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Ode XX. IL SILENZIO. | «» |
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IL SILENZIO.
Spento sarà fra poco!
Troppi son or gli stolti
Che mai non furon vivi;
La svergognata musa,
No: se così si merca
Da Sibari, città di Calabria, famosa appo gli antichi pel suo lusso e per la sua mollezza, ho tolto l'aggiunto sibaritico, di cui m'è avviso non esservene per avventura altro di maggior forza ed espressione. Spero trovar perdono se, fedele seguitatore in tutto del codice universale della nostra favella, la Crusca, me ne allontano soltanto in questo vocabolo, e per avventura in qualche altro addiettivo che la Crusca medesima non registra.
Il monte Sant'Oreste, Soratte degli antichi, sacro ad Apollo, celebrato da molti poeti; fra gli altri, da Virgilio (Æn. lib. VII e XI) e da Orazio (Ode IX, lib. I).
Il Fantoni, che ad imitazione del Venosino volle trasportare gli stessi metri di lui nella nostra poesia, mantenne fedelmente nelle sue odi saffiche la testura medesima del verso latino, formando cioè ogni suo endecasillabo quasi di due versi, l'uno di cinque, di sei sillabe l'altro; ben distinti fra loro. Noi invece, seguendo l'esempio d'Angelo e Giambattista di Costanzo e del Rolli fra gli antichi, fra' moderni del Monti, del Parini, del Costa e d'altri valenti poeti, abbiamo piuttosto eletto di dare al nostro endecasillabo la varietà dell'endecasillabo italiano, dipartendoci dalla regola latina, e da' seguaci di quella.
Artino è il nome arcadico di Pietro Metastasio.
Aniene, fiume che divide il Lazio dalla Sabina, sbocca nel Tevere poco lungi da Roma, e che tragga il nome da Annio re degli Etrusci che vi si annegò, come narra Plutarco nel parallelo de' fatti greci e romani. È ricordato da Virgilio nel settimo della Eneida, da Silio Italico (De Bell. pun., lib. XII), da Lucano (Phars. lib. 1) e da altri. Ora volgarmente appellasi Teverone.
Antenna (Antemnæ) città antichissima del Lazio, vicina di Roma, fuori della porta Collina. Di essa parla Varrone nel libro IV De lingua latina, ove dà l'etimologia del suo nome; e Virgilio, il quale la pone fra le più grosse città latine. Ecco i suoi versi (Æn., lib. VII, v. 629 e seg.):
Quinque adeo magnæ, positis incudibus, urbes
Tela novant; Atina potens, Tiburque superbum,
Ardea, Crustumerique e turrigeræ Antemnæ.
Nelle strofe seguenti si descrive la conquista fatta da Romolo di questa città. Vedi gl'istorici, sopra tutti Tito Livio (lib. I, cap. XI).
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