Antonio Agresti
Abramo Lincoln

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Le occupazioni professionali assorbirono, dal 1849 al 1854, tutta l’attività di Lincoln.

Nel 1843 egli era socio nello Studio di William Henry Herndon e divenne presto uno degli avvocati più accreditati ed ascoltati del Foro dello Illinois. La sua opera politica, durante questi anni, ha dovuto essere notevole, quantunque ce ne rimangano, ora, poche tracce se nel 1854 lo troviamo candidato dei repubblicani allo Stato dello Illinois e se egli si presenta poco di poi candidato al Senato contro Joel Aldrich Matteson, uno schiavista.

Da questo momento la vita di Lincoln non gli appartiene più. Egli continuerà ancora sì, a perorare in Tribunale, egli farà ancora parte attiva del Foro dello Illinois, e sarà ancora un valente socio nello Studio dello Herndon; ma la sua via ormai gli è aperta dinanzi ed egli la percorrerà con la fatale sicurezza dei predestinati.

Fra gli schiavi ed i loro oppressori sta, ormai, una forza che si chiama Abramo Lincoln.

Anzi a difesa degli Stati Uniti è Abramo Lincoln, per la Costituzione, per la Unione, per la Repubblica.

La questione della schiavitù non è, per lui, altro che secondaria, benchè abbia origine in essa, e trovi in essa le sue radici, il dissidio profondo che tende a scindere in due corpi, antagonistici, gli Stati della Unione.

Infatti, assumendo la Presidenza, il 4 marzo 1861, Abramo Lincoln nel Messaggio al Congresso affermò: «Il mio scopo principale è di salvare la Unione. Se posso ottenerlo affrancando gli schiavi, lo farò: se dovrò non liberare gli schiavi, lo farò: se dovrò in alcuni Stati liberarli e lasciarli soggetti in altri questo ancora farò; ma quello che io voglio e che ogni cittadino deve volere è la salute della patria e questa sta nella Unione. Io la manterrò».

Ma i proprietari di schiavi intendevano appunto separarsi dalla Unione per mantenere incontrastabilmente la schiavitù. Essi volevano la fine degli Stati Uniti.

Lincoln venne al momento opportuno.

 

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