Gerhard Rohlfs
Tripolitania

CAPITOLO II Da Weimar a Tripoli, passando per Parigi, Marsiglia e Malta.

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CAPITOLO II

Da Weimar a Tripoli, passando per Parigi, Marsiglia e Malta.

Sommario. — Il viaggiatore, per espresso incarico della Società africana, si reca a Gotha per rappresentarla ai funerali di Petermann. Partenza per Parigi. — Sull’ «Assyrien» da Marsiglia a Malta. — Arrivo nel porto di Valetta ai 18 di ottobre. — Il portofranco non ha contribuito a migliorare le condizioni della città di Valetta. — Le favorevoli condizioni del clima di Malta. — I Maltesi un popolo misto di diverse nazionalità. — Partenza da Valetta ed arrivo a Tripoli.

Ai 5 di ottobre 1878 ci diede commiato in Berlino la Società geografica. Un addio non è cosa lieve, ma questa volta fu assai doloroso per la notizia giunta alcuni giorni prima della morte di Petermann. La Società geografica m’incaricò di rappresentarla ai funerali del grande geografo di Gotha; un triste còmpito, ch’io avrei ad ogni modo anche adempito, ma che ora, a poca distanza dalla partenza, mi commoveva sino al fondo delle viscere. Di tutti i viaggiatori, infatti, nessuno, come me, era stato in così stretta relazione con lui; nessuno forse, al pari di me, ne aveva ricevuto tanti buoni consigli ed un aiuto morale così efficace, e nessuno meglio di me sa probabilmente ciò che egli deve aver sofferto e quanto deve aver combattuto prima di venire al disperato proposito di togliersi la vita e di rapire così troppo presto alla scienza uno dei suoi migliori appoggi. Pace alle sue ceneri!

Il mio compagno, dott. Stecker, lasciò Weimar il 7 ottobre per precedermi e fissar gli alloggi a Parigiera appunto l’epoca dell’esposizione internazionale — ed io con mia moglie mi posi in viaggio il giorno dopo.

Presa un’ardita risoluzione, essa non aveva esitato a dare un addio alla patria, e rinunziare agli agi a cui era accostumata, al circolo degli amici, agli squisiti godimenti artistici in Weimar, solo per essere più vicina all’uomo di sua elezione, per poter passare alcune settimane di più in sua compagnia e, specialmente, per poter essergli utile durante la spedizione. Io dapprima esitai ad accettare il sacrificio, sapendo che in Tripoli poco si può fare assegnamento sul trovare agi, comodità o solo con certezza un alloggio discreto. Io confidavo a questo riguardo sulla provata ospitalità dei consoli europei, ma quanti erano forse stati traslocati od erano morti dacchè io ero stato a Tripoli già da dieci anni!

A Parigi non rimanemmo che il tempo necessario per assistere ad una seduta del Comitato della Società geografica francese, radunatosi espressamente per determinare con noi alcuni punti desiderevoli per l’esplorazione dell’Africa.

Col treno ordinario percorremmo la nota via da Parigi a Marsiglia; terminammo in questo porto, dove il sig. von Csillagh e Carlo Eckart, di Apolda, vennero a raggiungerci, alcuni dei nostri preparativi ed andammo quindi a bordo del battello a vapore «Assyrien», appartenente alla Compagnia Fraissinet. Il direttore avea con singolare generosità accordato una riduzione di prezzo considerevole ai membri della spedizione, che erano ora cresciuti sino ad otto teste.

Il mare tranquillo, l’aria primaverile e la compagnia d’interessanti personaggi resero la traversata assai piacevole. Passando dinanzi alle coste delle isole di Corsica e di Sardegna, la sera del secondo giorno dopo la nostra partenza scorgemmo le spiagge lontane dell’isola di Sicilia, ed ai 18 di ottobre alle 7 ore pomeridiane giungemmo nel porto di Valetta. Imbruniva già, e per quanto ci adescasse la vista delle vie ben illuminate, preferimmo nonostante di passare la notte a bordo, perchè avevamo con noi una gran quantità di piccolo bagaglio, che avremmo durato fatica a sbarcare e sorvegliare.

La mattina dopo, di buonissimora, compimmo la faccenda dello sbarco con bastante prontezza grazie al console di Germania sig. Ferro, il quale con premurosa gentilezza avea posto a nostra disposizione il suo segretario, sig. Attard, ed il resto della sua casa. Senza un tale appoggio ufficiale si è in Malta quasi nello stesso imbarazzo come nei porti dell’Africa settentrionale e del levante, dove è spaventevole il confuso aggirarsi di uomini seminudi, che, gesticolando e schiamazzando, si contendono il nuovo arrivato ed il suo bagaglio.

Quantunque Valetta sia porto franco, non si può già asserire che ciò abbia contribuito a migliorarne le condizioni, chè anzi nei tre porti franchi che ancora rimangono sul Mediterraneo, Malta, Gibilterra e Trieste, solo quest’ultimo ha un commercio considerevolmente sviluppato. Malta del resto ha troppo poca importanza per risentire i vantaggi o i danni di un porto franco. Le migliaia di bastimenti che arrivano al porto di Malta non vengono già a causa dell’isola, ma per rifornirsi di derrate, di acqua, di carbone e qualche volta anche di viveri. I Maltesi non pagano dazio che per alcuni articoli soltanto e specialmente pel grano. Ma, quantunque colà non si conoscano tasse, quantunque godano della maggior libertà possibile, non vi è al mondo un altro popolo più scontento di questi Maltesi.

Durante la nostra permanenza di parecchi giorni in Malta visitammo tutto ciò che la città e l’isola offrono di rimarchevole: il palazzo del governo, la biblioteca, la cattedrale di S. Giovanni, così sontuosa nell’interno, lo splendido giardino di Sant’Antonio, nel cui palazzo, altre volte Villa del Gran mastro, passò un inverno la duchessa d’Edinburgo e donò allo sposo la sua Melita. Gl’Inglesi fecero ogni sforzo per rendere Valetta inespugnabile, ed infatti questa fortezza e la posizione dominante di Malta hanno qualche cosa di grandioso.

Ci avvicinavamo alla fine di ottobre, e già eravamo come in primavera. Infatti Malta è una delle isole fortunate del Mediterraneo, dove il verno manca assolutamente: la temperatura invernale non scende al disotto di 10° e la media è di 12° 35.

La popolazione di Malta, notoriamente sorta da un miscuglio di Dio sa quanti altri popoli, nelle cui vene scorre non solo sangue arabo, ma per certo anche sangue negro — se si considera che le scorrerie dei cavalieri di Malta aveano quasi esclusivamente l’Africa per obbiettivo — si è accresciuta dal 1800 in poi di una forte dose di sangue inglese ed anglo-sassone, essendovi ora in Malta una guarnigione permanente di almeno 7000 uomini, oltre alla flotta che è rappresentata costantemente da alcune navi della marina da guerra. Ma, se si eccettuano alcuni individui dalle bionde chiome e dagli occhi azzurri, il tipo maltese non ha ricevuto alcun abbellimento col mescolarsi a quello più bello degl’Inglesi. Gl’ingrati elementi della popolazione maltese: il colore della pelle giallo cupo, le labbra tumide, che ricordano quasi le grosse labbra dei negri, la piccolezza delle donne, come tra gli Arabi, i visi quadrangolari, sono troppo appariscenti, perchè possano esser tosto assorbiti. Nessun luogo d’Europa vide per certo tante genti di passaggio, come Malta, e non solo venuteci adescate dal bottino, per poi tener l’isola per un dato tempo, ma anche approdatevi per ragione di curiosità e di traffici. Ogni giorno entrano nel porto battelli a vapore da tutti i paesi del globo: non di rado rimangono quivi per lungo tempo, e gli stranieri e gl’isolani entrano in intima relazione tra di loro. Ancor più efficaci e sorgenti di più importanti conseguenze sono le guerre dei nostri tempi. Durante la guerra di Crimea e la lotta turco-russa stettero accampati a breve distanza da Valetta per mesi e mesi intieri reggimenti di nazionalità straniera; nel 1876, p. e., dei reggimenti indiani. Tutte queste truppe nel fiore dell’età lasciano indietro delle tracce, cosicchè si può bene asserire che Malta ha la popolazione la più multiforme di tutta Europa.

Terminate le nostre compre, specialmente in viveri, coll’assistenza del nostro buon console e del suo segretario, ripartimmo da Valetta a bordo del vapore italiano «Lombardia», che navigava bene: dopo una traversata di ventiquattr’ore entrammo nel porto di Tripoli.

 





35             Non sempre però il clima invernale di Malta è così piacevole: i venti violenti, specialmente il temuto vento di nord-ovest (grecale), rendono spesso il soggiorno incomodo, tanto più se si aggiungono piogge insistenti, come quelle che m’infastidirono tanto nella mia seconda visita all’isola, essendo nel mese di gennaio 1875.  G. C.



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