Antonio Agresti
Abramo Lincoln

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Lincoln portava alla presidenza tutte le più salde virtù democratiche; l’amore della libertà e la fiducia nei benefici che ne derivano, l’idealità di più alti destini, la carità verso i deboli, l’amore per gli oppressi e l’odio per gli oppressori; la solidarietà e la fratellanza per tutti gli uomini, il senso grande della responsabilità, e quello, più forte ancora, del dovere, dello strenuo e duro dovere che fece forti e grandi, nei tempi gloriosi, i repubblicani d’Olanda e d’Italia.

La patria, la salvezza della patria, e perciò della Unione, era il suo grande obbiettivo, e per questo egli seppe far tacere le antipatie, le rivalità, i rancori nella scelta degli uomini che egli chiamò a cooperare con alla grande opera.

Popolo era, egli che veniva dal popolo; e sentiva del popolo tutti i dolori, ed aveva del popolo tutte le generosità.

Senza badare se alcuni dei suoi cooperatori gli erano nemici personali, egli volle avere intorno a i migliori, e nominò Chaase alle finanze, Seward agli Esteri, Cameron prima e poi Stanton alla Guerra dimenticando che Cameron e Stanton gli erano stati rivali nelle elezioni e che Seward e Chaase si erano burlati ferocemente di lui. Ma erano patriotti e per questa loro virtù egli li volle seco.

Quando, durante l’infuriare della guerra, i fratelli in armi diventarono feroci e dimenticarono la pietà, Lincoln solo la ricordò; e non ristè mai dal rammentare e dal far riflettere al popolo, all’armata ed alla nazione, nei suoi Messaggi, che la lotta si combatteva fra i figli di una stessa madre e che i soldati della Unione dovevano, anche verso i nemici, praticare la bontà.

Frugale non dava alcuna importanza ai piaceri della tavola; era favorita da lui la frase: «bisogna mangiare per vivere e non vivere per mangiare». Modesto, si sobbarcava con piacere a tutte le noie della Presidenza, che in America sono molte, e tutti egli ascoltava e per tutti aveva una parola dolce, giusta, o buona, una parola di fratello maggiore e non di uomo della suprema autorità. Egli sapeva essere così il rigido ed umano difensore della Costituzione, il guardiano della legge, l’uomo conscio di dovere ad ogni costo mantenere il proprio giuramento perchè giuramento fatto alla patria. E volle per questa sua opera essere tollerante e blando prima e, con pieno diritto e tutta giustizia, inflessibile poi.

 

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