Achille Monti
Odi

Ode VI.   IL LUSSO.

«»

Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

Ode VI.

 

IL LUSSO.

 

 

Il fulgido diamante.

Qual rugiadosa stilla.

Nel crine all'aure errante

Or si cela ed or tremulo sfavilla;

 

Luce nel giovin petto

Orïental zaffiro;

Con artificio eletto

Tinto è il vel ne la porpora di Tiro.

 

O tu chi sei che altera

Di pompe e di bellezza,

Sorridi lusinghiera

A chi del cor la libertà non prezza?

 

Perchè di molli fiori,

O donna, t'inghirlandi?

Perchè vani tesori

In tanta copia di profumi spandi?

 

Cessa, crudel; per fame

Casca una madre esangue:

Ahi d'orfanelle grame

Schiera innocente abbandonata langue!

 

Di gemiti, di pianto

L' aër rimbomba intorno;

E tu felice intanto

Meni i giorni in delizie! E non hai scorno?

 

Oh folle, oh da spietate

Tigri nato chi primo

Spense le temperate

Brame, e d'oro coprì l'umano limo!

 

Chi di ragion la voce

Sprezzando e 'l mite impero,

In noi destò feroce

Disio dominator d'ogni pensiero!

 

Disio che i cori, avvezzi

Ad alti affetti, snerva,

E con femminei vezzi

L'anima a terra prostra e la fa serva!

 

Da' cari studi fugge,

Da la modesta vita

La giovinezza, e strugge

L'aver nel fasto reo che a l'invita.

 

Alle crescenti voglie

Esca novella cerca,

A' figli 'l pane toglie

Malvagio padre ch'empi onori merca.

 

Fogge straniere agogna

La vergine matura,

E, rotto di vergogna

Il santo freno, la sua fama oscura.

 

Schiava all'uso tiranno

Che vitupero chiede,

Spesso la moglie inganno

Ordisce a quello cui giurò sua fede;

 

E i simulati aspetti,

Su cui languir le rose,

I mal repressi affetti

Svelano, e l'ire lungamente ascose.

 

Oimè! l'amabil raggio

Di virtute verace

Fa col suo lume oltraggio

A chi dell'ombre e dell'error si piace.

 

Or più non odi verso

Che nostre colpe morda;

Labbro di mêle asperso

Diletta, e suon d'adulatrice corda.

 

Dunque al secolo vile

S'inchini 'l vate, o taccia....

No: cantico servile

per biasmo alzerò per minaccia.

 

Mai non sarà ch'io canti

L'uom che innanella il crine:

Questi non furo i vanti

Delle antiche severe alme latine.

 

Così non vide Roma

I duci in Campidoglio

Quando d'allôr la chioma

Cinta, s'assise vincitrice in soglio.


«»

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA2) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2010. Content in this page is licensed under a Creative Commons License