Giovanni Leonardo Marugi
Capricci sulla jettatura
PROSA QUARTA POTERE DELLA JETTATURA SU I VENTI, LE TEMPESTE, I FULMINI E LA GRAGNOLA CAPRICCIO IV | «» |
Link alle concordanze:
Normali In evidenzaI link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio
CAPRICCIO IV
O somma Dea
dell'etere,
Leggiadro amor di Giove,
Per cui le piogge cadono,
L'aer si turba e move;
Tu ch'a'
tuoi piedi accendere
Vedi gli a noi funesti
Sanguigni lampi, e i fulmini
A tuo piacere arresti;
Tu che gli
eterei spazii
Col cocchio tuo gemmato
Tutti percorri rapida
Dall'uno all'altro lato;
Sí, tu, cui
omaggio prestano
I cristallini fonti,
Acciò le masse argentee
Colin dagli alti monti
A'
pavoncelli celeri
Rallenta il dubbio morso:
Il carro tuo volubile
Sospend'in su del corso.
Deh, fa per
poco immobile
Questo tuo vasto impero,
Fa che 'l mio guardo rendasi
Conoscitor del vero
Fa pur... Ma
oimé, che scoppiasi
Da manco lato un tuono!
Ah, le mie preci giunsero,
Esaudito io sono.
Vedo... Che
mai presentasi
Agli occhi miei veggenti!
Son quest'i neri turbini,
Son le tempeste, e i venti?
Vedo
globetti lucidi
Che galleggianti vanno;
Se gli uni agli altri accoppiansi
In piogge a cader vanno.56
Vedo che
scossa l'aria
In questa parte o quella,
Impetüosi destansi
I venti e la procella.57
Vedo che parti elettriche
Sparse nel vasto seno
Del ciel,58 cozzando formano
I tuoni59 ed il baleno.60
Ah,
jettatori perfidi,
Or vi comprendo a volo:
Potete voi scomponere
E l'uno e l'altro polo.
Se quel
vapor malefico
Che ad or ad or gettate
Urta gli acquosi globuli,
Di pioggia il ciel votate;
E se diparte
l'aere
Quella maligna peste,
Vengon allora i turbini,
I venti e le tempeste.61
Vostro vapor
fulmineo
Se fra le nubi arriva,
E lampi e tuoni e fulmini
In un sol punto avviva.62
Oh Dio, chi
mai ci libera!
Da lor chi me disgiunge?
Fuggo... Ma già non giovami,
La jettatura giunge.63
56 Gabeo, nel
salire le
montagne,
vide l'
aria nella
cima serena e l'
inferiore coperta di
nuvole:
entrato in queste,
osservò nel
scendere dal
monte minimi globetti di
acqua fluttuanti nell'
aria, quali
ingrossandosi sempre
piú in
serie crescente,
dalla
parte superiore all'
inferiore andavano a
finire a
vere gocce di
pioggia.
Lo stesso
attestano i
viaggiatori de'
monti. I
vapori che
salgono da
terra si
disperdono nell'
atmosfera, e perché
tenuissimi e meno
gravi, si
sostengono
nell'
aria; ma se poi per
qualsivoglia cagione s'
uniscono, s'
ingrossano,
fatti
piú gravi del
mezzo ove
nuotano,
cadono in
piogge.
57 L'
aria è un
fluido, e come tale
affetta sempre l'
equilibrio nelle sue
parti. E
conseguentemente mossa una
porzione, l'altra, che sta
vicina,
corre
impetuosamente a
riempire il
vuoto da quella
lasciato e
mettersi in
equilibrio.
Tale
influenza vien detta da'
Fisici Vento, Procella poi, se questo
vento va accompagnato con
pioggia.
Posto adunque che per
qualsivoglia cagione
venga a
scuotersi l'
aria in una
parte, vi
nasce il
vento; e la
procella se a
quello che
produce la
pioggia vi si
aggiungesse ciò che
mette l'
aria in
moto ed
agitazione, di che ne
parleremo piú appresso.
58 Franklin nel
mese di
Giugno 1752 fece
andare in
aria un
Cervo volante da noi
detto Cometa,
e ciò fece in
tempo nuvolo e
procelloso: da
lí a poco si
accorse che alcuni
fili di
spago si
addirizzavano, si
attraevano e si
discacciavano;
accostando il
dito alla
chiave che stava
attaccata all'
estremità del
filo che
tratteneva la
cometa,
vide uscire una
scintilla con
iscoppio, nemmeno di quello che si
vede
accadere appressandolo alla
macchina elettrica; e
quivi,
accostando alla
chiave
una
caraffa di
Leyden,
caricò la
bottiglia, come si fa nelle
macchine comuni.
Da
lí in poi è
posto fuor di
dubbio che la
materia elettrica sia
sparsa da per
tutto, che le
nuvole e l'
atmosfera superiore ne
contengano una
gran quantità.
59 Non v'ha
piú
contrasto. Il
tuono ed il
lampo, o sia
baleno, sono
prodotti della
materia
elettrica. Tutti i
fenomeni elettrici ad
evidenza lo
dimostrano, e
Ricmann a
Pietroburgo colla funesta esperienza della sua
morte l'ha
cavato fuori di
controversia. Qualora dunque una
nuvola s'
incontra con un'altra, e
l'
elettricità gagliarda da una
passa in un'altra
nuvola, che non ne ha per la
resistenza
che
trova nell'
aria, niente meno che
accade quando coll'
arco d'
ottone si
scarica la
boccia di
Leyden, o il
quadrato magico fa quello
grande strepito che
diciamo tuono.
60 Il
baleno è
una
debole elettricità de'
vapori dell'
aria, che
passa da una in un'altra
parte,
dove ce n'è meno.
61 Si è
detto
come
accadano le
pioggie;
rimane solo a far
vedere,
colle teorie piú chiare
della
luce medesima, che possano
provenire dalla
jettatura. Noi abbiamo
divisa
la
jettatura in
fisica e
morale, ed abbiamo
fatto vedere provenire quella da un
principio lento, meno
tenue,
piú sensibile, e che sia
porzione del
corpo
medesimo;
facile cosa è che tali
parti di
unità, con quell'altre
piú tenui e
sottili,
mosse da un non
so che di
modo naturale che
tengono alcuni nel
cerebro,
scappino con
impeto,
feriscano l'
aria, e
producano le
piogge. I
venti,
che
spirano da su in
giú, la
rarefazione dell'
aria che la fa
diminuire di
peso
relativo, l'
elettricità medesima
maggiore in una
nuvola che in un'altra, fa
scomponere
l'
atmosfera e
cadere le
piogge. Cosa
notissima ai
fisici. Or chi non
comprende
che quell'
igneo che di
continuo scappa dagli
occhi de'
jettatori,
simile
all'
elettrico possa
caricare di
elettricità maggiore la
parte a sé
piú vicina?
Chi non
vede che coll'
abbondanza delle
parti che
traspirano questi
malefici,
possano
riempire l'
atmosfera piú nel
luogo vicino che nel
lontano, e quindi
togliere l'
equilibrio per cui la
colonna superiore,
piombando nell'
inferiore,
formi i
turbini? Non sono questi che una
nube presa in
mezzo a
venti
contrarj; se dunque questa
diversità di
vapore sottile e meno
sottile, che
scappa da'
jettatori,
prendesse diverse direzioni per le
resistenze che
incontra, non v'è cosa
piú facile che,
trovandosi di
mezzo una
nuvola,
producano i
turbini. I
fisici non possono certamente
negarmelo, come ancora che
da
quivi ne
seguisser le
tempeste. Ed ecco perché,
vedendo certe
figure che
poco si
confanno al nostro
naturale,
temiamo che
sopravenissero le
piogge. Voi
sentite spesso dire:
sono uscite le grue, l'acqua è vicina. Questo è
appoggiato ad una
costante osservazione. Voi non ne avete
capita fin'
ora la
ragione. Eccola
adesso. Per lo
piú i
jettatori sono
disgustanti, come abbiamo
veduto, e perché si è
osservato col
mal tempo accoppiarsi quasi sempre
disgustanti figure, si
teme, ad ognuna che se ne
vede, del
temporale. Ciò si
verifica solo quando tali
figure sono
jettatori. Non vi
salti però in
capo di
crederlo effetto, e quelle
cagione:
errareste di molto. Questo è
effetto di una
modificazione suscitata da
jettatori nell'
atmosfera, che
sopravviene; ed è
relativa allo
stato in cui
ritrovasi il
soggetto, e per
conseguente allo
stato
dell'
atmosfera; e perciò se sarà questa
disposta,
vedendo i
jettatori,
dite
allora con
ragione:
abbiamo le grue, mal tempo.
62 Noi
dobbiamo
una
precisa spiegazione del
fulmine al mio
pregevolissimo amico D.
Giuseppe
Saverio Poli,
istruttore di
S.A.R. il
Principe delle due
Sicilie. Oltre le
tante
chiarissime ed
eruditissime opere delle quali
va egli
arricchendo la
repubblica letteraria, vi è quella
Della formazione del tuono, della
folgore, e di altre meteore, e quell'altra,
Riflessioni intorno agli
effetti di alcuni fulmini.
Quivi colle piú accurate osservazioni ed
esperienze ci fa egli il
primo vedere la
folgore nascente,
ambulante e
moriente. Ci fa
toccar con
mani che, nello
slancio che fa la
materia elettrica,
passando da una in un'altra
nuvola,
squarcia per
necessità l'
aria frapposta con
celerità indicibile, e
cagiona quell'
orrendo strepito che
tuono si
chiama. Se poi la
nube capace non
fosse di
ricevere tutto l'
elettrico torrente,
di cui la
nube elettrizzata va gravida, o vi fossero dell'
esalazioni e
vapori
sparsi nell'
atmosfera, che possano
servire come di
conduttori per
trasmetterlo
sulla
terra, si
scaglierà con
violenza terribile su qualche
sito della medesima
sotto l'
aspetto di
folgore.
Fate adunque
uso della vostra
filosofia razionale,
e
troverete la
jettatura abbastanza potente per
muovere i
tuoni e far
cadere i
fulmini. Non abbiamo
veduto consistere la medesima in certe
parti sottilissime,
ed in altre meno
sottili che dal
corpo del
jettatore si
dipartano?
Dobbiamo
dunque
credere che le meno
sottili facciano le
veci di tanti
caricatori,
facendo
crescere a qualche
nube l'
elettricità necessaria allo
slancio ed allo
scoppio del
fulmine. Prima d'
intraprendere i vostri
viaggi esaminate dunque
l'
atmosfera de'
jettatori. Non l'
intraprendete se non
trovate tutto quel
tratto
di
via che
prefisso vi avete di fare
sgombro di
nuvole o de'
jettatori.
Guai se
alla
disposizione delle
nuvole vi si
accoppiasse l'
occasione de'
malefici,
piú
guai se fossero de'
piú celebri ed
empi. Voi
passereste rischio allora di
rimaner fulminato.
Credetemi, che non
parlo fuor di
proposito.
63 Transvolat
in medio posita, et fugientia captat. Tanto è. Non l'avrei
altrimente
scritto.
So che non
soffrite punto che io v'
imponga, dunque
permettete che io
vi
secchi. Le
prove sono a tutti
ristucchevoli, con
ispecialità a chi ha
piacere di
dar pascolo piú che all'
intelletto, all'
immaginazione. Lo
so per
esperienza, ma non si può sempre per costoro
scrivere:
dovranno molte
volte
pazientare. Eccoci nel
caso. Si
deve provare che
giunga la
jettatura a certa
sensibile distanza; dunque
debbo seccarvi. La
penetrante,
esatta e
paziente
nazione inglese, mediante
varie sperienze, ha
determinato a quale
distanza
giunger possa la
materia elettrica. Nel
1747 il
Dott. Vatson,
unito con
Martino
Folkes,
Presidente della
Società reale, ed altri molti di quell'
ammirabile
illustre nazione,
presero le
prime misure sul
Tamigi.
Situarono sul
punto di
Westminster una
macchina colla caraffa: per
mezzo di un
filo di
ferro, di
alcune
bacchette dell'istesso
metallo,
osservarono giunta la
scossa al di
là
del
ponte.
Replicata l'
esperienza nel
fiume nuovo al
luogo detto Stok-Newington,
osservarono la
scossa a due
miglia di
distanza.
Richiamate per un
momento le
idee,
rappresentatevi la
materia della
jettatura,
combinatela coll'
elettricità,
e senza che io vi
secchi di
vantaggio tiratene da per voi la
conseguenze. Or
chi potrà
salvarmi dalla mia
jettatrice? Ella è
distante dalla mia
loggia non
piú di cento
passi,
dovrò dunque esser certo di
risentirne gli
efflussi.
Buono
per me, che
tengo a
lato della
casa una
amabilissima signora, e di quelle che
riparano alla
jettatura. Quando mi
sento, come dal
fulmine,
colpito dalla mia
malefica,
ricorro ai
benigni influssi della
vezzosissima donna, e mi
riconforto, mi
ristabilisco, mi
ricreo un
momento Per la qual cosa non
dirò a
lei come
disse il
Chiabrera:
O begli occhi, o pupillette
Che brunette
Dentro un latte puro puro
M'ancidete a tutte l'ore
Con splendore
D'un bel guardo scuro scuro
Ma molto bene dirò collo stesso:
Alfin tutti gli ardori,
Alfin tutti i licori
Cari nei liti Eoi
Son dentro agli occhi tuoi,
Ed èvvi pur non meno
Un non so qual sereno
Ch'uomo non vide ancora
Nel seren dell'Aurora
Né cosí mai risplende
Il sol quand'egli ascende
Ricco in fulgida veste
Sovra il carro celeste,
E l'universo infiamma
E meglio assai col Petrarca dirò di lei:
Poi che Dio, e Natura, ed Amor volse
locar compitamente ogni virtute
In quei be' lumi ond'io gioioso vivo;
Questo e quell'altro rivo
Non convien ch'io trapasse, e terra mute:
A lor sempre ricorro
Come a fontana d'ogni mia salute.
E quando a morte io ben jettato, corro,
Sol di lor vista al mio stato soccorro.
Sarei sicuro di non temere piú nulla de' jettatori, se
mi fosse sempre permesso di fermar a lei lo sguardo, e non gettarlo talvolta
come di traverso, e con ragione:
Perch'io veggio (e mi spiace)
Che natural mia dote a me non vale,
Né mi fa degno d'un sí caro sguardo.