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Arcipelago Galapagos - L’intero gruppo è vulcanico - Numero dei crateri - Cespugli senza foglie - Colonia all’isola Carlo - Isola James - Lago salato in un cratere - Storia naturale di quel gruppo d’isole - Ornitologia, curiose frangille - Rettili - Grandi tartarughe, loro costumi scavatori, erbivora - Importanza dei rettili nell’Arcipelago - Pesci, conchiglie, insetti - Botanica - Tipo americano di organizzazione - Differenze nelle specie o razze nelle differenti isole - Dimestichezza degli uccelli - Il timore dell’uomo è un istinto acquisito.
Settembre 15. - Quest’arcipelago si compone di dieci isole principali, di cui cinque sono più grandi delle altre. Stanno sotto l’Equatore e fra le cinque o seicento miglia ad occidente della costa d’America. Son tutte fatte di roccia vulcanica; mentre alcuni pochi frammenti di granito singolarmente verniciati ed alterati dal calore, non si possono quasi considerare che come una eccezione. Alcuni dei crateri che sovrastano le isole principali, sono di una mole immensa, e si alzano ad una altezza di mille o mille e trecento metri. I loro fianchi sono forati di un numero infinito di orifizi. Io non esito quasi ad affermare, che in tutto l’arcipelago vi saranno almeno duemila crateri. Questi sono composti talora di lava e scoria, talora di terra simile ad arenaria finamente stratificata. Moltissimi di questi ultimi sono in bel modo simmetrici; vanno debitori della loro origine alle eruzioni di fango vulcanico senza lava; è un fatto ben notevole quello che ognuno dei ventotto crateri di terra che furono esaminati, avevano il loro lato meridionale molto più basso che non gli altri lati, o al tutto rotto e rimosso. Siccome tutti questi crateri sembrano essere stati fatti quando erano nel mare, e siccome le onde prodotte dai venti regolari e dalle maree del Pacifico, univano qui la loro azione sulle coste meridionali di tutte le isole, si può agevolmente spiegare questa singolare uniformità nello stato di rottura dei crateri, composti di terra molle e cedevole.
Considerando che queste isole stanno proprio sotto l’equatore, il clima è tutt’altro che caldissimo; questo fatto sembra derivare dalla temperatura singolarmente bassa dell’acqua circostante, che viene qui dalla grande corrente meridionale polare. Tranne durante una breve stagione, cade pochissima pioggia, ed anche allora è irregolare, ma generalmente le nubi stanno sopra le isole e molto basse. Quindi, mentre le parti più basse delle isole sono sterilissime, le parti superiori, all’altezza di trecento metri ed anche più, hanno un clima più umido ed una vegetazione discretamente rigogliosa. Questo è specialmente il caso nelle parti delle isole esposte al vento, che ricevono e condensano per le prime l’umidità dell’atmosfera.
Il mattino del 17 sbarcammo sull’isola Chatham, la quale, simile alle altre, sorge con un profilo liscio e rotondo, rotto qua e là da sparsi monticelli, avanzi di antichi crateri. Non v’era nulla di meno attraente di quel primo aspetto. Un campo scosceso di lava basaltica nera, fatto in forma di un aspro ondeggiamento ed attraversato da grandi spacchi, e ovunque coperto di una bassa vegetazione stentata ed abbrustolita, che mostra segni di poca vita. La superficie asciutta e abbronzita, riscaldata dal sole del meriggio, dava all’aria un non so che di chiuso e di afoso, come quella di una stufa; ci parve anche di sentire che i cespugli emanassero un odore sgradevole. Quantunque cercassi di raccogliere con cura il maggior numero di piante possibili, non potei averne che pochissime, e queste avevano un aspetto così meschino che era più adatto alla Flora artica che non alla equatoriale. Da una certa distanza i cespugli parevano senza foglie come i nostri alberi in inverno, e mi ci volle un certo tempo prima che mi avvedessi che non solo ogni pianta era coperta di foglie, ma che la maggior parte erano in fiore. La pianta più comune è una Euforbiacea; un’acacia ed un grande e singolare cactus sono gli unici alberi che presentino un po’ di ombra. Dopo la stagione delle forti pioggie, si dice che le isole siano per un breve tempo parzialmente verdi. L’isola vulcanica di Ferdinando Noronha, posta per molti rispetti in condizioni quasi simili, è l’unico paese ove io abbia veduto una vegetazione al tutto simile a quella delle isole Galapagos.
La Beagle veleggiò intorno all’isola Chatham e gettò l’àncora in vari piccoli seni. Una notte dormii a terra sulla spiaggia sopra una parte dell’isola, ove s’incontravano in gran numero coni tronchi neri; da una piccola altura ne contai sessanta, tutti sormontati da crateri più o meno perfetti. Il maggior numero si componeva solo di un anello di scoria rossa, cementata insieme, e si alzavano sulla pianura di lava solo di quindici o trenta metri: nessuno è stato recentemente attivo. Tutta la superficie di questa parte dell’isola sembra essere stata impregnata, come un crivello, di vapori sotterranei; qui e là la lava, mentre era molle, è venuta su in grosse bolle; ed in altre parti, le cime delle caverne formate nello stesso modo sono cadute dentro, lasciando pozzi circolari con pareti scabre. Per la forma regolare dei numerosi crateri, l’aspetto del paese acquista un non so che di artificiale, che mi rammentava molto quelle parti del Staffordshire, ove le grandi fucine di ferro sono numerosissime. La giornata era caldissima e il camminare su quella scabra superficie ed in mezzo a quegli intricati boschetti, era faticosissimo; ma fui ben ricompensato dalla vista di quello strano paesaggio da Ciclopi. Mentre stava girovagando incontrai due grosse testuggini, ognuna delle quali avrà pesato almeno cento chilogrammi; una stava mangiando un pezzo di cactus, e mentre mi accostava ad essa, mi guardò fisso e lentamente se ne andò; l’altra fece udire un profondo sibilo, e trasse dentro il capo. Questi tozzi rettili, circondati dalla nera lava, dai cespugli senza foglie, e da grandi cactus, sembravano alla mia mente simili a qualche animale antidiluviano. I pochi uccelli dai colori smorti non si curavano di me, più che non facessero quelle grosse testuggini.
Settembre 23. - La Beagle continuò il viaggio per l’isola Carlo. Questo arcipelago è stato visitato da un pezzo, prima dai Filibustieri, ed ultimamente da balenieri, ma non sono che sei anni dacchè una piccola colonia si è qui stabilita. Gli abitanti sono in numero di due a trecento; sono quasi tutti uomini di colore, che sono stati banditi per delitti politici dalla repubblica dell’Equatore, di cui Quito è la capitale. Lo stabilimento è posto quattro miglia e mezzo dentro terra, ad una altezza di circa trecento metri. La prima parte della strada passa in mezzo a boschetti senza foglie come nell’isola Chatham. Più in su, i boschi si van facendo sempre più verdi; ed appena passato l’orlo dell’isola, una lieve brezza meridionale venne a rinfrescarci, ed i nostri occhi si riposarono sopra una bella e verde vegetazione. In questa regione superiore abbondano erbe grossolane e felci; ma non vi sono felci arboree: in nessun luogo vidi specie della famiglia delle Palme, ciò che è molto singolare, mentre a 360 miglia al nord, l’isola Cocco prende il suo nome dal gran numero di alberi di noci di cocco. Le case sono sparse irregolarmente sopra uno spazio di terreno piano, che è coltivato a patate dolci e banane. Non ci si può fare un’idea del piacere che ci fece la vista della terra vegetale, dopo essere stati per tanto tempo avvezzi al terreno abbrustolito del Perù e del Chilì settentrionale. Gli abitanti quantunque si lamentino della povertà, hanno senza troppa fatica, ogni cosa necessaria alla vita. Nei boschi vi sono molte capre selvatiche e molti maiali pure selvatici; ma l’articolo principale di cibo animale è formato dalle testuggini. Naturalmente il numero di queste è molto diminuito in quell’isola, ma tuttavia la gente calcola su due giorni di caccia per avere il cibo pel resto della settimana. Si dice che una volta ogni nave ne portasse via fino a settecento, e che un drappello di una fregata, alcuni anni or sono abbia portato un giorno sulla spiaggia fino a duegento testuggini.
Settembre 29. - Girammo intorno alla punta sud-ovest dell’isola Albemarle, e l’indomani rimanemmo presi dalla calma tra quell’isola e quella di Narborough. Entrambe sono coperte di immensi diluvi di una lava nuda e nera, che è traboccata dall’orlo delle grandi caldaie, come la pece dall’orlo del vaso, ove è stata messa a bollire, o è scaturita fuori dagli orifizi minori dei fianchi: scendendo si è sparsa per molte miglia lungo la costa marina. Si sa che sopra queste due isole ebbero luogo varie eruzioni; e nell’Albemarle, vedemmo un filetto di fumo che usciva dalla cima di uno dei grandi crateri. La sera si gettò l’àncora nel Seno di Bank, nell’isola. Albemarle. L’indomani andai a fare una escursione a piedi. Al Sud del cratere rotto di terra, nel quale la Beagle si era ancorata, ve ne era un altro di una bella forma elittica simmetrica; il suo asse più lungo era un po’ meno di un miglio e profondo circa 150 metri. Al suo fondo vi era un lago di poca profondità, nel mezzo del quale un sottile cratere formava un’isoletta. La giornata era eccessivamente calda, ed il lago pareva chiaro ed azzurro: scesi lungo il pendio di cenere, e soffocato dalla polvere assaggiai in fretta l’acqua, ma con mio dispiacere, la trovai salata come una salamoia.
Le rupi della costa abbondavano di grosse lucertole, lunghe da novanta centimetri a un metro e venti; e sulle colline una brutta specie color giallo-bruno era pure comune. Ne vedemmo molte di quest’ultima specie, alcune che si scostavano con passo pesante da noi, ed altre che si precipitavano nelle loro buche. Descriverò ora più distesamente i costumi di quei due rettili. Tutta questa parte settentrionale dell’isola Albemarle è al tutto sterile.
Ottobre 8. - Si giunse all’isola James: quest’isola come l’isola Carlo, sono state così nomate per i nostri re della famiglia degli Stuardi. Il signor Bynoe, io, ed i nostri servitori rimanemmo qui una settimana, con alcune provviste ed una tenda, mentre la Beagle faceva la sua strada per acqua. Trovammo qui una brigata di Spagnuoli, che erano stati mandati dall’isola Carlo per seccare pesce, e salare la carne di testuggine. Sei miglia circa nell’interno, all’altezza di quasi 300 metri, era stata costrutta una capanna nella quale dimoravano due uomini, impiegati a prendere testuggini, mentre gli altri pescavano sulla costa. Feci due visite a quella comitiva e dormii colà una notte. Come nelle altre isole, la regione inferiore era coperta di boschetti di piante quasi sfogliate, ma qui gli alberi erano più rigogliosi e più alti che non altrove, mentre avevano sessanta centimetri e taluni anche settantotto centimetri di diametro. La regione superiore rimanendo umida per le nuvole, fa crescere una vegetazione verde e fiorente. Il suolo era tanto umido, che vi erano grandi tratti di un grossolano cyperus nel quale vivevano e si riproducevano un gran numero di gallinelle (Rallus). Mentre mi trovava in quella regione superiore, vissi al tutto di carne di testuggine: la parte inferiore arrostita col guscio (come dicono i Gauchos carne con cuero), è buonissima; e le testuggini giovani fanno una zuppa eccellente; ma in altro modo la carne secondo me è insipida.
Un giorno accompagnammo una comitiva di Spagnuoli nella loro barca fino alla salina, o lago dal quale si ricava il sale. Dopo sbarcati, facemmo una camminata faticosa sopra un campo scabro di lava recente, che aveva circondato quasi tutto il cratere di terra, in fondo al quale si trova il lago salato. L’acqua è profonda soltanto sette od otto centimetri e riposa sopra uno strato di bellissimi cristalli di sale bianco. Il lago è interamente circolare, ed è orlato di piante verdi, succulente, le pareti quasi a picco del cratere sono boscheggiate, cosicchè il paesaggio era al tutto pittoresco e singolare. Pochi anni or sono, i marinai di una nave di cacciatori di foche assassinarono il loro capitano in quel luogo remoto, e ne vedemmo il teschio giacente in mezzo ai cespugli.
Durante la maggior parte del tempo in cui rimanemmo colà, il cielo fu sereno, e se il vento regolare mancava per un’ora, il caldo diveniva allora soffocante. Per due giorni il termometro sotto la tenda segnava per alcune ore 35° cent.; ma all’aria aperta, al vento ed al sole era solo a 30°. La sabbia era estremamente calda; messo il termometro sopra un po’ di sabbia bruna, saliva all’istante a 60° e non so fin dove sarebbe salito ancora, ma quello strumento non aveva gradi più alti. La sabbia nera era ancor più calda, per cui malgrado i grossi stivali era molto spiacevole camminarvi sopra.
La storia naturale di queste isole è sommamente curiosa e merita bene tutta la nostra attenzione. La maggior parte dei prodotti organici sono creazioni aborigene che non s’incontrano in nessuna altra parte; vi è anche una differenza fra gli abitanti delle varie isole; tuttavia mostrano tutti una spiccata affinità con quelli dell’America, sebbene siano separati da quel continente da un vasto spazio di mare, largo circa 500 a 600 miglia. L’arcipelago è in se stesso un piccolo mondo, o meglio un satellite attaccato all’America, dal quale ha tratto alcuni pochi coloni dispersi, ed ha ricevuto il carattere generale delle sue produzioni indigene. Considerando la piccola mole di queste isole sentiamo maggior meraviglia pel numero dei loro esseri aborigeni, e per la ristretta cerchia di questi. Vedendo ogni altura circondata dal suo cratere, ed i limiti della maggior parte delle correnti di lava ancor distinti, siamo indotti a credere che durante un periodo geologicamente recente, lo sconfinato oceano coprisse qui ogni cosa. Quindi, tanto nello spazio quanto nel tempo, ci pare di esserci in certo modo avvicinati a quel grande fatto - quel mistero dei misteri - la prima comparsa di nuovi esseri su questa terra.
Fra i mammiferi terrestri havvene uno solo che si può considerare come indigeno, cioè un topo (Mus Galapagoensis), e questo è limitato, per quanto ho potuto accertarmi, all’isola Chatham, la più orientale dell’intero gruppo. Appartiene, come mi ha detto il signor Waterhouse, ad una divisione della famiglia dei topi caratteristica dell’America. All’isola James, vi è un sorcio sufficientemente distinto dalla specie comune per meritare che il signor Waterhouse gli abbia dato il nome e lo abbia descritto; ma siccome appartiene alla divisione della famiglia del mondo antico, e siccome quest’isola è stata frequentata dalle navi durante gli ultimi centocinquanta anni, non posso guari dubitare che questo sorcio sia soltanto una varietà prodotta dal clima, dal cibo e dal suolo nuovo e particolare a cui esso è andato soggetto. Quantunque nessuno abbia il diritto di speculare senza fatti distinti, tuttavia anche rispetto al topo dell’isola Chatham può nascere nella mente l’idea che esso forse sia una specie americana importata qui; perchè ho veduto, in una parte pochissimo frequentata dei Pampas, un topo indigeno che viveva sul tetto di una capanna fabbricata di fresco, e quindi non è improbabile che possa essere stato trasportato da un bastimento; fatti analoghi sono stati osservati dal dottor Richardson nel Nord America.
Ottenni ventisei specie di uccelli terragnoli, tutti particolari al gruppo di isole e che non si trovano in nessun altro luogo, eccettuato un fringuello lodoliforme del Nord America (Dolichonyx oryzivorus), che su quel continente si estende al nord fino al 54° di lat., e frequenta generalmente le paludi. Gli altri venticinque uccelli consistono, primo, in un falco, di cui la struttura sta in mezzo in modo singolare fra una poiana ed il gruppo americano dei Polybori che si nutrono di carogne; ed ha maggiore affinità, nei costumi e nella voce con questi ultimi uccelli. In secondo luogo, vi sono due gufi, che rappresentano il barbagianni e l’allocco di palude di Europa. Terzo, un fiorrancino, tre piglia-mosche tiranni (due di essi sono specie di Pyrocephalus uno o due dei quali potrebbero essere considerati da alcuni ornitologi come semplici varietà), ed una tortora - tutte analoghe, ma distinte dalle specie americane. Quarto, una rondine, la quale sebbene differisca dalla Progne purpurea delle due Americhe, soltanto per avere colori più smorti, ed essere più piccola, e più sottile, è considerata dal signor Gould come specificamente distinta. In quinto luogo vi sono tre specie di tordi beffeggiatori - forma molto caratteristica dell’America. Gli altri uccelli terragnoli formano un singolarissimo gruppo di fringuelli, affini fra loro nella struttura del becco, nella brevità della coda, nella forma del corpo, e nel piumaggio; ve ne sono tredici specie che il signor Gould ha diviso in quattro sotto-gruppi. Tutte queste specie sono particolari a quest’arcipelago, e così pure l’intero gruppo, eccettuato una specie del sotto-gruppo Cactornis, portato di recente dall’isola Bow, nell’arcipelago Low. Le due specie di Cactornis si veggono sovente arrampicate sui fiori dei grandi cactus arborei; ma tutte le altre specie di questo gruppo di fringuelli, stanno insieme in branchi e trovano il loro cibo sull’asciutto e sterile terreno delle regioni più basse. I maschi di tutti o certamente del maggior numero, sono affatto neri, e le femmine (eccettuate forse una o due) sono brune. Il fatto più curioso è la perfetta graduazione nella mole del becco delle differenti specie di Geospiza, da uno grosso quanto quello di un becco frusone a quello di un fringuello, e (se il signor Gould ha ragione nel comprendere il suo sottogruppo, Certhidea, nel gruppo principale), anche a quello di una Silvia. Il becco più grosso nel genere Geospiza si vede nella fig. 1, ed il più piccolo nella fig. 3; ma invece di esservi solo una specie intermedia con un becco della mole della fig. 2, vi sono non meno di sei specie con becchi insensibilmente graduati. Il becco del sotto gruppo Certhidea si vede nella fig. 4. Il becco del Cactornis somiglia in certo modo a quello di uno stornello; e quello del quarto sotto-gruppo, Camarhynchus, è un po’ a forma di quello di un pappagallo. Vedendo questa graduazione e diversità di struttura in un gruppo piccolo e molto affine di uccelli, si può realmente immaginare che da un piccolo numero originario di uccelli di questo arcipelago, ne venne presa una specie e modificata per vari scopi. Nello stesso modo si può immaginare che un uccello il quale era in origine una poiana, sia stato indotto qui a fare l’ufficio del Poliboro mangiatore di carogne del continente americano.
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1. Geospiza magnirostris. |
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Non mi fu possibile raccogliere più di undici specie di gralle e di uccelli di acqua, e di queste solo tre (compreso un porciglione limitato alle alture umide delle isole) sono specie nuove. Considerando le abitudini girovaghe dei gabbiani, fui sorpreso di trovare che la specie che vive in queste isole è particolare, ma affine ad una che vive nelle parti meridionali del Sud America. La particolarità maggiore degli uccelli terragnoli, cioè venticinque su trentasei essendo nuove specie o almeno nuove razze, comparate colle gralle ed i palmipedi, concorda colla cerchia più grande che questi ultimi ordini hanno in tutte le parti del mondo. Vedremo in seguito come questa legge nelle forme acquatiche, siano di acqua salsa o dolce, sia meno particolare in un dato punto della superficie della terra, che non quella delle forme terrestri delle medesime classi, illustrate evidentemente nelle conchiglie, ed in un grado minore negli insetti di questo arcipelago.
Due fra le gralle sono piuttosto più piccole che non le stesse specie portate da altri luoghi, la rondine è pure più piccola, sebbene appaia dubbio se sia o no distinta dalla sua specie analoga. I due gufi, i due pigliamosche tiranni (Pyrocephalus) e la tortora, sono pure più piccoli che non le specie analoghe ma distinte, coi quali sono più intimamente affini; d’altra parte, il gabbiano è un po’ più grande. Sono parimente più scuri delle loro specie analoghe i due gufi, la rondine, le tre specie di tordi beffeggiatori, la tortora nei suoi colori separati sebbene non in tutto il suo piumaggio, il totanus ed il gabbiano; e nel caso del tordo beffeggiatore e del totanus, più che in nessuna altra specie dei due generi. Eccettuato un fiorrancino col petto di un bel colore giallo, nessuno degli uccelli ha colori brillanti, come si potrebbe aspettare in una regione equatoriale. Quindi sembrerebbe probabile, che le stesse cause che hanno fatto qui divenire più piccoli gli immigranti di talune specie, hanno rimpicciolito moltissime delle specie particolari delle isole Galapagos, come pure le hanno fatte divenire generalmente di colori molto più scuri. Tutte le piante hanno un aspetto meschino e avvizzito, e non vidi un solo bel fiore. Anche gl’insetti sono piccoli e di colori sbiaditi e, secondo quello che mi ha detto il signor Waterhouse, non vi ha nulla nel loro aspetto generale che mostri essere essi nati sotto l’equatore. Gli uccelli, le piante e gli insetti hanno il carattere del deserto, e non sono coloriti più brillantemente di quelli della Patagonia meridionale; quindi, possiamo conchiudere che i colori vivaci che s’incontrano consuetamente nei prodotti intertropicali non han rapporto nè colla luce nè col calore di quelle zone, ma derivano da qualche altra causa, forse dal fatto che le condizioni di esistenza sono generalmente favorevoli alla vita.
Volgiamoci ora all’ordine dei rettili, che dà il carattere più spiccato alla zoologia di queste isole. Le specie non sono numerose, ma il numero degli individui di ogni specie è straordinariamente grande. Vi è una piccola lucertola che appartiene ad un genere del Sud America, e due specie (e probabilmente altre) dell’Amblyrhynchus, genere limitato alle isole Galapagos. Vi ha un serpente che è molto numeroso; esso è identico, secondo quello che mi ha detto il signor Bibron, col Psammophis Temminckii del Chilì. Credo che vi siano più di una specie di tartarughe marine, e di terragnole ve ne sono, come mostrerò ora, due o tre specie o razze. Non v’hanno affatto nè rospi, nè rane; fui molto sorpreso di questo, sembrando a me che i boschi umidi e temperati delle regioni superiori fossero per essi molto acconci. Ciò mi fece venire in mente l’osservazione fatta da Bory San Vincent108, cioè che non s’incontra alcuna specie di questa famiglia in nessuna delle isole vulcaniche dei grandi oceani. Per quello che ho potuto riconoscere da varie opere, questa legge sembra prevalere in tutto il Pacifico, ed anche nelle grandi isole dell’arcipelago Sandwich. L’isola Maurizio presenta una apparente eccezione, perchè vidi colà molto abbondante la Rana Mascariensis; dicesi che questa rana abiti ora le Seychelles, Madagascar e Borbone; ma d’altra parte, Du Bois, nel suo viaggio nel 1669, asserisce che nell’isola Borbone non vi erano altri rettili tranne le testuggini; e l’Officier du Roi asserisce, che prima del 1778 si era tentato, ma invano, d’introdurre rane nell’isola Maurizio, suppongo per mangiarle; quindi si può con ragione dubitare che questa rana non sia originaria di queste isole. La mancanza della famiglia delle rane nelle isole oceaniche è tanto più notevole, in quantochè contrasta col fatto delle lucertole che brulicano sulle isole più piccole. Non può essere questa differenza cagionata dalla maggior facilità con cui le uova delle lucertole, protette dal guscio calcareo, possono venir trasportate in mezzo all’acqua salsa che non le uova molli delle rane?
Descriverò prima di tutto i costumi della testuggine (Testudo nigra, anticamente chiamata Indica), della quale abbiamo frequentemente parlato. Questi animali s’incontrano, credo, in tutte le isole dell’arcipelago; certamente nella maggior parte. Frequentano di preferenza le parti alte e umide, ma vivono pure nelle regioni basse ed aride. Ho già mostrato, dal numero di esse prese in un solo giorno, quanto siano abbondanti. Alcune vengono grossissime; il signor Lawson, un inglese vice-governatore della colonia, ci disse di averne vedute alcune così grandi, che ci volevano sei od otto uomini per alzarle da terra, e talune avevano somministrato fino a cento chilogrammi di carne. I maschi vecchi sono i più grossi, di rado le femmine giungono ad una mole così grande; il maschio si riconosce subito dalla femmina per la maggior lunghezza della coda. Le testuggini che vivono in quelle isole ove non v’ha acqua, o nelle parti basse ed aride delle altre, si nutrono principalmente dei succolenti cactus. Quelle che frequentano le regioni più alte ed umide, mangiano le foglie di vari alberi, una specie di bacca (chiamata guayavita), che è acida ed amara e parimente un lichene filamentoso verde pallido (Usnera plicata), che pende in treccie dai rami degli alberi.
La testuggine è amantissima dell’acqua; ne beve grandi quantità e sguazza nel fango. Le isole più grandi sole hanno qualche sorgente, e queste sono sempre collocate verso le parti centrali, e ad una notevole altezza. Perciò, le testuggini, che frequentano le regioni inferiori, quando hanno sete sono obbligate a percorrere grandi distanze; quindi si veggono diramarsi sentieri ben segnati, in ogni direzione, dalle fontane fino alla costa marina, e gli Spagnuoli seguendoli scoprirono per la prima volta le fontane. Quando sbarcai all’isola Chatham, non poteva capire quale fosse l’animale che viaggiava così metodicamente lungo sentieri bene scelti. Presso le sorgenti era spettacolo curioso osservare molte di queste tozze creature, di cui una brigata saliva in fretta col collo sporgente, mentre un’altra schiera tornava in giù dopo essersi a sazietà abbeverata. Quando la testuggine giunge alla fontana senza badare a nessun spettatore, immerge il capo nell’acqua fin sopra gli occhi, e allegramente manda giù grandi sorsi a ragione di dieci al minuto. Gli abitanti dicono che ogni animale rimane tre o quattro giorni presso l’acqua e poi ritorna nelle regioni più basse; ma non sono d’accordo intorno alla frequenza di queste visite. Probabilmente l’animale le regola secondo la natura del cibo del quale ha vissuto. Tuttavia, è certo, che le testuggini possono vivere anche in quelle isole, ove non v’ha altr’acqua se non quella che cade durante alcuni pochi giorni dell’anno.
Credo che sia cosa certa, che la vescica della rana agisca come serbatoio per l’umidità necessaria alla sua esistenza; questo sembra essere il caso colla testuggine. Per qualche tempo dopo una visita alle fontane, le loro vesciche urinarie sono distese pel fluido, che dicesi vada gradatamente scemando di volume, e divenga meno puro. Gli abitanti, allorchè camminano nelle regioni basse, e son presi dalla sete, spesso traggon partito da questa circostanza, e bevono il contenuto della vescica se questa è piena; in una che vidi uccisa, il fluido era al tutto limpido, ed aveva solo un lievissimo sapore amaro. Tuttavia, gli abitanti, bevono sempre prima l’acqua che trovasi nel pericardio, che si dice essere migliore.
Le testuggini, quando si avviano per un dato punto, viaggiano notte e giorno e giungono alla fine del loro cammino molto più presto di quello che si crederebbe. Gli abitanti, dall’osservazione fatta sopra animali distinti, suppongono che fanno circa otto miglia in due o tre giorni. Una grossa testuggine, che io osservai, camminava a ragione di cinquantaquattro metri in dieci minuti, vale a dire 324 all’ora, o quattro miglia al giorno - occupando pochissimo tempo per mangiare lungo il cammino. Durante la stagione delle nozze, quando il maschio e la femmina stanno insieme, il primo manda un aspro muggito o sibilo, che dicesi si oda alla distanza di oltre novanta metri. La femmina non fa mai udire la sua voce, ed il maschio solo in quel tempo; cosicchè quando la gente sente quel rumore sa che i due animali stanno insieme. In questo tempo (ottobre) essi stavano deponendo le uova. La femmina, dove il terreno è sabbioso, le depone insieme, e le copre di sabbia; ma dove il terreno è roccioso le depone a caso in ogni buca; il signor Bynoe ne trovò sette in una fessura. L’uovo è bianco e sferico; uno che misurai aveva la circonferenza di 17 centimetri e 3 millimetri e quindi era più grosso di un uovo di gallina. Le giovani testuggini, appena sbocciate, divengon preda abbondante dei falchi sopramenzionati. Le vecchie sembrano morire generalmente per accidente, come per cadute dai precipizi; almeno taluni abitanti mi dissero di non averne mai incontrato una morta senza una causa evidente.
Gli abitanti credono che questi animali siano al tutto sordi; certamente non si accorgono di una persona che cammina dietro di loro. Mi divertiva molto il vedere uno di quei grossi mostri mentre stava camminando tranquillamente, trarre dentro ad un tratto il capo e le zampe nel momento in cui io passava, e mandare un profondo suono, mentre cadeva sul terreno come un corpo morto. Spesso io saliva sul dorso di essi, e allora con qualche colpo sulla parte inferiore del loro guscio, li faceva alzare e camminare - ma trovai difficile tenermi in equilibrio. La carne di questo animale è adoperata in grande, tanto fresca quanto salata, e col suo grasso si prepara un olio chiarissimo. Quando una testuggine vien presa, l’uomo fa una incisione nella pelle presso la coda, tanto da vedere nell’interno del suo corpo se il grasso sotto la scaglia dorsale è spesso. Se non lo è, l’animale vien lasciato libero; e dicesi risani subito di quella strana operazione. Onde poter assicurarsi di queste testuggini, non basta voltarle come si fa delle marine, perchè spesso sanno raddrizzarsi di nuovo sulle zampe.
Non vi può essere guari dubbio che questa testuggine sia indigena delle Galapagos; perchè si trova in tutte, o quasi tutte quelle isole, anche in alcune delle più piccole ove non si trova acqua; non è guari possibile che sia una specie importata perchè quelle isole sono state pochissimo frequentate. Inoltre gli antichi filibustieri trovarono questa tartaruga ancor più abbondante che non ora: anche Wood e Rogers, nel 1708, dicono essere opinione degli Spagnuoli, che non si trovi in nessun altro luogo che in questa parte del mondo. Ora ha una larga cerchia di dimora; ma si può chiedere se in qualunque altro luogo sia indigena. Le ossa di una testuggine di Maurizio, unite con quelle dell’estinto Dodo, sono state generalmente considerate come appartenenti a questa testuggine; se questo era il caso, senza dubbio doveva essere stata indigena colà; ma il signor Bibron m’informa che egli crede che essa era distinta, siccome le specie che vivono ora colà lo sono certamente.
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a, Dente di grandezza naturale, e ingrandito. |
L’Amblyrhynchus, specie notevole di lucertole, è limitato a questo arcipelago; vi sono due specie, che si rassomigliano fra loro nella forma generale, una è terragnola e l’altra acquatica. Quest’ultima specie (A. cristatus) venne prima caratterizzata dal signor Bell, che previde a meraviglia, alla vista del suo capo breve, largo e per i forti artigli di lunghezza uguale, che il suo modo di vivere doveva essere particolarissimo e differente da quello della Iguana, sua stretta affine. È comunissimo in tutte le isole del gruppo, e vive esclusivamente sulle spiaggie marine rocciose, non incontrandosi mai, almeno non ne vidi mai alcuno, anche a nove metri entro terra. È una creatura dall’aspetto schifoso, di un colore nero sucido, stupida, e dai movimenti impacciati. La lunghezza dell’animale adulto, è di circa novanta centimetri, ma ve ne sono taluni lunghi anche un metro e venti centimetri; uno grosso pesava dieci chilogrammi; sull’isola di Albemarle sembrano giungere ad una grandezza maggiore che non altrove. La coda è piatta sui lati, e tutti i quattro piedi sono in parte palmati. Sono stati veduti talora a qualche centinaio di metri dalla spiaggia, nuotanti tutti intorno; ed il capitano Collnett, nel suo viaggio dice: Vanno in mare in branchi per pescare e si scaldano al sole sulle roccie; si potrebbero chiamare alligatori in miniatura. Non si può supporre, tuttavia che vivano di pesce. Quando sta nell’acqua questa lucertola nuota con grande agevolezza e velocità, con un movimento serpentino del corpo e della coda compressa - le gambe rimangono immobili e strettamente vicine ai lati del corpo. Un marinaio del bordo ne fece affondare una attaccandole un grosso peso, credendo di farla morire subito; ma quando la tirò su un’ora dopo, era sempre vivissima. Le membra ed i forti uncini sono meravigliosamente acconci per strisciare sopra i massi scabri e fessi di lava, che costituiscono ovunque la costa. In quei luoghi sovente si veggono sei o sette di questi schifosi rettili stare insieme a scaldarsi al sole sulle roccie nere, pochi centimetri sopra i frangenti.
Apersi lo stomaco di parecchi e lo trovai pieno di alga sminuzzata (Ulvae) che cresce in foglie larghe di color verde brillante o rosso scuro. Non ricordo di aver veduto questa alga un po’ abbondante sulle roccie bagnate dalla marea; ed ho buone ragioni per credere che cresca in fondo al mare, ad una certa distanza dalla costa. Se questo fosse il caso, si spiegherebbe il motivo per cui quegli animali si allontanano da terra. Nello stomaco non v’era che alga marina. Tuttavia, il signor Bynoe, trovò in una un pezzo di gambero; ma questo è forse un caso, nello stesso modo in cui ho veduto un bruco, in mezzo ad alcuni licheni nel ventre di una testuggine. Gli intestini sono grandi, come negli altri animali erbivori. La natura del cibo di questa lucertola, come pure la struttura della coda e dei piedi, e il fatto di essere stata veduta natante nell’alto mare, dimostrano evidentemente i suoi costumi acquatici; tuttavia v’ha per questo riguardo una strana anomalia, cioè che quando è spaventata non vuole entrare nell’acqua. Quindi è facile incalzare quelle lucertole in ogni punto che sovrasta il mare, ove si lasciano prendere da chiunque per la coda piuttosto che saltare nell’acqua. Non sembrano avere nessuna nozione del mordere; ma quando sono molto spaventate schizzano da ogni narice una goccia di fluido. Io ne gettai una parecchie volte lontano quanto mi fu possibile in una profonda pozzanghera lasciata dalla marea; ma invariabilmente tornava in linea retta al luogo ove io mi trovava. Nuotava presso il fondo con un movimento graziosissimo e veloce, e alle volte si aiutava sul terreno disuguale coi piedi. Appena arrivava presso l’orlo, ma sempre sotto acqua, cercava di nascondersi nei ciuffi di alga, o di entrare in qualche fessura. Quando credeva che il pericolo fosse passato, usciva sulle roccie asciutte e guizzava via il più presto possibile. Presi parecchie volte quella stessa lucertola, facendola andare fino a un certo punto, e quantunque fosse dotata di facoltà tanto perfette per tuffarsi e nuotare, non mi fu possibile farla entrare nell’acqua; ed appena io l’aveva gettata dentro, ritornava nel modo sopra descritto. Forse questo saggio di apparente stupidità può essere attribuito al fatto, che questo rettile non ha nemici affatto sulla spiaggia, mentre in mare deve spesso divenir preda dei numerosi pescicani. Quindi è probabile che persuasa, per un istinto ereditario e fisso che la spiaggia è il suo luogo di salvezza, qualunque sia il caso essa vi corre come a suo rifugio.
Durante la nostra visita (ottobre), vidi individui piccolissimi di questa specie, e nessuno credo oltrepassasse l’età di un anno. Da questo fatto sembra probabile che la stagione degli amori non fosse ancor cominciata. Domandai a vari abitanti se sapessero ove deponevano le uova; mi dissero che non sapevano nulla della loro propagazione, quantunque conoscessero bene le uova della specie terrestre - fatto per nulla straordinario visto quanto è comune questa lucertola.
Veniamo ora alla specie terrestre (A. Demarlii), con coda rotonda e dita non palmate. Questa lucertola, invece di trovarsi come l’altra sopra tutte le isole, è limitata alla parte centrale dell’arcipelago, cioè nelle isole Albemarle, James, Barrinton ed Indefatigable. Al sud, nelle isole Carlo, Hood e Chatham, ed al nord, in Towers, Bindloes ed Abingdon, non ne vidi, nè udii parlare di nessuna. Sembrerebbe che sia stata creata nel centro dell’arcipelago, e quindi si sia distribuita solo ad una certa distanza. Alcune di queste lucertole dimorano nelle parti alte ed umide delle isole, ma sono molto più numerose nelle regioni più basse e più aride presso la costa. Io non posso dare una prova più evidente del loro numero, se non dicendo che quando fummo lasciati all’isola di James, non ci fu dato per qualche tempo di trovare un punto libero dalle loro escavazioni per poter piantare una sola tenda. Come le loro affini le specie marine, sono brutti animali, color gialliccio arancio sotto, e rosso bruno sopra: pel loro angolo facciale basso hanno un aspetto singolarmente stupido. Sono forse un po’ meno grandi che non le specie marine; ma alcune pesano da cinque a sette chilogrammi e mezzo. Hanno movimenti tardi e semi-torpidi. Quando non sono spaventati strisciano lentamente trascinando sul terreno la coda ed il ventre. Si fermano sovente, e dormicchiano per un minuto o due, cogli occhi chiusi e le zampe stese sul suolo riarso.
Abitano buche che si fanno talora tra i pezzi di lava, ma per lo più sopra spazi piani del molle terreno simile all’arenaria. Le buche non paiono molto profonde, e penetrano nel suolo con un piccolo angolo; per cui camminando sopra queste abitazioni di lucertole, il terreno cede continuamente sotto i passi, con grande noia dello stanco viaggiatore. Questo animale quando si scava la buca, mette in azione alternativamente i due lati del corpo. Per un po’ di tempo una delle zampe anteriori gratta il terreno, e getta la terra verso il piede posteriore, che è ben collocato per ammucchiarla dietro l’ingresso della buca. Allorchè quella parte del corpo è stanca, l’altra riprende il lavoro, e così avanti alternativamente. Ne osservai una per lungo tempo, finchè la metà del suo corpo fu affondata; allora me le accostai e la presi per la coda; rimase di ciò molto sorpresa, ed uscì subito fuori per veder che cosa succedeva; poi mi guardò in faccia come per dire: «Perchè mi tenete per la coda?»
Mangiano di giorno, e non si scostano molto dalle loro buche; se sono spaventate corrono verso quelle con andatura sgarbata. Tranne quando scendono da una collina, non vanno molto presto, probabilmente per la posizione laterale delle loro zampe. Non sono per nulla timide: quando si osservano ben da vicino, drizzano la coda, e sollevandosi sulle zampe anteriori, muovono il capo verticalmente, con un moto veloce cercando di darsi un aspetto feroce; ma in realtà non lo sono affatto; se allora si batte sul terreno, abbassano la coda, e fuggono via in fretta quanto più possono. Sovente vidi alcune piccole lucertole che si nutrono di mosche, mentre stavano in agguato di alcune di queste, muovere il capo precisamente nello stesso modo; ma non so invero a qual fine facessero quel movimento. Se questo Amblirinco è tenuto fermo e tormentato con un bastoncino, morde molto dolorosamente; ma io ne presi molti per la coda, e nessuno cercò mai di mordermi. Se se ne mettono due sul terreno e si tengono insieme, combattono e si mordono tra loro, fino al sangue.
Gli individui, e sono molto numerosi, che abitano le regioni basse, non assaggiano una goccia d’acqua lungo tutto l’anno ma mangiano molti succulenti cactus, di cui i rami sono per caso spezzati dal vento. Parecchie volte ne gettai un pezzo a due o tre di essi mentre erano insieme; ed era assai curioso vederli cercare di ghermirlo e portarselo via di bocca, come fanno i cani affamati con un osso. Mangiano benissimo, ma non masticano il cibo. Gli uccellini li conoscono per animali innocui; ho veduto un fringuello dal becco grosso beccare da un capo un pezzo di cactus (che è un cibo prelibato per tutti gli animali delle regioni inferiori), mentre una lucertola mangiava all’altro capo; ed in seguito l’uccellino colla massima indifferenza saltò sul dorso del rettile.
Apersi lo stomaco di parecchi, e li trovai pieni di fibre vegetali e di foglie di vari alberi specialmente di una acacia. Nella regione superiore vivono principalmente delle bacche acide ed astringenti del guayavita, sotto gli alberi del quale ho veduto queste lucertole mangiare unitamente a grosse testuggini. Per avere le foglie dell’acacia strisciano sopra gli alberi bassi ed intisichiti, e non è raro vederne un paio pascolare tranquillamente, seduti sopra un ramo a qualche metro da terra. Queste lucertole, quando son cotte, somministrano una carne bianca che viene apprezzata da coloro di cui lo stomaco è superiore ad ogni pregiudizio. Humboldt ha osservato che nell’America meridionale tropicale, tutte le lucertole che abitano nelle regioni asciutte sono considerate come leccornie per le mense. Gli abitanti asseriscono che quelle che abitano le parti superiori umide bevono acqua, ma che le altre non partono, come le testuggini, dalla loro regione asciutta a cercarla nelle terre superiori. Durante la nostra visita, le femmine avevano nel corpo un gran numero di uova grosse, allungate, che depongono nei loro buchi; gli abitanti le cercano per cibarsene.
Queste due specie di Amblirinchi sono concordi fra loro, come ho già detto, nella struttura generale, ed in molti costumi. Nessuno dei due possiede quei movimenti veloci che sono caratteristici dei generi Lacerta ed Iguana. Sono entrambi erbivori, quantunque il genere di vegetazione di cui si nutrono sia tanto differente. Il signor Bell ha dato il nome del genere per la brevità del muso; infatti la forma della bocca può quasi compararsi a quella della testuggine; si può quasi credere che questo sia seguìto per adattarsi al loro nutrimento erbivoro. È un fatto interessantissimo trovare un genere bene caratterizzato, che ha le sue specie marine e terrestri, ed appartiene ad una parte così limitata del mondo. La specie acquatica è molto più notevole, perchè è l’unica lucertola vivente che si nutra di prodotti vegetali marini. Come osservai prima, queste isole non si fanno notare tanto pel numero delle specie dei rettili, come per quello degli individui; quando pensiamo ai sentieri ben battuti, fatti da migliaia di tozze testuggini - alle tante tartarughe - alle tane dell’Amblirinco terrestre - ed ai gruppi delle specie marine che si scaldano al sole sulle coste scogliose di ogni isola - dobbiamo ammettere che non vi è nessuna parte del mondo ove quest’ordine sostituisca i mammiferi erbivori in un modo tanto straordinario. Il geologo udendo questo ritornerà forse colla mente alle epoche secondarie, quando le lucertole, alcune erbivore, altre carnivore, e di dimensioni simili a quelle delle nostre balene, brulicavano tanto sulla terra come nel mare. È quindi degno di essere notato, che questo arcipelago, invece di avere un clima umido ed una rigogliosa vegetazione, non può essere considerato che come aridissimo, e per una regione equatoriale, notevolmente temperato.
Per finirla colla zoologia dirò che le quindici specie di pesce di mare che mi procurai qui, sono tutte specie nuove; appartengono a dodici generi, tutti estesamente distribuiti, tranne il Prionotus, di cui le quattro specie precedentemente note vivono sul lato orientale dell’America. Raccolsi sedici specie di conchiglie terrestri (e due varietà ben distinte) di cui, tranne una Helix che s’incontra a Tahiti, tutte sono particolari a questo arcipelago; una sola di acqua dolce (Paludina), è comune a Tahiti ed alla Terra di Diemen. Il signor Cuming, prima del nostro viaggio, si procurò qui novanta specie di conchiglie marine, e queste non comprendono parecchie specie non ancora esaminate specificatamente di Trochus, di Turbo, di Monodonta e di Nassa. Egli ha avuto la cortesia di darmi i seguenti interessanti risultamenti; di novanta conchiglie, non meno di quarantasette sono ignote ovunque - fatto meraviglioso se si considera quanto siano grandemente distribuite le conchiglie marine. Di quarantatre conchiglie trovate in altre parti del mondo, venticinque abitano la costa occidentale di America, e di queste otto si distinguono come varietà; le rimanenti diciotto (compresa una varietà), furono trovate dal signor Cuming nell’arcipelago Low, ed alcune di quelle anche alle Filippine. Questo fatto di conchiglie di isole delle parti centrali del Pacifico che s’incontrano qui, merita di essere notato, perchè non si conosce una sola conchiglia marina che sia comune alle isole di quell’oceano ed alla costa occidentale di America. Lo spazio di mare che corre dal nord al sud fuori della costa occidentale, separa due provincie conchigliologiche al tutto distinte; ma nell’arcipelago Galapagos abbiamo un punto di sosta, ove molte nuove forme sono state create, ed ove queste due grandi provincie conchigliologiche hanno mandato pure parecchi coloni.
La provincia americana ha parimente mandato alcune specie rappresentanti; perchè vi è una specie di Galapagos di Monoceros, genere che si trova solo sulla costa occidentale dell’America; e vi sono specie di Galapagos di Fissurella e di Cancellaria, generi comuni alla costa occidentale, ma che non si trovano (come mi ha assicurato il sig. Cuming) nelle isole del centro del Pacifico. D’altra parte sonovi specie di Galapagos di Oniscia e Stylifer, generi comuni alle Indie occidentali ed ai mari della Cina e dell’India, ma che non s’incontrano nè sulla costa occidentale di America, nè nel centro del Pacifico. Aggiungerò ancora, che dopo studi fatti dai signori Cuming e Hinds di circa 2000 conchiglie prese sulle coste orientale ed occidentale di America, si trovò una sola conchiglia comune ad entrambi, cioè la Purpura patula, che abita le Indie occidentali, la costa di Panama e le Galapagos. Abbiamo inoltre, in questa parte del mondo, tre grandi provincie marine di conchiglie, al tutto distinte, sebbene meravigliosamente vicine fra loro e separate da grandi tratti al nord e al sud tanto di terra quanto di mare aperto.
Cercai attivamente di raccogliere insetti, ma, tranne la Terra del Fuoco, non vidi mai per questo riguardo alcuna regione tanto povera come questa. Anche nelle parti più alte e più umide non ne trovai che pochissimi, se si eccettuano alcuni piccoli Ditteri ed Imenotteri, per la maggior parte di forme comunissime di tutto il mondo. Come ho già notato prima, gli insetti, per essere di una regione tropicale, sono di forma piccolissima e di colori oscuri. Raccolsi venticinque specie di coleotteri (eccettuati i Dermesti ed i Coryneti importati, in ogni luogo ove tocca una nave); di questi, due appartengono alle Arpalidi, due agli Idrofilidi, nove a tre famiglie di Eteromeri, e le altre dodici ad altrettante differenti famiglie. Questo fatto di insetti (e potrei dire anche di piante), poco numerosi ed appartenenti a molte famiglie differenti, è, credo, molto generale. Il signor Waterhouse, che pubblicò una relazione intorno agli insetti di questo arcipelago, ed al quale vado debitore dei ragguagli soprariferiti, mi disse che vi sono parecchi generi nuovi; e che fra i generi non nuovi, uno o due sono americani, ed il rimanente appartengono a tutto il mondo. Eccettuato un Apate rodilegno, ed uno o forse due coleotteri acquatici del continente americano, tutte le specie sembrano essere nuove.
La botanica di questo arcipelago è tanto interessante quanto la zoologia. Il dottor J. Hooker pubblicherà in breve nelle Linnean Transactions una estesa relazione della Flora di questa regione, ed io gli sono debitore dei seguenti ragguagli. Di piante a fiori ve ne sono, per quello che si conosce finora, 185 specie, e 40 specie crittogame, che sommano insieme a 225; di questo numero ebbi la fortuna di portarne in patria 193. Delle piante a fiori 100 sono specie nuove, e forse sono limitate a questo arcipelago. Il dottor Hooker suppone che, fra le piante non limitate a questa regione, almeno 10 specie trovate presso la parte coltivata dell’isola Carlo, siano state importate. È sorprendente, credo, che un maggior numero di specie americane non siano state introdotte naturalmente, considerando che la distanza è solo di 500 o 600 miglia dal continente; e che (secondo Collnett, p. 58) pezzi di legno, bambù, canne e noci di palma, vengono spesso gettati dalle acque sulle sponde sud-est. La proporzione che 100 piante a fiori delle 185 (o 175 tolte le piante importate) sono nuove, basta, credo, a fare dell’arcipelago Galapagos una provincia botanica distinta; ma questa Flora non è forse tanto particolare come quella di Sant’Elena, nè, come mi informò il dott. Hooker, di Juan Fernandez.
La particolarità della Flora nelle Galapagos si dimostra meglio da certe famiglie - così vi sono 20 specie di Composite, di cui 20 sono particolari a questo arcipelago; queste appartengono a dodici generi, e di questi generi, non meno di dieci sono limitati a questo arcipelago! Il dottor Hooker mi ha fatto noto che la Flora ha certamente il carattere dell’America occidentale e non ha potuto scoprire in essa nessuna affinità con quella del Pacifico. Perciò se eccettuiamo le diciotto specie di conchiglie marine, una di acqua dolce, e una terrestre, che sono venute, a quanto pare, in questo luogo come coloni dalle isole centrali del Pacifico, e parimente la specie distinta del Pacifico del gruppo delle fringille delle Galapagos, vediamo che questo arcipelago, sebbene si trovi nell’oceano Pacifico, zoologicamente fa parte dell’America. Se questo carattere derivasse solamente dalla immigrazione dall’America, non vi sarebbe in esso nulla di notevole; ma vediamo che una grande maggioranza degli animali terragnoli, e più di una metà delle piante a fiori, sono prodotti indigeni.
Faceva un grande effetto vedersi circondati da nuovi uccelli, nuovi rettili, nuove conchiglie, nuovi insetti, nuove piante, e ancora da innumerevoli piccoli particolari di struttura, ed anche dal suono della voce e dal piumaggio degli uccelli, per cui mi si producevano vivamente al pensiero le pianure temperate della Patagonia, o i caldi ed aridi deserti del Chilì settentrionale. Perchè mai sopra quei piccoli tratti di terra, i quali durante un periodo geologico recente debbono essere stati coperti dall’oceano, che son fatti di lava basaltica, e quindi differiscono nel carattere geologico dal continente americano, e che stanno in un clima particolare - perchè, dirò ancora, mentre i loro abitanti indigeni erano associati in proporzioni differenti tanto nel genere quanto nel numero in modo diverso - furono essi creati sopra lo stesso tipo di organizzazione di quelli dell’America? È probabile che le isole del gruppo del Capo Verde rassomiglino in tutte le loro condizioni fisiche molto più strettamente alle isole Galapagos di quello che queste ultime rassomiglino fisicamente alla costa di America; tuttavia gli abitanti indigeni dei due gruppi sono al tutto differenti; quelli delle isole del Capo Verde hanno un’impronta di Africa, come gli abitanti dell’arcipelago Galapagos hanno l’impronta di quelli dell’America.
Non ho finora fatto menzione del carattere più notevole della storia naturale di questo arcipelago; ed è, che le differenti isole sono abitate su una grande distesa da una serie differente di esseri. Il signor Lawson, vice-governatore, fu il primo che richiamò la mia attenzione sopra questo fatto, dichiarando che le testuggini differivano nelle varie isole, e che avrebbe potuto dire con certezza al solo vederne una a quale isola appartenesse. Non badai molto per un certo tempo a questa asserzione, e mescolai già parzialmente le collezioni di due delle isole. Non mi passava neppur per la mente che isole, discoste appena cinquanta o sessanta miglia, e di cui la maggior parte si vedevano l’una dall’altra fatte precisamente della stessa roccia, poste sotto un cielo al tutto simile, quasi di una uguale altezza, avessero abitanti molto differenti; ma vedremo ora che questo era il caso. È il destino di moltissimi viaggiatori, di non scoprire subito quello che v’ha di più interessante in una località che veggono in fretta; ma debbo, forse, dirmi ben fortunato di aver potuto raccogliere sufficiente materiale per stabilire questo notevolissimo fatto nella distribuzione degli esseri organici.
Gli abitanti, come ho detto, dicono che possono distinguere le testuggini delle varie isole, e che differiscono non solo nella mole, ma anche in altri caratteri. Il capitano Porter ha detto che quelle dell’isola Carlo e dell’isola più vicina a questa, cioè, l’isola Hood, hanno il guscio della parte anteriore spesso e rivolto in su come una sella spagnuola, mentre le testuggini dell’isola James sono più rotonde, più nere, ed hanno miglior sapore quando sono cucinate. Inoltre, il signor Bibron, mi fa sapere che egli ha veduto ciò che considera come due specie distinte di testuggini provenienti dalle Galapagos, ma non sa da quale delle isole vengano. Gli esemplari che portai da tre isole erano giovanissimi, e probabilmente per questo nè il signor Gray nè io potemmo trovare in esse nessuna differenza specifica. Osservai che l’Amblyrhynchus marino era più grande dell’isola Albemarle che non altrove; ed il signor Bibron mi ha informato di aver veduto due specie acquatiche distinte di questo genere; cosicchè le differenti isole hanno probabilmente le loro specie o rappresentanti di Amblirinchi, come pure di testuggini. La mia attenzione venne per la prima volta svegliata, comparando insieme i numerosi esemplari di tordi beffeggiatori uccisi da me e da parecchi altri del bordo, quando, con mia meraviglia scopersi che tutti quelli presi all’isola Carlo appartenevano ad una specie (Mimus trifasciatus); tutti quelli dell’isola Albemarle al M. parvulus; e tutti quelli presi dalle isole James e Chatham (tra le quali stanno due altre isole, come anello di congiunzione) appartengono al M. melanotis. Queste due ultime specie sono intimamente affini, e da taluni ornitologi sarebbero considerate solo come razze o varietà ben distinte. Ma il Mimus trifasciatus è ben distinto. Disgraziatamente la maggior parte degli esemplari della tribù dei fringuelli erano mescolati assieme; ma ho forti ragioni per sospettare che alcune delle specie del sottogruppo Geospiza, siano limitate ad isole distinte. Se le varie isole hanno i loro rappresentanti di Geospiza, ciò potrebbe aiutare a spiegare la cagione del gran numero di specie di questo sotto-gruppo in questo piccolo arcipelago, e come probabile conseguenza del loro numero, le serie perfettamente graduate nella mole del loro becco. Due specie del sotto-gruppo Cactornis, e due nel Camarhynchus, furono prese nell’arcipelago; e dei numerosi esemplari di questi due sotto-gruppi uccisi da quattro raccoglitori all’isola James, tutti furono trovati appartenere ad una specie di ognuno; mentre i numerosi esemplari uccisi tanto nell’isola Carlo quanto nell’isola Chatham (perchè le due serie erano mescolate insieme) appartenevano tutte alle due altre specie; quindi possiamo essere quasi certi che queste isole hanno i loro rappresentanti in questi due sotto-gruppi. Nelle conchiglie terrestri questa legge di distribuzione non sembra prevalere. Nella mia piccolissima collezione d’insetti, il signor Waterhouse ha osservato, che fra quelli i quali avevano l’etichetta della loro località, nessuno era comune alle due isole.
Se ci volgiamo ora alla Flora, vedremo che le piante aborigine delle differenti isole sono meravigliosamente differenti. Riferirò qui i ragguagli seguenti sulla autorità del mio amico, il dottor J. Hooker. Dirò che raccolsi alla rinfusa ogni cosa in fiore nelle varie isole, e fortunatamente tenni separate le mie collezioni. Non bisogna tuttavia metter troppa fiducia in questi risultamenti proporzionali, perchè le piccole collezioni portate in patria da alcuni altri naturalisti, sebbene in alcuni rispetti confermino i detti risultamenti, dimostrano chiaramente che molto rimane da fare nella botanica di questo gruppo: le Leguminose, inoltre sono state finora solo studiate approssimativamente:
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dell’isola |
delle |
delle specie nelle altre parti del mondo |
delle specie all’arcipelago |
limitato ad una |
all’arcipelago ma trovate in più di una isola |
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71 46 32 68 |
33 18 16 39 (o 29 se si tolgono le piante importate probabilmente da sottrarsi) |
38 26 16 29 |
30 22 12 21 |
8 4 4 8 |
Quindi abbiamo il fatto veramente meraviglioso, che nell’isola James, delle trentotto piante delle isole Galapagos, o di quelle che non si trovano in nessuna altra parte del mondo, trenta sono esclusivamente limitate a quella sola isola; e nell’isola Albemarle, delle ventisei piante aborigene delle Galapagos, ventidue sono limitate a quella sola isola, cioè solo quattro sono ora conosciute per crescere in altre isole dell’arcipelago, e così avanti come mostra la tavola suddetta, colle piante prese nelle isole Chatham e Carlo. Questo fatto avrà, credo, maggior rilievo menzionando alcuni esempi: - così, la Scalesia, notevole genere arborescente di Composite, è limitato all’arcipelago; contiene sei specie; una di Chatham, una di Albemarle, una dell’isola Carlo, due nell’isola James, e la sesta di una delle tre ultime isole, ma non si sa di quale; nessuna di queste sei specie cresce sopra due isole alla volta. Parimente, l’Euforbia, genere universale o molto sparso, ha otto specie, di cui sette sono limitate all’arcipelago, e nessuna si trova sopra due isole contemporaneamente: l’Acalifa e la Borreria, entrambe generi universali, hanno ognuna sei o sette specie, nessuna delle quali è la stessa in due isole, tranne una Borreria che s’incontra in due isole. Le specie di Composite sono particolarmente locali; ed il dott. Hooker mi ha fornito parecchi altri esempi molto notevoli della differenza delle specie sopra le differenti isole. Egli osserva che questa legge di distribuzione prevale tanto in quei generi limitati all’arcipelago, quanto in quelli che sono sparsi in altre parti del mondo: nello stesso modo abbiamo veduto che le varie isole hanno specie loro proprie del genere testuggine che è universale, e del genere largamente sparso in America del tordo beffeggiatore, come pure dei due sotto-gruppi di fringuelli delle Galapagos, e quasi certamente del genere Amblirinco delle Galapagos.
La distribuzione degli abitatori di questo arcipelago non sarebbe forse tanto meravigliosa se, per esempio, un’isola avesse un tordo beffeggiatore ed un’altra isola un genere al tutto distinto, se un’isola avesse il suo genere di lucertola, ed una seconda isola un altro genere distinto, o non ne avesse affatto - o se le varie isole fossero abitate, non da specie rappresentanti dello stesso genere di piante, ma da generi affatto differenti, come segue fino a un certo punto; perchè, per dare un esempio, un grosso albero che produce bacche all’isola James, non ha specie rappresentanti nell’isola Carlo. Ma è il fatto, che parecchie delle isole hanno la propria specie di tartarughe, di tordi beffeggiatori, di fringuelli e di numerose piante, e queste specie hanno gli stessi costumi generali, occupano situazioni analoghe, ed ovviamente tengono lo stesso posto nella economia naturale di questo arcipelago, tanto da colpire di meraviglia. Si può supporre che alcune fra le specie rappresentative, almeno nel caso delle tartarughe, di alcuni uccelli, possano in seguito essere riconosciute come razze bene distinte; ma ciò sarebbe pure di grande interesse pel naturalista filosofo. Ho detto che la maggior parte delle isole sono tanto vicine che si vedono l’una dall’altra: dico che l’isola Carlo dista cinquanta miglia dalla parte più prossima dell’isola Albemarle. L’isola Chatham dista sessanta miglia dalla parte più prossima dell’isola James, ma vi sono due isole intermedie tra queste che io non visitai. L’isola James è lontana solo dieci miglia dalla parte più vicina dell’isola Albemarle, ma due punti ove furono fatte le collezioni erano lontani trentadue miglia. Debbo ripetere, che nè la natura del suolo, nè l’altezza della terra, nè il clima, nè il carattere generale degli esseri associati, e perciò la loro azione reciproca, possono differire molto nelle varie isole. Se vi è qualche differenza sensibile fra i loro climi, deve esistere fra il gruppo sotto vento (cioè le isole Carlo e Chatham), e quello sopra vento, ma non sembra esservi una differenza corrispondente nei prodotti di queste due metà dell’arcipelago.
L’unica luce che io posso spargere su questa notevole differenza negli animali che abitano nelle varie isole, è, che certe correnti fortissime del mare che si dirigono in una direzione occidentale e O.-N.-O. debbono separare, per quello che riguarda il trasporto per via di mare, le isole meridionali dalle settentrionali; e tra queste isole settentrionali venne osservata una forte corrente N.-O., che deve separare effettivamente le isole James e Albemarle. Siccome l’arcipelago è libero notevolmente da ogni uragano di vento, nè gli uccelli, nè gli insetti, nè i più piccoli semi, possono essere portati da un’isola all’altra. Ed infine la profondità del mare tra le isole e la loro origine, da quanto pare vulcanica (in senso geologico), rendono molto improbabile che esse fossero mai unite: e questa, probabilmente, è una considerazione molto più importante di qualunque altra, rispetto alla distribuzione geografica degli esseri che le abitano. Osservando di nuovo i fatti sopra riferiti, si rimane meravigliati della somma di forza creatrice, se si può adoperare questa espressione, spiegata in queste piccole, nude e rocciose isole; ed anche più della varia, sebbene analoga azione, sopra punti tanto prossimi fra loro. Ho detto che l’arcipelago Galapagos può dirsi un satellite attaccato all’America, ma si potrebbe meglio chiamarlo un gruppo di satelliti, tra loro fisicamente simili, organicamente distinti, quantunque intimamente affini, e tutti affini in un grado ben spiccato, sebbene molto minore al grado continente americano.
Conchiuderò la mia descrizione intorno alla storia naturale di queste isole, dando un cenno della somma famigliarità degli uccelli.
Questa disposizione è comune a tutte le specie terrestri; cioè, ai tordi beffeggiatori, ai fringuelli, ai florraneini, ai pigliamosche tiranni, alla tortora, ai polibori. Tutti spesso si avvicinavano tanto da venire uccisi con una bacchetta e talora, come io stesso tentai, con un cappello od un berretto. Un fucile è qui quasi superfluo; perchè colla canna del fucile feci andar via un avoltoio appollaiato sopra un ramo di albero. Un giorno, mentre io stava sdraiato, un tordo beffeggiatore venne a posarsi sulla cima di una brocca, fatta col guscio di una testuggine, che io teneva in mano; e cominciò tranquillamente a bere l’acqua, lasciò che mi alzassi da terra mentre stava posato sul vaso; cercai sovente, e vi riuscii quasi di prendere quegli uccelli per le gambe. Sembra che gli uccelli siano stati anticamente anche più famigliari che non ora. Cowley (nell’anno 1684) dice che «Le Tortore erano così famigliari, che sovente si posavano sopra i nostri cappelli e sulle nostre braccia, cosicchè si potevano quasi prendere vive: esse non temevano l’uomo, finchè qualcuno della nostra brigata non ne ebbe uccise alcune col fucile; allora divennero un po’ più timide. Anche Dampier, nello stesso anno, dice che un uomo durante una passeggiata di un mattino poteva uccidere sei o sette dozzine di quelle tortore. Adesso, quantunque certamente molto famigliari, tuttavia non si posano sulle braccia delle persone, nè se ne possono uccidere un numero straordinario. È cosa meravigliosa che non siano divenute più selvatiche; perchè queste isole durante gli ultimi centocinquanta anni sono state sovente visitate dai filibustieri e dai balenieri; ed i marinai, girando pei boschi in cerca di testuggini, si prendono il barbaro diletto di uccidere quegli uccellini.
Questi uccelli, quantunque ora sempre più perseguitati, non divengono facilmente selvatici: nell’isola Carlo, che è stata colonizzata da circa sei anni, vidi un fanciullo seduto accanto ad un pozzo con un bastoncino in mano, col quale uccideva le tortore ed i fringuelli che venivano a bere. Egli se ne era già procurato un mucchietto pel pranzo; e mi disse che soleva sempre stare accanto a quel pozzo per quello scopo. Sembrerebbe che gli uccelli di quest’arcipelago, non avendo ancora imparato che l’uomo è un animale più pericoloso che non la testuggine o l’Ambliringo, non ci badino, nello stesso modo in cui in Inghilterra gli uccelli timidi come le gazze, non badano alle vacche ed ai cavalli che pascolano pei nostri campi.
Le isole Falkland offrono un secondo esempio di uccelli forniti di una consimile disposizione. La somma famigliarità del piccolo Opetiorinco è stata osservata da Pernety, Lesson e altri viaggiatori. Non è tuttavia particolare a quell’uccello: il Poliboro, il beccaccino, l’anatra delle alte e delle basse terre, il tordo, lo zigolo e anche i veri falchi, sono tutti più o meno famigliari. Siccome gli uccelli sono tanto famigliari nelle Falkland, ove s’incontrano volpi, falchi e gufi, possiamo dire che la mancanza di tutti gli animali rapaci nelle Galapagos, è la cagione della loro indole famigliare in questa regione. Le anatre delle terre alte delle Falkland dimostrano, colla loro precauzione di fabbricare i loro nidi nelle isolette, che conoscono i pericoli che corrono dalle volpi; ma non per questo divengono timide verso l’uomo. Questa famigliarità degli uccelli, specialmente gli uccelli marini, contrasta fortemente coi costumi delle stesse specie nella Terra del Fuoco, ove per molti secoli sono stati perseguitati dagli indigeni selvaggi. Nelle isole Falkland il cacciatore può talora uccidere in un giorno un numero di anatre maggiore di quello che possa portare; mentre nella Terra del Fuoco è quasi tanto difficile ucciderne una, quanto in Inghilterra.
Al tempo di Pernety (1763), tutti gli uccelli sembra fossero più famigliari che non ora; egli asserisce che l’Opetiorinco veniva quasi a posarsi sul suo dito, e che con una verghetta ne uccise dieci in una mezz’ora. In quel periodo gli uccelli debbono essere stati quasi tanto famigliari, quanto lo sono ora alle Galapagos. Sembrano avere imparato la diffidenza più lentamente in queste ultime isole che non alle Falkland, ove hanno avuto mezzi proporzionati di esperienza; perchè oltre le visite frequenti delle navi, quelle isole sono state colonizzate ad intervalli durante l’intero periodo. Anche anticamente, quando tutti gli uccelli erano così famigliari, tornava impossibile, secondo la relazione di Pernety di uccidere il cigno dal collo nero - uccello di passaggio, il quale probabilmente aveva con sè le cognizioni acquistate in paesi forestieri.
Aggiungerò che, secondo Du Bois, tutti gli uccelli di Bourbon nel 1571-72, eccettuati i fenicotteri e le anatre, erano sommamente famigliari, tanto che potevano venir presi colle mani, od uccidersi in gran numero con un bastoncino. Di nuovo a Tristan d’Acunha, nell’Atlantico, Carmichael109 asserisce che i soli due uccelli terragnoli, un tordo ed uno zigolo, erano «tanto famigliari da lasciarsi prendere con una rete a mano». Da questi varii fatti possiamo conchiudere; prima, che la selvatichezza degli uccelli verso l’uomo, è un istinto particolare diretto contro di esso, e non dipendente da nessun grado generale di cautela che nasca da altre sorgenti di pericolo; in secondo luogo, che non viene acquistato dagli uccelli individualmente in un breve tempo, anche quando sono molto perseguitati; ma che nel corso delle successive generazioni diviene ereditario. Negli animali domestici siamo avvezzi a vedere nuovi abiti mentali od istinti acquisiti e divenuti ereditari; ma negli animali allo stato di natura, deve sempre essere molto difficile scoprire esempi di cognizioni ereditarie acquisite. Rispetto alla selvatichezza degli uccelli verso l’uomo, non vi è modo di attribuirla ad altro che ad un’abitudine ereditata; comparativamente pochi uccelli giovani, in ogni anno, sono stati danneggiati dall’uomo in Inghilterra; tuttavia quasi tutti anche i nidiacei hanno paura di esso; molti individui, d’altra parte, tanto alle Galapagos quanto alle Falkland, sono stati perseguitati e danneggiati dall’uomo, ma tuttavia non hanno acquistato nessun salutare timore di esso. Da questi fatti possiamo dedurre quale strage l’introduzione di un qualche nuovo animale di rapina deve cagionare in una regione, prima che gli istinti dei suoi abitanti indigeni si siano adattati alla forza ed al potere dello straniero.