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IL TEATRO.
Per la fiamma celeste inspiratrice
Il tuo nome fra' popoli si spande.
Vôlta a' tranquilli studi
Per aver grido eterno e fama intera;
Batter senza fatica in alto l'ali.
Opre le geste de l'etade antica,
Che l'italo terren culla è d'eroi.
O sublime si schiude eterea via,
Nuovi lauri t'appresta e nuove lodi.
Per lei si fa più lieto
Questo vago giardin cui tutto infiora,
Cui 'l firmamento è un riso,
E la terra ferace un paradiso.
Ed oh! così prostrata
Che il rozzo mondo dal torpore scosse,
A forti imprese, ed immortale splende!
È d'oltremar venuta,
Ed i costumi incrudelisce e muta,
Ed ha fra noi rideste
D'Atreo le infami cene e di Tieste.
Noi degli uomini un tempo amabil cura;
Cantan oggi le Muse e i falli osceni.
Nel vergin cor di semplicette spose,
Non fa orrore la colpa ed imperversa.
Mentre abborre il pudor che l'incatena,
Reca i muti rancori ed il sospetto.
Error malnato che l'impero usurpa;
Fûr l'ire atroci, e 'l tripudiar dell'empio.
Che dal ben move, e solo il ben ci alletti;
Strappinsi almeno i figli
All'esca ingannatrice ed a' perigli.
Regge alle viti i tortüosi tronchi.
Sparge sui campi ed il terren feconda.