Antonio Agresti
Abramo Lincoln

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Nell’agosto del 1619 venti negri sbarcavano da una nave olandese nel porto di Cesapeahe nella Virginia. Erano i primi schiavi che toccavano il suolo Americano. Essi venivano a portare ai coloni il soccorso delle loro braccia nel penoso lavoro del pioniere. L’emigrazione non esisteva, allora, col carattere che ha assunto fin dalla seconda metà del secolo XIX. Il lavoro agricolo, specialmente sulle vaste terre vergini, ha bisogno per essere largamente redditizio, di macchine e di molte braccia. Non esistevano macchine agricole nel XVII secolo. La tratta sopperì alla penuria.

Gli schiavi furono portati in America per cooperare, insieme ai primi coloni, allo sviluppo agricolo delle terre del Sud.

Ed i primi schiavi non ebbero a dolersi dei loro padroni. La miseria, le crudeltà vennero più tardi.

Più tardi quando un lavorio lento di corruzione dei coloni e di abbruttimento degli schiavi fu operato dallo esercizio della superiorità fisica ed intellettuale dei primi a confronto dei secondi; e dello sfruttamento feroce, disumano, esoso, degli schiavi da parte dei loro padroni.

 

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