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POTERE DELLA JETTATURA SU I VENTI, LE TEMPESTE,
Vedete quanto mi son dichiarato del vostro partito. Credo alla jettatura, sostengo che tenga un assoluto potere sui i moti dell'animo, ed intendo di piú provare, con una filza di sillogismi in barbara, che possa dominare fino sopra gli elementi. Voi al certo me la menarete buona, ma que' grugni propri da effigiar ne' bronzi mi manderanno a mattarelli. Poter di Satanasso! Colpir l'aria, far cadere la gragnola, accendere i fulmini, far venire a diluvio le piogge! Cose sono, che chi non ha sperienza de' naturali effetti rotondamente me le niega su' mostacchi. E dovrò dire con Omero:
Πὁλυδάμσασμοι πρῶτος ἐλεγχεὶην ἂναθήσει («Fra quei, che taccia mi daranno e biasmo, / Certo sarà il primier Pulidamante»).
Non vi curate sapere chi sia costui; è meno di quei che voi chiamaste sorci, tignuole nella Repubblica delle lettere, è uno di que' saccentuzzi, che con poco capitale far vogliono una ricca comparsa, e forse... chi sa! uno di quei che me la stanno a jettare.
Ma torniamo a noi; dico adunque che questi maledetti jettatori scompongono fino i cieli a nostro danno. Permettetemi che saltassi fuori colla musa di Giambattista Marchitelli:
Io non vi narro qualche iperbole; anzi
Cosa vo' dir, la quale ha faccia, è vero,
Di quelle che si contan ne' romanzi.
Ma è certa, com'è certo che l'intiero
È maggior delle parti ultime o prime,
E certo ancor ch'il sanguinaccio è nero.
Udite che mi avvenne nel penultimo viagio, che io feci da Manduria, mia patria, o come vuole uno de' nostri piú distinti letterati,54 da Mandorra, per la Capitale.
Veniva di compagnia con un cavaliere leccese mio amico55 Tutto ci era propizio, benché nel cuor dell'inverno godevamo quasi una novella stagione. Giunti appena in Ordone, notissima osteria, e memoranda a' viaggiatori per l'empio trattamento che ne ricevono, c'imbattemmo in un frate, che ho scoperto dapoi vero jettatore. Lo potrete credere? Tutto cangiò d'aspetto. Si annuvola il tempo, cadono a dismisura le piogge, si gonfia il fiume che si doveva traghettare, siamo costretti prender la guida e passare per il ponte di Ascoli: si scatenano i venti, ci rompono il cristallo del carrozzino, comincia a nevigare, e la neve ci accompagna sino ad Ariano. Quivi poi... basta; fu tale la forza della jettatura, che per poco io non vi rimasi estinto ed il mio compagno accagionato per sempre. Non parlo poscia dell'accadutomi in altre occorrenze; ogni qual volta per qualche interessante affare mi è convenuto portarmi a Caserta, ho veduto sempre il tempo della morte di Giulio Cesare. Ed ho detto col Lirico Poeta:
Già pur assai di gelo
Giove qua giú precipitò dal Cielo.
I templi co' suoi fulmini abbattendo,
Pose all'alma Città spavento orrendo.
Non tornasser di Pirra egra e dolente
Quando prese a guidar Proteo guizzante
Su gli alti monti il gregge suo natante.
Or chi sarà capace di persuadermi il contrario? Io per me sosterrò sempre, piú che i tomisti non fanno delle forme sostanziali, che la jettatura abbia potere fin'anche sugli elementi, né mi smarrisco in provarlo.
Ma mentre mi trattengo a cicalare,
Lettor, di grazia, aprite le finestre,
Che m'è venuta voglia di volare.