Achille Monti
Odi

Ode XX.   IL SILENZIO.

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Ode XX.

 

IL SILENZIO.

 

Torna ridente maggio,

Cinto di rose il crine;

Del Sole il terso raggio

Indora le latine

Vitifere colline:

Fior persi, azzurri e gialli

Rivestono le valli.

 

Perchè, sdegnosa lira,

Oggi non levi un canto?

Or la stagion t'inspira:

Spoglia il lugubre ammanto,

Déstati, anela al vanto

Di far novo tesoro

Dell'immortale alloro.

 

Sorgi: la vita è breve,

Rapido il tempo vola;

Deh sorgi.... un dolor greve

A me le grazie invola

E la non vil parola....

In me dell'estro il foco

Spento sarà fra poco!

 

Lasso, ne' miei primi anni

Sperai venire in fama;

Sentia robusti i vanni,

M'ardea non umil brama:

Or gloria a mi chiama,

Ma della cetra sorde

Non rispondon le corde!

 

Trovai scarso l'ingegno

A la difficil opra;

Il mondo m'ebbe a sdegno,

E in me suoi dardi adopra.

Chi tenta andar di sopra

Alla schiera volgare,

S'appresti a guerre amare.

 

Troppi son or gli stolti

Che mai non furon vivi;

Un detto non ascolti

Che da virtù derivi:

Solo a possanza arrivi,

Se glorïando il forte

Compri al pensier ritorte.

 

Chi spende in vezzi osceni

La svergognata musa,

Chi agl'idoli terreni

Incensi non ricusa,

Splende per oro, e schiusa

Ad ogni onor la porta

A bieche opre l'esorta.

 

Talun vid'io salito

Fin presso al regio soglio,

Mostro da' buoni a dito

Per indomito orgoglio,

Perchè di pietà spoglio

Trasse con empio inganno

Lucro dal comun danno.

 

No: se così si merca

Oggi fra noi la gloria,

L'anima mia non cerca

La codarda vittoria.

Favellerà la Storia,

E con stile sincero

Riporrà in seggio il vero.

 

Corone vuol di mirto

Il mobil vulgo ignavo:

Non dee libero spirto

Viver fra schiavi schiavo:

Secol venduto e pravo

Il suono non impetra

Di generosa cetra.

NOTE.1

 

 

Ode 1, pag. 12

 

Sibaritico Manto.

Da Sibari, città di Calabria, famosa appo gli antichi pel suo lusso e per la sua mollezza, ho tolto l'aggiunto sibaritico, di cui m'è avviso non esservene per avventura altro di maggior forza ed espressione. Spero trovar perdono se, fedele seguitatore in tutto del codice universale della nostra favella, la Crusca, me ne allontano soltanto in questo vocabolo, e per in qualche altro addiettivo che la Crusca medesima non registra.

 

Ode VII, pag. 43.

 

Del lontano Soratte.

Il monte Sant'Oreste, Soratte degli antichi, sacro ad Apollo, celebrato da molti poeti; fra gli altri, da Virgilio (Æn. lib. VII e XI) e da Orazio (Ode IX, lib. I).

 

Ode IX, pag. 53.

 

Il Fantoni, che ad imitazione del Venosino volle trasportare gli stessi metri di lui nella nostra poesia, mantenne fedelmente nelle sue odi saffiche la testura medesima del verso latino, formando cioè ogni suo endecasillabo quasi di due versi, l'uno di cinque, di sei sillabe l'altro; ben distinti fra loro. Noi invece, seguendo l'esempio d'Angelo e Giambattista di Costanzo e del Rolli fra gli antichi, fra' moderni del Monti, del Parini, del Costa e d'altri valenti poeti, abbiamo piuttosto eletto di dare al nostro endecasillabo la varietà dell'endecasillabo italiano, dipartendoci dalla regola latina, e da' seguaci di quella.

 

Ode XVII, pag. 99.

 

D'Artin la dolce lira.

Artino è il nome arcadico di Pietro Metastasio.

 

Ode XIX, pag. 109.

 

Del torbido Anïene.

Aniene, fiume che divide il Lazio dalla Sabina, sbocca nel Tevere poco lungi da Roma, e che tragga il nome da Annio re degli Etrusci che vi si annegò, come narra Plutarco nel parallelo de' fatti greci e romani. È ricordato da Virgilio nel settimo della Eneida, da Silio Italico (De Bell. pun., lib. XII), da Lucano (Phars. lib. 1) e da altri. Ora volgarmente appellasi Teverone.

 

Ode e pag. stessa.

 

In Antenna vetusta.

Antenna (Antemnæ) città antichissima del Lazio, vicina di Roma, fuori della porta Collina. Di essa parla Varrone nel libro IV De lingua latina, ove l'etimologia del suo nome; e Virgilio, il quale la pone fra le più grosse città latine. Ecco i suoi versi (Æn., lib. VII, v. 629 e seg.):

Quinque adeo magnæ, positis incudibus, urbes

Tela novant; Atina potens, Tiburque superbum,

Ardea, Crustumerique e turrigeræ Antemnæ.

Nelle strofe seguenti si descrive la conquista fatta da Romolo di questa città. Vedi gl'istorici, sopra tutti Tito Livio (lib. I, cap. XI).

 





1 I numeri di pagina si riferiscono all'originale cartaceo [nota per l'edizione elettronica Manuzio].



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