CAPRICCIO I
Non è già la
Jettatura
Una larva, una chimera,
Come l'uomo si figura,
Cui fa notte pria di sera;
È reale, e l'ha provato
Un insigne letterato.2
Noi sentiamo
in tutte l'ore
Il valor di tale agente;
Spesso mancaci vigore
Per colui che c'è presente,
E talora se ci guada,
Ritrovandoci per strada.3
Quel che piú
fa meraviglia
È vedere che la sorte
Volgan anche colle ciglia,
Se le fan severe e storte,
Questi marci forsennati
Jettatori sciagurati.4
Vedi tu che
dalla grazia
Del Sovran cade colui?
Forse credi la disgrazia
Provenir da fatti sui?
Non è ver, la ria caduta
Da quell'occhio è provenuta;5
Da
quell'occhio che ripieno
Di furor invido e rio
Cogli sguardi di veleno
Quell'oggetto ricoprio,
Onde gito al Re d'innante
Li divenne disgustante.6
Quel
mercante sen va giú,
Piú non frutta il suo negozio,
Che provenga, credi tu,
Dal volersi stare in ozio?
Non è ver, non è cosí:
Jettatore lo colpí;
Collo starvi
sempre a canto
Il veleno l'attaccò,
E passando per il manto
Fin nel seno penetrò,
Diffondendosi pe 'l core,
Tolse a lui spirt' e vigore.7
Ecco là quel
letterato,
Nella polve sta sepolto,
Voglio dir ch'appena fiato
Se li vede in su del volto:
Ei combatte coll'inedia,
Né vi sta chi ci rimedia;8
Uomo pur di
tanto merto
Non si cura, o si pospone?
Chi saprà di tal sconcerto
Dir la vera sua cagione?
Eh, la so, la so ben io,
Non è l'astro,9 e non è Dio.10
Quel maligno
jettatore
Ha ripiena l'atmosfera11
Di malefico vapore,
Che in mirabile maniera
Riflettendosi, vi muta
De' potenti la veduta.12
Mira pur
quel cavaliero,
Com'è pieno di coraggio!
Trova tu nell'emisfero,
Se potrai, altro piú saggio;
Giace questo anche negletto
Per il guardo maledetto.
Ecco là la
bella Fille,
Quanti pregi in sé raduna!
Quelle placide pupille
Son bersaglio di fortuna;
Collo sguardo l'avvelena
Quella turpe anfesibena.
Che dirai se
fin le carte
Nella man ti muteranno?13
A guardar se mai ti stanno
Questi perfid' in disparte,
La partit' hai già perduta,
Non ti val ortica o ruta.14
Come vada
quest'imbroglio,
No 'l comprendo certo, affé.
S'empie il mondo di cordoglio,
Né si può saper perché.
Quegli disse che si' agente
Ora
occulto, ora patente.15
Ma, di
grazia, li domando,
Perché mai se dieci o sei
Egualmente stan giocando,
Solo a tre gl'influssi rei
Di nemica immonda bestia
Recar debbano molestia?
E via su,
lasciamo ancora
Questo punto senza dote:
Figuriamo che tutt'ora
Come il raggio che percuote
Terso specchio si modifichi,
Dagli oggetti si specifichi.16
Si conceda
di vantaggio
Un incontro di vapori;17
Creda pur, se vuole, il saggio,
Che s'uniscan al di fuori,18
E per cert'antipatia19
Si corrompino per via.20
Che, perciò!
dirai che 'l dado
O la carta si scomponga?
Pensi forse che di rado
Quel vantaggio si disponga
Perché solo il vapor tuo
Torna in te, con quel ch'è suo?21
Ben
comprendo che quel tale
Su del fisico cagioni
Coll'afflusso suo bestiale
Languidezza e pedignoni,
Ma non già com'egli possa
Gir lontano piú dell'ossa.
Ecco dunque
l'argomento,
Ch'a trattarlo come va,
Lo confesso, mi sgomento,
È difficile, si sa.
Pur dirò diverse cose
Che l'amico22 non espose.
2 Il
chiarissimo
D.
Nicola Valletta (
V. Cical. sul fasc.).
3 Una
infinità
di
casi si potrebbero
rapportare: molti se ne
adducono nell'
opera citata. Noi
li
trascuriamo perché non l'
ignora «Qui
mores hominum multorum vidit et
urbes».
4 Si
vedrà molto
bene in appresso.
5 Non sempre è
ciò
vero: per lo
piú i
Clementissimi Sovrani sono da
potenti ragioni costretti
di farlo. Qualche
volta però vi ha
parte la
jettatura senza alcun
dubbio.
6 Non v'ha chi
ignori il
potere che
tiene su lo
spirito nostro la
costituzione delle nostre
parti. Ognuno
sa come quello venga a
prendere diversi stati dalla
diversa
posizione del
corpo.
Titiro ripete la
genialità di
cantare la sua
bella
Amarilli dall'
agio e
tranquillità che
gode:
O Meliboee, Deus nobis haec
otia fecit.
Lucrezio con energia ce lo fa chiaro a vedere in que'
versi:
Corporis haec quoniam penetrant per rara, cientque
Tenuem animi naturam intus, sensumque lacessant.
E basta conoscer un poco se stesso per rimanere
convinto. Noi siamo ilari, franchi, coraggiosi, e di conseguenza compiacenti,
se ci sentiamo una esistenza facile, e scevra di mutazioni moleste. Tutto
all'apposto, se accade il contrario. Gl'ipocondriaci non sono diffidenti,
timidi, sospettosi, meno socievoli, che a misura che sentono la difficoltà
della loro esistenza. Quanto piú difficile questa, piú si teme di perderla.
Qualunque impressione che può minorare la percezione di una esistenza fluida, è
permanente, potrà recarli noia, e diffidenza. Lo spirito nostro è a tal foggia
coniato, che fugge naturalmente ciò che lo molesta e l'invade. Epicuro molto
bene lo espresse: «... Nil aliud natura latrare nisi cui / Corpore sejunctus
dolor absit, mensque fruatur / Jucundo sensu cura semota metuque». L'occhio
malefico ha la proprietà d'infettare di veleno quello che guarda con attenzione
maggiore, come piú chiaro si scorgerà in appresso. Que' raggi dunque, quel non
so che sottilissimo, che, dipartendosi dagli occhi del jettatore, ferisce
l'affascinato, per una particolare virtú vi si attacca, e lo ricuopre di un
fluido molesto e noioso. Cosí ridotto, appressandosi questo ad uno non molto
stupido, sensibile riesce. Questo è che un jettatore annoia senza manifesta
ragione colla sola presenza, e lascia dietro all'affascinato del peso, della
noia, del fastidio, da non togliersi che con una opposta virtú, cioè colla
vista di un oggetto benefico, amabile, gioviale, che ricrea cogli occhi,
espresso molto bene dal Petrarca:
E 'l Ciel di vaghe, e lucide faville
S'accende intorno, e 'n vista si rallegra
D'esser fatto seren da sí begli occhi.
Ed altrove:
7 I
popoli del
settentrione
sono
coraggiosi,
industriosi,
diligenti, per la
robustezza della
fibra e per la
copia de'
spiriti pronti e
vivaci che
conservano; tutto al
contrario gli
orientali: questi non
innovano, non
pensano, non
operano. I
Siamesi
costituiscono la loro
felicità in non far nulla.
Foe,
legislatore degl'
Indiani,
diceva: «abbiamo
occhi ed
orecchi; ma la
perfezione consiste nel non
vedere né
sentire: una
bocca, due
mani, ma la
perfezione è che queste
membra si
trovino
nell'
inazione». Tanto si è
avanzata loro
siffatta idea di
perfezione, che
chiamano l'istesso
Ente supremo Panamanack, cioè '
immobile'. Tutto
effetto di
mancanza di
spiriti e di
debolezza di
organi cagionata dal
clima.
Quegli'
istessi effluvi che
colpiscono adunque il
cortegiano,
feriscono egualmente
il
mercante, ed
infettandol' il
sangue, il
core, gli
spiriti, lo
rilasciano, lo
indeboliscono, e lo
rendono meno
coraggioso. Quindi
fugge l'
industria,
l'
azzardo, che è quello che
ingrandisce il
negozio.
8 «
Povera, e
nuda vai filosofia, /
Dice la
turba al
vil guadagno intesa». E
ripeterà spesso
con
affannose voci: «Et mea /
Virtute me
involvo,
probamque /
Pauperiem sine
dote quaero».
9 È
noto quanto
si
dice sull'
astrologia giudiziaria.
Sonovi de'
visionari che vogliono tutto
ripetere dagli
astri. Il
Petrarca cantò: «Il mio
fermo destin vien dalle
stelle
/ Non mio voler, ma mia
stella seguendo». Sotto una
infelice costellazione,
spesso si
ascolta, è colui
nato, se al di lui
merito il
premio non
corrisponde.
Fanatismo da non
perdonarsi. Le
grandi rivoluzioni degli
astri, le
nuove
comparse delle
comete, e le
innegabili scoperte fatte de'
corpi celesti
avrebbero
dovuto seco loro
mutare l'
ordine, la
serie, l'
esistenza, la
natura
de'
mali e de'
beni, e far questi
vaghi non meno che gl'
istessi pianeti.
10 «Dum
vitant
stulti vitia in
contraria currunt».
Cosí è
accaduto a que', che sono
nimicissimi del
fato, della
forza delle
stelle in
dirigere le
azioni nostre.
Vogliono al
contrario ripetere tutto
immediatamente da
Dio.
Filone fu il
primo,
o chiunque
Autor fosse di quel
libretto de Mundo, ad
Aristotile
attribuito, che
suppose le
cose create, ed in
particolare gli
uomini,
simili a
quelle
macchine di
legno che si
agitano e si
scontorcono qua e
là con
curiosi
movimenti: «
Ducitur, ut
nervis alienis mobile lignum». Né
piú né meno.
Iddio
per costoro è il
Maestro, che,
occultamente, con
forza e
moto a noi
ignoto ci
piega, ci
dirizza, ci
volge a
piacere. Sono
noti gli
errori ne' quali
urtati
sono questi
talenti bizzarri. Io non vi
aggiungo una
sillaba.
11 È
provato che
noi
traspiriamo. L'
atmosfera si
carica di
particelle che
tramanda il
corpo
nostro.
12 È certo che
costantemente osserviamo negletti per lo
piú i
meritevoli, e
sollevati
all'
incontro coloro «I
quai fuggendo tutto il
Mondo onora». Ciò si
ripete
comunemente dalla
sfrontatezza colla quale questi
agiscono, e dalla
timidezza
di quei. Non posso per la
verità opponermi. La
modestia delle
anime ben
formate
li fa
restare nell'
oblivione,
dove al
contrario gli
spiriti leggieri, e
privi
di
lumi, non
fondando che nell'
arditezza,
affrontano con
gran faciltà: nulla
questi
azzardano, non avendo che
perdere; per
conseguenza lo
ripetono tante
volte finché li
vien fatta di
dare un
salto. Quantunque ciò sia
generalmente
vero, non si può per altro
negare che
gran parte ne avessero eziandio i
jettatori, che
riguardano per lo
piú con
attenzione que' che si fanno per le
virtú proprie
ammirare, e non que' che prima di
mettersi sul
candeliere sono
col
profano volgo confusi. I
perfidi,
riempiendo di
malefici vapori il
corpo
de'
sennati uomini, li
rendono meno
piacevoli, meno
amabili, meno
plausibili
agli
occhi de'
potenti, però
sembrano incolti,
impuliti,
austeri.
13 Questo
sembra
un
paradosso. Ma quanti
paradossi non
osservi tu nelle
cose naturali «
Tempora
si,
fastosque velis evolvere mundi?». Un tale
Alessandro Maltesio col solo
appressarvisi cangiava alle
carte la
figura in
mano de'
giocatori,
secondo il
Del
Rio e
secondo Bodin. Un altro
denominato Tre scale cambiò in un
mazzo di
carte il
Breviario di un
Parroco.
Forza di
magia,
consenso col
Diavolo?
Oibò;
simili pensamenti non sono
piú di
stagione. Io,
giocando, ho
provato e
provo sempre la
forza invincibile della
jettatura. Non mi
giova
accortezza, non mi
vale il
penetrare nel
gioco, ho da
perdere, ho
perduto, e
tengo per certo che
perderò sempre
giocando.
Benedetti jettatori!
14 In
seguito
diremo come tali
piante si
credano di
rimedio alla
jettatura.
15 L'
anzidetto
chiarissimo Autore D.
Nicola Valletta (
l. c.).
16 Sono
abbastanza note le
teorie de'
colori. Con
replicate osservazioni è
stato
dimostrato che i
raggi di
luce tengano una
diversa riflessione e
refrangibilità. I
filamenti, de' quali il
raggio solare è
composto,
cadendo
tutti nella stessa
maniera sulla prima
faccia del
prisma, perché
paralleli
tutti, e
dopo la
refrazione dividendosi, come si
sperimentano,
dimostrano la
diversa refrangibilità che hanno. Le
superficie de'
corpi hanno le loro
piccole
parti trasparenti, come tante
sottili laminette, ond'è che i
raggi battendo
sopra di queste,
secondo la
densità delle
parti e
refrangibilità de'
raggi
saranno in
modo diverso riflessi e
rifratti. Ecco dunque la
diversità de'
colori dalla
particolare disposizione delle
parti de'
corpi. Non possiamo
dire lo
stesso della
jettatura. Non v'ha
dubbio, ogni
forza viene a
produrre l'
effetto
in
ragione inversa degli
ostacoli, ed ogni
azione si
modifica a
proporzione
delle
qualità del
soggetto che la
risente. Se io
spingo un
corpo, facendolo
cadere per la
perpendicolare, e si
trovasse un
piano inclinato,
prenderà per
quello la
direzione, se un
forte sostentamento non si
muove e se nessuno
va per
la
perpendicolare per la quale venne
spinto.
Piú. Se
urta in un
corpo duro, o
elastico e
fisso, si
riflette,
formando l'
angolo di
riflessione eguale
all'
angolo d'
incidenza. Se in un
corpo posto in
moto, si
muovono tutti e due
diversamente,
secondo l'
urto che si fa
diverso. Una medesima
forza, un'
azione
medesima
produr può tante
direzioni,
moti, ed
effetti diversi. Non possiamo
dire lo stesso della
jettatura? In appresso si farà
vedere consistere la
medesima in certe
particelle piú o meno
tenuissime,
emanate dal
corpo del
jettatore. Dunque
dovranno produrre il loro
effetto colla forza che hanno: se
meccanica, si
modificherà colle leggi meccaniche; se
fisica,
colle leggi
fisiche, ma sempre però
secondo gl'
incontri, le
direzioni, le
predisposizioni
che
trova. Ciò
posto: chi non
comprende che tutte le
cose che ci
attorniano,
cominciando dalla
piú minuta spilla sino al
piú grosso pancone, dal
piú tenero
bambino sino al
piú antico avolo, dalla
piú leggiadra ninfa sino alla
piú sozza
vecchiaccia, possano
riflettere, o
rifrangere,
dirò cosí, il
raggio della
jettatura, e
menarcelo sopra per
diretto, o traverso?
Piú non vi
deve recar meraviglia,
se
vedete ad una
caduta di
carta, un
cambio di
lumi, l'
assenza o la
presenza di
questa o quella
persona, il
sito, che
prendete diverso,
rivoltarvisi la
sorte.
Forse quel
piccolissimo ente a
guisa di
specchio dirigeva e
conduceva, come si
vedrà in appresso, su di voi gli
effluvi di quel
jettatore: però
tolto, o
mutandosi di
sito, li fa
andare su di un altro,
lasciandov'
immune, e tutto al
contrario.
17 Io
amerei che
si facesse
distinzione tra
vapore affluente ed
effluente.
Chiamo affluente quello
che
va verso il
jettatore,
scappando dall'
oggetto che questo
rimira;
effluente
poi quello che
scappa dal
jettatore medesimo. Questi
opposti flussi di
vapori
ci possono
dar lume per
spiegare con
piú di
precisione la
jettatura.
18 Il
punto d'
incontro
determina la
jettatura.
Diamo che il
vapore affluente non
giunga ad
unirsi
coll'
effluente; allora,
diradandosi quello sempre
piú, niun
effetto produce.
Non
cosí se
accade simile incontro. Due
casi quivi si possono
dare, o che tali
vapori sieno
omogenei, o tutto al
contrario. Nel
primo caso non può
nascerne
alterazione per
minima che si
fosse, per
conseguente uno non
offende l'altro,
quando anche fossero
ambi jettatori: «Perché non
mangia il
corvo, e
manco il
cane / Della sua propria
spezie la
carogna /
Cosí disposte son le
cose umane».
Nel
secondo caso si
urtano, si
repellono, si
decompongono, si
alterano. È
abbastanza nota a'
fisici siffatta teoria.
19 Antipatia
suona lo stesso che
repulsione, o
affinità negativa. Cosa molto
bene stabilita.
20 I
corpi si
corrompono coll'
alterarsi e
scomponersi.
21 Il
pianeta
primario gravita su del
secondario, non meno che questo su di quello. Questa è
la
legge di
attrazione.
Posto il
ferro e la
calamita sopra due
pezzi di
sovero
nuotanti nell'
acqua, si vengono all'
incontro con
velocità reciproca al loro
peso; e
posto che
fosse quello
infinitamente maggiore, la
calamita si
vedrà
correre verso di quello. Che voglio
dire perciò? Eccolo. Ogni
corpo ha
dell'
attrazione colle sue proprie
parti, e gli
effluvi non essendo che quelle
medesime,
cogli stessi suoi
effluvi. Noi
facilmente ripigliamo dall'
atmosfera
ciò che avevamo
traspirato. Or se il
peso che ha uno ai propri
effluvi è
relativamente maggiore di quello che
tiene il
jettatore ai suoi, allora
ritirerà tali
vapori, e
resterà ammalato; in
contrario, il
jettatore ne
rimarrà
offeso, perché
graviteranno verso di lui. Ed ecco perché li
jettatori sono
irrequieti, come
diremo ne'
segni. E possono
rimanere jettati da
persone che
non sono
jettatori,
accadendoli come a'
Pifferi di
Lucca; ma questa
jettatura
per loro è
momentanea, e non
serve che ad
aizzarli maggiormente e
renderli piú
fieri. Il di loro
corpo malefico per
natura non
risente che
piccolissime
mutazioni da quello che li
sopravviene. È questo poco
differente dall'
indole
delle di loro
parti; ma non
cosí si può
dire di quelle del
jettato. Ed ecco la
ragione perché li
jettatori talvolta si
scagliano contro di una
persona
innocente;
tentavano di
jettarla, non l'è
riuscito, ne hanno
risentito l'
effetto,
e si sono
inferociti contro.
22 L'
Amico molto
eruditamente e da
vero filosofo ha
esposto quanto si poteva
dire sulla
jettatura, come
chiaro apparisce,
dandoseli un'
occhiata. Si
tratta dunque di
quello che ha
progettato, avendo egli
mossi piú dubbi,
gettati alcuni
lanci
sull'
argomento.