Achille Monti
Odi

Ode XV.   LA SAPIENZA.

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Ode XV.

 

LA SAPIENZA.

 

In gota giovanile

Dolce è veder la porporina rosa

Mista ai bianchi ligustri, e il sen gentile

Su cui candido vel leve si posa;

Mirar gli sguardi onesti

D'un riso al lampeggiar fatti celesti.

 

Ma bellezza terrena

Ratto s'invola al varïar degli anni,

E il mondo dietro la ridente scena

Infido asconde lacrimosi inganni,

E da leggiadro aspetto

Fuggon, se mesto è il cor, grazie e diletto.

 

Solo se la favilla

Di ciel che in noi si chiude ergesi altera,

Sdegna le basse strade, a la tranquilla

Sede poggiando ove il saper s'invera,

Oltre l'età si spinge,

E di luce perenne il crin ne cinge.

 

Predar lidi remoti.

Far dome genti, e contrastato impero

Su popoli fondar barbari, ignoti,

Vagheggia uso al pugnar spirto guerriero;

Ma fama che dal sangue

Nasce, pura non splende e tosto langue.

 

Del carro trionfale

Vola dietro le ruote un indistinto

Gemere ed imprecar sopra il mortale

Che l'oppresso fratel di ferri ha cinto;

Bestemmian spose e figli

Del predatore i dispietati artigli.

 

Sovente il vulgo insano

Alza le grida a cielo ed inni intuona

A chi surse calcando il sangue umano;

Ma trema a lui sul capo la corona:

Ei gli occhi atterra, e desta

Una furia ha nel sen che lo funesta.

 

Ma chi per innocenti

Studi dilata della mente il regno,

Non ode intorno disperati accenti,

E trionfar ben può del chiaro ingegno

Che il suol natale onora,

E nostra inferma umanità ristora.

 

Cadder di Sparta e Tebe

Le moli glorïose, e vile armento

insulta ignaro alle deserte glebe

Che già sparsero intorno armi e spavento,

E sovra gli ermi sassi

Pensoso arresta il vïatore i passi.

 

Ma la canora tromba

Del gran cieco Smirnèo, domata l'ira

Del tempo struggitore, ancor rimbomba

Dopo mille anni e mille e' vati inspira;

Verde è la lieta fronda

Che il capo venerato a lui circonda.

 

Vivon l'opre sudate

Di tanti sommi, e contro lor si frange

Il furor dell'invidia e dell'etate;

Ancor la patria li rammenta e piange,

fia spenta lor gloria

Fatta immortal dalla non compra istoria.

 

Raggio di ciel disceso,

Sapïenza, tu sola eterna vivi:

Felice inver chi d'alta fiamma

Sa dissettarsi a' tuoi profondi rivi!

Misero chi non vede

Il tuo fulgore, e da te volge il piede!

 

Come il re della luce

Deh splendi sull'Italia, e la fa bella!

Fuga, o Diva, da lei la notte truce,

Suscita questa donna or fatta ancella;

Porgile mano amica,

E la ritorna alla grandezza antica!


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