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Eppure non pareva l’uomo più atto, non era neppure quegli che aveva per sè le maggiori probabilità.
I due candidati repubblicani William H. Seward e Salmon P. Chaase, specialmente il Seward, erano più noti di lui e nel partito repubblicano avevano più credito e più seguito.
Due soli Stati portavano e sostenevano Lincoln: lo Stato dello Illinois e lo Stato di Indiana. Di più si sapeva che alcuni Stati del Sud erano pronti a separarsi dalla Unione se alla Presidenza fosse stato nominato un partitante della abolizione della schiavitù.
E non solo questo ma i tre competitori di Lincoln al Congresso i difensori – sotto una od un’altra forma – dello schiavismo, Douglas, Breckenridge, Bell erano tre delle più note personalità della Unione.
Eppure Lincoln vinse. L’onesto Abramo fu nominato, malgrado le minaccie degli avversari e la campagna ostinata menata contro di lui, che, durante il tempo della lotta, era rimasto a Springfield senza quasi prendervi parte.
E perchè ciò dunque? E da chi, come gli veniva quella forza che fece di lui il tormentatore ed il salvatore della Unione?
Questo è il grande mistero del come la Giustizia – che ha per secondi, su l’orologio della eternità, i secoli umani – presiede allo svolgersi della vita della umanità; e non possiamo, non ci è dato scrutarlo.
Come per tutti i misteri troppo breve è la nostra vita, e troppo oscuro e troppo folle il nostro sapere.
Ma noi possiamo ricordare chi fu.
Non c’è in lui nessuna traccia di passato memorabile, nessuna di quelle possibilità che sono date dalla ricchezza, nessuna forza gli viene dalle attrattive fisiche.
D’umile origine, povero, brutto; un’anima indomita, una coscienza diritta, una volontà d’acciaio; ecco Abramo Lincoln.
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