Carlo Darwin
Diario di un naturalista giramondo

CAPITOLO XX.   ISOLA KEELING: FORMAZIONE DI CORALLI.

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CAPITOLO XX.

 

ISOLA KEELING: FORMAZIONE DI CORALLI.

 

Isola Keeling - Aspetto singolare - Scarsa Flora - Trasporto di semi - Uccelli ed insetti - Sorgenti in rapporto colla marea - Campi di polipi coralligeni morti - Pesce che mangia polipi coralligeni - Formazioni di coralli - Isole con laguna o Atolli - Profondità a cui possono vivere i polipi coralligeni che costruiscono gli scogli - Vaste aree sparse di basse isole di corallo - Abbassamento dei loro fondamenti - Scogli ed argini - Scogli a fior d’acqua o spiagge madreporiche - Mutamenti degli scogli a fior d’acqua in scogli ad argine ed in Atolli - Evidenza dei mutamenti di livello - Breccie negli scogli ad argine - Atolli Maldiva; loro struttura particolare - Scogli di madrepore morte e sommersi - Area di abbassamento e di sollevamento - Distribuzione dei vulcani - Abbassamento lento e vasto nel complesso.

 

Aprile 1. - Arrivammo alle viste delle isole Keeling o di Cocco, collocate nell’oceano Indiano e lontane circa seicento miglia dalla costa di Sumatra. È questa una di quelle isole con lagune (o atolli) di formazione coralligena, simile a quelle dell’arcipelago Low alle quali eravamo passati vicino. Quando la nave fu nel canale d’ingresso, il signor Liesk, un inglese colà residente, ci venne incontro nella sua barchetta. La storia degli abitanti di quel luogo, è in poche parole, la seguente. Circa nove anni or sono, il sig. Hare, uomo di carattere ignobile, portò dall’arcipelago delle Indie orientali buon numero di schiavi malesi, che ora, compresi i bambini, sono più di cento. Poco sopra, il capitano Ross, che aveva visitato precedentemente quelle isole col suo bastimento mercantile, giunse dall’Inghilterra, portando seco la sua famiglia e il necessario per una colonia: con esso venne il signor Liesk, che era stato nostromo nel suo bastimento. Allora gli schiavi malesi fuggirono dalla isoletta nella quale risiedeva il signor Hare, e si unirono alla comitiva del capitano Ross. In seguito di ciò il signor Hare fu obbligato alla perfine ad abbandonare il luogo.

I Malesi sono ora nominalmente in stato di libertà, e certo lo sono per quello che riguarda il trattamento personale: ma in molti altri punti sono considerati come schiavi. Pel loro stato di malcontento, pei continui traslocamenti da un’isola all’altra e forse anche per qualche irregolarità nel maneggio degli affari, le non sono molto prospere. L’isola non ha quadrupedi domestici, tranne il maiale, ed i principali prodotti vegetali sono le noci di cocco. Tutta la prosperità dell’isola dipende da questo albero, giacche l’unica esportazione consiste nell’olio della noce, e nelle noci stesse, che sono portate a Singapore e Maurizio, ove si adoperano principalmente grattate per conciare le pelli. I maiali pure, che sono molto pigmei, vivono al tutto di noci di cocco, come anche le anatre ed il pollame. Anche un grosso granchio terragnuolo ha avuto dalla natura i mezzi di spaccare questo utilissimo prodotto e cibarsi di esso.

Sovrastano lo scoglio circolare dell’atollo, nella maggior parte della sua lunghezza, molte isolette lineari. Dal lato settentrionale o contro vento, v’ha un’apertura dalla quale passano le navi per andare ad ancorarsi dentro. All’ancoraggio, lo spettacolo era curiosissimo e piuttosto bello; la sua bellezza, però, dipendeva al tutto dallo splendore dei colori circostanti. L’acqua profonda, chiara e tranquilla della laguna, riposando nella maggior parte sopra una sabbia bianca, è, quando viene illuminata verticalmente dal sole, di un vivissimo color verde. Questa distesa brillante, larga parecchie miglia, è divisa da ogni parte dalle acque scure e ondeggianti dell’oceano, da una linea di spiaggie madreporiche o scogli a fior d’acqua, bianchi come la neve, ed è divisa dalla azzurra vôlta del cielo da striscie di terra, cui fanno corona le cime livellate dei noci di cocco. Come una bianca nuvola rompe qua e l’azzurro del firmamento formando un piacevole contrasto, così nella laguna, strisce di madrepore viventi oscurano il verde smeraldo dell’acqua.

L’indomani mattina dopo esserci ancorati, andai a terra sull’isola della Direzione. La striscia di terra asciutta è solo larga poche centinaia di metri; dal lato della laguna v’ha una spiaggia di calcare bianco, il raggiamento della quale in quel clima ardente era molto soffocante; e sulla costa esterna, una solida e larga distesa di roccia corallina serve a rompere la violenza dell’alto mare. Tranne presso la laguna, ove v’ha un po’ di sabbia, la terra è tutta composta di frammenti rotondi di corallo. In un terreno così asciutto e sassoso, soltanto il clima delle regioni intertropicali può produrre una vigorosa vegetazione. In alcune delle isolette più piccole, nulla poteva essere più elegante del modo in cui gli alberi del cocco, giovani e vecchi, senza rompere la loro reciproca simmetria, si mescolavano assieme formando un bosco. Una spiaggia di sabbia bianca e brillante, formava un bel margine a quei luoghi fantastici.

Darò ora un breve sunto della storia naturale di queste isole, la quale, per la sua povertà stessa, ha un particolare interesse. L’albero del cocco, a prima vista, sembra essere il solo che componga il bosco; tuttavia vi sono cinque o sei altri alberi. Uno di questi viene molto grande, ma per la somma dolcezza del suo legno, non serve a nulla: un’altra specie somministra un eccellente legname per costrurre navi. Oltre gli alberi, il numero delle piante è limitatissimo, e si compone di erbucce insignificanti. Nella mia collezione, che ne comprende, credo, quasi tutta la Flora, vi sono venti specie, senza contare un musco, un lichene ed un fungo. A questo numero vanno aggiunti due alberi; uno dei quali non era in fiore, e dell’altro sentii solo parlare. Quest’ultimo è un albero solitario della sua specie, che cresce presso la spiaggia, ove, senza dubbio, un seme venne colà gettato dalle onde. Una Guilandina pure cresce sopra una sola isoletta. Non ho compreso nella lista suddetta la canna da zucchero, il banano, ed alcuni altri vegetali, alberi fruttiferi ed erbe importate. Siccome le isole son composte al tutto di coralli, ed un tempo dovevano essere soltanto scogli bagnati dalle acque, tutti i loro prodotti terrestri debbono essere stati portati colà dalle onde del mare. In conseguenza di ciò, la piccola Flora ha al tutto il carattere di un rifugio pei diseredati: il prof. Henslow mi ha informato che delle venti specie, diciannove appartengono a generi differenti, e questi pure a non meno di sedici famiglie115.

Nei viaggi di Holman viene data una relazione sull’autorità del sig. A. S. Keating, che dimorò un anno in quelle isole, di vari semi e altri corpi che si sanno essere stati portati dalle acque sulla spiaggia. «Semi e piante da Sumatra e da Giava sono state portate dalle onde sul lato sottovento delle isole. Fra queste si è trovato il Kimiri, nativo di Sumatra e della penisola di Malacca; il noce di cocco di Balci, noto per la sua forma e la sua mole; il Dadass, che è piantato dai Malesi colla così detta vite del pepe e quest’ultima che si ravvolge intorno al tronco e si sostiene col viticchio del suo stelo; l’albero del sapone, la pianta dell’olio di castoro; tronchi della palma del sagù; e varie sorta di semi ignote ai Malesi dimoranti nelle isole. Si suppone che tutti questi siano stati spinti dai venti monsoni N. O alla costa della Nuova Olanda, e quindi a queste isole dai venti regolari di S. E. Si sono pure trovate grandi masse di legno di Giava e di legno giallo, oltre ad alberi immensi di cedro bianco e rosso, e l’albero della gomma azzurra della Nuova Olanda, in buonissima condizione. Tutti i semi robusti, come quelli dei rampicanti, conservano le loro facoltà germinatrici, ma le specie più molli, fra le quali v’ha il Mangostino si distruggono nel passaggio. Talora anche sono state gettate sulla spiaggia alcune barche peschereccie che venivano a quanto pare da Giava». È molto interessante scoprire così quanto sono numerosi i semi, i quali, arrivando da vari paesi, vengono attraverso le acque del vasto oceano. Il professore Henslow mi disse, che egli crede che quasi tutte le piante che io ho portato da quelle isole, siano specie littorali comuni nell’arcipelago delle Indie orientali. Dalla direzione, però, dei venti e delle correnti, non sembra guari possibile che possano essere venuti in linea retta. Se, come ha suggerito con molta probabilità il signor Keating, vennero dapprima spinti verso la costa della Nuova Olanda, e quindi respinti indietro unitamente ai prodotti di quel paese, quei semi, prima di germogliare, debbono aver viaggiato per uno spazio di 1800 a 2400 miglia.

Chamisso, quando descrisse l’arcipelago Radack, collocato nella parte occidentale del Pacifico, asserisce che «il mare porta a queste isole i semi ed i frutti di molti alberi, di cui moltissimi non hanno ancora vegetato in questo luogo. La maggior parte di questi semi sembrano non avere ancora perduto la facoltà di germogliare». Si dice anche che vengono portate dalle onde da qualche parte della zona torrida palme e bambù, come pure tronchi di abeti dal settentrione; questi abeti debbono essere venuti da immense distanze. Questi fatti sono interessantissimi. Non vi può esser dubbio che se vi fossero colà uccelli terragnuoli da beccare i semi appena giungono dalla spiaggia, ed un terreno meglio acconcio pel loro accrescimento che non quei granelli di corallo, quegli atolli isolatissimi finirebbero per avere col tempo una flora molto più abbondante di quella che hanno.

La lista degli animali terragnoli è ancor più povera che non quella delle piante. Alcune isolette sono abitate da topi, che furono portati da un bastimento venuto da Maurizio che fece qui naufragio. Il signor Waterhouse considera questi topi come identici alla specie inglese, ma sono più piccoli, ed hanno colori più vivaci. Non vi sono veri uccelli terragnoli; perchè un beccaccino ed un porciglione (Rallus Phillippensis), sebbene vivano al tutto di erba asciutta, appartengono alle Gralle. Si dice che s’incontrino uccelli di quest’ordine in alcune basse isolette nel Pacifico. Ad Ascensione, ove non v’ha nessun uccello terragnolo, un Pollo sultano (Porphyrio simplex) venne ucciso presso la cima del monte ed era evidentemente un solitario vagabondo. A Tristan d’Acunha, ove, secondo Carmichael, vi sono soltanto due uccelli terragnoli, vi è una folaga. Secondo questi fatti credo che le gralle, dopo le innumerevoli specie di palmipedi, siano generalmente i primi coloni delle isolette solitarie. Aggiungerò, che in tutti i punti dove ho incontrato uccelli, non di specie oceaniche, molto lontano sul mare, essi appartenevano sempre a quest’ordine, e quindi dovevano naturalmente divenire i primi coloni di ogni punto remoto della terra.

Di rettili vidi solo una lucertolina. Cercai con cura di raccogliere ogni specie d’insetti. Oltre i ragni, i quali erano numerosi, presi tredici specie di insetti116. Di questi, vi era un solo coleottero. Una piccola formica brulicava in numero sterminato sotto i pezzi sparsi di corallo, ed era il solo insetto veramente abbondante. Quantunque i prodotti della terra siano tanto scarsi, se osserviamo le acque del mare circostante, il numero degli esseri organici vi è invero infinito. Chamisso ha descritto la storia naturale dell’atollo dell’arcipelago Radack; ed è notevole come i suoi abitanti, tanto nel numero come nella specie rassomigliano strettamente a quelli dell’isola Keeling Vi è solo una lucertola e due gralle, cioè un beccaccino ed un chiurlo. Vi sono colà diciannove specie di piante, compresa una felce, ed alcune di queste piante sono le stesse di quelle che crescono qui, sebbene in un luogo tanto remoto, ed in un mare differente.

La lunga striscia di terra che forma le isolette lineari, si è sollevata solo alla altezza in cui le onde del mare possono gettare frammenti di corallo, ed il vento ammucchiarvi sabbia calcarea. La roccia solida piana di corallo del lato esterno rompe per la sua larghezza la prima violenza dei marosi, i quali, altrimenti, spazzerebbero via in un giorno quelle isolette ed i loro prodotti. Qui il mare e la terra sembrano essere in lotta per avere la supremazia; quantunque la terra ferma abbia ottenuto il passo, gli abitanti delle acque credono che il loro diritto sia parimenti giusto. In ogni parte s’incontrano paguri di più specie117, che trascinano sul loro dorso le conchiglie rubate sulla vicina spiaggia.

In alto, un gran numero di sule, di uccelli fregate e di sterne, stanno posate sugli alberi; ed il bosco, pei molti nidi, e per l’odore dell’aria, si potrebbe chiamare un vasto nido marino. Le sule posate nei loro rozzi nidi, vi guardano con piglio stupido ed irato. Le così dette sterne stolide come lo dice il loro nome, sono sciocche creaturine. Vi è solo un bell’uccello; è una piccola sterna bianca come neve, che svolazza dolcemente alla distanza di pochi passi dal vostro capo, mentre col suo grande occhio nero sembra scrutare, con tranquilla curiosità, la vostra espressione. Non è necessaria molta immaginazione per figurarsi che quel corpicino leggero e delicato debba essere abitato da qualche fata girovaga.

 

Domenica, aprile 3. - Dopo il servizio religioso, accompagnai il capitano Fitz Roy allo stabilimento, collocato alla distanza di alcune miglia, sopra un punto dell’isola coperta fittamente di altri alberi di cocco. Il capitano Ross ed il signor Liesk vivono in una grande casa a mo’ di tettoia aperta dai due lati, e foderata con stuoie fatte di corteccia intrecciata. Le case dei Malesi sono disposte lungo la sponda della laguna. Tutto il luogo ha un aspetto piuttosto desolato, perchè non vi sono giardini segni di cura e di coltivazione. Gl’indigeni appartengono a differenti isole dell’arcipelago delle Indie orientali, ma parlano tutti lo stesso linguaggio; vedemmo abitanti di Borneo, delle Celibi, di Giava e di Sumatra. Nel colore rassomigliano ai Taitiani, dei quali non differiscono molto nelle fattezze. Alcune fra le donne, però, mostrano una rassomiglianza stretta col carattere di fisonomia cinese.

Mi piacque l’espressione generale dei loro volti ed il suono delle loro voci. Sembravano poveri e le loro case mancavano affatto di mobilia; ma era evidente, vedendo l’aspetto prosperoso dei bambini, che le noci di cocco e le testuggini non somministrano un cattivo nutrimento.

I pozzi ai quali le navi vanno ad attingere acqua sono collocati sopra questa isola. A primo aspetto, sembra singolare che l’acqua dolce debba regolarmente crescere o diminuire colle maree, ed è stato anche immaginato, che la sabbia possa avere la facoltà di togliere colla filtrazione il sale all’acqua marina. Questi pozzi forniti di flusso e riflusso sono comuni in alcune delle isole basse delle Indie occidentali. La sabbia compressa, o roccia corallina porosa, s’impregna come una spugna di acqua salsa; ma la pioggia che cade sulla superficie deve scendere sino al livello del mare circostante, e deve accumularsi colà, spostando un volume eguale di acqua salsa. Siccome l’acqua nella parte inferiore della grande massa corallina spugnosa si alza e si abbassa durante le maree, così fa pure l’acqua che sta più vicina alla superficie; e questa rimarrà dolce, se la massa sarà sufficientemente compatta per impedire un grande miscuglio meccanico; ma ove la terra è fatta di grossi pezzi staccati di corallo con interstizi aperti, se si scava un pozzo, l’acqua, come ho veduto io, è salmastra.

Dopo colazione rimanemmo per vedere uno spettacolo curioso e semi-superstizioso dato dalle donne Malesi. Esse pretendevano che un grande cucchiaio di legno coperto di vestiti, e che era stato portato sulla tomba di un vecchio, si ispirava quando vi era luna piena, e ballava e saltava intorno. Dopo i preparativi all’uopo, il cucchiaio, tenuto da due donne, cominciò a divenire convulso, e ballò a tempo seguendo il canto dei bambini e delle donne che gli stavano attorno. Era uno spettacolo ben sciocco, ma il signor Liesk asseriva che molti malesi credevano ai movimenti di quel cucchiaio. Il ballo non cominciò finchè la luna non fu sull’orizzonte, ed è una vista molto bella quella della sua orbita brillante che risplende così tranquillamente in mezzo alle lunghe fronde dei noci di cocco, mentre una lieve brezzolina li fa ondeggiare. Queste scene dei tropici sono in stesse tanto deliziose, che uguagliano quasi quelle carissime della patria, alle quali siamo avvinti da ogni miglior sentimento dell’animo.

L’indomani spesi il mio tempo ad esaminare l’interessantissima sebbene semplice struttura ed origine di queste isole. L’acqua essendo contro il solito tranquilla girai sopra il piano esterno di roccia morta fino ai mucchi di coralli viventi, sui quali si vengono a frangere le grosse onde di mare. In alcune pozzette e buche vidi bellissimi pesci coloriti in verde ed in altri colori, e le forme e le tinte di molti zoofiti erano meravigliose. È molto da scusare invero l’entusiasmo che si prova pel numero infinito di esseri organici che racchiude il mare dei tropici, tanto fecondo di vita; tuttavia debbo confessare che quei naturalisti i quali hanno descritto, con parole ben note, le grotte sottomarine popolate di mille bellezze, hanno tenuto un linguaggio piuttosto esagerato.

 

Aprile 6. - Accompagnai il capitano Fitz Roy in una isola in capo alla laguna: il canale era intricatissimo, e girava in mezzo a campi di coralli dai rami delicatissimi. Vedemmo parecchie tartarughe, e due battelli erano per farne caccia. L’acqua era tanto chiara e poco profonda, che sebbene dapprima una tartaruga si tuffi rapidamente e si perda di vista, tuttavia, quelli che la inseguono in una barchetta o in un battello colle vele aperte, in breve le giungono addosso. Un uomo ritto alla prora sta all’erta e si slancia nell’acqua sul dorso della tartaruga; allora attaccato colle mani al collo, è portato via finchè l’animale stanco e sfinito viene preso.

Era una caccia interessantissima da osservare quella delle due barchette quando si passavano vicine cercando di superarsi a vicenda, mentre gli uomini facevano a gara a tuffarsi col capo prima nell’acqua per impadronirsi della preda. Il capitano Moresby mi informò che nell’arcipelago Chagos nello stesso mare, gli indigeni tolgono alla tartaruga viva la sua scaglia. «La coprono di carboni ardenti, che fanno sì che la scaglia esterna si piega all’insù, allora la tolgon via con un coltello, e prima che si raffreddi la appiattiscono mettendola in mezzo a tavole. Dopo questa barbara operazione lasciano che l’animale ritorni nel suo nativo elemento, ove, dopo un certo tempo, si forma un nuovo guscio; esso è, però, troppo sottile per servire molto, e l’animale sembra sempre debole e malaticcio.

Quando fummo giunti in fondo alla laguna, attraversammo una stretta isoletta e trovammo che grossi cavalloni si frangevano sulla costa sottovento. Non posso spiegarne la ragione, ma nella vista delle spiagge esterne di questi atolli, io trovo una grande maestà. La spiaggia che serve di argine, il margine dei verdi boschetti di alberi di cocco, la roccia salda e piana dei morti coralli, sparsi qua e di grossi frammenti isolati, e la linea di furiosi frangenti, che si estendono tutto intorno mostrano una grande semplicità. L’oceano che rovescia le sue acque sopra il largo scoglio appare come un invincibile, onnipotente nemico; tuttavia vediamo che esso resiste, ed anche fa qualche conquista, con mezzi che a prima vista sembrano debolissimi ed inefficaci. Non già che il mare risparmi le roccie di corallo; i grandi frammenti sparsi sullo scoglio, ed ammucchiati sulla spiaggia, in mezzo ai quali sorgono gli alti alberi di cocco, svelano chiaramente l’incessante forza delle onde. Non vi sono mai periodi di riposo, il lungo ondeggiamento cagionato dall’azione dolce ma continua di venti regolari, che soffiano sempre in una direzione sulla vasta area, produce frangenti che hanno quasi la stessa forza di quelli di una burrasca nelle regioni temperate, e che non cessano mai dalla loro furia. È impossibile vedere quelle onde senza sentirsi convinti che un’isola, per quanto costrutta della roccia più dura, sia essa porfido, granito, o quarzo, dovrebbe finire per cedere e venire demolita da una cosifatta forza irresistibile. Tuttavia, quelle basse, insignificanti isolette di corallo resistono e sono vittoriose; perchè qui un’altra forza, viene come antagonista a prender parte alla lotta. Le forze organiche separano gli atomi di carbonato di calce, uno ad uno, dai spumanti frangenti, e le uniscono in una struttura simmetrica. Ammucchi pure l’uragano i suoi mille grossi frammenti; che cosa potrà egli contro l’opera accumulata di miriadi di architetti che giorno e notte lavorano continuamente? Così vediamo noi il corpo molle e gelatinoso di un polipo, mercè l’azione delle leggi vitali, vincere la grande potenza meccanica delle onde di un mare contro il quale l’arte dell’uomo le opere inanimate della natura avrebbero potuto resistere con qualche successo.

Tornammo la sera tardi a bordo, perchè ci trattenemmo a lungo sulla laguna, esaminando i campi di corallo, e le gigantesche conchiglie di Came nelle quali se un uomo mettesse la mano non potrebbe più, finchè durasse la vita animale, tirarla fuori. Presso la punta della laguna, fui molto sorpreso di trovare una vasta area molto più larga di un miglio quadrato, coperta di una foresta di coralli dai rami delicatissimi, i quali, sebbene ritti, erano tutti morti e scomposti. Dapprima fui veramente imbarazzato a scoprirne la causa; in seguito mi venne l’idea che questo fosse dovuto alle seguenti curiosissime circostanze. Tuttavia, bisogna prima di tutto fermare, che i coralli non possono sopportare anche una breve esposizione nell’aria ai raggi del sole, cosicchè il loro ultimo limite di accrescimento è determinato dal punto più basso a cui giunge l’acqua delle maree. Sembra, da alcune carte geografiche antiche, che la lunga isola sotto vento fosse una volta divisa in tante isolette da larghi canali; questo fatto è pure dimostrato da ciò che gli alberi in quelle parti sono più giovani. Per la primiera condizione dello scoglio, una forte brezza, gettando maggior copia d’acqua sopra l’argine, deve tendere a sollevare il livello della laguna. Ora essa opera in un modo direttamente opposto; perchè l’acqua entro la laguna non solo non è accresciuta dalle correnti esterne, ma è essa stessa spinta fuori dalla forza del vento. Quindi è notato, che la marea presso il capo della laguna non sale tanto alto durante una forte brezza come quando è in calma.

Questa differenza di livello, quantunque senza dubbio sia piccolissima, ha, credo, cagionata la morte di quei boschetti di corallo, i quali nelle antiche condizioni di maggiori aperture dello scoglio esterno hanno raggiunto il maggior limite possibile di accrescimento.

Poche miglia al nord di Keeling v’ha un altro piccolo atollo, la laguna del quale è quasi tutta ricolma di melma di corallo. Il capitano Ross, trovò incorporato nel conglomerato della costa esterna, un frammento di diorite ben rotondo, un po’ più grosso della testa di un uomo; egli e gli uomini che lo accompagnavano furono molto sorpresi di ciò, e portarono via il pezzo, conservandolo come un oggetto curioso. Certamente la presenza di quella pietra in un luogo ove ogni altra particella di materia è calcare, è molto straordinaria. L’isola è stata di rado visitata, e quindi non è probabile che un bastimento vi abbia fatto naufragio. Mancando una spiegazione migliore, venni a concludere che deve essere venuta ravvolta nelle radici di qualche grosso albero; quando, però, considerai la grande distanza che vi era da ogni terra più vicina, e questo complesso di probabilità di una pietra per tal modo impegnata, di un albero strascinato così dal mare, e portato galleggiante tanto lontano, poi arrivato a salvamento, e in fine della stessa pietra incorporata per modo che fosse possibile scoprirla, fui quasi spaventato di immaginare un mezzo di trasporto in apparenza tanto improbabile. Si fu quindi con grande interesse che io trovai che Chamisso, il distinto naturalista che accompagnava Kotzebue, asserisce che gli abitanti dell’arcipelago Radak, gruppo di atolli che stanno nel mezzo del Pacifico, ottengono le pietre per arrotare i loro strumenti, cercando nelle radici degli alberi che sono gettati sulla spiaggia. È cosa evidente che ciò deve essere accaduto varie volte, poichè si son fatte leggi le quali stabiliscono che quelle pietre appartengono al capo, e che sarà punito chiunque cercherà di rubarle. Quando si consideri la posizione solitaria di quelle isolette nel mezzo di un vasto oceano - la loro grande distanza da ogni terra che non sia di formazione corallina, cosa attestata dal valore che gli abitanti, i quali sono arditissimi navigatori, danno ad un ciottolo di qualunque sorta118 - e la lentezza delle correnti del mare aperto, la presenza di ciottoli così trasportati sembra meravigliosa. Sovente si possono trasportare in tal modo i ciottoli; e se l’isola nella quale sono gettati è fatta di qualunque altra sostanza oltre il corallo, essi non attirano quasi l’attenzione od almeno la loro origine non si potrebbe mai indovinare. Inoltre, questo mezzo, può rimanere lungamente inosservato per la probabilità che gli alberi, specialmente quelli carichi di ciottoli, stiano natanti al disotto del livello dell’acqua. Nei canali della Terra del Fuoco son gettate dal mare sulla spiaggia grandi quantità di legname, tuttavia è rarissimo incontrare un albero galleggiante sull’acqua. Questi fatti possono spargere una certa luce sopra il fatto che singoli ciottoli, sia angolosi o rotondi, si trovano talora incorporati in masse di sedimento.

Un altro giorno visitai l’isoletta occidentale, sulla quale la vegetazione è forse più rigogliosa che non in qualunque altra. Generalmente gli alberi di cocco crescono separati, ma qui le piante giovani fiorivano all’ombra dei loro alti genitori, e formavano colle loro fronde lunghe e ricurve, ombrosissimi recessi. Coloro soltanto i quali lo hanno provato, conoscono quanto sia delizioso lo stare seduti a quell’ombra, e bere il freschissimo e gradevole liquido della noce di cocco. In questa isola vi è un grande spazio a mo’ di golfo, fatto di finissima sabbia bianca, al tutto piano, e coperto soltanto durante l’alta marea; da questo grande golfo alcuni seni più piccoli penetrano nei circostanti boschi. La vista di un campo di sabbia bianco lucente, rappresentante l’acqua, con alberi di cocco dagli alti e ondeggianti tronchi ritti intorno al margine, era sommamente singolare e bella.

Ho parlato prima di un granchio che vive di noci di cocco; esso è comunissimo in ogni parte della terra asciutta, e diviene mostruosamente grosso; esso è intimamente affine o identico al Birgus latro. Il primo paio di zampe anteriori termina in grosse e fortissime pinze, e l’ultimo paio di zampe è munito di altre pinze più deboli e più strette. A prima vista sembrerebbe al tutto impossibile ad un granchio aprire una dura noce di cocco coperta dal suo guscio; ma il signor Liesk mi assicurò che egli aveva ripetutamente veduto questo fatto. Il granchio comincia a sfasciare il guscio fibra per fibra, e sempre dalla parte in cui stanno i tre buchi ad occhio; quando questo è fatto, l’animale comincia a martellare colle pinze più grosse sopra uno dei fori finchè si faccia un’apertura. Allora girando il corpo, estrae, colle pinze posteriori più strette, la sostanza albuminosa bianca. Credo che questo è un caso curioso d’istinto non mai udito, e parimenti un adattamento di struttura fra due oggetti in apparenza lontanissimi fra loro nel disegno della natura, come lo sono un granchio ed una noce di cocco. Il Birgus ha vita diurna; ma si dice che ogni notte va a fare un giro in mare, senza dubbio per inumidirsi le branchie. I piccoli nascono parimente, e vivono per qualche tempo sulla costa. Questi granchi abitano profonde buche, che scavano fra le radici e colà ammucchiano quantità sorprendenti di fibre strappate dal guscio della noce di cocco, sui quali riposano come sopra di un letto. I Malesi talora traggono partito di questo loro costume, e raccolgono la massa fibrosa che adoperano per gomene. Questi granchi sono buonissimi da mangiare; inoltre, sotto la coda dei più grossi vi è una grande massa di grasso, il quale, quando è sciolto, somministra talora fino ad un quarto di bottiglia di olio limpido. È stato asserito da alcuni autori che il Birgus si arrampica sugli alberi di cocco onde rubare le noci; io dubito molto che questo sia possibile; ma col Pandano questo compito sarebbe facilissimo. Mi fu detto dal signor Liesk che nelle isole il Birgus vive solo delle noci che sono cadute sul terreno.

Il capitano Moresby m’informa che questo granchio abita i gruppi delle Chagos e delle Sechelles, ma non il vicino arcipelago delle Maldivie. Abbondava anticamente a Maurizio, ma ora non se ne trovano se non che qua e alcuni più piccoli.

Nel Pacifico, si dice che questa specie, od una di costumi affinissimi, abita una sola isola madreporica al nord del gruppo delle isole della Società. Per mostrare la forza meravigliosa del primo paio di pinze, menzionerò che il capitano Moresby ne chiuse uno in una forte scatola di latta, nella quale erano stati conservati i biscotti, il coperchio era assicurato con filo di ferro; ma il granchio aperse gli angoli e fuggì. Nell’arrovesciare gli angoli, fece un gran numero di forellini nella latta.

Fui molto sorpreso trovando che due specie di coralli del genere Millepora (M. complanata ed alcicornis), avevano proprietà orticanti. I rami pietrosi o piastre, quando sono tolti di fresco dall’acqua, sono duri al contatto e non sono lubrici, quantunque abbiano un odore forte e sgradevole. La facoltà orticante sembra variare nei differenti esemplari; quando si premeva o si sfregava un pezzo sulla pelle tenera della faccia o del braccio, cagionava per solito una sensazione pungente, che veniva dopo l’intervallo di un secondo, e durava solo pochi minuti. Tuttavia, un giorno, avendo toccato solo il mio volto con uno dei rami, ne sentii subito un po’ di male; esso crebbe al solito dopo pochi secondi, e rimanendo il dolore forte per alcuni minuti, si sentiva ancora un’ora e mezza dopo. La sensazione era come quella di un ago, ma più simile a quella prodotta dalla Fisalia. Si producevano sulla pelle più tenera del braccio alcune macchiettine rosse che sembravano volessero formare pustole piene di acqua, ciò che non fu. Il signor Quoy menziona questo caso delle Millepore, ed ho sentito parlare di coralli orticanti delle Indie occidentali. Molti animali marini sembrano aver questa facoltà orticante: è stato riconosciuto nel viaggio dell’Astrolabio che oltre alla Fisalia, molte meduse e la Aplisia delle isole del Capo Verde, una Attinia o anemone marina, come pure un polipo coralligeno flessibile affine alle Sertularie, hanno questa facoltà di offendere o di difendersi. Si dice che nel mare delle Indie orientali, si incontra un’alga marina munita della facoltà orticante.

Due specie di pesci, del genere Scarus, sono più comuni, vivono esclusivamente di polipi coralligeni; hanno entrambi splendidi colori turchino-verde, ed uno vive sempre nella laguna e l’altro in mezzo agli scogli esterni. Il signor Liesk ci assicurò di aver veduto interi branchi di pesci che pascolavano colle loro forti mascelle ossee sulle cime dei rami corallini: apersi le intestina di alcuni, e le trovai piene di una fanghiglia sabbiosa calcare di colore gialliccio. Le disgustose e lubriche Oloturie (affini alle nostre stelle di mare), di cui son tanto ghiotti i gastronomi Cinesi, si nutrono pure moltissimo, a quanto mi disse il dott. Allan, di polipi coralligeni; e l’apparato osseo dentro al loro corpo sembra bene acconcio per questo scopo. Queste oloturie, il pesce, e le numerose conchiglie perforatrici, e le nereidi, che forano ogni masso di corallo morto, debbono essere agenti attivissimi per produrre la fina e bianca sabbia che sta al fondo e sulle spiaggie della laguna. Tuttavia, una parte di questa sabbia, la quale quando è inumidita somiglia grandemente a calce pesta, fu trovata dal prof. Ehrenberg, composta in parte di infusorii forniti di un invoglio siliceo.

 

Aprile 12. - Al mattino uscimmo dalla laguna rivolti all’isola di Francia. Sono ben contento di aver visitato quelle isole; tali informazioni si possono certo collocare fra le cose più meravigliose del mondo. Il capitano Fitz Roy non trovò il fondo con una sonda lunga 2160 metri, alla distanza solo di 2000 metri dalla sponda; quindi quest’isola forma un altissimo monte sottomarino, munito di fianchi ancor più ripidi di quelli del cono vulcanico più dirupato. La cima foggiata a scodella è larga quasi dieci miglia; ed ogni singolo atomo119, dalla più piccola pianticella al più grosso pezzo di roccia, di questa grande massa, che tuttavia è piccola quando si paragoni con molte altre isole della laguna, porta il segno di essere stato soggetto ad una disposizione organica. Sentiamo sorpresa quando i viaggiatori ci narrano delle grandi dimensioni delle piramidi e di altre grandiose rovine, ma quanto insignificanti sono le maggiori di queste, quando vengono comparate a questi monti di pietra accumulati dall’opera di vari e delicati animali! È questa una meraviglia che non colpisce dapprima gli occhi del corpo ma, riflettendoci dopo colpisce gli occhi della mente.

 

Darò qui una breve relazione intorno alle tre grandi classi di formazioni coralligene; cioè, Atolli, Argini e Scogli a fior d’acqua, spiaggie madreporiche, e spiegherò, le ride idee120 intorno alla loro formazione. Quasi ogni viaggiatore che abbia attraversato il Pacifico ha mostrato grandissima meraviglia per le isole dalle lagune, o Atolli secondo il loro nome indiano, nome che darò loro in seguito, ed ho cercato di spiegarne la formazione.

Fino dall’anno 1605, Pyrard sclamava con ragione: C’est une merveille de voir chacun de ces atollons, environné d’un gran banc de pierre tout autour, n’y ayant point d’artifice humain. Il disegno qui annesso dell’isola Whitsunday, nel Pacifico, copiato dal bellissimo viaggio del capitano Beechey, non che una scarsa idea dall’aspetto singolare di un atollo; è uno dei più piccoli, ed ha le sue strette isolette riunite insieme in un anello. L’immensità dell’Oceano, la furia dei frangenti, che contrastano colla terra bassa e l’acqua tranquilla di un verde brillante della laguna, non si possono immaginare se non si sono vedute.


I viaggiatori antichi s’immaginavano che gli animali dal corallo fabbricassero istintivamente quei grandi circoli per procurarsi un riparo nelle parti interne; ma ciò è tanto lungi dal vero, che quelle specie massiccie, dall’accrescimento delle quali sopra le parti più esposte dipende la stessa esistenza dello scoglio, non possono vivere dentro la laguna, ove prosperano altre specie dei rami delicatissimi.

Inoltre, con questo modo di vedere, si potrebbe supporre che molte specie di generi distinti e di famiglie si combinerebbero per uno scopo solo; e non si trova per una cosifatta combinazione, neppure un solo esempio in tutta la natura. La teoria più generalmente accettata è, che gli atolli abbiano per base crateri sottomarini; ma quando consideriamo la forma e la mole di alcuni, il numero, la vicinanza e le posizioni relative degli altri, questa idea perde il suo carattere plausibile; così l’atollo Suadiva ha il diametro di 44 miglia geografiche in una linea, e 34 in un’altra; Rimsky è lungo 54 miglia con 20 di larghezza ed ha un margine stranamente sinuoso; l’atollo Bow è lungo 30 miglia, ed in media è largo solo 6; l’atollo Menchicoff è fatto di tre atolli uniti e attaccati insieme. Questa teoria, inoltre, è al tutto inapplicabile agli atolli settentrionali, Maldiva nell’Oceano indiano (uno dei quali ha ottantotto miglia di lunghezza e da 10 a 20 di larghezza), perchè non sono circondati come gli atolli soliti da strette scogliere, ma da moltissimi piccoli atolli separati fra loro; altri piccoli atolli sporgono dalle grandi lagune centrali. Una terza teoria ancor migliore fu messa avanti da Chamisso, il quale credeva che siccome i coralli più esposti al mare crescono più vigorosi, fatto del resto certissimo, i margini esterni venissero su dalle fondamenta generali prima di ogni altra parte, e questo spiegherebbe la struttura ad anello o a scodella. Ma vedremo in breve, che in questa, come nella teoria dei crateri, è stata trascurata una importantissima considerazione, che è la risposta a questa domanda: su che cosa hanno posato le loro imponenti costruzioni i coralli costruttori di scogli, i quali non possono vivere a grandi profondità?

Il capitano Fitz Roy prese con gran cura moltissimi sondaggi sul margine ripido dell’atollo Keeling, e trovò che alla profondità di 18 metri, il sego preparato al fondo della sonda, veniva su invariabilmente colle impronte di coralli viventi, ma pulito come se fosse caduto sopra un tappeto di erba; man mano che la profondità cresceva, le impronte diminuivano, ma le particelle di sabbia che aderivano al sego si andavano facendo sempre più numerose, finchè alla perfine fu evidente che il fondo non era altro che un liscio strato di sabbia: per continuare la comparazione col prato, i ciuffi d’erba si facevano sempre più rari, finchè terminava in un terreno tanto sterile che nulla spuntava sopra di esso. Da queste osservazioni, confermate da molte altre, si può dedurre con certezza che la più grande profondità a cui i coralli possono costrurre scogli è tra 36 e 54 metri. Ora vi sono aree vastissime nel mare Pacifico e nell’Oceano Indiano, in cui ogni più piccola isoletta è di formazione coralligena, ed è solo tanto alta da ricevere i frammenti che vi gettano le onde, e la sabbia che vi ammucchia il vento. Così il gruppo degli atolli Radack è un quadrilatero irregolare, lungo 520 miglia e largo 240; l’arcipelago Low ha una forma ellittica; il suo asse più lungo è di 840 miglia, ed il più corto di 420; vi sono altri piccoli gruppi ed isole basse fra questi due arcipelaghi, facendo uno spazio lineare di oceano oggi lungo più di 4000 miglia, sul quale non sorge una sola isola sopra l’altezza specificata. Parimente, nell’oceano Indiano vi ha uno spazio di mare lungo 1503 miglia, che comprende tre arcipelaghi, nel quale ogni isola è bassa e formata dai coralli. Pel fatto che i coralli costruttori non vivono a grandi profondità, è assolutamente certo che in tutte queste vaste aree, ove vi ha ora un atollo, deve esservi stata in origine una base alla profondità di 36 a 54 metri dalla superficie. Non è affatto probabile che banchi di sedimento larghi, alti, isolati e dalle sponde ripide, disposti in gruppi ed in linee lunghe centinaia di leghe, abbiano potuto essere depositati nelle parti centrali e più profonde del Pacifico e dell’oceano Indiano, ad una distanza immensa dal continente, e dove l’acqua è limpidissima. È parimente improbabile che le forze sollevatrici abbiano alzato in tutta la distesa delle ampie aree suddette, un gran numero di banchi rocciosi fino da 36 a 54 metri dalla superficie del mare, e non mai un solo punto al dissopra di questo livello; perchè dove potremmo trovare su tutta la faccia della terra una sola catena di monti, lunga anche soltanto 100 miglia, colle sue numerose cime che si alzano di pochi metri sopra un dato livello, senza che una guglia si sollevi sopra di quello? Se dunque i fondamenti dai quali sorgono i coralli costruttori di atolli, non erano formati di sedimento, e se non si alzavano dal livello richiesto, essi devono necessariamente essersi abbassati fino a quello; e questo ad un tempo leva ogni difficoltà. Perchè man mano che un monte dietro l’altro, ed un’isola dopo l’altra si abbassavano lentamente sotto l’acqua, esse davano successivamente nuove basi allo accrescimento dei coralli. È impossibile entrare qui nei particolari necessari, ma io mi arrischio a sfidare121 chiunque a spiegare in un altro modo, come sia possibile che un gran numero di isole possa venire distribuito in mezzo a vaste aree - tutte le isole essendo basse - tutte costrutte da coralli, i quali abbisognano assolutamente di una base ad una limitata profondità dalla superficie.

Prima di spiegare come gli atolli acquistino la loro speciale struttura, dobbiamo volgere la nostra attenzione alla seconda grande classe, cioè agli scogli ad argine. Questi si estendono talora in linea retta in faccia alle sponde di un continente o di una grande isola, o circondano isole più piccole; nei due casi sono separati dalla terra da un largo e piuttosto profondo canale di acqua, analogo alla laguna che sta dentro ad un atollo. È notevole quanto poco si sia badato agli scogli ad argine, che circondano l’atollo; mentre sono invero strutture meravigliose. Lo schizzo qui annesso rappresenta parte dell’argine che circonda l’isola di Bolabola nel Pacifico, come si vede dalle guglie centrali. In questo caso tutta la linea dello scoglio è stata mutata in terra; ma per solito una linea di grandi scogliere bianco-neve, con qua e una isoletta adorna di noci di cocco divide le acque brune e gonfie dell’oceano dalla distesa verde brillante del canale a laguna. E le acque tranquille di questo canale generalmente bagnano un margine di basso terreno di alluvione, carico dei più bei prodotti dei tropici, che sta al piede di monti centrali, selvaggi, e scoscesi.

 

Gli scogli ad argine circondanti sono di varia dimensione, da taluni che hanno il diametro di tre miglia ad altri che hanno diametro di quarantaquattro miglia; e quello che sta di fronte da un lato, e circonda due capi della Nuova Caledonia, è lungo 400 miglia. Ogni scogliera racchiude una, due o parecchie isole rocciose di varie altezze, ed in un caso anche fino a dodici isole separate. Lo scoglio corre ad una distanza più o meno grande dalla terra chiusa; nell’arcipelago della Società generalmente da uno a tre o quattro miglia; ma ad Hogoleu lo scoglio è lontano 20 miglia sul lato meridionale, e 14 miglia sul lato opposto o settentrionale dalle isole che circonda. La profondità entro il canale a laguna varia pure molto; da 18 a 54 metri si possono calcolare come una media; ma a Vanikoro vi sono spazi che non hanno meno di 100 metri di profondità. Dal lato interno talora lo scoglio scende con un dolce pendio nel canale, talora finisce in una parete talvolta alta 60 a 90 metri sotto l’acqua; dal lato esterno, lo scoglio sorge, come un atollo, molto scoscesamente dal fondo dell’oceano. Che cosa vi può essere di più singolare di queste strutture? Vediamo un’isola, che può essere comparata ad un castello collocato sulla cima di un alto monte sottomarino, protetto da un gran muro di roccia corallina, sempre scosceso dal lato esterno e talvolta dal lato interno, con una larga cima livellata, qua e rotta da strette aperture, attraverso le quali possono passare grosse navi per entrare nel largo e profondo canale circostante.

Per quello che riguarda lo scoglio di corallo attuale, non vi è la più piccola differenza, nella dimensione generale, nel profilo, nell’aggruppamento, ed anche nei più insignificanti particolari di struttura, tra un argine ed un atollo. Il geografo Balbi ha con ragione notato, che una isola circolare è un atollo con una alta terra che si alza fuori della sua laguna; togliete la terra dall’interno, e rimane un atollo perfetto.

Ma quale è stata la causa per cui questi scogli si sono sollevati a tanta distanza dalle sponde delle isole che essi circondano? Non può essere per la ragione che i coralli non possono crescere accanto alla terra; perchè le spiaggie che stanno dentro il canale a laguna, quando non sono circondate di terreno di alluvione, sono spesso ornate di scogli di coralli viventi; e vedremo ora che v’ha una intera classe, la quale è stata detta spiaggie madreporiche per il suo attaccarsi alle sponde dei continenti e delle isole. Parimente, sopra quali fondamenti hanno appoggiata la loro struttura circolare quei coralli che non possono vivere a grandi profondità? Questa è in apparenza una grande difficoltà, analoga a quella che riguarda gli atolli, che è stata generalmente trascurata. Si vedrà più chiaramente studiando le sezioni seguenti, le quali sono esatte, e sono state prese nelle direzioni settentrionali e meridionali, fra le isole munite di scogli ad argine di Vanikoro, Gambier e Maurua; e sono fatte tanto verticalmente quanto orizzontalmente sulla stessa scala di sei millimetri e mezzo per miglio.

1. Vanikoro - 2. Isola Gambier - 3. Maurua.

 

L’ombreggiatura orizzontale mostra gli scogli ad argine e i canali a laguna. L’ombreggiatura inclinata sopra il livello del mare (AA), mostra la forma attuale del terreno: l’ombreggiatura inclinata sotto questa linea, mostra il suo probabile prolungamento sotto il livello dell'acqua.

 

Si deve osservare che le sezioni possono essere state prese in ogni direzione fra quelle isole, o fra molte altre isole circolari, ed i rilievi generali sarebbero stati i medesimi. Ora tenendo a mente che il corallo costruttore di scogli non può vivere ad una profondità maggiore di 36 a 54 metri, e che la scala è così piccola che gli scandagli alla destra mostrano una profondità di 365 metri, su che cosa posano dunque questi scogli ad argine? Dobbiamo noi supporre che ogni isola sia circondata da una sorta di collare sottomarino fatto di uno spigolo di roccia, o da un grande banco di sedimento, che termini precisamente nel punto in cui fa capo lo scoglio coralligeno? Se il mare avesse anticamente roso profondamente le isole, prima che queste fossero protette dagli scogli, tanto da aver lasciato un basso spigolo intorno ad esse sotto acqua; le spiaggie presenti avrebbero avuto invariabilmente per limite grandi precipizi; ma questo è rarissimamente il caso. Inoltre, con questa nozione, non è possibile spiegare perchè i coralli siano venuti su, come un muro, dal margine estremo esterno dell’orlo, lasciando spesso un largo spazio di acqua dentro, troppo profonda per l’accrescimento dei coralli. L’accumulazione di un largo banco di sedimento tutto intorno a quelle isole e in generale più largo ove le isole racchiuse sono più piccole, è molto improbabile, se si considera la loro posizione esposta nelle parti centrali e più profonde dell’Oceano.

Nel caso degli scogli ad argine della Nuova Caledonia, che si estendono per 150 miglia oltre la punta settentrionale dell’isola, nella medesima linea retta colla quale stanno di fronte alla costa occidentale, non è guari possibile di credere che un banco di sedimento abbia potuto così venir depositato dirittamente in faccia ad una isola alta, e tanto lontano dal termine di quella nel mare aperto.

Finalmente se osserviamo altre isole oceaniche di circa la stessa altezza, e di costituzione geologica consimile, ma non circondate da scogli di corallo, cercheremo invano una profondità circoambiente tanto insignificante quanto 54 metri, eccettuato proprio vicino alle sponde di quelle; perchè per solito le terre che sporgono repentinamente fuori dell’acqua, come è il caso per la maggior parte delle isole oceaniche circondate e non circondate, si immergono repentinamente in essa. Su che cosa dunque, ripeto, sono fondati questi scogli ad argine? Perchè, col loro largo, profondo e tranquillo canale, stanno essi così lontani dalla terra che racchiudono? Vedremo in breve sparire queste difficoltà.

Veniamo ora alla nostra terza classe, quella delle spiaggie madreporiche, che richiederanno un breve esame. Quando la terra si immerge repentinamente sott’acqua, questi scogli sono larghi solo pochi metri, e formano un semplice nastro o frangia intorno alle spiaggie; dove la terra scende con dolce pendio sott’acqua, lo scoglio si estende più avanti, talvolta fino a un miglio dalla terra; ma in questo caso i sondaggi presi al di fuori dello scoglio mostrano sempre che il prolungamento sottomarino del terreno è dolcemente inclinato. Infatti gli scogli si estendono soltanto a quella distanza dalla spiaggia alla quale si trova una base alla profondità richiesta di 36 a 54 metri. Per quello che riguarda lo scoglio attuale, non vi è nessuna differenza essenziale tra esso e quello che forma un argine od un atollo: tuttavia in generale è meno largo, e quindi poche isolette si sono formate sopra di esso. Pel fatto che i coralli crescono più vigorosi sul lato esterno e per l’effetto nocivo del sedimento trasportato dall’interno, il margine esterno dello scoglio è la parte più alta, e tra esso e la terra vi è generalmente un canale sabbioso, alto un metro o due. Nei luoghi ove si sono accumulati presso la superficie banchi di sedimento come in alcune parti delle Indie occidentali, essi vengono talora ornati di coralli, e quindi rassomigliano in qualche grado alle isole dalle lagune, o atolli; nello stesso modo in cui le spiaggie madreporiche, che circondano le isole dal dolce pendìo, rassomigliano alquanto agli argini.

 

Nessuna teoria intorno alla formazione degli scogli dal corallo che non comprenda le tre grandi classi, può essere considerata come soddisfacente. Abbiamo veduto che siamo stati indotti a credere all’abbassamento di quelle vaste aree, sparse di basse isole, di cui nessuna si eleva ad un’altezza alla quale il vento e le onde possano gettar sopra materiali, e tuttavia sono costrutte da animali che abbisognano di fondamenta, e di fondamenta non troppo profonde. Prendiamo dunque un’isola circondata da spiaggie madreporiche che non offra nessuna difficoltà nella sua struttura; e facciamo che quest’isola col suo scoglio rappresentato da linee non interrotte sull’incisione, vada lentamente abbassandosi. Ora mentre l’isola si affonda, sia di alcuni centimetri per volta, o al tutto insensibilmente, possiamo dedurre con certezza, da quello che si sa intorno alle condizioni favorevoli per l’accrescimento del corallo, che le masse viventi, bagnate dalle onde sul margine dello scoglio giungeranno in breve alla superficie. Tuttavia l’acqua invaderà man mano la spiaggia, l’isola diventerà più bassa e più piccola, e lo spazio tra la punta interna dello scoglio e la spiaggia andrà facendosi proporzionatamente più largo. Le linee punteggiate danno qui una sezione dell’isola e dello scoglio in questo stato dopo un abbassamento di alcune centinaia di metri. Supponiamo che si sian formate isolette di corallo sullo scoglio; e che una nave abbia gettato l’ancora nel canale a laguna. Questo canale sarà più o meno profondo, secondo il grado di abbassamento, secondo la quantità di sedimento che vi si sarà accumulata dentro, e secondo il crescere dei coralli dai rami delicatissimi che possono colà vivere. In questo stato lo spaccato rassomiglia per ogni riguardo ad uno fatto per un’isola circondata; infatti è un vero spaccato di Bolabola nel Pacifico. Noi ora vediamo ad un tempo la cagione per cui gli scogli ad argine, che circondano un’isola stanno tanto lontano dalle spiaggie che hanno di fronte. Possiamo anche vedere, che una linea tirata perpendicolarmente in giù dallo spigolo esterno del nuovo scoglio alle fondamenta di roccia solida sotto l’antica spiaggia madreporica, supererà di altrettanti centimetri quanti sono stati i centimetri di abbassamento quel piccolo limite di profondità a cui possono vivere i veri coralli: - i piccoli architetti hanno costrutte le loro grandi masse simili a murature, mentre il tutto si abbassava sopra una base formata di altri coralli e dei loro frammenti consolidati. Così la difficoltà a questo riguardo che sembrava tanto grande, scomparve.

AA. Orlo esterno delle spiagge madreporiche al livello del mare.

BB. Sponde scogliose dell’isola.

A’A’. Orlo esterno della spiaggia, dopo il suo crescere durante un periodo di abbassamento, mutato ora in argine, con isolette sopra di esso.

BB’. Sponde dell’isola ora circondata.

CC. Canale e laguna.

 

Nota. - In questa e nella seguente incisione, l’abbassamento della terra potrebbe essere rappresentato solo da un apparente sollevamento nel livello del mare.

 

A’A’. Orlo esterno dell’argine al livello del mare, con isolette sopra di esso.

BB’. Sponde dell’isola racchiusa.

CC. Canale e laguna.

A”A”. Orlo esterno dello scoglio convertito ora in atollo.

C’. Laguna del nuovo atollo.

 

Nota. - Secondo la vera scala, le profondità del canale a laguna e della laguna sono molto esagerate.

 

Se invece di un’isola avessimo preso la spiaggia di un continente orlata di scogli, ed avessimo immaginato che si fosse abbassata, ne sarebbe venuto evidentemente un grande argine diritto, come quello dell’Australia o della Nuova Caledonia, separato dalla terra da un largo e profondo canale.

Prendiamo il nostro nuovo scoglio ad argine circolare, di cui lo spaccato è ora rappresentato da linee non interrotte, e che, come ho detto, è un vero spaccato preso a Bolabola, e facciamolo abbassare. Mentre lo scoglio ad argine si abbassa lentamente, i coralli continuano a crescere all’insù vigorosamente; ma mentre l’isola si sta affondando, l’acqua invaderà palmo a palmo la spiaggia - i monti separati che formavano prima isole separate entro una grande scogliera, e finalmente l’ultima e più alta guglia andranno scomparendo. Al momento che questo ha luogo, un atollo perfetto si forma: io ho detto, togliete la terra alta dentro ad uno scoglio ad argine circolare e rimane un atollo, e la terra è stata tolta. Noi possiamo ora vedere come avviene che certi atolli, essendo venuti fuori da scogli ad argine circondanti, rassomigliano loro nella mole generale, nella forma, nel modo in cui sono aggruppati insieme, e nella loro disposizione in linee semplici o doppie; perchè si potrebbero dire disegni grossolani delle isole sommerse sulle quali posano ora. Possiamo inoltre vedere come vada che gli atolli del Pacifico e dell’oceano Indiano, si estendono in linee parallele fino ai profili generalmente prevalenti delle alte isole e delle grandi linee costali di quei mari. Perciò, mi arrischio ad affermare, che colla teoria del crescere dei coralli, mentre la terra122 andava abbassandosi si possono semplicemente spiegare tutti i profili principali di quelle meravigliose strutture, le isole dalle lagune o atolli, che hanno destata tanto lungamente l’attenzione dei viaggiatori, come pure gli angoli ad argine, non meno meravigliosi, sia che circondino piccole isole, sia che si estendano per certinaia di miglia lungo le spiaggie di un continente.

Si potrà domandare, se io possa dare qualche prova diretta dello abbassarsi degli scogli ad argine o degli atolli; ma bisognerà considerare quanto difficile debba sempre essere lo scoprire un movimento, che tende a fare affondare sotto acqua la parte alterata. Nondimeno, sull’atollo Keeling osservai sopra tutti i lati della laguna antichi alberi di cocco di cui il terreno era seminato e che stavano cadendo; ed in un punto i pali che servivano di fondamento ad una tettoia, i quali, secondo quello che asserivano gli abitanti erano sette anni prima al dissopra del punto dell’alta marea, si trovavano ora bagnati da tutte le maree; avendo fatto alcune domande venni a sapere che tre terremoti, uno dei quali molto forte, si erano sentiti qui durante gli ultimi dieci anni. A Vanikoro, il canale a laguna è notevolmente profondo, pochissimo terreno di alluvione si è accumulato al piede delle alte montagne che esso circonda, ed isole sommamente piccole sono state fatte per l’ammucchiarsi dei frammenti e della sabbia sull’argine paretiforme; questi fatti, ed alcuni altri analoghi, mi hanno indotto a credere che quell’isola dovesse essersi abbassata di fresco e lo scoglio dovesse esservi cresciuto: anche qui i terremoti sono frequenti e fortissimi.

D’altra parte nell’arcipelago della Società, ove i canali a laguna sono quasi ricolmi, ove si è ammucchiato buona copia di terreno di alluvione, e dove in certi casi si sono formate lunghe isolette sugli scogli ad argine, e dove i fatti dimostrano tutti che le isole non si sono abbassate di fresco, si sentono piccolissime e rarissime scosse di terremoto. In queste formazioni coralligene, ove la terra e l’acqua sembrano lottare per avere la supremazia, deve esser sempre difficile giudicare fra gli effetti di un mutamento nelle maree ed un lieve abbassamento; è cosa certa che molti di questi scogli e di questi atolli vanno soggetti a qualche sorta di mutamento; sopra certi atolli le isolette sembrano essersi ingrandite di molto durante un periodo recente; in altri esse sono state in parte o tutte portate via dalle acque. Gli abitanti di alcune parti dell’arcipelago Maldiva conoscono la data della prima formazione di certe isolette; in altre parti, i coralli crescono ora sopra scogli bagnati dalle acque, ove buche fatte per servire di sepolture dimostrano la primiera esistenza di terra abitata. È difficile poter credere a frequenti mutamenti nelle correnti delle maree di un oceano aperto; mentre abbiamo terremoti ricordati dagli indigeni di alcuni atolli, e nei grandi spacchi osservati in altri atolli abbiamo prova di mutamenti e di sconcerti derivati dalle regioni sotterranee.

Colla nostra teoria è evidente che le coste semplicemente ornate di scogli non possono essersi abbassate in un qualche modo percettibile; e perciò debbono, dopo l’accrescimento dei loro coralli, essere rimaste stazionarie o essersi sollevate. Ora è notevole come si possa generalmente dimostrare, colla presenza degli avanzi organici sollevati, che le isole munite di spiagge madreporiche sono state sollevate; e fin qui, questa è una prova indiretta in favore della nostra teoria. Fui colpito particolarmente di questo fatto, quando trovai con mia somma sorpresa, che le descrizioni date dai signori Quoy e Gaimard erano applicabili, non agli scogli in generale siccome essi li intendevano, ma solo a quelli della classe delle spiaggie madreporiche; tuttavia la mia sorpresa cessò quando trovai in seguito che, per un caso strano, si poteva dimostrare colle loro osservazioni che tutte le varie isole visitate da quegli eminenti naturalisti, erano state sollevate durante un periodo geologico recente.

Colla nostra teoria di abbassamento si possono spiegare non solo i grandi rilievi di struttura degli scogli ad argine e degli atolli, e la loro somiglianza nella forma, nella mole, e in altri caratteri - teoria che siamo oltre a ciò forzati ad ammettere per molte di queste aree, vista la necessità di trovare una base pei coralli alla profondità voluta - ma molti particolari della struttura e molti casi eccezionali possono così venire semplicemente spiegati. Darò solo alcuni pochi esempi. Negli scogli ad argine, è stato notato da un pezzo con sorpresa, che precisamente in faccia ai passaggi in mezzo allo scoglio si trovano valli nella terra circondata, anche in casi ove lo scoglio è separato dalla terra da un canale a laguna largo quanto lo stesso passaggio e molto più profondo di esso, per cui non sembrerebbe guari possibile che la piccolissima quantità d’acqua o di sedimento portata giù potesse recar danno ai coralli dello scoglio. Ora, ogni scoglio della classe delle spiagge madreporiche è rotto da una stretta porticina in faccia al più piccolo ruscello, anche se questo rimane asciutto durante la più gran parte dell’anno, perchè la melma, la sabbia, o ghiaia, che per caso viene trascinata giù, uccide i coralli sui quali viene a deporsi. In conseguenza, quando una isola così munita di spiagge madreporiche si abbassa, sebbene moltissime di quelle strette porticine si vadano probabilmente chiudendo pel crescere dei coralli esternamente e all’insù, tuttavia alcune che non si chiudono (e alcune debbono sempre rimanere aperte pel fatto che dal canale a laguna viene sedimento ed acqua impura) continueranno a rimaner di prospetto alle parti più alte di quelle valli, all’imboccatura delle quali la base originaria della spiaggia madreporica era rotta.

Possiamo facilmente vedere come un’isola cinta solo da un lato, o da un lato con una punta o due circondata da scogli ad argine, possa in seguito ad un lungo e continuo abbassamento venir convertita o in un semplice scoglio paretiforme, o in un atollo con una grande e diritta sporgenza nel mezzo di esso, o in due o tre atolli congiunti insieme da scogli diritti - tutti questi casi eccezionali si osservano attualmente. Siccome i coralli costruttori di scogli hanno bisogno di cibo, sono divorati da altri animali, sono uccisi dal sedimento, non possono aderire ad un fondo mobile, e possono venire facilmente trascinati ad una profondità dalla quale non possono alzarsi di nuovo, non possiamo sorprenderci nel vedere che gli scogli tanto degli atolli come degli argini divengano in parte imperfetti. Così il grande scoglio ad argine della Nuova Caledonia è imperfetto e rotto in molte parti; quindi, dopo un lungo abbassamento, questo grande scoglio non produrrà un grande atollo lungo 400 miglia, ma una catena o un arcipelago di atolli, di dimensioni quasi uguali a quelle dell’arcipelago Maldiva. Inoltre, una volta che un atollo sia rotto nei due lati opposti, è probabile che le correnti oceaniche delle maree passino direttamente in mezzo a quelle aperture, e quindi è molto improbabile che i coralli, specialmente durante un continuo abbassamento, possano riunirsi di nuovo assieme, e se questo non segue, mentre tutta la massa si abbassa, un atollo deve allora dividersi in due o in un numero maggiore di atolli. Nell’arcipelago Maldiva vi sono atolli distinti tanto affini fra loro nella posizione, o separati da canali immensurabili o profondissimi (il canale fra l’atollo Ross e l’Ari è profondo 280 metri, e quello fra gli atolli al nord e al sud di Nillandoo è profondo 373 metri), che è impossibile guardare ad una carta senza credere che fossero un tempo più intimamente riuniti. E in questo stesso arcipelago, l’atollo Mahlos-Mahdoo è diviso da un canale che si biforca, profondo da 186 a 200 metri, per modo che non è guari possibile dire se si debbano strettamente chiamare tre atolli separati, o un grande atollo non ancora al tutto diviso.

Non entrerò in molti altri particolari, ma debbo osservare che la curiosa struttura degli atolli al settentrione di Maldiva viene semplicemente spiegata (considerando la libera entrata del mare in mezzo agli argini rotti) col crescere dei coralli esternamente e all’insù, i quali posavano in origine tanto sopra i piccoli scogli staccati nelle loro lagune, come segue negli atolli comuni, o sulle parti rotte dello scoglio lineare del margine come quelli che limitano ogni atollo di forma ordinaria. Non posso astenermi dal notare ancora una volta la singolarità di queste strutture complesse - un grande disco sabbioso e generalmente concavo che sorge repentino dall’immensurabile oceano, colla sua espansione centrale ripiena, e col suo orlo simmetricamente orlato di bacini ovali di roccia coralligena che sfiora la superficie del mare, talora ricoperta di vegetazione, e contenente ognuno un lago di acqua limpidissima!

Ancora una osservazione particolare: siccome nei due vicini arcipelaghi i coralli prosperano in uno e non nell’altro, e siccome tante condizioni prima enumerate debbono alterare la loro esistenza, sarebbe un fatto inesplicabile se, durante i mutamenti a cui la terra, l’aria, e l’acqua vanno soggette, i coralli costruttori di scogli potessero continuare a vivere perpetuamente in un dato punto o area. E siccome colla nostra teoria le aree che comprendono atolli e scogli ad argine vanno abbassandosi, dobbiamo occasionalmente trovare scogli morti e sommersi. In tutti gli scogli, a cagione del sedimento che è stato trascinato fuori dalla laguna o dal canale o laguna sotto vento, quel lato è meno favorevole ad un continuato e vigoroso accrescimento dei coralli; quindi le parti morte dello scoglio non di rado si presentano dal lato sotto vento; e questi, sebbene conservino ancora la loro propria struttura paretiforme, si sono ora in parecchi casi affondati di vari metri sotto la superficie. Il gruppo Chagos sembra per qualche causa, forse perchè lo abbassamento è stato troppo rapido, essere ora in circostanze molto meno favorevoli per lo accrescimento dello scoglio di quello che era anticamente: un atollo ha una parte del suo scoglio marginale, lungo nove miglia, morto e sommerso; un secondo ha solo pochi e piccolissimi punti di coralli viventi che vengono fino alla superficie; un terzo ed un quarto sono al tutto morti e sommersi; un quinto è una vera rovina, di cui la struttura è quasi distrutta. È notevole che in tutti questi casi, gli scogli morti e le parti dello scoglio stanno quasi alla stessa profondità, cioè da undici a quindici metri sotto la superficie, come se fossero stati trascinati giù da un movimento uniforme. Uno di questi atolli semi-affondati, così chiamato dal capitano Moresby (al quale vado debitore di molti ragguagli importantissimi), è molto vasto, cioè, di novanta miglia geografiche in una direzione, e di settanta miglia in un’altra linea; ed è per molti rispetti curiosissimo.

Siccome colla nostra teoria segue che i nuovi atolli si formino generalmente in ogni nuova area di abbassamento, due obbiezioni molto gravi potrebbero venire addotte, cioè, che gli atolli debbono crescere indefinitamente di numero; e in secondo luogo, che nelle antiche aree di abbassamento ogni atollo separato deve crescere indefinitamente di spessezza, se non si potessero presentare prove della loro occasionale distruzione. Così abbiamo delineato la storia di questi grandi anelli di roccia coralligena, dalla loro prima origine durante i mutamenti normali, e durante gli incidenti occasionali della loro struttura, fino alla loro morte e finale distruzione.

 

Nel mio volume intorno alle CORAL FORMATIONS, ho pubblicato una carta, nella quale ho colorito in turchino scuro tutti gli atolli, e gli scogli ad argine in azzurro chiaro, e le spiaggie madreporiche di rosso. Queste ultime sono state formate mentre la terra è rimasta stazionaria, o, come appare dalla presenza frequente degli avanzi organici sollevati, mentre andava lentamente alzandosi: d’altra parte, gli atolli e gli argini, sono venuti su durante l’opposto movimento di abbassamento, e questo movimento deve essere stato graduatissimo, e nel caso degli atolli tanto vasto nel suo complesso da avere sommerso ogni cima montuosa sopra grandi spazi di mare. Ora in quella carta vediamo che gli scogli tinti di azzurro chiaro e di turchino scuro, che sono stati prodotti dallo stesso ordine di movimento, in generale stanno gli uni vicini agli altri. Vediamo pure, che le aree colle due tinte azzurre sono molto estese; e che stanno separate da linee estese di costa tinta in rosso e queste due circostanze possono naturalmente essere state dedotte, dalla teoria che la natura degli scogli sia stata governata dalla natura del movimento della terra. Merita menzione, che in più di un caso ove i singoli circoli rossi e turchini si mostrano gli uni agli altri, posso dimostrare che vi sono state oscillazioni di livello; perchè in questi casi i circoli rossi o spiagge madreporiche consistono di atolli, formatisi in origine, secondo la nostra teoria, durante l’abbassamento, ma poi sollevati di nuovo; d’altra parte, alcune delle isole azzurro-chiaro sono composte di roccia coralligena, che devono essere state sollevate alla presente altezza prima che avesse avuto luogo lo abbassamento, durante il quale gli scogli ad argine attuali andavano crescendo.

Alcuni scrittori hanno notato con sorpresa, che quantunque gli atolli siano le strutture coralligene più comuni in tratti di mare tanto enormi, essi mancano al tutto in altri mari, come nelle Indie occidentali; possiamo ora vederne ad un tempo la cagione, perchè ove non v’è stato abbassamento, gli atolli non possono essersi formati, e nel caso delle Indie occidentali ed in alcune parti delle Indie orientali, si sa che questi spazi si sono sollevati durante un periodo recente. Le aree più larghe, colorate di rosso e di turchino, sono tutte allungate; e tra i due v’ha un grado di rozzo alternarsi, come se il sollevamento dell’una abbia bilanciato l’abbassarsi dell’altra. Prendendo in considerazione le prove del recente sollevamento, tanto sulle coste a spiaggie madreporiche e in alcune altre (per esempio, nel Sud dell’America) ove non vi sono scogli coralligeni, siamo indotti a concludere che i grandi continenti siano per la massima parte aree di sollevamento, e dalla natura degli scogli coralligeni, che le parti centrali dei grandi oceani siano aree di abbassamento. L’arcipelago delle Indie orientali, la terra più spezzata del mondo, è in moltissime parti una area di sollevamento, ma circondata e compenetrata, probabilmente in più di una linea, da strette aree di abbassamento.

Ho segnato con punti vermigli tutti i numerosi vulcani attivi che si trovano nei limiti di quella medesima carta. La loro assoluta mancanza da ognuna delle grandi aree di abbassamento, sia di colore azzurro pallido o azzurro scuro, è molto notevole; e non meno notevole è la coincidenza delle principali catene vulcaniche colle parti colorite in rosso, per cui siamo indotti a conchiudere che siano rimaste o lungamente stazionarie, o più generalmente si siano sollevate di fresco. Quantunque alcuni pochi dei punti vermigli s’incontrino non molto lontani dai singoli circoli tinti in azzurro, tuttavia non un solo vulcano attivo è collocato entro parecchie centinaia di miglia di un arcipelago, o anche di un piccolo gruppo di atolli. È quindi, un fatto notevole che nell’arcipelago degli Amici, che ora è composto di un gruppo di atolli sollevatisi, e quindi parzialmente invasi, due vulcani, e forse un numero maggiore, sono conosciuti per essere stati attivi nei tempi storici. D’altra parte, quantunque moltissime delle isole del Pacifico che sono circondate da scogli ad argine, siano di origine vulcanica, sovente cogli avanzi dei loro crateri ancora distinti, non si sa che nessuno di essi sia mai stato in eruzione. Quindi sembrerebbe che in questi casi i vulcani cominciassero a far eruzione e si estinguessero nello stesso luogo, secondo l’azione che avveniva colà dei movimenti di sollevamento o di abbassamento. Si potrebbe menzionare un numero infinito di fatti per dimostrare che gli avanzi organici sollevati sono comuni ovunque v’hanno vulcani attivi; ma finchè non si possa dimostrare che nelle aree di abbassamento, i vulcani mancavano o erano inattivi, la supposizione che la loro distribuzione dipendesse dal sollevarsi o dall’abbassarsi della terra, quantunque probabile per se stessa, sarebbe molto arrischiata. Ma ora, credo, possiamo liberamente ammettere questa importante deduzione.

Dando un’ultima occhiata alla carta, e tenendo a mente i fatti stabiliti intorno agli avanzi organici sollevati, dobbiamo sentirci molto meravigliati della vastità delle aree che hanno sopportato mutamenti di livello tanto in alto quanto in basso, durante un periodo geologicamente non remoto. Parimenti sembra che i movimenti di sollevamento e di abbassamento seguano quasi la stessa legge. In tutta l’estensione delle aree sparse di atolli, ove neppure una punta di terra sporge al dissopra del livello del mare, l’abbassamento deve essere stato enorme. Inoltre questo abbassamento sia continuo, sia temporaneo con intervalli sufficientemente lunghi, acciocchè i coralli portassero di nuovo i loro viventi edifizi alla superficie, deve necessariamente essere lentissimo. Questa conclusione è forse la più importante che si possa dedurre dallo studio delle formazioni coralligene; ed è tale che sarebbe difficile l’immaginare un altro metodo con cui potervi arrivare. E neppure posso lasciare in disparte la probabilità della primiera esistenza di grandi arcipelaghi di alte isole, nei punti ove ora anelli di roccia coralligena rompono appena la vasta distesa del mare, gettando una qualche luce sulla distribuzione degli abitanti di altre grandi isole, che rimangono ora tanto lontane l’una dall’altra nel mezzo dei vasti oceani. I coralli costruttori di scogli hanno in vero messo in vista e conservato meravigliose memorie delle oscillazioni sotterranee del terreno; in ogni scoglio ad argine noi vediamo una prova che la terra si è colà abbassata, ed in ogni atollo un monumento di una isola ora perduta. Possiamo così, come un geologo che sia vissuto dieci mila anni ed abbia conservato memoria dei mutamenti avvenuti, avere qualche intima conoscenza del grande sistema col quale la superficie di questo globo si è sollevata, e la terra e l’acqua hanno mutato posto.





115 Queste piante sono descritte negli Annals of Nat. Hist., vol. I, 1838, pag. 3337.



116 Le tredici specie appartengono agli ordini, seguenti; Coleotteri, un piccolo Elaterio; Ortotteri, un Grillo ed una Blatta; Emitteri, una specie; Omotteri, due; Neurotteri, una Crisopa; Imenotteri, due formiche; Lepidotteri notturni, una Diopea, ed un Petroforo (?); Ditteri, due specie.



117 I grandi uncini o pinze di alcuni fra questi granchi sono benissimo acconci, quando sono ritirati dentro, a formare un opercolo nella conchiglia, quasi tanto perfetto quanto quello che apparteneva in origine al mollusco. Mi venne assicurato, e, per quanto osservai ne fui persuaso, che certe specie di paguri adoperano sempre certe specie di conchiglie.



118 Alcuni indigeni portati da Kotzebue al Kamtschatka raccolsero ciottoli per portarli al loro paese.



119 Naturalmente escludo un po’ di terra che è stata importata qui in bastimenti da Malacca e da Giava, e parimenti alcuni piccoli frammenti di pomice, trascinati dalle onde. Deve essere anche escluso il masso di diorite, dell’Isola settentrionale.



120 Queste furono lette per la prima volta innanzi alla Società geologica nel maggio 1837, e sono state sviluppate poi in un volume separato col titolo di Strutture and Distribution of Coral Reefs.



121 È cosa notevole che il signor Lyell, anche nella prima edizione dei suoi Principles of Geology, deduce che la somma di abbassamento nel Pacifico debba avere ecceduto quella del sollevamento, da ciò che l’area della terra è piccolissima, relativamente agli agenti che tendevano a formarla, cioè i coralli costruttori e l’azione dei vulcani.



122 Ho trovato con mia grande soddisfazione il seguente brano in una memoria fatta dal sig. Couthouy, uno dei grandi naturalisti della grande Spedizione Antartica fatta dagli Stati Uniti: - «Avendo esaminato personalmente un gran numero di isole madreporiche o dal corallo, ed avendo dimorato otto mesi fra quelle di natura vulcanica, munite di spiaggia e parzialmente circondate di scogli, mi permetterò di affermare che le mie osservazioni mi hanno convinto della esattezza della teoria del Sig. Darwin». - Tuttavia i naturalisti di quella spedizione differiscono con me in alcuni punti riguardo alle formazioni coralligene.



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