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LA PATRIA.
Ch'ad empie voglie, ad avarizia intende;
E li dischiude a generosi affetti.
Assorda l'aure e loda il patrio nido.
Chi, stretto in pugno un brando,
Che di lei fanno scempio miserando,
Sa vincere per quella o sa morire.
Della maligna età vince gli scherni.
O con chiuso livor che losco vede
Chi da menzogna adulatrice abborre.
alle prische virtù lo sguardo volgo,
Levo liberamente una rampogna.
Drizziam solo a guadagno ed a diletto?
I nostri petti la virtù non scalda?
Quel che giova a' fratelli e quel che nuoce;
A patteggiar co' rei mai non discenda.
Spegnam d'invidia che le menti abbassa
Tergiamo il pianto al poverel che geme.
Agili spirti a la città superna,
Conforto ai buoni e vitupero agli empi.