Gerhard Rohlfs
Tripolitania

Appendice LA CONFRATERNITA MUSULMANA DEGLI SNUSSI

IV. Numero degli Snûssî e dei loro conventi. La confraternita nei suoi rapporti colla Turchia e coll’Italia.

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IV. Numero degli Snûssî e dei loro conventi. La confraternita nei suoi rapporti colla Turchia e coll’Italia.

SommarioNumero degli affiliati e proseliti della confraternita. — Numero delle zauie o conventi ed altri centri d’azione diretta degli Snûssî. — La zauia di Gerhbub o Giarabûb. — Politica della confraternita contro la Turchia. — Gli Snûssî nella Cirenaica. — Nostra condotta politica consigliabile rispetto alla confraternita.

Assai difficile è valutare il numero degli affiliati alla confraternita degli Snûssi: il Duveyrier, circa trent’anni fa, lo riteneva di almeno circa 2.000.000 a 3.000.000 d’individui, facendo inoltre notare come l’Uadai (coi suoi quasi 3 milioni d’abitanti) si ritenesse quasi per intero conquistato allo snûssismo, al pari di gran parte dei Danakil o ’Afâr, dei Somali, degli Oromo (Galla).

Perciò gli affiliati e proseliti dell’ordine che, attualmente, come dissi addietro, ha esteso la sua influenza su di un’area assai più vasta, dovrebbero essere in numero assai maggiore, quantunque qualsiasi valutazione debba essere accolta con gran cautela, mancando indicazioni precise al riguardo.

Così pure varia assai l’estimo del numero delle zauie o conventi posseduti dalla confraternita. Il Broadley 131 lo portava a 300, tra conventi e succursali; il Duveyrier riteneva tale cifra esagerata, pur credendo di essere al di sotto del vero elencando soltanto 160 conventi o altri centri d’azione diretta degli Snûssî (coll’aggiunta di 20 altri centri di confraternite assimilate agli Snûssî) secondo i dati, più o meno esatti, raccolti. Più esagerato mi sembra el-Hasciasci, quando calcola a 300 le zauie della sola Cirenaica, quantunque in questa regione se ne incontrino in luoghi assai vicini gli uni agli altri. Bisogna poi osservare che il numero di quei conventi-scuole, che sono in pari tempo case ospitaliere, cresce di continuo, per modo che la carta annessa alla monografia del Duveyrier dovrebbe ora abbracciare un’area maggiore e subire molti ritocchi.

Dall’elenco del nostro autore preferito, risulta che sino all’anno 1883 era accertata l’esistenza di circa 70 zauie nella Cirenaica e Tripolitania colle dipendenze (Libia attuale), probabile di circa 25 nella Tunisia e forse altrettante nell’Algeria, accludendo nell’una e l’altra una trentina di conventi che subiscono ora l’influenza, se non la direzione, degli Snûssi. Numerose pure le zauie nell’Egitto, in ispecie nel Deserto libico e Marmarica, poi nel Tibesti, nel Borku, nel Kanem, nell’Uadai e dipendenze; in discreto numero nel Marocco, nel Sahara centrale ed occidentale e, fuori dell’Africa, nell’Arabia. Ignoriamo la quantità e posizione delle zauie nella Senegambia, Somalia, Dancalia ed altre regioni africane, ove gli affiliati alla confraternita sono però numerosi.

La prima zauia metropolitana, ov’è la tomba del fondatore dell’ordine, era così descritta dal Duveyrier, secondo le informazioni da lui raccolte:

«Gerhbûb (lat. N. 29° 47'; longit. E. Gr. 22° 20), zauia metropolitana fondata nel 1861, detta altrimenti Giarabûb, Gerhâgib, Jagbûb, è un gran convento fortificato, situato sul versante sud e nelle catacombe dell’altopiano che limita, al nord, il lago di Farêdgha. Gerhbûb non era che un luogo deserto prima della fondazione di questa zauia per opera di Sîdi Mohammed Ben ’Alì es- Snûssî, in virtù di un firmano ali del sultano di Costantinopoli. Eglincominciò col far costrurre dei grandi serbatoi e creare delle piantagioni. Nel 1874 il convento non conteneva che alcuni giureconsulti, studenti e schiavi. Due anni più tardi, si trovavano a Gerhbûb delle officine d’armi, ove si montavano dei fucili provenienti dall’Egitto. La confraternita vi possedeva di già, in magazzeni, quindici cannoni comprati ad Alessandria, delle quantità di fucili e di polvere, ed essa nutriva numerosi cavalli nelle scuderie della zauia. — La popolazione del convento e de’ suoi dintorni varia in notevoli proporzioni: nel 1880 si valutava a 4000 il numero dei soli Algerini formanti la guardia del corpo di Sidi Mohammed el-Mahedi. Nel 1881 questi teneva gran corte a Gerhbûb, in mezzo a’ suoi schiavi (2000 circa), di Algerini compromessi, di Marocchini e di studenti d’ogni provenienza. Poi il numero dei fedeli si fece più scarso, giacchè un pellegrino, tornato da Gerhbûb nel 1883, stimava soltanto a 750 gli abitanti del convento. L’amministrazione della zauia metropolitana è in certo modo foggiata come quella d’uno Stato: gli amministratori portano il titolo di wuzîr o ministri».

Ma io credo di non dovermi più oltre indugiare su questo argomento, essendomi già a sufficienza esteso intorno all’origine, agli scopi ed ai mezzi di diffusione dello Snussismo.

Ripetendo la raccomandazione fatta sin da principio al nostro Governo di propiziarsi gli Snussi od almeno di non renderli contrari alla nostra politica di civiltà, converrà pur ricordare che il fondatore della confraternita si dichiarò sin da principio avverso ai Turchi, che, in verità, riuniva ai Cristiani per volerli gli uni e gli altri distrutti. E verso i Turchi sussiste una maggiore rivalità religiosa perchè fra essi pretende di trovarsi il vero Califfo dei credenti, mentre una potenza cristiana non aspirerebbe mai a tanto. Da quanto sinora ci consta, i maggiorenti degli Snûssî non si sono pronunciati contro di noi e ciò ci può indurre a sperare di non averli alleati dei nostri nemici, ostili quando la Libia non ci verrà più contrastata dalla Turchia.

Dovrà pertanto il nostro Governo, nella sua futura opera di colonizzazione della Libia, tener bene impresso che nella Cirenaica in particolar modo la confraternita ha salde radici e quasi può dirsi, col Pedretti 132, che i veri padroni morali della Cirenaica sono gli Snûssî, i quali, soccorrendo i poveri e gl’infermi, dando ospitalità ai viandanti, predicando la concordia fra i correligionari, hanno saputo acquistare grande potere sulle tribù che abitano quella fertile regione. Le loro zauie, oltre essere scuole in cui s’insegnano i precetti del Corano, sono anche poderi modello, ove gli abitanti dei luoghi imparano a coltivare più accuratamente le terre 133. Frenando il ladroneggio, il brigantaggio, l’assassinio e l’incesto prima frequentissimi, essi hanno fatto opera di civiltà (come osservarono pure vari altri viaggiatori, fra cui gli stessi Duveyrier e Rohlfs), contrariamente all’azione passiva della Turchia, la quale non seppe cattivarsi essa stessa la fiducia delle popolazioni africane da lei dominate — e che ora tiene in compagine contro le nostre truppe, facendosi passare, ingiustamente, come sola protettrice dell’islamismo, mentre nelle nostre leggi sono scolpiti a caratteri indelebili il rispetto di tutte le credenze, l’incitamento alla moralità pubblica.

Guido Cora

 

 


 





131            A. M. Broadley, The last Punic war, Tunis past and present (Londra, 1882), VoI. II, p. 226.



132            Maggiore Andrea Pedretti, Un’escursione in Cirenaica (1901), nel «Bollettino d. Soc. Geograf. Ital.», novembre 1903, con carte ed illustraz. (v. a pp. 893-894).



133            G. Haimann, Cirenaica, Roma 1882 (a p. 123).



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