Achille Monti
Odi

Ode XVII.   IL TEATRO.

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Ode XVII.

 

IL TEATRO.

 

O di fervidi ingegni

Italia alma nudrice,

Glorïosa tu regni

Per la fiamma celeste inspiratrice

Onde sei piena, e grande

Il tuo nome fra' popoli si spande.

 

Vôlta a' tranquilli studi

Di Pallade severa,

Forte combatti e sudi

Per aver grido eterno e fama intera;

Chè non ponno i mortali

Batter senza fatica in alto l'ali.

 

Tu, dell'arti sorelle

Fida custode amica,

Rinnovar sai con belle

Opre le geste de l'etade antica,

E sanno i figli tuoi

Che l'italo terren culla è d'eroi.

 

In te dell'alta Euterpe

La facile armonia

Soavemente serpe,

O sublime si schiude eterea via,

E coi canori modi

Nuovi lauri t'appresta e nuove lodi.

 

Dall'Adige al Sebeto

Lei tutta gente onora,

Per lei si fa più lieto

Questo vago giardin cui tutto infiora,

Cui 'l firmamento è un riso,

E la terra ferace un paradiso.

 

Ed oh! così prostrata

A' vezzi suoi non fosse

La diva arte beata

Che il rozzo mondo dal torpore scosse,

La poesia che accende

A forti imprese, ed immortale splende!

 

Oimè! barbara scola

È d'oltremar venuta,

Ch'a noi la palma invola,

Ed i costumi incrudelisce e muta,

Ed ha fra noi rideste

D'Atreo le infami cene e di Tieste.

 

D'Artin la dolce lira

Inimitabil, pura,

Non più noi vati inspira,

Noi degli uomini un tempo amabil cura;

Ma gli occulti veleni

Cantan oggi le Muse e i falli osceni.

 

Opre d'infida moglie,

Scelleranze nascose

Destan perfide voglie

Nel vergin cor di semplicette spose,

E di dolcezza aspersa

Non fa orrore la colpa ed imperversa.

 

La gioventù sorride

Alla bugiarda scena,

E la virtù deride

Mentre abborre il pudor che l'incatena,

E nel paterno tetto

Reca i muti rancori ed il sospetto.

 

Cessi tanta vergogna

Che civiltà deturpa:

Mal favoleggia e sogna

Error malnato che l'impero usurpa;

Sempre funesto esempio

Fûr l'ire atroci, e 'l tripudiar dell'empio.

 

A più santo costume

S'aprano alfine i petti;

Ne sia maestro il lume

Che dal ben move, e solo il ben ci alletti;

Strappinsi almeno i figli

All'esca ingannatrice ed a' perigli.

 

Il buon cultor s'imiti

Che sterpa i vani bronchi,

Che con gli olmi mariti

Regge alle viti i tortüosi tronchi.

Che la benefic'onda

Sparge sui campi ed il terren feconda.


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