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Lincoln, tornato a Washington, preparava il decreto che dichiarava con la fine della guerra concessa l’amnistia anche ai promotori della tragica impresa.
Ma se un grande numero, se, anzi, la generalità dei Sudisti accettava come un beneficio la pace, se il Sud tornava di nuovo, e con solennità e fermezza di propositi, sotto la bandiera stellata, vi erano alcuni che, nell’ombra tramavano il delitto, v’erano alcuni che volevano punire a morte l’uomo che aveva voluto prima di tutto e sopra a tutto l’unità della patria.
E l’arrivo di Lincoln a Washington aveva affrettato la decisione dei cospiratori.
Lincoln insieme al Senatore Henry e ad alcune altre persone si recò la sera del 14 Aprile al Ford’s Theatre. Vi si rappresentava quella sera una commedia che aveva grande successo: My American cousin.
Lincoln nel suo palco rideva e parlava animatamente.
Fra il secondo ed il terzo atto alcune delle persone che erano con lui uscirono e lo lasciarono in compagnia della Signorina Henry, del suo Segretario e di sua moglie.
Improvvisamente un colpo di pistola rimbombò nel teatro; si vide Lincoln abbandonarsi sul parapetto del palco mentre un uomo balzava sulla scena, brandendo un pugnale e gridando: «Sic semper tyrannis!»
Costui era Wilkies Booth, l’uomo che aveva giudicato degno di morte John Brown e che ora si faceva ministro di vendetta per il Sud!
Non Lincoln solo era destinato a cadere vittima degli assassini, ma altresì Grant e Seward; senonchè Grant, indisposto non andò quella sera al teatro, e Seward, assalito in casa sua, si difese, fu ferito e gli assalitori furono arrestati.
L’indomani mattina, 15 Aprile 1865, alle ore 7 del mattino, Lincoln spirava.
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