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Il substrato della questione fra schiavisti e abolizionisti consisteva in una questione economica.
Negli Stati del Nord, e specialmente nell’Illinois, incominciava quel movimento industriale che è arrivato oggi alla sua massima potenzialità. Il commercio agricolo era a poco a poco negletto e nelle grandi città si addensavano fitte folle di operai intorno a fabbriche colossali. Per gli interessi delle industrie e della produzione intensa ajutata da macchine, per lo sfruttamento delle braccia in un lavoro febbrile nel quale, perchè sia redditizio, è necessario ottenere il massimo di sforzo dalla macchina d’acciajo e dalla macchina umana, la schiavitù non era una necessità sentita: anzi la schiavitù era un onere. Più comodo era l’operaio salariato cui si poteva, col cottimo, con la sorveglianza e con una paga che rappresentasse il minimo necessario a soddisfare le sue più imperiose necessità, far dare il massimo di produttività, e lo si poteva rimpiazzare senza perdita tosto che fosse esaurito o anche semplicemente indebolito piuttosto che lo schiavo il quale doveva essere mantenuto e nutrito, e la cui morte o malattia rappresentava sempre una perdita netta non fosse che quella sola del prezzo al quale era stato comprato, o di quello necessario a comperarne il sostitutore.
Il Nord, dunque, non sentiva la necessità degli schiavi e gli abolizionisti che non erano tali per sentimento di giustizia e di umanità, lo erano per un semplice calcolo di interesse.
Nel Sud la questione economica si presentava schiettamente diversa.
Là non grandi agglomerazioni di abitanti in città piovre, non fabbriche enormi, non produzione la cui potenzialità poteva essere artatamente forzata. Il prodotto della terra ha le sue stagioni e dà quel proporzionato tanto e non più.
Il Sud agricolo, dai vasti latifondi coltivati a cotone, a canna di zucchero, a tabacco, esuberantemente popolato di bianchi, costretto a vivere del prodotto della terra, era più povero; e lo schiavo necessitava alla durezza d’un lavoro redditizio soltanto a condizione di non pagare o di pagare irrisoriamente la mano d’opera.
Il contrasto d’una ricchezza che si sviluppava fiorente, e d’una povertà che prevedeva di diventare anche più povera, alimentavano la lotta: questa preoccupazione economica era negli sforzi, negli atti, e nelle parole degli uomini del Sud e dei loro antagonisti; era al fondo della grande controversia.
Se per Lincoln era, ed era veramente, una questione di giustizia l’abolizione della schiavitù: il mantenimento degli schiavi era o pareva essere, per i Sudisti, una questione di vita o di morte economica.
In un suo discorso contro Lincoln, a Chicago nel 1848, il giudice Douglas, grande avvocato della schiavitù, aveva detto: «È questione della sovranità di ogni Stato, ma è altresì che il Sud non vuole essere ridotto alla miseria, e l’abolizione della schiavitù ve lo ridurrebbe».
C’era da prevedere che la lotta sarebbe stata accanita, disperata, lunga, eppure nessuno lo pensava.
I Sudisti credevano che un rapido colpo di mano darebbe loro il sopravvento sul Nord, nel Nord si supponeva che, se anche i Sudisti si ribellassero, sarebbe tutt’al più una questione di tre mesi.
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