolgo il passo errante

Fra le grandi ruine,

D'onde spiccâr le piante

Già l'aquile latine;

Il fôro ammiro e gli archi

D'opime spoglie carchi.

 

Ma mentre l'ore io spendo

Nel tacito vïaggio,

E l'estro ai canti accendo,

V'ha chi di me più saggio

Al lume dei doppieri

Veglia in ozi e in piaceri.

 

Nelle dorate sale,

Sede già d'avi illustri,

La cui gloria risale

A' più remoti lustri,

Snello talun s'avanza

Fra i canti e fra la danza.

 

E deposto il cipiglio

Che con la plebe assume,

Fa lusinghiero il ciglio,

Ed espugnar presume

Di facile bellezza

La simulata asprezza.

 

A che stancar l'ingegno

Nelle sudate carte

Or che sol auro ha regno

E gli onori comparte?

Meglio è 'l forzier capace

Empier con man rapace.

 

Qui dove impera il gioco

E la letizia e 'l riso.

Non giugne il gemer fioco

Del poverel che, assiso

A vil desco sprovvisto,

Pianger talor fu visto.

 

Dunque si goda, e intanto

Si faccia plauso al merto

Di chi temprando un canto

Colse scenico serto

Del sospirato alloro

Di vati e re decoro.

 

Qui a piena man si versa

Largo nembo di fiori,

Di che vedi cospersa

La vezzosetta Clori,

Perchè con agil piede

Rapido l'aura fiede.

 

Qui raccolta si mira

La gioventù bennata,

Che freme, che sospira,

E stassi trasognata

Mirando il vago e destro

Volubil piè maestro.

 

E qui di carmi eletti

S'intesse una corona,

Che loda i muti affetti,

La tornita persona,

L'ôr, l'avorio, i cinabri

Del crin, del sen, de' labri.

 

Così del bel paese

La fama oggi s'eterna;

Con sì leggiadre imprese

Si regge e si governa

D'Italia mia la grave

E combattuta nave.

 

Son nella tomba scesi

I più sovrani ingegni;

Niuno a cantar li ha presi

Quasi di laude indegni....

V'ha têmi or più sublimi:

Le cantatrici e i .


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