Giovanni Leonardo Marugi
Capricci sulla jettatura

PROSA SECONDA LA JETTATURA SI DIVIDE IN FISICA E MORALE

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PROSA SECONDA

 

 

LA JETTATURA SI DIVIDE IN FISICA E MORALE

 

Voi gentilissimo mio signor D. Nicola, ottimamente divis'avete la jettatura in patente, ed occulta. Ma quanto difficile cosa è incontrarla con tutti! Di primo abbordo, mi sembra che nulla di piú voi dite nella occulta di quello volete esprimere nella patente. Guard'Iddio che volessi qui farla da pedante; sono cosí annoiato da questo fare, che mi caccerei il capo nel forno prima di sentire simili bazzecole. Solo dico che la patente essendo quella di cui se ne intende la cagione, come dite, senza conoscerne la maniera colla quale opera; e l'occulta quella la cui cagione s'ignora, pare che dovessero poscia scaturire da diversa sorgente. Voi fate derivare la patente dalla fisonomia degli uomini, dall'antipatia, dalla fantasia agitata, dall'aspetto, dal discorso, dallo sguardo, dagli effluvi che si dipartono da un corpo. Tutto bene, e conveniamo a meraviglia. Come riduciate poi l'occulta ad un effetto prodotto da quella signora Ciarliera, come stridula gaza, che l'ordine converte e produce il cambiamento alle carte è, per parlar franco, quello che non comprendo. Voi con accortezza somma avvertito avete la diversità che passa tra cagione meccanica e cagione fisica: con sano criterio ci avete prevenuti che ignoriamo il modo con cui questa operi: e quando, parlando dell'occulta, diceste che tutto sia legato ad una fisica causa, credo che intendeste dire nulla piú nulla meno di quello ci additaste parlando della cagione fisica della jettatura patente. Può darsi, che io qui travedessi all'intutto, e perciò sviluppiamone l'idea per esser certi del risultato.

Io non intendo per cagione se non quello che immediatamente produce l'effetto, e che non ha bisogno di altro per menarlo all'esistenza. Se voi sarete meco d'accordo, ambo ignoreremo la cagione non meno dell'occulta, che della patente jettatura. Sarà allora una modificazione da non determinarsi giammai. Se poi per cagione intendiate ciò che ha la possibilità di produrlo, come pare che inteso avete, si riduce allora a principio. Come tale sarà nota e l'una e l'altra cagione. Alla veduta de' jettatori si disturba l'economia animale, si perverte la fantasia, si disordinano le nostre azioni: alla medesima veduta si l'ordine alle carte, s'invizziscono le piú liete speranze, ci piombano sul capo i piú formidabili disastri. Chiamate quella jettatura proveniente da cognita cagione, che opera in un certo non conosciuto modo; questa occulta, cioè da cagione non nota, ed in una ignota maniera operante. Di grazia, quale ne sarà la differenza? I principi di ambedue noti sono abbastanza, il modo o non si conosce, o può legittimamente confondere. Perché differirle dunque, mio caro amico, dalle produttrici cagioni, se s'ignorano affatto o sono le medesime?

Io, che cosí la discorro, prendo diversa direzione. Vedo con imperturbabile costanza effetti incredibili prodotti dalla jettatura. Ed ecco d'onde mi diparto. Molti di questi osservo negli enti fisici, molti negli enti morali. Molte volte la jettatura va per diretto a colpire le proprietà che scopronsi nella sostanza corporea, e che dipendono da disposizione particolare delle sue parti; molte altre va a segnalarsi ne' moti, nelle regole, e nelle misure, che possiamo francamente dire degli atti della volontà, sia questa degli affascinati o di chi contribuir possa a vantaggio de' medesimi. Se per forza di jettatura io mi dimagro piú di quello che mi sono, mi disturbo nelle funzioni, mi altero, languisco, m'infermo, soggetto della medesima ne sono le qualità del mio corpo; cosí non altrimenti se si aprono i cieli, cadono le piogge, si scatenano a mio danno li venti, scopo della jettatura ne sono gli enti fisici. Ma se poscia si sconcerta l'ordine della mia sorte, in quanto si ha riguardo ai beni persistenti generati nel giro delle cose, allora non è diretta che alla volontà mia, in negligentare quelle azioni che vantaggiose mi sarebbero, o alla volontà di coloro che potrebbero beneficarmi e migliorarmi lo stato. In questo senso dunque, se diritto miro, la jettatura non colpisce che gli enti morali. Ed ecco, mio gentilissimo signor Don Nicola, il motivo che mi discosta da voi, e mi fa dagli effetti considerare la jettatura, e come jettatura fisica, e come jettatura morale:

Agnoscant si quid peccavero stultus amici.

 

 

 


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