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L'EDUCAZIONE.
Largo il cielo a' mortali: ove non giunga
Che tempri i caldi affetti, i tardi punga,
Inutile è 'l suo dono, e tosto in seno
La cara pianta di virtù vien meno.
Miro negletti i fonti, e l'età nuova
All'esempio degli avi! Or sol ne giova
Stolti seguir quel che in estrania riva
Nasce, e aspettato a' nostri lidi arriva!
Grato a non guaste orecchie, or più non s'ode
D'Atene è spenta la gentil melode;
L'itala poesia già mozzo ha il crine,
E si veste di foggie pellegrine.
Che in braccio a faticoso ozio mai sempre
Un italico detto; in aspre tempre
Suonan barbare lingue, ed obliata
De' padri è la favella intemerata.
Rado là dentro ascolti, e di sue fole
Leve testor di galliche parole;
Onde Sofia, non più reina, tresca
In corta gonna quasi vil fantesca.
Di perigliosi balli
Ivi l'arte s'impara, e guidar cocchi,
E atteggiar la persona e volger gli occhi,
E fingere il pudor là dove è morto,
E scaltro riso e favellare accorto.
O romane incorrotte alme sdegnose,
Culla a forti guerrieri, a fide spose,
Ove ne andaste? Perchè a' rei nipoti
Son di gloria, d'onore i nomi ignoti?
Ai grandi 'l guardo e a sè di lor fa speglio,
Al peggio inchina e chiude gli occhi al meglio;
Il fasto inerte, il viver empio imita,
E improvido alla colpa i figli invita.
Smodate voglie, ambizïon crudele;
Ch'empie tutto di furti o di querele;
Le man sanguigne, impalliditi i volti.
Scese dall'Alpe un dì torbido fiume,
Devastò, spense il mite aureo costume;
Ma pur ti rimanea ne la sventura
Intelletto non servo e lingua pura.
O sciagurata, le tue terre invade;
Archi non tende, non brandisce spade,
Ma dolcemente di venen t'infetta...
E tu, cieca, non sorgi alla vendetta?
Dalla lue maledetta il mio bel nido;
In sua grandezza; a me rafforza il grido,
Sì ch'io svegli costei che neghittosa
Il capo stanco su le coltri posa!