Achille Monti
Odi

Ode XII   LA POESIA.

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Ode XII

 

LA POESIA.

 

Se nobile disdegno

Te non rattien, se schiva

Non sei d'un plettro indegno,

Spirami l'aura tua che l'estro avviva,

Fa che la voce mia

Alto di te favelli, o Poesia.

 

So che scacciata in bando

Dal tuo diletto nido,

Spettacol miserando,

Erri deserta per l'ausonio lido;

Va non però men bella

Splende sul capo tuo l'antica stella.

 

Il tuo manto regale

Lacero in ver si mostra,

Ma non ti tarpa l'ale,

Te non fa schiava la vergogna nostra;

Nelle tue luci oneste

Si pare ancor l'origine celeste.

 

Nata con l'uomo, accesa

Ne' cantici divini,

La fiamma tua sorpresa

Non fu da nebbia e non trovò confini:

Sol per l'acheo terreno

Folgoreggiava di maggior baleno.

 

Poi fra quest'aure molli

Apristi 'l dolce riso,

E su i latini colli

Si mostrò più leggiadro il tuo bel viso,

Quando nell'idïoma

Suonasti, o Dea, della vittrice Roma.

 

Alfin del sì gentile,

Vaga la lingua nacque:

Tu non l'avesti a vile,

Anzi cotanto sua beltà ti piacque,

Che desti 'l primo vanto

Dell'Alighieri e del Petrarca al canto.

 

Allor maestra e donna

Surse l'itala terra,

Ch'or neghittosa assonna,

O sconoscente le sue glorie atterra;

E 'n tanto onor levossi,

Che il mondo innanzi a lei muto inchinossi.

 

S'udia per piagge amene

Il canto de' pastori,

E le rustiche avene

Colsero guiderdon di mirti e allori:

Rideva il mar vicino

Delle Sirene al modular divino.

 

Altri l'epica tromba

Suonò degna d'eroi.

Così che ancor rimbomba

Fatto immortale il nome suo tra noi,

E di Torquato altero

L'italo suolo non invidia Omero.

 

Ma come della valle

Vapor sorge repente,

E su le apriche spalle

Posa de' verdi poggi al verno algente,

Così del fango sorta

Boreal nebbia nostre glorie ammorta.

 

Non più di lauri e rose

Ti fai corona al crine,

Ma un serto ti compose

L'età novella d'irti bronchi e spine;

Sotto limpido cielo

Ti fanno ingombro orride nubi e gelo.

 

Ma non temer: celata

Sotto barbara vesta

Sarai per poco; ornata

Di tua bellezza leverai la testa:

Vero valor non cade,

E tue son pur quest'itale contrade.

 

Deh! non fuggirti, o ;

Da queste vaghe sponde;

Di tua dolcezza bèa

Qualche gentil ch'al tuo chiamar risponde;

Sorridi a chi t'onora,

E del novo trionfo aspetta l'ora.


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