Antonio Agresti
Abramo Lincoln

14

«»

Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

Il generale Grant sul principio del 62 si era impadronito di Patomac e Mac Clellan si era riabilitato, con la vittoria di Antietam, della sconfitta subita a Chickahominy che aveva, di nuovo, aperto una via su Washington alle truppe secessioniste.

Ma se la vittoria conseguita da Mac Clellan e da Hooher uniti insieme, rallegrò i Federati, tuttavia la durata della guerra, la ferocia con la quale era combattuta cominciavano non solo a stancare il Nord, ma a far pensare altresì a molti uomini dello Stato del Sud che bisognava trovare modo di porre un termine alla guerra.

Lincoln sentì che il momento opportuno per il grande Atto era giunta, ed il 1.o gennajo 1863, confermando la promessa da lui fatta in un Messaggio del 22 settembre 1862, egli proclamava la abolizione della schiavitù agli Stati Uniti.

«.... Io, Abramo Lincolndice questo grande documento – io, Abramo Lincoln, dichiaro libere ora e per sempre tutte le persone tenute in schiavitù agli Stati Uniti, ordino che sia riconosciuta e rispettata la loro libertà, ingiungo ai liberati di astenersi da ogni violenza, salvo che nel caso di difesa personale e necessaria.... e raccomando loro in tutte le circostanze lecite, che essi accettino lavoro per un salario conveniente....»

E termina con queste parole: «Io invoco il giudizio sereno degli uomini ed il favore di Dio Onnipotente su questo Atto, che sinceramente io credo essere un atto di giustizia, autorizzato dalla Costituzione....».

Parve che la decisione definitiva di Lincoln portasse buona fortuna alle truppe della Unione. Certo è che i secessionisti se ne videro fieramente colpiti e molti di essi perdettero ormai ogni speranza di finale trionfo.

Con questo Atto Lincoln liberava quattro milioni di anime umane dalla più orrenda delle pene e ne otteneva otto reggimenti di volontari. Otto reggimenti di negri uno dei quali, il 26 ottobre 1864, alla testa delle truppe federali entrava in Charleston.

D’altra parte la Francia e l’Inghilterra, che erano state sul primo disposte a riconoscere come potenze belligeranti gli Stati del Sud, dinanzi al fermo atteggiamento di Lincoln a loro riguardo, erano rimaste neutrali, e i secessionisti non avevano ormai altra speranza che in stessi; e questa speranza dinanzi alle diserzioni dei negri, all’efficace effetto delle Marziali e della sospensione della habeas corpus, decretato già prima da Lincoln (22 settembre 1862 e 18 agosto 1863), diminuiva ogni giorno.

Ai danni arrecati al commercio del Sud dal blocco delle sue coste, che l’ammiraglio Ferragut manteneva con spietato rigore, si era aggiunto ora il decreto di confisca dei beni dei ribelli, e come se tutto ciò non fosse bastato il generale Shermann, soprannominato l’Attila del Sud, aveva traversato dall’Atlantico al Pacifico, alla testa delle sue truppe, gli Stati in rivolta lasciando la rovina e la desolazione dovunque era passato.

La dichiarazione di Emancipazione era venuta a sollevare più alto l’animo del Nord, e a gettare lo sconforto in mezzo alle file dei secessionisti. Tuttavia i ribelli non vollero deporre le armi.

Ferragut, padrone di Nuova Orleans e di tutto il corso del Mississipì, affamava i due terzi degli Stati del Sud ed imponeva rese su rese, ma i secessionisti non cedevano. Lee era vinto il 4 luglio a Vicksburg ed il 13 l’armata della Unione comandata da Grant disfaceva completamente a Gettysburg l’armata di Lee, imbaldanzita dalla vittoria di Raponnack.

Gettysburg, dove cinquemila uomini del Nord e quindicimila uomini del Sud trovarono la morte nei tre giorni di battaglia, diventò cimitero militare nazionale. Alla inaugurazione di questo cimitero, che ebbe luogo il 15 novembre 1863, Lincoln pronunciò un discorso rimasto giustamente glorioso e famoso.

Everett, l’oratore designato dal Congresso a commemorare i caduti per la patria, aveva parlato commovendo ed infiammando tutti i presenti con un discorso degno della sua grande fama. Lincoln doveva, dopo di lui, prendere in consegna a nome della Nazione il monumento. Egli disse poche parole, ma son le sole che dei discorsi di quel giorno sieno rimaste memorabili, e son le sole che, veramente, sono degne di rimanere.

«Sono ottantasette annidisse – che i nostri padri crearono su questo continente una nuova Nazione concepita nella libertà e consacrata alla verità che tutti gli uomini sono creati uguali.

«Ora noi siamo impegnati in una grande guerra civile che proverà se questa Nazione ed ogni altra così concepita e così consacrata può durare a lungo. Noi ci incontriamo sul grande campo di battaglia di questa guerra. Noi siamo venuti per dedicare una parte di questo campo come luogo di riposo ultimo a coloro che diedero la vita perchè la Nazione possa vivere. È giusto e doveroso questo nostro atto.

«Ma, in senso generale, noi non possiamo dedicare, non possiamo consacrare, non possiamo santificare questo suolo. I padri, viventi e morti, che hanno combattuto qui, l’hanno consacrato infinitamente meglio di ciò che il nostro povero potere sia atto a dare o a togliere loro. Il mondo non darà altro che poca attenzione a quel che diciamo qui, ma non potrà a meno di ricordare ciò che essi han fatto. Siamo noi piuttosto che abbiamo bisogno di essere consacrati all’opera incompiuta che essi hanno tanto bene fatto progredire. Siamo noi che dobbiamo essere dedicati al grande compito che ci aspetta ancora, affinchè noi impariamo da questi morti onorati ad accrescere la nostra devozione per la causa alla quale essi si sono dati con tutto l’amore, affinchè noi decidiamo che questi morti non sono morti invano, che questa Nazione, per Grazia di Dio, avrà una rinascenza di libertà e che il governo del popolo, col popolo, per il popolo non può sparire dalla terra!».

Parole semplici e grandi.

 

*

 


«»

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA2) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2010. Content in this page is licensed under a Creative Commons License