Antonio Agresti
Abramo Lincoln

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Allora tutti i cittadini degli Stati Uniti, uomini del Nord e uomini del Sud, compresero quale grande figlio avesse in lui perduto la Patria ed il cordoglio fu grande e grande ed ampio il riconoscimento dei meriti di lui.

Egli aveva lasciato detto di voler essere sepolto a Springfield, dove in pace riposavano i suoi. E accadde allora un fatto grandioso. Dopo i funerali solenni a Washington la bara s’avviò verso la tomba lontana.

Doveva traversare città del Centro, del Nord, del Sud; le città dove la ribellione era incominciata, le città dove la guerra si era combattuta, le città che avevano mandati i loro uomini a sottomettere i ribelli.

Erano città dove ancora erano ammucchiate e fumanti le rovine, dove erano visibili ancora le traccie della lotta, e nelle quali erano vividi i ricordi dei patimenti, delle morti, delle disfatte.

Eppure quella bara passò dovunque come un carro trionfale. Sembrava che il grande morto venisse a suggellare il fatto compiuto.

Dovunque era cordoglio ed era fraterna manifestazione d’affetto.

Quattordici giorni durò il viaggio e nelle soste nelle città la bara fu portata a spalla da uomini del Nord e da uomini del Sud. Migliaja di negri seguivano piangendo il convoglio, e le armi, le uniformi, le bandiere dei soldati del Nord e dei soldati del Sud si confondevano insieme e seguivano la grande bara divenuta il simbolo della riconquistata unità della patria.

Oh! non più allora per un grande morto suonavano a festa le campane delle chiese del Sud! Ma il pianto dei cittadini si unì all’inno del poeta e le parole di Walt Whitmann dissero il disperato cordoglio di tutta la Nazione!

 

«Oh! Capitano, mio Capitano, il tremendo viaggio è compiuto,

«La nostra nave ha rotto tutte le tempeste: abbiamo conseguito il premio desiderato.

 

«Il porto è prossimo; odo le campane, il popolo tutto esulta.

«Mentre gli occhi seguono la salda carena,

«La nave severa ed ardita.

 

«Ma o cuore, cuore, cuore,

«O stillanti gocce rosse

«Dove sul ponte giace il mio Capitano.

«Caduto freddo e morto.

 

«O Capitano, mio Capitano, levati e ascolta le campane.

«Levati, per te la bandiera sventola, squilla per te la tromba;

«Per te mazzi e corone e nastri; per te le si affollano;

«Te acclamano le folle ondeggianti, volgendo i cupidi volti.

«Qui Capitano, caro padre,

«Questo mio braccio sotto la tua testa;

«È un sogno che qui sopra il ponte

«Tu giaccia freddo e morto.

 

«Il mio Capitano tace: le sue labbra sono pallide e serrate;

«Il mio padre non sente il mio braccio,

«Non ha polso, volontà;

«La nave è ancorata sicura e ferma ed il ciclo del viaggio è compiuto.

 

«Dal tremendo viaggio la nave vincitrice arriva col compito esaurito,

«Esultino le sponde e suonino le campane!

«Ma io con passo dolorante

«Passeggio sul ponte, ove giace il mio Capitano caduto freddo e morto.

 

Allora le città novellamente riunite, tornate sorelle, città del Nord e città del Sud, vollero onorare il grande cittadino e le fortunate che ne ospitarono il feretro vollero ricordarlo ai posteri

«Qui – incisero su lapidiposò per la notte, nel viaggio all’ultima dimora, il corpo di Abramo Lincoln».

 

e quando la bara fu giunta al lontano e silente cimitero e fu chiusa sotto la lapide che reca sole due date ed un nome

ABRAHAM LINCOLN – 8 FEBBRAIO 1809 – 15 APRILE 1865

migliaia e migliaia di Americani, egualmente cittadini bianchi e negri, da ogni parte della terra che egli aveva voluto unita e pacificata, vennero a deporre sulla modesta e grande tomba il fiore del loro rimpianto e della loro riconoscenza, e gli Stati Uniti eressero, con denari raccolti dalla popolazione di tutti gli Stati, il monumento in Washington alla memoria dell’eroe e del martire della unità della patria, all’uomo che era stato strumento infallibile della eterna giustizia e che aveva potuto procedere vittorioso su la sua via, perchè aveva avuto fede nella causa della giustizia e della libertà.


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