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Il profondo rispetto per le Donne, che regnava ancora nel secolo dell'antica Cavallerìa, si mantenne parecchi anni dopo, sotto la forma di Amor Platonico. Ogni Uomo di buon gusto si sceglieva una Amante, e proclamava sul Campo il suo rigore, e la sua crudeltà con delle canzoni, dei Madrigali, delle Elegie, non avendo in mira altra ricompensa cha la reputazione di Amante fedele, e di buon Poeta.
Siccome le Donne erano continuamente sotto la custodia dei loro Padri, o dei loro fratelli, prima di essere maritate, e che erano parimente custodite, e rinchiuse per il resto dei loro giorni dai propri mariti, queste passioni platoniche non erano esposte a quelli istessi accidenti, che si vedono sovente fra gli Amanti dei giorni nostri.
Inoltre esse erano veramente disgraziate. La specie di prigione in cui erano ritenute dai loro Sposi, e la poca fiducia, che avevano nei versi amorosi dei loro Cavalieri faceva sì, che esse detestavano gli uni, non curavano gli altri, e procuravano formare delle relazioni con degli Uomini di maggior loro gusto, che non lo erano i loro gelosi Mariti, e i loro platonici Amanti.
In quelli tempi di gelosia una diffidenza perpetua sembrava esistere fra gli Sposi, come se poco dopo il Matrimonio l'uno avesse detto all'altra: = Adesso, o Signora, io sò bene quali sarebbero le vostre mire: mi convien dunque invigilare sulla vostra condotta, e lo farò con tale attenzione, che vi toglierò i mezzi di sodisfare alla vostra inclinazione. = Voi avete ragione, o Signore, gli rispondeva la Sposa con umiltà: io vi prego di custodirmi, e invigilare sopra di me, con tutta la premura, e il rigore, che la vostra prudenza saprà suggerirvi; io poi non sarà meno vigilante, e noi vedremo la fine di tutto questo. = L'affare non mancava di finire come si avrebbe dovuto prevederlo. La sola risorsa che aveva lo Sposo era di fare assassinare l'Amante favorito.
Dall'uso, in cui si era, di proibire alla moglie ogni altra società fuori di quella di suo Marito, si passò a quello di non più soffrire che Ella comparisse in pubblico in sua compagnia, e si volle che un altro uomo la conducesse, e l'accompagnasse per tutto.
Avanti che i Mariti si risolvessero ad adottare una simile moda, presero delle misure per assicurarsi di un punto che aveano sempre riguardato come importantissimo. Osservando che la specie di prigione, in cui si ritenevano le Donne, era generalmente condannata, e che ogni apparenza di gelosia faceva mettere in ridicolo gl'istessi Mariti, essi acconsentirono che le loro Spose comparissero in pubblico, e nelle più brillanti assemblee, ma sempre accompagnate da uno dei loro amici, sulla di cui probità potessero contare, e che però non dispiacesse alle loro Spose. Un tale espediente non poteva essere se non grato al bel sesso, che era già persuaso che ogni cangiamento dei sistema, praticato fino allora, doveva essergli vantaggioso. Ben presto si convenne generalmente che le Donne potrebbero comparire nei luoghi pubblici dando il braccio a un Cavaliere, che fù chiamato Cicisbeo. Si stabilì ancora in particolare, che fintanto che la Dama fosse fuori di casa sotto la sua custodia, non parlerebbe ad alcuno che davanti a lui, e con suo consenso: egli doveva essere suo Guardiano, suo amico, e suo scudiere. Adesso l'uso vuole che questo Cavaliere faccia una visita alla sua Dama quando è alla Toelette, dove l'uno, e l'altra concertano il piano della loro serata. Egli prende congedo avanti pranzo, e vi ritorna poco dopo per condurre la Signora al passeggio, alla conversazione, al Teatro, e dovunque ella desidera di andare: la serve per le scale, le presenta la tazza di caffè, le accozza le carte; le sbracia il suo scaldino: la riconduce finalmente a casa, e restituisce il suo deposito al marito, che rientra allora nelle sue funzioni.
Non è sempre cosa facile il trovare un Cavalier servente, che piaccia ugualmente al marito, e alla moglie. Sul principio di questa istituzione, lo Sposo preferiva, dicesi, gli Amanti platonici, i di cui consigli supponeva che potrebbero render più giusta, e ragionevole la maniera di pensare della sua Sposa, e impegnarla a conformarsi alla sua. È certo che si sono veduti parecchi esempj, in cui i servitori di questo genere hanno avuto delle mire affatto contrarie; ma questi esempj provano solo che i mariti si erano ingannati nella loro scelta.
Per quanta assurdità vi sia l'immaginare che i mariti credano che le relazioni fra le loro Spose, e i loro amici sieno interamente platoniche, ve ne è ancora molta più in pensare, come alcuni, che questa specie apparente di servitù civile e graziosa sia sempre stata, e sia ancora un fomite di libertinaggio, e di disordine, di cui sieno i complici gl'istessi mariti. Coloro che hanno ancora tale opinione non saprebbero addurre altra provi che la loro malignità, e pochi esempj di scandalo generalmente riprovati.
Alcuni Mariti, è vero, servendo loro stessi di Cicisbei ad altre Donne non possono godere se non a delle condizioni reciproche di un tal privilegio: in conseguenza essi non si fanno alcuno scrupolo di sacrificare il proprio onore per ottenere l'altrui. Non si può negare che non vi siano degli Uomini abbastanza viziosi per tenere una simil condotta; da per tutto si sente parlare di convenzioni di quella natura. Ma che un tal sistema, o qualche cosa di simile sia generale, è questo un errore falsamente radicato negli animi maligni, o troppo creduli. Forse ancora tutti quelli, che per inclinazione, o per temperamento non si piccano di un amore platonico, hanno motivo di sospettare, che si prendano altri quelle istesse libertà, che vengono loro accordate. Per uno strano pregiudizio, frutto dell'amor proprio, e della vanità, ciò che sembra una debolezza scusabile in una Donna, comparisce in un altra una amabile atrocità, e quanti vi sono, che fanno da Giudici, allorchè dovrebbero andare in massa colli altri rei!
Malgrado la più perfetta armonia, e l'unione la più costante, che si vede regnare in poche famiglie fra il marito, e la moglie, è tale la tirannia dell'uso, che debbono separarsi ogni sera per andare alla conversazione, o allo spettacolo, onde non esser messi in ridicolo, e divenire la favola del Paese. Ciò non ostante i conjugi, che si trovano in un simile caso, sono certamente più felici di quelli, che non già l'uso, e l'etichetta, ma il loro cattivo umore, o piuttosto la loro avversione obbliga a separarsi.
Il Cavalier Servente è ordinariamente un giovine, ma povero Gentiluomo, a cui la fortuna non permette di avere una carrozza, e che si crede ben fortunato di essere ammesso sotto un auspicio favorevole nelle più brillanti società, e strascinato al teatro come un accessorio della sua Dama.
Vi è un gran numero di Cavalieri Serventi, di cui la figura, gl'incomodi, e le infermità smentiscono apertamente le istorie scandalose, che si spacciano sul loro conto. Vi sono in questo numero delli esseri, che non possono trovarsi più a proposito, tanto riguardo al corpo, che allo spirito per salvare la reputazione delle Dame, a cui stanno continuamente d'intorno. Bisogna confessare però, che vi sono dei Cavalieri di un genere molto diverso, di cui la figura, e lo spirito deve certamente incontrare molto più il genio delle Donne, che servono, che quello dei loro mariti. Talvolta il marito è povero, il Cavaliere è ricco; e in questo caso combinano fra loro più facilmente. Del resto presso tutti li Uomini saggi, prudenti, filosofi, egoisti, l'onor delle Dame si trova così bene stabilito, e assicurato, che cosa alcuna non è capace di distruggerlo, per quanto possano essere graziosi, e amabili i loro serventi.
Sieno ree, o innocenti queste intime relazioni, poco importa: ciò che sembra strano, e maraviglioso, è l'osservare che delli Uomini, e Uomini di spirito, possano consumare una sì gran parte del loro tempo, e servire minuziosamente una Donna. Per investigare la sorgente di questa strana consumazione di tempo basterà l'osservare, che nei nostri Paesi1 la Nobiltà non ardisce neppure mescolarsi in affari di politica, si vergogna di occuparsi al commercio, non può procurarsi un impiego nel servizio militare, tanto di terra, che di mare, e che nei vasti Palazzi che possiede, ad altro non si diverte, ad altro non si occupa, che a fare una suonata di cimbalo, o leggere una gazzetta.
In così miserabile circostanza se un Uomo nobile e ricco non ama il gioco, o il vino, che farà egli? Non avrà altra risorsa contro la noja, che la società di una Donna. Quelli che da lungo tempo sono soliti di ricorrere a un tale espediente se ne sono trovati benissimo, per quanto sembri straordinario a chi non lo conosce. Secondo loro, cosa alcuna non può addolcire i disgusti, e dissipare le amarezze della vita con tanta efficacia, quanto la società di una Donna amabile, e graziosa. Nel caso ancora, come ogni Uomo onesto deve pensare, che le relazioni più intime che si hanno con quella Donna non passino i limiti della semplice amicizia, vi è qualche cosa di più dolce, e di più dilettevole in quella conversazione, che in quella delli Uomini. Il cuore delle Donne è più sincero, meno interessato, e più costante nelle sue inclinazioni: in generale esse hanno una maggiore sensibilità, e delicatezza.
"Benissimo, benissimo, mi sento dire all'orecchio: tutto questo può esser vero: ma un Uomo non potrebbe egli godere di tutti questi vantaggi all'istesso punto di perfezione quando non avesse altra intimità e amicizia, che per la sua moglie, e che non badasse punto a quella del suo vicino? Ma una Donna non potrebbe ella fare l'istesso riguardo a suo marito?" Nò Signore, niente affatto, mi ha risposto un bello spirito, a cui io pure dimandavo poco fà l'istessa cosa. "E perchè nò?" Perchè questo non è l'uso. La risposta a una interrogazione così semplice non sembrerà probabilmente troppo sodisfacente.
Questo non è l'uso! eppure questa è la sola risposta, e il solo motivo, che si possa addurre in giustificazione di un tale abuso.
Questo sistema è affatto straniero al basso popolo. Le povere Donne essendo in generale le più feconde, cariche di figli, e di miseria, non trovano nè il tempo, nè la maniera di adornarsi in guisa, onde piacere a delli Uomini. In oltre la gelosia, che era una volta uno dei caratteri i più giusti dati al paese, regna ancora fra il popolo. Colui, che si azzardasse di visitare la moglie di un artigiano, corre il rischio benchè nobile, e ricco di esser mal ricevuto. Il pretesto della civiltà, e della convenienza, che ammette una visita ad una Dama non può addursi in faccia ad una povera donna, onde sembra che ella, o suo marito debba pagar troppo cara la minima attenzione di un Cavaliere.
Io ho sovente sentito dire, che le Donne di questo Paese avevano l'arte singolare di rendere schiavi per tutta la vita i loro amanti . Quest'arte, qualunque sia, non sembra dipendere intieramente dalle attrattive, e dalle grazie della persona; mentre ve ne sono parecchie fra loro, che allorquando ancora la loro bellezza è passata, e che più non sono nell'età delle passioni, conservano ciò non ostante il più grande ascendente su i loro amanti. Si vedrà per esempio un Uomo giovine, e ricco, sposare una bellissima Donna, e non cessare per questo di rendere le istesse attenzioni alla sua amica già vecchia. In questo caso è cosa naturale il credere che la giovine sposa saprà inspirare a suo marito bastante virtù e prudenza, onde tutto il tempo che passerà colla sua amica, venga impiegato in maniera da non fare alcun torto alla sua amabile Compagna.
Uno straniero, ammirando la soddisfazione che li abitanti del Paese mostrano trovare in questa costanza, e nel loro tenero attacco ad una Donna, volle egli stesso farne la prova. Arrestatosi nel corso dei suoi viaggi in una grande, e popolata Città, vi fissò con una tale intenzione il suo soggiorno. Le sue lettere di raccomandazione, le sue maniere gentili, il suo spirito, la sua figura, il suo rango, tutto concorse a potere spaziare il pensiero tra una folla di Bellezze, di cui avea fatta la conoscenza. Un colpo d'occhio basta. Eccolo divenuto amico, amante, o secondo l'usata espressione Cavalier Servente. Era scorso già poco tempo, che egli era addetto al servizio quando un dopo pranzo andò a cercare l'amico istesso, che li avea procurata la conoscenza della Dama, coll'idea di far seco un giro in carrozza. Per disgrazia arrivò appunto, che questi si era alzato da tavola, ed avea bisogno secondo il solito di due o tre ore di riposo dopo il suo pranzo, onde non potendo accettare l'offerta, disse per scusa "io sono nelli orrori della digestione" Informandosi quindi egli della sua passione colla Dama = Ah! non mi parlate più di passione, li replicò; questa è passata, e noi siamo appena adesso alli orrori dell'amicizia.
Del resto, malgrado il nostro Ammiratore straniero di tanta costanza, e fedeltà, si dice comunemente che si hanno adesso delle passioni meno forti, che non si avevano nei secoli passati; in una parola che si ama meno di quel che si amava una volta . Per spiegare questo paradosso in apparenza, bisogna gettare un colpo di occhio sullo stato attuale della nostra galanteria. Primieramente tutti convengono che essa è ben degenerata. Più non si godono quei teneri sentimenti, quelle cure delicate, quei piaceri velati, che si conoscevano ancora sono già cento anni. Inoggi altro non si osserva che un traffico dichiarato di falsità, di inconseguenze, qualche volta di tradimenti, e sempre della doppiezza convenuta fra i due sessi. L'amor proprio attacca una Donna: l'arte, e la seduzione ne fà far la conquista; l'incostanza, e la malignità la disonora, l'ingiuria, o la disprezza. Non vi è nulla di sì comico quanto il sentire i nostri giovani moderni mettere in ridicolo l'amore, considerarlo come una mancanza di spirito, riguardarlo in fine come uno Dio dei tempi passati, e applaudirsi dei loro piaceri passeggieri, e qualche volta avvelenati. Ecco il carattere degli Amanti dei nostri tempi. S'immaginano di essere dei Filosofi, ed in sostanza altro non sono che degli sciocchi disgraziati. Imprigionati in un ammasso di intrighi che gli degradano, invecchiano sempre scherzando, e benedicendo il Secolo fortunato che si è disfatto di tutte le Chimere di amore, e di fedeltà.
Noi usiamo bene spesso l'ingiustizia di accusare le Donne di una tale leggerezza di cui sono piuttosto le vittime, che le cause. Conviene considerarle in generale degli esseri deboli, delicati, e sensibili che obbediscono alle impressioni che loro si danno: rassomigliano a quella pianta che il tatto il più leggiero fa rientrare in se stessa. Una dolcezza, una sensibilità naturale che esse hanno nell'anima, è un organo potente che le farebbe inclinare al bene, con maggiore facilità che non le strascina verso il male. Ma che mai si deve aspettare da esse circondate come sono da quel Vortice di esseri falsi, che si fanno uno studio di vincerle, un dovere di ingannarle, e che nascondono la crudeltà di Tiranni sotto la maschera di Seduttori?
L'unione conjugale autorizzata dalla Religione, e dalle Leggi offre essa minori inconvenienti? Il Matrimonio altro non è che un contratto illusorio disteso da un Notaro, ratificato da un Curato, fra due persone che si uniscono forse per non vivere insieme. I nostri Mariti moderni sono tanto avvezzi ad ingannare, e disprezzare le loro amanti che più non sanno adattarsi allorchè si tratta di stimare le loro Spose, e la stima è il primo freno per un essere che ha qualche idea della virtù. Colui che è tanto imprudente, ed ingiusto per disprezzare la sua Moglie, le dà in qualche maniera il diritto di giustificare questo odioso sentimento; ed è precisamente sua colpa quando ella ne profitta.
Siamo una volta sinceri. L'onestà si scoraggisce ben presto, allorchè si trova senza ricompensa. Si comincia coi lamenti, e i rimproveri; succede la noja; finalmente l'esempio dà del coraggio, e si preferisce il disordine dei piaceri a quella morale noiosa che affligge lo spirito, tormenta il cuore, e che non serve al più che a render tranquilla la coscienza. Inoltre è cosa ben dolce per una Donna il vendicarsi coll'apparenza della felicità del Despota indifferente che glie ne toglie la realtà, spogliando i doveri coniugali dell'ornamento ben dolce, e consolante che imprime loro l'Amore. Di quì ne nasce la sregolatezza dei sentimenti, e della condotta, e quel delirio di spirito che sovente l'anima disapprova. Si fà una prima scelta; si arriva a pentirsene; si passa a una seconda; ne succede ancora un pentimento; infine più non si sceglie.
Gli Uomini soli hanno dato luogo a questo contagio che circola in tutti i rami della società. Dove mai è andata quella politezza, quel rispetto per il bel sesso, sorgente di tanti piaceri; in una parola quella delicatezza che nobilitava l'Amore, e faceva nascere in mezzo al bisogno dei sensi la nobile emulazione della costanza, e della virtù? Uno sterile Egoismo ha preso il posto delle nobili passioni che noi lodiamo nei nostri antenati, e che sarebbero poste in ridicolo, se qualcheduno avesse la smania di praticarle.
Si pagano ben cari i freddi contrassegni di Amore di alcune Donne che mediante una somma di danaro si dispensano di essere amabili, virtuose, e modeste; mentre tutti questi belli attributi formano con loro un incomodo contrasto. Con questo mezzo esse giungono talvolta a togliere ai nostri belli spiriti fautori del nuovo sistema l'imbarazzo della loro salute, del loro danaro, e dei loro buoni sentimenti, seppure ne avevano. Tutto questo succede assai rapidamente, senza inspirar loro neppure pochi momenti di un ardente passione che potrebbe almeno in apparenza giustificargli. Questa agitazione momentanea farebbe loro forse conoscere che hanno un Anima, e avrebbero almeno il piacere della sorpresa. Quando giovani alberi sani, e vigorosi si scoloriscono a un tratto, si spogliano dei frutti, e delle foglie, e appassiscono, non sono i colpi del vento che hanno cagionata la loro caduta, ma bensì un insetto che nell'interno della terra, rode, e avvelena le loro radici. L'applicazione non è difficile. Per disgrazia tutto ciò che io potrei dire delle nostre Frini, non distruggerà ciò che esse sanno fare. È già noto che il loro più gran favorito è sempre l'oggetto principale del loro inganno. Ma ciò non importa: Conviene adattarsi alla moda, pensionare il vizio, sacrificarsi ai piedi dell'Idolo, e cuoprirlo di diamanti per esser citato negli Annali della Galanteria, come un Uomo di spirito.
Senza avvedermene, io ho preso un tuono di morale poco a proposito, e mi sono sviato dal principale soggetto. Continuiamo a esaminarlo.
Non vi è cosa tanto comune fra noi quanto il Cicisbeato. Con tutto questo infino ad ora alcuno non ci ha fornito dei lumi sufficienti sopra l'etimologia di questa speciosa parola. Siccome però in una lingua non vi è alcun termine di nuova creazione, che non sia relativo ad un fatto, o a una circostanza, si può dunque congetturare che Cicisbeato sia un termine di Onomatopeja2 preso dal fischio che fà nell'aria una voce che mormora leggermente. Così il Cicisbeato è lo stato del Cicisbeo, e Cicisbeare, è il verbo che ne denota l'esercizio.
Si dice che in Francia sotto il Regno di Filippo V, si formasse una società di Fanatici sotto il nome di Lega degli Amanti. Il loro oggetto era di provare l'eccesso del loro amore con una ostinazione invincibile in sopportare soprattutto i rigori delle stagioni.
I Cavalieri, secondo l'Abate Villy, le Dame, e le Damigelle che erano iniziate in questo nuovo Ordine, dovevano, seguendo le Leggi del loro istituto, cuoprirsi leggermente nei più gran freddi, e assai gravemente nei più gran caldi. Nell'Estate essi accendevano un gran fuoco a cui si scaldavano, come se ne avessero un eccessivo bisogno. Nell'Inverno poi sarebbe stata una vergogna per essi, se si fossero accostati un momento al Camminetto. Allora invece di fuoco, e di legna si vedevano guarniti tutti i Camminetti di foglie, e di altre verzure, se se ne poteva avere.
Ogni nazione, ed ogni Secolo ha avuto il suo eccesso particolare di pazzia; si pretende che questa stravagante società abbia data l'idea di quella del Cicisbeato: Comunque siasi questo è fra noi, come ho già detto, lo stato di un Cavaliere scelto da una Dama per servirla, accompagnarla in Carrozza, al passeggio, trattenerla, divertirla, in fine disannojarla. Egli è un servitore libero, distinto dal mercenario, un mobile divenuto quasi oramai di necessità perchè le leggi del mondo galante obbligano una giovine Dama ad aver sempre dei simili servitori ai suoi Ordini.
Quella è almeno l'idea che noi ci siamo fatta da lungo tempo della condizione del Cavalier Servente. Le nazioni vicine che ne hanno seguitato 1'esempio, ne vantano una consimile.
È dunque stabilito che un Cavalier Servente è una specie di ornamento di cui assolutamente una Dama non potrebbe far senza. Ve ne sono alcune che ne hanno due, tre, cinque, sei ec. Penetrano essi nell'interno il più segreto dell'appartamento senza farsi prima annunziare, ed essendo parecchi, una Dama di spirito dà a ciascuno di essi la loro ora di servizio. Non vi è cosa tanto bizzarra quanto il vedere due di quelli Servitori senza Livrea di cui l'uno entra nel momento che l'altro esce; salutarsi sì freddamente, come se non si fossero conosciuti giammai.
Ai tempi nostri il Cavalier Servente è giunto al più alto grado di perfezione, e di civiltà. La moda cominciò dalle Dame della più alta sfera, e qualità, ma a poco, a poco quelle ancora di un secondo ordine l'hanno tutte adottata. Le sole Donne del popol vivono ancora secondo i loro vecchi costumi.
È da notarsi che un Cavalier Servente addetto al servizio di una Donna pazza, capricciosa, e stravagante, come ve ne sono nel Mondo, deve mettere in pratica una pazienza più facile ad ammirarsi, che ad imitarsi.
L'uso del Cicisbeato è una legge non scritta, ma di tacita convenzione corroborata dal tempo, garantita dalla moda, e che non ammette alcuna interpretazione. Se accade talvolta, ciò che è però molto raro, che qualche giovine sposo pretenda eccettuar la sua moglie da tal costume, diviene ben presto la favola della Città; talchè poi meglio illuminato, lasciata in libertà la sua moglie si pone al servizio egli pure di un altra Dama.
Vi sono alcune Città in cui questo uso è più generale, e più raffinato che in alcune altre. Fra le Leggi singolari che si osservano è da notarsi che una Dama, non può entrare, o servirsi della carrozza del Cavaliere suo amico3: si presumerebbe che ella fosse al servizio del Cavaliere, e ciò sarebbe un offender le Leggi dell'Etichetta già convenuta.
Le Donne che hanno lasciato il Mondo, perchè il Mondo ha voluto lasciarle, prendono tutta l'aria, è l'aspetto di Devote, o Bacchettone, servendomi del vero termine. Queste hanno pure dei servitori privilegiati, e senza Livrea; ma di questi ci risparmieremo il parlare.
Sembra senza dubbio cosa maravigliosa che le Donne nei nostri Paesi che per antica tradizione si rappresentano altrove, di là dai monti, strettamente rinchiuse, come oggetti disgraziati della strana gelosia dei loro mariti, godano adesso da per tutto di una tal libertà che non hanno nulla da invidiare nè ad alcuna Nazione, nè ad alcun Secolo. È vero però che l'epoca di quella galante rivoluzione non è fra noi molto antica. Sessanta, o settanta anni addietro una Donna prudente, ed onesta non riceveva una visita senza il consenso, e la presenza di suo marito. Una estrema soggezione è succeduta a poco a poco a una estrema libertà. Ai nostri giorni la gelosìa non si conosce, e non trova alcuno accesso sopratutto verso i Grandi. Se ne vede appena qualche vestigio fra il basso popolo, dove, come ho detto, non è ancora seguitata la moda. Il nostro Paese è certamente debitore a quella Rivoluzione nella galanteria di una sicurezza, e di una quiete che ha posto fine a tanti accidenti funesti, a tante tragiche avventure, tradimenti, e violenze di ogni specie, di cui sono ripiene le nostre Istorie particolari. I duelli sopratutto in cui a forza di sangue si decideva dei Diritti di un Uomo sopra una Donna più non si conoscono. Il carattere della Nazione è cangiato, e forse le sole Donne ne hanno tutto il vanto.
Ciò che reca maggior maraviglia è il vedere molti di questi impegni galanti sostenersi un gran numero di anni. Ve ne sono alcuni che vantano dieci, venti, e fino quarant'anni. Bisogna dunque supporre che siano essi fondati sopra una reciproca stima, sopra la virtù, ed il merito senza di che languisce, e si rompe infallibilmente il nodo il più intimo.
Se in sostanza il Cicisbeato ha le sue grazie, e i suoi piaceri, non lascia ancora di avere il suo ridicolo, e i suoi inconvenienti. Ordinariamente esso rende i tuoi fedeli Settarj, nojosi, impoliti, selvaggi in tutto il resto della società. Questa razza di Uomini dominati da una trista indolenza, attaccati continuamente alle Donne, mostrano voler far consistere la loro fedeltà, ed esattezza nel volger le spalle a tutto il genere Umano.
Nelle conversazioni numerose, e brillanti tutti i componenti sono disposti a coppia a coppia. Ciascun Cavaliere parla sempre all'orecchio della sua Bella, affettando parlar di cose misteriose, e importanti. Disgraziato colui che vi si trova senza avere anche egli un impegno galante. Sarà obbligato a prendere il partito di nojoso spettatore, o di partire di là senza disturbare la compagnìa bene occupata con un inutile congedo.
Bisogna frattanto convenire che lo stabilimento del Cavalier Servente racchiude in se qualche vantaggio. Esso dà una specie di occupazione ai giovani cadetti di famiglia, destinati al Celibato per la mediocrità di loro fortune, o per un assurdo sistema4 che sin quì si tiene in vigore, egli salva dai disordini perniciosi, a cui va soggetta la gioventù senza freno, facendo delle cattive conoscenze.
Un giovine sregolato che si è dato in preda al più vergognoso Libertinaggio, si vedrà poi difficilmente legato in amicizia con una Dama saggia, ed onesta, se pure non avesse dato delle prove non equivoche del suo pentimento, e della sua mutazione.
Del resto è cosa poco onorevole per una Dama, che presentandosi nel Mondo, abbia da mendicare un Servente; ed è nel tempo istesso così poco stimabile fra noi un Cavaliere ozioso, e privo affatto di simili impegni, quanto lo è in Francia un Gentiluomo che non ha mai servito, o che almeno non ha portato in dosso un uniforme militare. Un giovine senza la conoscenza di alcuna Dama vien sospettato di un cattivo carattere, di essere un Libertino, o di avere almeno l'intenzione dì divenirlo.
Questo sistema stabilito dalla Politica la più raffinata occupa talmente le Donne dell'unica premura di piacere che esse non hanno il tempo, o la volontà di imbarazzarli in altri affari. Incapaci di cabale, e di intrighi propri di quelli che vogliono ingannare i lori simili, la Toelette forma tutta l'estensione del loro distretto: Vi passano elleno quindi la maggior parte della loro giornata, e mettono alla prova più grande la pazienza delle loro Cameriere. Il resto è diviso in due parti uguali; l'una in vesite da ricevere, o rendere, l'altra al passeggio, e al Teatro.