Giovanni Leonardo Marugi
Capricci sulla jettatura

PROSA QUINTA LA JETTATURA COLPISCE PIÚ UNO CHE UN ALTRO SOGGETTO

CAPRICCIO V

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CAPRICCIO V

 

Perché quello

Furfantello

Tutte l'ore

Jetta ?

 

Dite, dite,

Mio Signore,

La ragione

Vi sarà.

 

Forse forse

Perché bella

la cresta

Vede alzar?

 

No, ragione

Non è questa

Che mi possa

Soddisfar.

 

Forse dite

Che sia

A dovizia

La virtú?

 

La tristizia,

Gioia mia,

Dunqu'oggetto

Mai ne fu?65

 

Che sbuccia,

Qual cannuccia,

Certo grato

Non so che?

 

Ah, tacete!

Saria stato

Gran peccato

Jettar me.

 

Vi pensate,

Dite il vero,

Che fu forza

Di voler?66

 

Ragionate,

Son sincero,

Ma non tutto

Per intier.

 

Oh, la cosa

Portentosa,

Che si vede

E non si sa!

 

Pur l'imbroglio

Saper voglio

Netto netto

Come va.

 

La natura

Molte cose,

Vuole ascose

Far restar.

 

Ma, sorpresa,

L'appalesa,

Le fa all'uomo

Penetrar.67

 

Dunque udite

Quel che dico,

Bell'intrico

Che s'ordí!

 

Tutt'i corpi...

Piano, piano,

Che la testa

Non sta qui.

 

Tutto quanto

Sono stanco.

Ma badate...

Che dirò!

 

Eh, lasciate

Che vi parli

Franco franco,

Come so.

 

In questo globulo,

Che soglion gli uomini

Chiamar terraqueo,

Non tutti serbano

Natura elettrica.68

 

Quel cor magnanimo,

Che i piú reconditi

Recessi penetra

Dell'ammirabile

Natura provvida:

 

Vedrà con giubilo,

Tra quanti trovansi

Enti palpabili,

Che un vasto numero

Non sono elettrici:

 

Che sol conducono

Quello che dicesi

Vapor fulmineo,

E nelle viscere

Non mai l'attraggono.69

 

Tra corpi simili

Se l'uomo ponesi,

La controversia,

Che par difficile,

Soluta trovasi.70

 

Vedrai tu placido

In mezzo al celere

Corso pestifero

Di quel malefico

Starne Panfilio;

 

E sol Polibio,

Gravato il misero,

Abbenché trovisi

Lontan dall'empio

Piú miglia tredici.71

 

Ahi quanto cruciani,

Ninfe vaghissime,

Se il Ciel concessevi

Natura simile

A' corpi elettrici.

 

Verranno a tumola,

Non v'è piú dubbio,

I sguardi lividi

A farvi misere

Senza risparmio.72

 

E come i fulmini,

Senza mai ledere,

Pe 'l filo tenue

Di ferro o cupreo

Ne scorron rapidi,

 

Cosí gli effluvi

Sempre s'aggirano

Ne' corpi vari

Finché poi giungano,

E voi colpiscano.73

 

Da me vedetelo:

Sono bruttissimo,

Noioso e squallido,

E già m'aggravano

Gli occhiacci fetidi.

 

È certo indizio,

Che in me predomina

L'impercettibile

Che di que' perfidi

Raccoglie i fulmini.74





65 Quanti astuti, ed in una parola maliziosi, si trovano jettati? altri con scelleratezze eguali tutto fanno a meraviglia, e son lungi dalla jettatura: tal'altri non ne indirizzano neppure una, con tutta la maggiore astuzia che potessero avere.



66 Quanto potere abbia la nostra volontà è noto a chi conosce se stesso, e noi ne abbiamo dato un lancio poco prima. Ma non è la sola, che formi o dirizzi la iettatura.



67 Parlando della virtú, cosí Anton Maria Salvini: «La quale il Mondo agli occhi nostri scuopre».



68 Tutti i corpi sono elettrici o non elettrici. Quegli strofinati danno tutti i segni di elettricità, non cosí questi.



69 Però si dicono conduttori o deferenti; a differenza di quegli altri, che si chiamano coibenti, o trattenitori.



70 Molte sono le teorie sull'elettricità. Io non ne rapporterò neppure una, poiché sono note a sufficienza. Osservo solo che gli elettrici, come l'ambra, il zolfo, le resine, tirano i corpi sottili, e non cosí gli altri, come i metalli. Se dunque supponiamo gli uomini divisi in corpi elettrici e non elettrici, o almeno figureremo in loro la natura elettrica in serie decrescente, prendendo que' dell'ultimo termine come non elettrici perché = o, noi ne avremo compresa tutta la differenza.



71 Panfilio è de' corpi elettrici, tira gli effluvi come corpi sottili; non cosí Polibio: «Dum spectant oculi laesos, laeduntur et ipsi / Multaque corporibus transitione nocent». Cosí appunto. Quei che guardano, o restano presso coloro che si caricano di jettatura, senza riceverla, e sono, diciamo cosí, conduttori di essa, rimangono indubitatamente jettati, benché quelli ne rimanessero immuni.



72 Doppio principo allora: si attireranno sopra tutti gli sguardi, i gesti e le parole per la beltà che li pompeggia sul volto, e tutti gli effluvi, che attraggono per la natura elettrica che godono. Povera Nice mia! La natura si compiacque di profondere in voi tutti i suoi doni; ma vi diede poscia una natura da ovviare gli jettatori? Ah quanto ne temo! Or, che uno si tiri sopra la malevolenza de' potenti, l'odio delle ninfe, l'avversione degli uomini, perché si trova coperto degli effluvi de' jettatori non è difficile a concepirsi, come si è veduto: è però difficilissimo a comprendersi come uno jettato debba anche tirarsi sopra i temporali, le grandini, le tempeste e le carte da perdere nelle mani. Provenisse ciò da una gravitazione di queste sopra gli effluvi de' jettatori? Se cosí, molto piú dovrebbero gravitare su gli jettatori medesimi. Ne fossero cagione le modificazioni che s'incontrano ne' soggetti? «Torva leaena lupum sequitur, lupus ipse capellam. / Florentem cytisum sequitur lasciva capella». Che però il jettato, e gli effluvii de' jettatori sparsi nell'atmosfera o nelle carte, che colla fantasia quegli empi disegnano, tengano tra loro una certa tendenza, cosí che questi, dopo che hanno mosse le piogge, li fulmini, le tempeste, o le carte di meno valore, vadano di unità a piombare sul jettato, o in mano di esso! Problema da proponersi agli eruditi.



73 Que' corpi faranno le veci de' conduttori, porteranno a questi altri la materia malefica, e chi sa che non la preparino e la rendano piú velenosa ed attiva? Ecco una difficoltà. Hanno questi corpi l'elettricità vitrea, per cui raccogliono gli effluvi da' corpi vicini, come osserviamo che fanno i vetri, i cristalli, ovvero effluente ed affluente, per cui dai diversi pori emanano e ricevono vapori, come abbiamo altrove accennato? Problema da proponersi a' fisici sperimentatori.



74 Ed ecco la ragione de' miei disastri. Dopo che aveva ravvisato le vantaggiose qualità di animo e di corpo come di pungolo a' jettatori e di adescamento a jettare, mi trovava nella confusione piú alta. Donde dovrò io ripeterli? Talvolta cosí meco ripigliava all'assalto formale che del continuo mi veniva. Mi sono adesso chiarito: quel predominio, dirò cosí, di elettricità sopra la mia bruttezza e dappocaggine, di cui piacque alla natura fornirmi è quello solo che superando la resistenza delle qualità mie, mi espone del continuo alle impressioni della jettatura, e mi tira sopra le disgrazie. Me infelice! jettatori crudeli!



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