Gerhard Rohlfs
Tripolitania

LA LIBIA ITALIANA IN GENERALE (Tripolitania e Cirenaica in largo senso)

I. Confini ed area totale.

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LA LIBIA ITALIANA IN GENERALE
(Tripolitania e Cirenaica in largo senso)

I. Confini ed area totale.

Sommario. — Grande incertezza nei limiti politici e fisici della Libia. — Confine tra Tunisia e Tripolitania colla convenzione franco-turca del 19 maggio 1910, dal capo Agadir a Ghadames. — Limiti incerti tra Ghadames e Ghat: l’oasi di Gianet. — Niun accordo sinora pel limite meridionale, nell’Hinterland della Tripolitania e Cirenaica. — Spedizioni militari turche nel Tibesti e nel Borku, annessione di Kufra. — Il confine coll’Egitto dal golfo di Sollùm all’oasi Siuah. — Il limite Mediterraneo. — Area approssimativa della Libia e sue divisioni principali sotto il dominio turco.

La Tripolitania in largo senso, — o la Libia come prevale denominarla — nei suoi limiti attuali (per quanto poco definiti) non forma una regione geografica propriamente detta, ma soltanto un corpo politico, passato dalla sovranità della Turchia a quella dell’Italia, la quale, esordiendo coll’occuparvi alcuni tratti del litorale, nella fiducia di giungere poco a poco alla presa di possesso delle parti interne, ha intenzione d’instaurarvi gradatamente un governo più stabile del precedente e portare il paese allo stato di civiltà che gli è consentito dalla sua posizione, dalle modeste risorse del terreno, dall’attitudine colonizzatrice degl’Italiani medesimi.

Se volessimo invece ricercare una unità geografica nel nostro nuovo dominio africano, dovremmo allargarne alquanto i confini, neppure in questo caso potendo precisarli, considerata l’imperfetta cognizione che abbiamo sinora di quel paese: nella sua forma plastica generale verrebbe a comprendere tutta la regione tra il Mediterraneo ed il sollevamento montuoso Tarso-Tümmo-Tasili, specie di catena trasversale mediana del Sahara, che la separa dal versante Sudanese o del Ciad, e dovrebbe terminare verso nord-ovest alle bassure dello Sciott el-Gerid (Tunisia meridionale) e del Sahara Algerino orientale, a nord-est alla regione del Delta Egiziano od alla serie di oasi più orientali del Deserto Libico. Questa vastissima area può considerarsi divisa in due parti, di cui la settentrionale o versante del Mediterraneo si allarga e si restringe in modo multiforme e si appoggia ad un gradino montuoso, per mezzo del quale si accede ad una zona interna, senza scolo, costituita in maggior parte dal Fezzàn a occidente, dal gruppo d’oasi di Kufra e dipendenze ad oriente.

Risulta da ciò che la massima regna tanto nei limiti attuali politici, quanto in quelli fisici della Libia; mentre ci acconceremmo di buon grado ad una delimitazione entro gli estremi confini fisici testè accennati — ma che certo non ci sarà consentita dalle potenze vicine — non potremmo però accettare che come un minimo il confine politico che ci verrebbe dall’estendere la Libia sino alla catena trasversale Tarso-Tümmo-Tasili, visto che la Turchia, colle sue conquiste, estese lo Hinterland Tripolino sino nel cuore del Tibesti o del paese dei Tibbu.

Seguendo quanto ebbi occasione di dire in un mio precedente lavoro 4, ben piccola parte dei confini terrestri della Libia può dirsi determinata. La convenzione del 19 maggio 1910 tra la Francia e la Turchia stabilì il confine definitivo tra la Tunisia e la Tripolitania, dal Mediterraneo sino a Ghadames; la Francia ottenne quanto desiderava, portando sul mare il confine 28 chilometri più a sud ed ingrandendo così il suo territorio: il punto di partenza non è più a Kasr Biban, bensì a Râs Agedir (Adjedir), rimontando poscia l’Uadi Mokta. A mezzogiorno di Ghadames l'accordo non potè stabilirsi, essendovi anche delle divergenze circa il possesso dell’oasi di Gianet, reclamata dai Turchi e situata a circa 100 chilometri a sud-ovest di Ghat: secondo un accordo franco-turco del 1906, per stabilire un modus vivendi tra le due parti, si era creata una zona neutra attorno a Gianet; ma i Francesi vollero troncare la questione colle armi, e, poco dopo l’inizio della guerra italo-turca, occuparono l’oasi al 27 novembre 1911. questo è il solo punto controverso del confine occidentale tra Ghadames e Ghat, giacchè i nostri vicini sembrano basarsi su una linea ipotetica, ad angolo retto rientrante nel Fezzàn, che fu sin qui segnato su molte carte, mentre noi riteniamo che almeno la strada carovaniera diretta tra quelle due città debba far parte dei domini italiani, se pure il confine non venga portato più ad occidente al margine dell’altopiano d’Eguelé, seguendo un’altra carovaniera meno importante, pure a sud di Ghadames.

Nessun documento esiste che giustifichi l'anzidetta linea ipotetica, come l’altra pure ad angolo rientrante, tra Ghat e Tümmo. Tümmo (nome applicato ad un nodo montuoso, attraversato dal Chormut e cioè «Passo difficile»), luogo con sorgenti e boschetti, era considerato in genere come il punto più meridionale del dominio turco del Fezzàn, e sulle carte il confine ipotetico prende poi una direzione a nord-est, sino all’incrocio del Tropico del Cancro col 16o meridiano est di Greenwich, intersezione che segnerebbe l’estremità nord della linea che separa le sfere d’influenza della Francia e della Gran Brettagna, secondo la convenzione franco-britannica del 21 marzo 1899, — convenzione non accettata dalla Turchia e, bisogna dirlo, stipulata, come tante altre, a dispetto delle popolazioni poste in quelle sfere d’influenza, alcune delle quali ignoravano probabilmente l’esistenza delle due potenze che volevano dividersi i loro territori.

Una prova che la detta convenzione non fu ammessa dalla Turchia, la si ha nelle spedizioni militari condotte dai Turchi, a sud-est di Tümmo, nel Tibesti, paese che fu posto sotto la giurisdizione di un Kaimakam (cioè capo di distretto), collocando guarnigioni turche a Bardai e Tao: ed è noto il fatto dell’occupazione turca di Ain Galakka, più a sud-est, nel Borku 5, avvenuta nell’aprile 1911, contro la quale elevò protesta la Francia presso la Sublime Porta. Anche la presenza di un Kaimakam a Kufra sembrava confermata, quantunque la oasi non fosse presidiata da una guarnigione turca. Ciò c’induce a ritenere che il dominio turco, anche solo nominale, nella Tripolitania si fosse di molto allargato dopo la spedizione del Rohlfs da Tripoli a Kufra (1878-79) e che i limiti della vasta regione siano ben lungi dall’essere anche solo abbozzati.

Dal lato dell’Egitto il confine della provincia di Bengasi 6 (Cirenaica o Barca) sembra essere a un dipresso determinato per circa due gradi di latitudine attraverso l'altopiano della Marmarica, con una linea quasi meridiana, che dal mezzo del golfo di Sollûm conduce a Kasr Rumi (a circa 25° 20' long. E. Gr. e 30° 45' lat. N.), nell’oasi di Siuah, lasciando quindi al Barca l’oasi di Giarabub, overa sin qui la sede principale degli Snussi (di poi trasportata a Kufra, indi a Guro); ma anche tale tracciato è prematuro, ritenendo taluni che il golfo di Sollûm debba appartenere per intero alla provincia di Bengasi: in tal caso il confine, sul mare, partirebbe dal 26° meridiano E., cioè dal capo (Râs) Halema o Haleima. Ad ogni modo l’Inghilterra — come fece la Francia a Gianet (vedi a pag. XVII) — ha voluto risolvere la questione a suo profitto, facendo annettere dalla Turchia all’Egitto tutta la costa ad occidente di Alessandria sino alla metà del golfo di Sollûm; questa annessione è dichiarata provvisoria; ma, per esperienza, sappiamo come tali occupazioni, qualora eseguite da potenze molto accorte, finiscano sempre per diventare definitive.

Quando la presa di possesso della Tripolitania e dipendenze sarà completa, almeno nei punti principali, spetterà al nostro governo il definire le questioni di confine colle potenze vicine, incominciando dalle linee generali, salvo poi a procedere a delimitazioni più esatte a misura che il bisogno se ne farà sentire.

Con dati così esigui, si capisce facilmente come sia assai difficile procedere ad una valutazione esatta della superficie della Libia, avendosi soltanto come confini accertati quello da Ghadames al Mediterraneo e la costa di questo mare tra Râs Agedir e il golfo di Sollûm. Tuttavia, per giungere ad un risultato approssimativo, supporremo in via provvisoria, senza pregiudicare per nulla gli accordi che potranno prendersi in seguito rispetto all’Hinterland — che il confine orientale da Kasr Rumi sia prolungato, da nord a sud, sino al Tropico del Cancro, formando così una lunghezza totale, dal mare, di circa otto gradi in latitudine od 890 chilometri; che seguendo il tropico si proceda ad ovest sino a 16° di longit. E., poscia a sud ovest sino a Tümmo e da questo luogo verso ovest-nord-ovest sino all’oasi di Gianet, con un limite meridionale sviluppato per circa 1800 chilom.; che una linea unisca le due oasi di Gianet e di Ghadames, onde il confine occidentale, prolungato sino a Râs Agedir col nuovo tracciato, avrà in totale uno sviluppo di circa 1100 chilometri. Il confine settentrionale è dato dalla costa del Mediterraneo, che, tra Râs Agedir ed il golfo di Sollûm misura circa 1900 chilometri (non tenendo conto dei minori frastagliamenti), incurvandosi, verso il mezzo, a formare il vasto seno della Gran Sirte.

Entro quest’approssimativo quadrilatero, di circa 5700 chilometri di contorno, l’area compresa è di circa 1.500.000 chilometri quadrati, secondo un mio calcolo planimetrico provvisorio 7, cioè oltre cinque volte la superficie del Regno d’Italia o tre volte quella delle altre nostre colonie africane (Eritrea e Somalia), area che potrebbe essere aumentata ancora di un terzo o di un quarto se il confine verso sud-est venisse portato sino ad includere il Tibesti ed adiacenze, in tutto od in parte.

Questa gran distesa africana si divideva sotto il dominio turco in due parti, cioè il vilaiet di Tripoli (col Fezzân) e la provincia o mutessariflik indipendente di Bengasi o Barca: alla seconda doveva essere stato aggregato, come dipendenza nominale, il gruppo d’oasi di Kufra, ed al primo apparteneva l’oasi di Ghat; mentre non sappiamo a quale delle due grandi divisioni amministrative doveva essere annesso il nuovo territorio del Tibesti; ma forse lo era del Fezzân, dal quale sono state dislocate le truppe per l’occupazione turca.

Come per altre divisioni dell’Impero ottomano, un limite ben definito tra Tripolitania e Barca non si conosce; ma si fa partire, per lo più, dall’estremità meridionale della Gran Sirte, dirigendolo nell’interno verso sud-est: il limite meridionale del vero Barca sarebbe dato dalle oasi di Gialo ed Augila, al di delle quali, 300 chilometri più a sud, giace la dipendenza di Kufra.

 





4              Guido Cora, Il valore della Tripolitania. In 8.o di 16 pagine. Roma, «Nuova Antologia», 1911 (estr. dal Fascicolo del 1.o novembre). 



5              Sul Tibesti ed il Borku la miglior fonte è sempre l’eccellente opera del dott. G. Nachtigal, Saharâ und Sûdân (3 volumi, Berlino 1879-1889), di cui diedi succosi riassunti nel mio Cosmos (volumi VII a X), riuniti poi in un volume a parte (Guido Cora, Viaggi di G. Nachtigal nella Tripolitania, Sahara e Sudan centrale, Roma 1912). — I Francesi colle loro spedizioni militari, non sempre fortunate, nell’Uadai, hanno aggiunto nuovi materiali alla conoscenza del Borku e dell’Ennedi, che meritano però ancora di essere coordinati



6              La vera ortografia del nome, corrispondente alla pronuncia araba, è Ben-Ghâzi; tuttavia seguo la forma Bengasi per uniformarmi all’uso comune.



7              L’Almanacco di Gotha presenta la cifra di 1.051.000 Km. q., la quale evidentemente fa astrazione dell’oasi di Kufra e adiacenze e segue ad occidente quel confine ad angoli rientranti cui alludevo poc’anzi.



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