Giovanni Leonardo Marugi
Capricci sulla jettatura

PROSA PRIMA L'AUTORE, AVVERTITO, CREDE ALLA JETTATURA

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PROSA PRIMA

 

 

L'AUTORE, AVVERTITO, CREDE ALLA JETTATURA

 

che mi avete fatto venire il prurito di abbatuffolar concetti, ed a rompicollo mettermi a schiccherare. Non sono due giorni, un mio e vostro amico mi ha portato il libro della Jettatura. L'ho divorato come gli affamati fanno di un boccon di pane. Lo credereste, mio signor D. Nicola?1 «Mirai appena, e tosto il furor presemi», né piú, né meno. A misura che mi sono avanzato nel leggerlo, m'ha sentito muovere nelle viscere un vespaio, ed invaso non so da qual estro come un matto ho gridato nella mia stanzettina: « Signore, avete ragione: è cosí, è cosí senz'altro».

Volete sapere come mi è avvenuto? appunto come a quegli Arabi che, passati negli accampamenti di Pompeo, stordirono alla veduta de' torreggianti padiglioni. Non avevano quegli nella fantasia che ombre di querce, di abeti, di frassini; quando piú i torridi raggi sferzavano le inospiti foreste, non ricorrevano, per ristorare le aduste fibre, che ai verdeggianti ripari; or vedendo diversità grande, presi da meraviglia, qua e gettavano i rapidi sguardi, per la qual cosa disse il Poeta:

 

Ignotum vobis arabes venistis in orbem

Umbras mirati nemorum non ire sinistras.

 

Non credete, pertanto, che volessi dire essermi venuto affatto nuovo il vostro argomento. Mai no. Una volt'anch'io leggeva, e leggeva daddovero; cosí non l'avessi fatto, che non mi troverei canuto prima del tempo, e vuota la borsa all'in tutto; basta, io so quel che mi dico. E nelle mie lezioni m'imbattei piú di una volta nel fascino. Ma siccome appreso l'aveva per forma senza sostanza, parola senza concetto; cosí lo mirai in passando, ed a lungo andare mi rimasero le idee cancellate o neglette.

Non avendo adunque nella mia fantasia che aria, fiato, fibre, e per maggior mio malanno enti intelligenti, percezioni, idee, e mille altre cose che vennero in capo a quel benedetto Locche, tutto mi parve nuovo, e pieno di maraviglia esclamai: tam aperta nescivi! Poffare il mondo! Io non ci credeva una maledetta. Jettatura? Ah, ridicolezza, buffoneria! Le azioni nostre sono le vere jettatrici: per ovviarle basta solo star nella sua, voleva dire, regolarsi a norma della ragion, della legge. Cosí la sin'ora. Quant'ero dolce di sale! Apprendeva il nome di fascino per nome vano e chimerico: niuna cosa mi sgomentava, e come se avessi le traveggole agli occhi, m'ho burlato sempre de' jettatori. Vi ringrazio, m'avete alla fine strappata la benda dagli occhi.

Celeberrimi jettatori co' loro malefici influssi infelicitano gli uomini ed attraversano le ben concepite speranze. Spiacemi essermene troppo tardi avveduto. Forse chi ! meno disgrazie avrei corso, e vivendo tutt'occhi avrei schiato i sciagurat'incontri de' jettatori. Oh quante volte, caro amico, ne ho sentita la violenza, sino a correr pericolo di perder la vita! Qui non si burla. Le rapide occhiate date da me sul vostro libro m'han richiamato alla fantasia lunga serie de' casi accaduti tutti per la forza di quell'ignoto agente, che con grazia chiamate voi Jettatura. Cosí le mie serie occupazioni non m'impedissero di meditarci alla lunga, provar mi vorrei d'individuarne i fatti, analizzarne gli effetti, e stabilirne le cagioni; ma non mi è tanto permesso. Qualche celebre jettatore ha fatto che dovessi sempre in disagio, sempre in fatiche, sempre in serii pensieri aggirarmi.

Troppo piacevole mi si discopre l'argomento; cosicché mi ci sento rapire al solo pensarvi: ma qual colpa è la mia, se non posso spaziarmi a dovere? Se un giorno vincerò gl'influssi rei, che tuttavia soffro de' malnati jettatori, ripiglierò con piú agio il vostro argomento; ed allora , che vedreste forse eseguito piú di un vostro progetto. Ah! me ne avveggo in mal punto. Sono stato sin'ora bersaglio de' jettatori, e troppi, ahi, troppi lumi ho acquistato per poterne a mie spese parlare.

Vi basti questo per ora: si riduce a piccole riflessioni da me fatte alla sfuggita. Il plettro mio, che a balía della sorte lasciai appeso ad un pino, ripiglio in questo punto. Rauco tramanderà il suono: l'industre Aracne l'ha fregiato di tele: gl'impetuosi venti l'han ricoperto di polvere, ed il vorace tempo l'ha cariato sino al midollo. La mano che viene a temprarlo, o non fu mai destra, o mal'acconcia divenne. Qual dolcezza si può dunque sperare, qual armonia? Risolsi piú volte di non toccarlo giammai, ma pensando poi che fu mio una volta, son corso a svellerlo, ed a raffazzonarlo alla meglio. Voi che avete le orecchie a limati plettri avezze, compatite, vi prego, lo stridulo suono del medesimo. L'argomento è vostro: seguendo io l'istesso, non fo che ripennellare la tela, ed a guazzo gettarvi, come per azzardo, nuove riflessioni e capricci. I raggi, dopo ravvivati gli esseri mondani, vanno di nuovo a perdersi nell'immenso seno del luminoso pianeta. Queste riflessioni uscite, come da voi, a voi stesso in altra foggia ritornano, e come le scarse acque all'immense si uniscono, cosí questi ai vostri pensamenti si accoppiano.

 

 





1 L'eruditissimo, e chiarissimo D. Nicola Valletta abbastanza noto nella Repubblica letteraria per le sue chiarissime opere, Professore di legge in questa Real Università degli studi.



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