Antonio Agresti
Abramo Lincoln

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Dopo Gettysburg le sorti dei secessionisti precipitano. Il generale Lee resiste, è vero, a passo a passo. Il piano concepito dal generale Ulisse Grant, il conciapelli diventato ora luogotenente dell’armata della Unione, s’andava svolgendo con una sicurezza tragica per i Sudisti.

Wilderness, Buffalo, Spottsylvania, erano tanti passi avanti verso la presa di Richmond – la capitale dei ribelli –, erano tanti anelli della terribile catena che Grant stringeva intorno a Lee ed alle truppe dei secessionisti.

Al tempo stesso il potere civile cooperava, insieme alle forze militari, alla organizzazione del nuovo stato di cose. Il Congresso votava una dopo l’altra una serie di leggi emancipatrici. Soppressione del commercio interno degli schiavi e delle leggi relative all’arresto dei fuggiaschi, ammissione dei negri agli impieghi pubblici e validità della loro testimonianza in Tribunale, affrancamento delle donne e dei figli di negri arruolati sotto la bandiera secessionista, abolizione della schiavitù nella Virginia, nel Missouri, nel Maryland, riaccoglimento in seno alla Unione degli Stati di Arkansas, Tennessee, Luisiana e Florida, e, finalmente, imposizione fatta agli Stati ribelli di abolire la schiavitù.

La rovina dei secessionisti era ormai compiuta. Un reggimento di negri rialzava a Charleston lo stendardo federale che vi era stato abbassato alla elezione di Lincoln.

E si era al secondo periodo della Presidenza di Lincoln.

Egli chiese, francamente di essere rieletto. Ricorrendo ad una di quelle immagini evidenti che egli prediligeva tanto, disse un giorno durante un discorso elettorale: «Non si cambia il pilota, quando si è in mezzo agli scogli, ed infuria ancora la tempesta!». Questa frase diventò la piattaforma della sua campagna contro Mac Clellan il generale destituito e che si presentava ora come il candidato rivale.

Il generale Shermann intanto penetrato nella Georgia a prendere Atlanta, centro ferroviario delle quattro grandi linee di comunicazione nel Sud, Sheridan conquistava la valle di Shenandaoh.

La conferma di Lincoln a Presidente per la seconda volta, avvenne l’8 novembre 1864 ed egli vi raccolse 213 voti e Mac Clellan 21 risultato di 2223035 voti dati dalla Convenzione a Lincoln e di 1811754 dati a Mac Clellan.

A succedere al Vice Presidente, Annibale Hamlin del Maine, fu eletto Andrew Johnson del Tennessee un convinto antischiavista.

Il 21 dicembre Sheriman prendeva Savannah e Lincoln dal Congresso, il 31 dicembre 1865, il 13.o articolo della Costituzione che proibisce la pratica della schiavitù agli Stati Uniti.

Ormai la causa della giustizia era vittoriosa. I secessionisti chiesero una conferenza fra essi e Lincoln e fu concessa; ma fu vana. Durante quattro ore, il 3 febbraio 1865, i Delegati dei Sudisti, H. Stephens, T. Hunter, A. Campbell, sostennero contro Lincoln e Seward, il suo Segretario di Stato, la causa della schiavitù, ma Lincoln si mostrò inflessibile. C’era ormai una legge e quella doveva essere rispettata: l’abolizione della schiavitù.

Si tornò alle armi.

Il 1.o aprile i secessionisti perdettero la battaglia di City Pints e di Pettersburg; il 9 la battaglia di Appomattax fu l’ultimo disastro che le truppe della Unione inflissero ai secessionisti; il 7 Richmond era caduto nelle mani di Grant ed a Grant, il giorno 9 stesso, si arrendeva il generale Roberto Lee.

La grande opera era compiuta.

Per ordine di Lincoln il colonnello Anderson era tornato al forte Sumter e vi aveva di nuovo innalzata la bandiera stellata. Garrison, l’antico prigioniero, l’antico schernito dal Maryland assisteva esultante alla festa.

 

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