Achille Monti
Odi

Ode XVI.   IL PASSEGGIO.

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Ode XVI.

 

IL PASSEGGIO.

 

Allor che il sol declina

Nel limpido occidente,

e l'aura vespertina

Spegne la vampa ardente

Del che in ogni fibra

Vivide fiamme vibra;

 

Di popol spensierato

S'empion le anguste strade,

Che giulivo e beato

E fôri e trivi invade,

E desïoso gli occhi

Figge negli aurei cocchi

 

Di tal che, dianzi al remo,

Per tenebrosa via

È già salito al temo

A governar la pia

De' suggetti famiglia

Che all'obbedir s'appiglia;

 

Di tal che asceso è in fama

Per avvenente sposa,

E felice si chiama

Or che molle riposa

(Non più a' fratelli eguale)

In serico guanciale;

 

Di tal che avito censo,

Fatto usuriero, accrebbe,

E patrimonio immenso

Da turpe industria s'ebbe:

Venir brama in altezza,

E l'odio altrui non prezza;

 

Di tal che in ira un giorno

A tutti, o d'opre ignote,

Or folgoreggia adorno

Per acquistata dote

Che a lui fruttâr gli amplessi

Per danaro concessi.

 

Fra lo stridor gravoso

Delle rote volanti,

Io tacito e pensoso

Medito acerbi canti,

Ma che romper non ponno

Di questa plebe il sonno.

 

Vorrei levar di terra

Tanta virtù mendica,

Cui fa implacabil guerra

E miseria e fatica,

E dar qualche ristoro

All'utile lavoro.

 

So che alla turba oppressa

Non cangerò la sorte,

il canto mio s'appressa

Alle dorate porte

De' marmorei palagi

Ove 'l vizio è fra gli agi.

 

Pur canterò: non curo

Favor che d'alto scenda,

Sol ch'io di viltà puro

Le voglie al giusto intenda....

Ira, che in sen m'avvampi,

Cerca gli aperti campi.

 

Sovra i ridenti prati,

Su le dolci colline

Spiro i placidi fiati

Dell'ôre vespertine,

Fra il povero che invola

La grama famigliuola.

 

Al severo cipiglio

Di chi succhiògli 'l sangue,

E ch'or non volge il ciglio

Al misero che langue,

Perchè non ha la vesta

Di seta e d'ôr contesta.

 

Le adorne vie fangose

Il piede mio non calca,

'Ve s'aggiran fastose

Fra la spregiata calca

L'impudenza, e l'acerba

Nobiltate superba;

 

Dove i mercati onori

Con oscena baldanza

Copron di lor colori

La colpa e l'ignoranza;

Ove virtute, ingegno

Muovon col pianto a sdegno.

 

Alla città proterva

Fremendo il tergo volga

Chi l'alma non ha serva,

O franco il labbro sciolga

E, con secura faccia,

Intuoni una minaccia.


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